CLAUDIO RENDINA.
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STORIA SEGRETA DALLA SANTA INQUISIZIONE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Roghi, massacri, persecuzioni, processi: il lato oscuro di Santa Romana Chiesa dal Medioevo a Giordano Bruno, da Galilei ai giorni nostri a Papa Francesco.
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Dall'ammonizione al braccio secolare di Santa Romana Chiesa.
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Sono profondamente convinto che dobbiamo tenere presente questa tentazione della Chiesa di trasformarsi in Stato, in una forma di intolleranza che  assolutamente contraria all'essenza della Chiesa. Chiediamo al Signore perdono per questi fatti e chiediamo che ci aiuti a non ricadere in questi comportamenti.
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Cardinale Joseph Ratzinger.
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Bologna, 26 settembre 1997. Congresso eucaristico nazionale in preparazione al Giubileo del Duemila.
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"Se tuo fratello commette una colpa, va e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolter, avrai
guadagnato tuo fratello; se non ti ascolter, prendi con te una o due persone, perch ogni cosa sia risolta
sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolter neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non
ascolter neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verit vi dico: tutto
quello che legherete sopra la terra sar legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra
sar sciolto anche in cielo".  questo l'insegnamento di Ges, riferito da Matteo nel suo Vangelo
(18,15-18), a proposito di eventuali divergenze dottrinali. Tali divergenze devono risolversi, secondo
Matteo, con fraterne ammonizioni. Mentre Giuda Taddeo intorno al 70 in una lettera si limita a mettere
in guardia contro generiche tendenze qualificate come "anarchiche", a Efeso verso il 95 Giovanni, nel
suo Vangelo e in alcune lettere, confuta lo gnostico Cerinto, il quale sostiene che Cristo ha assunto solo
l'apparenza e non la realt di un corpo umano.
Alle origini del cristianesimo si riscontra pertanto una tendenza al dialogo con i dissidenti, fin
dove possibile, ed  esemplare il caso degli gnostici, i primi contestatori della Chiesa di Roma; tra di
essi c' Marcione (85-160), figlio del vescovo della Chiesa di Sinope, dalla quale viene cacciato. Si
reca nel 144 a Roma, dove fa una donazione di 200.000 sesterzi a papa Pio i (140-155), diventando un
membro eccellente della comunit romana cristiana per diversi anni. Successivamente predica ai
confratelli la sua idea che il Dio della Bibbia non sia la stessa persona rivelata da Ges, cos che viene
apertamente contestato, isolato e costretto ad abbandonare la Chiesa di Roma.
Marcione diffonde allora le sue idee gnostiche nel centro Italia, e cos lo gnosticismo prolifica
per voce di vari protagonisti, che curiosamente non vengono contestati dalla comunit cristiana e
quindi non sono considerati eretici.  il caso del vescovo di Terni Valentino (172-273) che sviluppa un
sistema di sintesi dei vari elementi dell'ideologia gnostica. Valentino subisce il martirio con la
decapitazione per ordine dell'imperatore Aureliano, nell'ambito delle persecuzioni contro i cristiani, e
verr considerato santo dalla Chiesa di Roma. Successivamente Origene di Alessandria (185-254) lotta
contro lo gnosticismo, tentando per di realizzare una dottrina ortodossa e allontanandosi dalla Chiesa
di Alessandria, fino a fondare una scuola teologica a Cesarea e subendo il martirio sotto l'imperatore
Decio; eppure le sue idee tre secoli dopo saranno condannate come eretiche nel Concilio di Costantinopoli del 553.
Una storia simile si ha con il movimento del frigio Montano, sviluppatosi tra il 156 e il 172 in
Asia minore; Montano, che ha come discepoli due donne, Priscilla e Massimilla, afferma che nella sua
persona si  incarnato lo Spirito Santo e profetizza la mitica epoca del millenarismo.  inizialmente
tollerato a Roma, tanto che il papa Eleuterio (175-189) a sua difesa scrive perfino alcune lettere, di cui
per bloccher lui stesso la diffusione quando il vescovo di Hierapolis Apollinare e Ireneo di Lione si
opporranno a Montano e alle sue discepole. E cos il papa Zefirino (199-217) inquisisce Montano in
una riunione ecclesiale, esprimendo una condanna ufficiale nei suoi confronti e decretandone
l'allontanamento dalla Chiesa. A questa decisione si oppone fieramente Tertulliano (155-230 ca.), il
quale opera una revisione del contenuto dottrinale affermando inoltre:
La libert di professare la religione che si ama  fondata sui diritti della natura e delle genti,
perch la religione privata di un individuo non  causa di bene o di male ad alcuno. La religione non ha
interesse a violentare nessuno; il nostro assenso vuole essere volontario e non costretto con la forza.
Il movimento di Montano finisce per esaurirsi nel secolo viii, senza intaccare la sua radice cristiana.
Se dunque la Chiesa delle origini non agisce contro i primi dissidenti (e li santifica anche), le
cose cambiano in conseguenza dell'editto di Milano del 313, che riconosce il cristianesimo come
religione giuridicamente permessa dallo Stato. Adesso  lo Stato che impone alla Chiesa un
cambiamento di tendenza nei confronti degli eretici; infatti  l'imperatore Costantino a proibire il
divorzio, la prostituzione e il maltrattamento degli schiavi, oltre ad avallare come leggi le sentenze
religiose dei vescovi, facendosene promotore. E cos viene attuata l'inquisizione e la persecuzione dei
cristiani non in linea con la dottrina del vescovo di Roma. Nel 316 Costantino si oppone decisamente ai
Donatisti, seguaci dello scismatico Donato, contrari alla riammissione nella Chiesa di coloro che
durante le persecuzioni avevano abiurato per non soffrire il martirio; l'imperatore mette le mani sulle
loro basiliche e le cede ai cristiani seguaci del vescovo di Roma. Il tutto con spargimento di sangue in
seguito all'intervento delle truppe imperiali.
Ed  ancora Costantino che convoca il Concilio di Nicea del 325, nel quale viene proclamata
eretica la teoria di Ario (256-336), vescovo di Alessandria, che subordina il Figlio al Padre, negandone
la consustanzialit. Si afferma cos l'homoosios, concetto matematico di uguaglianza e somiglianza
(infatti prima che il concilio fosse annunciato c'era una disputa tra chi credeva che Ges e Dio fossero
la stessa cosa, e chi li considerava diversi; tutto era incentrato sulla differenza fra l'essere nato o creato
e l'essere generato dal Padre). Ario viene condannato all'esilio nell'Illirico, nonostante Eusebio,
vescovo di Cesarea, si batta perch gli sia concesso il perdono. Papa Silvestro i (314-335) si adegua
invece all'imposizione. Inizialmente non riesce a far cambiare idea a Costantino neanche sua madre,
l'imperatrice Elena, che  peraltro ariana ed  una dominatrice della Chiesa di Roma. Ma
successivamente Elena riesce a influenzare Costantino e a convertirlo proprio all'arianesimo, fino a
fargli riabilitare Ario nel Concilio di Gerusalemme del 335. Ario viene riammesso in seno alla Chiesa a
Costantinopoli, con tanto di ordine al vescovo della citt da lui fondata di accoglierlo solennemente in
una funzione religiosa a lui dedicata (che per Ario non potr godersi, perch morir il giorno prima).
Ario peraltro costituisce un'eccezione nell'operato di Costantino, perch nel 329 l'imperatore si
accanisce su altri eretici, i Marcioniti, ovvero i seguaci dell'eretico Marcione, che consideravano il Dio
della Bibbia diverso dal Padre di Ges.  vietata loro ogni forma di culto, con il sequestro dei luoghi di
devozione (che vengono consegnati al vescovo di Roma). Vittima di questo stato di repressione  anche
il filosofo politeista Sopatro: accusato di propagandare il paganesimo, o, secondo un'altra fonte, di aver
causato una carestia a Costantinopoli mediante la magia, viene condannato a morte.
Tutto dunque sembra procedere all'insegna delle parole di Ges riferite da Matteo, forzando il
significato di "sciogliere" fino al perdono, ma in parallelo vengono controllati i luoghi di devozione, in
un'azione di carattere civile inquisitoriale gestita dallo Stato, della quale la Chiesa finisce per essere la
diretta esecutrice, impersonando gradatamente quello stesso Stato.  quanto accade grazie al decreto
imperiale qualificato come Donazione di Costantino, una legge che l'imperatore Costantino per non
ha mai sottoscritto, e il cui testo sarebbe stato redatto a Roma da alcuni monaci per ordine del papa
Stefano ii (752-757). Grazie a questa legge la Chiesa  proprietaria della parte occidentale dell'impero
e crea un proprio Stato, nel quale si definisce il fondamento del personale supremo potere religioso,
inserito nel contesto civile.
Ma l'arianesimo  duro a morire, perch papa Liberio (352-366) deve scontrarsi con
l'imperatore Costanzo ii, che vorrebbe imporre in tutto il mondo occidentale quella interpretazione
della natura di Cristo, della quale vengono diffuse almeno sette formule diverse. Per esaminarle il papa
convoca nel 355 un concilio a Milano con 300 vescovi e lo stesso imperatore; peraltro dall'assemblea
vengono elaborate altre formule diverse sulla Trinit, nessuna propriamente ariana, ma tutte integrate
da una quantit di formule teologiche che mettono in difficolt, differenziate anche nella grafia da una
"iota", come in omoosios e omoiosios o dalla presenza o meno di un alfa come in anmois e moios.
Liberio si rifiuta di firmare le decisioni del concilio nel 356 e viene mandato in esilio in Tracia;
al suo posto viene eletto l'antipapa Felice ii e l'imperatore sancisce la pena di morte per chi pratichi riti
pagani. Il concilio  spostato dall'imperatore a Sirmio, dove vengono elaborate altre due formule. Nel
357 si afferma che il Figlio  per natura inferiore e subordinato al Padre, ma anche questa formula 
eretica e Liberio non la firma. Nel 358 una seconda formula, elaborata da Basilio di Ancira, afferma
che il Figlio  "simile al Padre nella sostanza", il che attenua il Credo niceno ed  peraltro abbastanza
vicina all'eresia ariana. Liberio firma questa formula, probabilmente in un eccesso di opportunismo, e
pu tornarsene a Roma; in pratica si  inchinato al volere del concilio e dell'imperatore. A Roma
peraltro viene accolto trionfalmente dal popolo, che caccia Felice ii; ma resta il sospetto che Liberio sia
venuto meno alla sua fede, secondo un'accusa che gli sar lanciata da san Girolamo.
 proprio grazie a questo comportamento di Liberio che si concretizza il potere della Santa
Romana Chiesa: nel 380 l'imperatore Teodosio i emana l'editto di Tessalonica, che trasforma l'impero
romano d'Occidente in uno Stato confessionale, con specifiche leggi e pene contro chi non segua la
dottrina avallata dal vescovo di Roma (all'epoca gi qualificabile come papa, anche se questo titolo non
 stato ancora adottato). Oltretutto il Concilio di Costantinopoli del 381 legifera per la parte orientale
dell'impero, raggruppando le province metropolitane in "diocesi" patriarcali.
Si verifica cos la trasformazione dello Stato civile in una sorta di Stato ecclesiastico, ed 
quindi logico che le leggi dell'impero si identifichino con quelle della Chiesa, che in pratica le adotta.
E va tenuto presente che il diritto romano contempla la pena capitale e, in particolare, il rogo per i
responsabili del crimen laesae maiestatis, consistente nel tradimento della suprema autorit civile,
ovvero l'imperatore. Ma con la cristianizzazione dell'impero la fons iuris viene considerata Dio, per cui
l'eresia  ritenuta un tradimento nei confronti di Dio e diventa automatica l'applicazione della stessa
pena di morte prevista per i traditori dell'imperatore.
Cos nasce il braccio secolare della Chiesa di Roma, parallelamente a una serie di editti
imperiali contro gli eretici e gli ultimi pagani che comportano pene corporali fino alla condanna a
morte.  quanto accade nel 385 al vescovo ispanico Priscilliano, processato per eresia e condannato a
morte su ordine dell'imperatore Massimo Magno di Alessandria d'Egitto. E determinante per tutto
questo  la penetrazione di Vandali, Ostrogoti e Franchi nell'Italia settentrionale, in Gallia e Spagna,
nonch nell'Africa settentrionale. Oltretutto nel 395, sempre con Teodosio i, si attua la definitiva
divisione politica dell'impero: in Occidente l'auctoritas imperiale  gestita dalla personalit del
vescovo di Roma, al quale finiranno per doversi sottomettere religiosamente i diversi sovrani
"romano-barbarici", dai Galli ai Longobardi, convertendosi dall'arianesimo e abbracciando la fede
"romana". La sede vescovile di Roma assume un'autorit indiscutibile, qualificata come "sede
apostolica" in riferimento alle espressioni "l'apostolo san Pietro stesso dirige la chiesa romana" e
"Pietro parla per bocca del vescovo di Roma". E a Roma devono ispirarsi le altre sedi vescovili, come
aveva scritto gi nel 185 Ireneo, vescovo di Lione, nell'opera Contro le eresie: "Con questa Chiesa
deve accordarsi ogni Chiesa, perch in essa  conservata la tradizione apostolica".
In questo contesto nel 396 diventa vescovo di Ippona Agostino (354-430), futuro santo,
fortemente avverso al Donatismo, il movimento religioso cristiano gi condannato da Costantino.
Agostino arriva a giustificare le leggi repressive imperiali contro i seguaci del Donatismo, anche
quando Teodosio (408-450), dichiarando fuori legge i fedeli pagani, fa giustiziare dei bambini per aver
giocato con i resti delle statue pagane. Peraltro nel 409 nella lettera 185 chiede che si applichino gli
editti emanati contro i Donatisti da Costantino i, precisando che "molti, come catttivi servitori e schiavi
fuggiaschi, devono essere richiamati al loro Signore con la verga delle pene temporali" (anche se nella
lettera 133 indirizzata al magistrato Marcellino, incaricato della repressione, vorrebbe che il principio
coercitivo fosse adoperato con moderazione).
In pratica Agostino vuole che l'impero metta i propri soldati al servizio della Chiesa, definendo
questo stato di polizia e inquisizione nei confronti dei cristiani come un "utile terrore".  un avallo
ufficiale all'uso del braccio secolare verso gli eretici, perch i fedeli cristiani si sentono autorizzati al
massacro - come quello attuato dagli stessi sacerdoti ad Alessandria d'Egitto nel 415 contro la filosofa
pagana Ipazia, che viene letteralmente squartata da una plebaglia guidata da alcuni monaci. Senza
contare che, a fronte di questa selvaggia repressione, i cristiani "eretici" reagiscono con lo stesso
sistema, come nel 429, sempre in Africa, con il massacro operato dai Vandali ariani contro i cristiani
non ariani con la relativa confisca delle chiese. A dimostrazione che il massacro non paga.
La fase originaria della difesa della verit di fede da parte della Chiesa coincide con un
decentramento dell'autorit inquisitoriale. Di questa autorit, che prima apparteneva al vescovo di
Roma, si fanno adesso garanti i diversi vescovi e patriarchi di Oriente e Occidente; questi si sentono
autorizzati ad interventi diretti sui gruppi ereticali delle proprie diocesi, entrando oltretutto spesso in
contrasto tra loro in una lotta del potere vescovile a fronte delle varie interpretazioni del Credo e dei dogmi.
Cos, pur non essendo stata ancora istituita dal vescovo di Roma come tribunale ecclesiastico,
dalla met del iv secolo all'xi secolo la politica dell'Inquisizione viene attuata perlopi sotto la guida
dei vescovi nei vari concili, ed  tutelata da sovrani consacrati dagli stessi vescovi;  pertanto
prevalentemente una Inquisizione vescovile, ovvero "patriarcale" (in riferimento al titolo di alcune sedi
vescovili in Gallia, in Africa e in Oriente), alla quale sovrintende per sempre, sia pure indirettamente,
l'autorit "pontificia", difesa nell'applicazione dall'imperatore o dai sovrani locali.
In questa fase, nata in sostanza con il Concilio di Nicea, si assiste a un atteggiamento
"conciliante" verso gli eretici, con un'apertura al dialogo e alle discussioni dottrinali, nella definizione
dei dogmi e dei sacramenti. Sono ancora i papi in questa fase a fare da arbitri, anche se nel frattempo 
in atto una lotta di potere per assurgere al seggio vescovile, con un susseguirsi di deposizioni e
intronizzazioni che fanno apparire certe discussioni dottrinali delle rivalit politiche.
Cos nel 403 Teofilo, patriarca di Alessandria, riesce a far deporre san Giovanni Crisostomo,
patriarca di Costantinopoli; nel 412 Cirillo, nipote di Teofilo, diventa patriarca di Alessandria. Inoltre
nel 428 Nestorio, un prete di Antiochia, diventa patriarca di Costantinopoli e agisce d'autorit:
proibisce che Maria sia invocata sotto il titolo di "madre di Dio", perch ritiene che la natura divina,
essendo eterna, non pu essere generata da una donna. Cirillo per lo contrasta dichiarando che certi
principi finiscano per negare l'unit divino-umana di Ges; e fa condannare Nestorio in un concilio
convocato ad Efeso nel 431, con l'appoggio della maggior parte dei vescovi orientali.
Ma nel 447 il monaco Eutiche si fa sostenitore delle idee di Cirillo, dichiarando che la natura
umana e divina di Ges si sono fuse in una sola natura, dando cos origine al Monofisismo. Questa
teoria viene condannata da Flaviano, nuovo patriarca di Costantinopoli, ma Eutiche  difeso
dall'imperatore Teodosio ii e dal nuovo patriarca di Alessandria, Dioscoro. Nel 449 si organizza un
altro concilio a Efeso, manipolato da Dioscoro, che arriva a destituire Flaviano. Nel 451 in un nuovo
concilio a Calcedonia si fanno sentire da Roma papa Leone i e il nuovo imperatore, grazie ai quali
Flaviano viene riabilitato e Dioscoro  condannato. Il simbolo di Calcedonia proclama Ges Cristo
vero Dio e vero uomo, ma Egiziani e Siriani non ne sono convinti, dando cos origine alle prime
avvisaglie del futuro scisma monofisita. Peraltro Leone i non fa approvare il canone 28 del concilio che
riconosceva i diritti patriarcali della sede di Costantinopoli.
Va inoltre considerato che la separazione tra impero d'Occidente e d'Oriente favorisce una
graduale separazione tra le due Chiese, finch la caduta di quello d'Occidente fa s che la Chiesa di
Roma raccolga e mantenga a Roma l'eredit imperiale, e si senta autorizzata all'istituzione del Sacro
Romano Impero nel Natale dell'800. Parallelamente il contrasto tra Roma e Bisanzio si identifica in
quello tra il trinitarianesimo e l'arianesimo. La disputa sulla natura e consustanzialit del Figlio e del
Padre vede almeno tre schieramenti: quello dello homoosios (sostenuto da Atanasio di Alessandria),
per cui il Padre e il Figlio sono consustanziali; quello dello homoiosios (sostenuto da Basilio) per il
quale il Figlio  quasi della stessa sostanza del Padre; e quello dell'anmoios (posizione
dell'arianesimo promossa da Ezio di Antiochia), secondo il quale il Figlio  di sostanza diversa dal Padre.
Finch nel 731 non subentra l'iconoclastia, ovvero la persecuzione del fanatismo delle sacre
immagini, condannata come eresia dal Concilio ecumenico Niceno ii del 787. Questa pu essere
considerata in qualche modo la prima azione militare compiuta dalla Chiesa di Roma, antesignana di
un'armata inquisitoria. E l'evento non fa che inasprire il contrasto tra la Chiesa di Bisanzio e quella di
Roma, cui contribuisce lo scisma di Fozio (820-893), fino al grande scisma di Michele Cerulario, che
costituisce il vero e proprio distacco tra la Chiesa d'Occidente e quella di Oriente nel 1054.
Si concretizza allora nelle due Chiese una gestione separata della tutela dell'ortodossia, che in
Occidente  controllata dai vari vescovi con l'appoggio dell'autorit civile. Cos gi nel 1022 sedici
canonici finiscono sul rogo a Orlans con l'accusa di manicheismo, perch giudicati eretici da un
concilio locale; altri eretici sono bruciati ad Arras nel 1025 su denuncia di Gerardo, vescovo di
Cambrai; altri a Monforte nel 1028 su denuncia dell'arcivescovo di Milano Ariberto d'Intimiano.
In questo contesto va collocata la Pataria, un movimento riformatore sorto a Milano tra il 1056
e il 1075 allo scopo di contrastare il clero eretico con l'esaltazione della povert nella Chiesa; tanto che
il termine "Patari" sar interpretato da Ludovico Antonio Muratori come "straccioni". E questi
"straccioni" in pratica si oppongono al clero, che definiscono eretico, boicottandone liturgia e
sacramenti, ritenuti non validi perch gestiti immoralmente da sacerdoti corrotti, ed esortano i vescovi a
seguirli in questa iniziativa, anzich ricorrere alle condanne al rogo. Il loro rigoroso ideale di Chiesa
povera  per incompatibile con il fasto dei vescovi, che pertanto li isolano dal mondo clericale, anche
se Urbano ii nel 1089 dichiara che i sacramenti amministrati dai sacerdoti giudicati corrotti dai Patarini
sono ugualmente validi. I Patarini per con il loro contegno indisciplinato diventano sospetti di eresia e
il movimento si sfalda: i Patarini rientrano nei ranghi o si danno a vita eremitica, ma alcuni seguiranno
le spedizioni armate cristiane contro gli infedeli.
Un ritorno di fiamma pauperistico in qualche modo collegato ai Patarini lo attua il movimento
valdese, fondato da Pietro Valdo intorno al 1170 come protesta nei confronti della ricchezza della
Chiesa di Roma. Il movimento si ricollega al "discorso della montagna" del Vangelo di Matteo, non
riconoscendo neanche il valore dei sacramenti amministrati da sacerdoti indegni.
L'uso delle armi teorizzato da Agostino e predicato da Gregorio i Magno (590-604) per la
protezione dei fedeli e come mezzo di diffusione della fede viene attuato in pieno dalla seconda met
dell'xi secolo con l'inizio della Reconquista cristiana dei territori spagnoli e con la prima crociata in
Terra Santa, invocata da Urbano ii (1088-99) a Clermont nel 1095 al grido di "Dio lo vuole!". 
l'inizio delle stragi delle cosiddette guerre sante. E l'uso delle armi con massacro di pagani in
spedizioni benedette prosegue con i Cavalieri Teutonici e la guerra di evangelizzazione nell'Europa
orientale dal 1211. Ma in molti casi le motivazioni religiose assumono un carattere politico, essendo
coinvolti i vari sovrani europei appoggiati dal papa o dai vescovi. E dunque queste guerre in cui si
assiste al massacro di cristiani non cattolici, ebrei e musulmani in Palestina, Francia, Spagna e nel
Nord-est d'Europa non sono idealmente collegabili alla Santa Inquisizione - per la loro natura politica
e anche perch iniziate prima della sua istituzione -, ma ne costituiscono una sorta di anticipazione.
Sono infatti definite "stragi delle guerre sante", e stentano a placarsi, tanto che si registreranno fino al
xx secolo, in alternativa alle parallele "Scomuniche, Censure ecclesiastiche, Carcerazioni e Condanne a
morte", che costituiscono invece l'assetto giuridico dell'Inquisizione. Pertanto il racconto delle crudelt
perpetrate dal braccio secolare della Chiesa viene ad articolarsi in due parti distinte, una riguardante le
stragi delle guerre sante e una seconda incentrata sull'effettiva azione giudiziaria della Santa Inquisizione.
Le prime misure inquisitoriali concepite dalla Chiesa di Roma risalgono al Concilio
Lateranense iii del marzo 1179 convocato dal papa Alessandro iii (1159-1181), ma si concretizzano
solo in occasione di un incontro a Verona nel 1184 tra l'imperatore Federico Barbarossa, in fuga da una
Roma in preda ai tumulti comunali, e il papa Lucio iii (1181-1185), dal quale il Barbarossa vuole
ottenere l'incoronazione a imperatore del figlio Enrico vi. A questa data si pu far risalire la nascita
storica della Santa Inquisizione. Il papa emana la bolla Ad abolendam diversarum haeresum
pravitatem, detta anche "bolla di Ruscigli" (antica residenza estiva del papa nel Comune di
Gavignano), con la quale viene affidata al vescovo di ogni diocesi l'istituzione di appositi tribunali che
provvedano a emanare condanne a morte contro gli eretici, per la cui esecuzione si richiede l'intervento
dell'autorit civile. Queste condanne peraltro hanno un precedente nel 1155 con l'impiccagione e il
rogo di Arnaldo da Brescia, il quale si pu considerare una vittima anticipata di quella istituzione
giuridico-religiosa che aveva gi in animo di istituire il Barbarossa (il quale non era riuscito ad attuarla
con il papa Adriano iv).
Nasce dunque grazie a questo imperatore del Sacro Romano Impero la fase medievale della
Santa Inquisizione, che non  sempre gestita direttamente dal papa ma dai vescovi di ogni diocesi, ai
quali vengono affidati appositi tribunali contro gli eretici, ovvero i sostenitori di teorie considerate
contrarie all'ortodossia cattolica. Sono previste anche eventuali spedizioni militari contro territori e
citt in cui si riscontrino eresie a livello di intere popolazioni. Per questo proseguono i massacri di ebrei
e musulmani con le crociate in Terra Santa fino al 1291 e con la Reconquista spagnola fino al 1492 (in
ogni caso, indipendentemente da processi e condanne dell'Inquisizione, resta sempre al sovrano
pontefice la facolt di emanare scomuniche direttamente a personalit politiche e religiose,
caratteristica questa in funzione fino ai giorni nostri).
Cos nel 1204 Innocenzo iii muove i Cistercensi, guidati da Pietro da Castelnuovo, contro
l'eresia dei Catari e fa pressione su Raimondo di Tolosa, chiedendo sostegno al re di Francia Filippo ii.
Ma l'azione dei Cistercensi gli appare debole e allora nel 1206 il papa chiede sostegno al re di Francia
Filippo ii e invia a Tolosa Domenico di Guzmn in aiuto a Pietro da Castelnuovo. Questi l'anno dopo
scomunica Raimondo di Tolosa, colpevole di non consegnare gli eretici alla Chiesa, finch nell'ottobre
del 1208 viene promossa una spedizione militare contro gli Albigesi, che durer fino al 1229.
Nel frattempo l'istituzione della Santa Inquisizione  confermata dal Concilio Lateranense iv
del 1215, nel quale viene scomunicato Pietro Valdo e sono definiti meglio gli aspetti giuridici e le
modalit della pena. Inoltre inizia a emergere una sorta di avversione da parte della Chiesa nei
confronti degli ebrei, con la prescrizione di una legge che impone agli uomini di portare come
contrassegno una rotella di stoffa gialla cucita sulla parte sinistra del petto e alle donne un velo giallo,
che tra l'altro  il marchio delle meretrici. Si adeguano alla prescrizione l'Inghilterra e Venezia. Alla
fine della crociata contro gli Albigesi il conte di Tolosa Raimondo vii, il re Luigi I e il legato del papa
Gregorio ix (1227-1241) firmano nel 1229 il trattato di Parigi, che assicura alla Chiesa l'aiuto dello
Stato nel portare avanti l'opera dell'Inquisizione.
Cos nel 1231 viene organizzato dal papa il sistema dei tribunali locali, con un inquisitore
nominato direttamente da Roma; la procedura da seguire viene descritta in speciali manuali, la cui
gestione  affidata all'ordine dei Domenicani, fondato nel frattempo da Domenico di Guzmn. Questi
frati sono in effetti pi organizzati dei Cistercensi, tanto che per l'arte crudelmente raffinata del loro
sistema interrogatorio si guadagnano da subito l'equivoco appellativo popolare di Domini canes,
ovvero "Cani del Signore". Ad essi Innocenzo iv affianca anche i Francescani e nel 1252, con la bolla
Ad extirpanda, autorizza l'uso della tortura, mentre Giovanni xxii (1316-1334) impegna la Santa
Inquisizione contro la stregoneria.
Dal xiv secolo sorgono i "ghetti" (quartieri riservati agli ebrei, ma senza a Roma obbligo di
reclusione) nello Stato della Chiesa e ad Ancona, nonch nella Repubblica di Venezia, che istituisce il
suo ghetto nella zona di Cannareggio, presso l'isola di Sinalunga; nel 1516 con un decreto del Maggior
Consiglio verr stabilita la clausura degli ebrei nel ghetto. Nel Concilio di Costanza del 1414 viene
ribadita la prescrizione del contrassegno giallo e si diffondono predicatori votati alla conversione degli ebrei.
Il braccio secolare diventa autentica follia omicida con la caccia alle streghe tra il 1450 e il
1650 e prosegue con l'Inquisizione spagnola (1478-1820), istituita da Sisto iv su richiesta dei sovrani
Ferdinando e Isabella, che viene estesa alle colonie dell'America centro-meridionale; da essa derivano
l'Inquisizione siciliana (1487-1782), costituita dal re Ferdinando ii il Cattolico con l'approvazione del
papa Innocenzo viii, e l'Inquisizione portoghese (1536-1821), fondata nel 1536 da Paolo iii
(1534-1549) su richiesta del re Giovanni iii.
Parallelamente ai processi istruiti dai tribunali,  sempre presente l'opera diretta del papa con
scomuniche a personalit politiche e culturali, nonch attraverso encicliche relative a movimenti
culturali e religiosi; in questi casi non  necessario un processo perch la condanna avviene tramite le
bolle papali, uno strumento utilizzato ancora oggi. Le scomuniche alle personalit religiose e politiche
arrivano con il Rinascimento, e determinano a poco a poco il frantumarsi della religione cristiana: basta
ricordare le vicende di Martin Lutero, Giovanni Calvino e i sovrani d'Inghilterra Enrico viii ed Elisabetta i.
Allo scopo di combattere pi efficacemente la neonata Riforma protestante e l'anglicanesimo il
21 luglio 1542 Paolo iii emana la bolla Licet ab initio, con la quale si costituisce la Sacra Romana e
Universale Inquisizione, destinata a restare in attivit per 366 anni. Con la sua istituzione vengono
eliminati i vari tribunali d'Inquisizione sparsi in Europa, ad eccezione di quelli esistenti in Spagna e
Portogallo, che hanno giurisdizione anche nelle colonie oltreoceano sorte con le varie scoperte
geografiche, restando in funzione fino al 1820; e seguita ad esistere l'Inquisizione anche nel regno di
Napoli e Sicilia, considerato una sorta di feudo della Santa Sede, fino al 1782. Nel 1555 Paolo iv
(1555-1559) prescrive agli ebrei la reclusione nei due ghetti dello Stato Pontificio con la bolla Cum
nimis absurdis, che prevede una serie di restrizioni particolari; e nella successiva bolla Hebraerum gens
del 1569 prescrive oltretutto l'espulsione degli ebrei dallo Stato Pontificio, ad eccezione di quelli
residenti nei due ghetti.
All'Inquisizione romana viene affidato anche il compito di risolvere un altro grande problema,
quello della condanna delle pubblicazioni non ritenute in linea con i principi della morale cattolica. Dal
1559 viene redatto l'Indice dei libri proibiti, ovvero l'elenco delle opere scientifiche e letterarie
considerate "peccaminose" perch contrarie alla morale cattolica e la cui lettura viene proibita ai fedeli;
peraltro gli autori viventi sono invitati a correggere le loro opere e ripudiarle, pena la scomunica.
L'Indice rimarr in funzione fino al 1966, impedendo il diffondersi del libero pensiero scientifico e
letterario. Vittime illustri furono Giordano Bruno, che sub il martirio nel 1600, nonch Tommaso
Campanella, che fu rinchiuso in carcere dal 1600 al 1629, e Galileo Galilei, che fu arrestato nel 1630 e
poi visse in rigoroso isolamento nella sua villetta di Arcetri fino al 1639.
L'attivit dell'Inquisizione romana resta viva nello Stato della Chiesa senza interruzione e si
oppone fermamente alle correnti politiche e filosofiche che tendono in qualche modo a contrastare la
voce spirituale e l'esistenza politica della Chiesa. Ed ecco le varie scomuniche alla Carboneria e alla
Massoneria, e ai loro seguaci, nonch alle personalit politiche, da Napoleone a Vittorio Emanuele ii,
alle quali faranno seguito quelle di carbonari, socialisti e comunisti. Mentre la scomunica alla mafia e
alla camorra non verr mai emessa ufficialmente dal papa o dal tribunale inquisitoriale romano, ma sar
combattuta solo occasionalmente in sede vescovile, perch risulta gi condannata nel Codice di Diritto Canonico.
E quando nell'Ottocento gli Stati europei finiscono per sopprimere i tribunali d'Inquisizione
esistenti nei loro territori, quello della Santa Sede viene mantenuto e sotto il pontificato di Pio x
(1903-1914), con la costituzione apostolica Sapienti consilio del 29 giugno 1908 assume il nome
abbreviato di Sacra Congregazione del Santo Uffizio, popolarmente definita Sant'Uffizio. La sua sede
 sempre nel palazzo che fiancheggia la basilica di San Pietro, ma dal 1909 acquisisce una sorta di
milizia. Si tratta di una associazione segreta di controspionaggio, il Sodalitium Pianum, che ha lo scopo
di snidare i modernisti e gli eretici in generale.  costituita da cinquanta membri e la comanda il prelato
domestico di Pio x, Umberto Benigni. Ogni membro  votato a una caccia ai modernisti e agli eretici in
generale all'insegna di un "cattolicesimo integrale", ovvero dell'intero "cattolicesimo romano (dottrina
e prassi) e nient'altro", a quanto si legge in una dichiarazione del 19 giugno 1913 della Agence
Internationale Roma. Peraltro Pio x cos scrive l'8 luglio 1912 ai membri dell'associazione: "Nel
Signore Noi esortiamo i diletti figli e membri del Sodalitium Pianum, altamente benemeriti della causa
cattolica, a continuare a combattere la buona battaglia, in favore della Chiesa di Dio e della Santa Sede,
contro i nemici esterni ed interni";  una precisa autorizzazione a sporgere denunce e un'approvazione
dei metodi di spionaggio usati dall'associazione. Come conseguenza delle denunce si verifica
l'allontanamento di diversi vescovi dalle loro diocesi e di alcuni professori dall'insegnamento negli
istituti religiosi, e inoltre numerosi libri furono messi all'Indice. Clamorosi alcuni casi di sospettati: tra
questi anche il giovane don Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni xxiii (1958-1963).
L'attivit del Sodalitium Pianum finisce nel 1921, in seguito allo scandalo provocato dalla
pubblicazione dei documenti confiscati dai tedeschi durante la prima guerra mondiale all'avvocato
Alfons Jonckx, un membro dell'organizzazione; Benigni  sotto accusa e Benedetto xv (1914-1922)
decide di mandarlo via. Il monsignore finisce nell'ovra, la polizia politica fascista, come informatore
della segreteria privata di Mussolini.
Durante il Concilio Vaticano ii, sotto il pontificato di Paolo vi (1963-1978), con il motu proprio
pontificio Integrae servandae il tribunale del Santo Uffizio assume il 7 dicembre 1965 l'attuale nome
di Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede; ma  sempre una Santa Inquisizione.  presieduta
da un cardinale prefetto, nominato dal papa, con un segretario e un promotore di giustizia, oltre ad un
gruppo di consultori, periti, giudici, avvocati. Paolo vi  animato da uno spirito caritatevole e aperto,
ma comunque fermo nel benedire il compito della congregazione che  quello di "promuovere e
tutelare la dottrina sulla fede e i costumi in tutto l'orbe cattolico", con funzione di tribunale per "i
delitti contro la fede e i delitti pi gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei
sacramenti". Peraltro nel 1967 Paolo vi abolisce la pena di morte nello Stato della Santa Sede, gi
eliminata dalle sentenze del Santo Uffizio dal 1908, anche se viene formalmente rimossa dall'articolo 4
del Libro ii della Legge Fondamentale della Citt del Vaticano solo il 12 febbraio 2001.
Fino al 1965 il prefetto della congregazione  il papa, il quale per raramente esercita tale
funzione, delegando il compito ad un cardinale, con il titolo di segretario, anche se spetta sempre al
papa la promulgazione di qualsiasi decreto della congregazione, che lo presenta alla sua firma in
un'apposita udienza. Dal 1965 il titolo di prefetto spetta al cardinale posto a capo del dicastero e il
segretario  la seconda carica in ordine d'importanza della congregazione (ma la congregazione, come
tutti gli uffici della Curia, s'intende dipendente dalla Segreteria di Stato, che diventa una sorta di
superdicastero). Negli anni seguenti il Concilio Vaticano ii alla guida della congregazione come
prefetto  il cardinale croato Franjo Seper fino al 25 novembre 1981; muore un mese dopo, e viene
sostituito dal cardinale Joseph Ratzinger, in carica fino alla sua assunzione al pontificato con il nome di
Benedetto xvi (2005-2013).
La prefettura di Franjo Seper non  stata particolarmente inquisitoria, data la sua brevit: si 
incentrata soprattutto sulla indiscussa autorit del Vaticano e ha messo in risalto piuttosto la ferma
posizione della Chiesa sui misteri dell'Incarnazione e della Trinit, sull'aborto procurato, sull'etica
sessuale e l'eutanasia, secondo le indicazioni di papa Montini. Con Ratzinger  lotta aperta e condanna
della Teologia della Liberazione di Gustavo Gutirrez (che ha una forte influenza sul clero
dell'America meridionale), nonch al femminismo, al sacerdozio femminile, all'omosessualit, alla
pedofilia e al matrimonio dei sacerdoti; tutto questo anche in base alle competenze assegnate alla
congregazione nel 1988 da Giovanni Paolo ii con la costituzione apostolica Pastor Bonus; e nonostante
Ratzinger nel Congresso eucaristico svoltosi a Bologna nel 1997, in preparazione all'Anno Santo del
Duemila, abbia condannato l'intolleranza, ritenendola "assolutamente contraria all'essenza della Chiesa".
La linea repressiva diretta da Ratzinger (al quale viene assegnato l'appellativo di
Panzerkardinal) non cambia con il prefetto William Joseph Levada, che entra in carica il 13 maggio
2005 e dall'8 luglio 2009  anche presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", per tentare
un pi intenso dialogo con la componente tradizionalista e di ispirazione lefebvriana. Si ritira dalle
cariche il 2 luglio 2012 ed  sostituito dall'arcivescovo Gerhard Ludwig Mller (che peraltro  amico di
Gustavo Gutirrez), sul quale ha espresso un giudizio quanto mai positivo dichiarando che "la Teologia
della Liberazione, a prescindere da come la si consideri,  ortodossa perch  ortopratica e ci insegna il
corretto modo di agire in modo cristiano, poich deriva dalla fede autentica". Ma non  lecito farsi
illusioni, dal momento che Mller  stato nominato da Benedetto xvi, autentico portainsegna della linea
repressiva.
E questa linea repressiva perseguita da Benedetto xvi si riscontra anche nella modifica alla
costituzione apostolica di Giovanni Paolo ii con le Litterae apostolicae motu proprio redatte il 30
agosto 2011, in cui papa Ratzinger trasferisce dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina
dei Sacramenti al tribunale della Rota Romana le competenze relative alla dispensa da matrimonio rato
e non consumato e quelle relative alle cause di nullit dell'ordinazione. Tutto a conferma della pi
assoluta rigidit nell'attenersi alle norme del tribunale, senza un minimo di apertura da parte della
congregazione sulla "disciplina dei sacramenti": Ratzinger agisce all'insegna della massima severit e
dell'assenza di dialogo con i dissidenti, in cuor suo forse lamentando che il tribunale della Santa Sede
non preveda pi il carcere se non addirittura la condanna a morte.
 un fatto che nel giugno 2004 il cardinale Joseph Ratzinger, in qualit di prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede, ha inviato al cardinale Theodore Edgar McCarrick,
arcivescovo di Washington, e all'arcivescovo Wilton Daniel Gregory, presidente della Conferenza
episcopale degli Stati Uniti, una lettera nella quale afferma che "pu tuttavia essere consentito... fare
ricorso alla pena di morte" negli Stati Uniti. Questo il testo della nota pubblicata, a firma di Joseph
Ratzinger, sul sito catholicculture.org. del giugno 2004:
Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell'aborto e dell'eutanasia. Per
esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull'applicazione della pena capitale o
sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di
presentarsi a ricevere la Santa Comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorit civili a perseguire la
pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell'applicare una pena a criminali, pu
tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena
capitale. Ci pu essere una legittima diversit di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e
sull'applicare la pena di morte, non per in alcun modo riguardo all'aborto e all'eutanasia.
In ogni caso va ricordato che a tutt'oggi in alcuni stati asiatici e africani si verificano assassini
di sacerdoti e massacri di cristiani:  la reazione alle passate persecuzioni operate dalla Chiesa cattolica.
E la motivazione, per quanto folle, andrebbe tenuta presente a fronte della pur giusta condanna di
Benedetto xvi nei confronti di certa violenza contro i cristiani.
Ma per il futuro della Congregazione per la Dottrina della Fede resta importante l'incontro che
papa Francesco ha avuto con Gerhard Mller il 5 aprile 2013. Alla congregazione, il papa - si legge in
un comunicato - "ha raccomandato in particolar modo" di agire "con decisione per quanto riguarda i
casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l'aiuto di quanti in
passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l'impegno
delle Conferenze Episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo
tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilit". Il comunicato termina
affermando che papa Francesco ha assicurato che le vittime di abusi sono presenti in modo particolare
"nella sua attenzione e nella sua preghiera per i sofferenti".
Nota al testo
La storia quanto mai complessa della Santa Inquisizione ha determinato una divisione del testo
in due sezioni principali, che distinguono l'azione militare, prescritta dalla Santa Inquisizione o
direttamente dai papi, da quella giuridica dei tribunali. Di seguito all'introduzione, Dall'ammonizione
al braccio secolare di Santa Romana Chiesa, il primo capitolo, con il titolo Le stragi delle guerre
sante, passa in rassegna l'azione militare direttamente organizzata su preciso impegno dei sovrani
pontefici dal Medioevo al xx secolo, ovvero dalle crociate alle cosiddette guerre di religione. I capitoli
successivi, a partire dal secondo intitolato L'azione giudiziaria della Santa Sede, raccontano l'operato
dei vari tribunali d'Inquisizione, che viene distinto dalle scomuniche e condanne direttamente impartite
dai sovrani pontefici. Questa sezione comprende, oltre a L'azione giudiziaria della Santa Sede, i
capitoli Le scomuniche e gli interdetti papali del Medioevo, Le condanne della Santa Inquisizione, La
caccia alle streghe operata dal 1231 al 1682 e Le grandi scomuniche papali del Rinascimento. Fanno
seguito le condanne dei tre tribunali che hanno agito in autonomia da Roma, ovvero Le condanne del
tribunale dell'Inquisizione spagnola (1478-1834), Le condanne del tribunale dell'Inquisizione siciliana
(1487-1782) e Le condanne del tribunale dell'Inquisizione portoghese (1536-1821). Sono poi
raccontate Le condanne della Sacra Romana e Universale Inquisizione del Sant'Uffizio (1542-1907)
con le parallele Scomuniche e condanne pontificie (1809-1907) direttamente, senza l'intervento del
tribunale o ad integrazione di quello. Seguono quindi Le condanne della Sacra Congregazione del
Santo Uffizio (1908-1964), anche queste con le Scomuniche e condanne pontificie (1927-1937)
indipendentemente dal tribunale, e le successive Condanne della Sacra Congregazione per la Dottrina
della Fede emesse dal 1965 ad oggi, dove le scomuniche e le condanne sono esposte senza una
distinzione da quelle emanate dai papi, perch perlopi assegnate attraverso la congregazione o per
delega. A integrare il tutto, nelle Appendici  stato inserito un capitolo dedicato ai pi famosi scrittori e
libri condannati per vari motivi dal tribunale della Santa Inquisizione o direttamente dai papi dal 325 al
1557. Seguono un paragrafo riservato alle statue parlanti e agli autori delle pasquinate, con le relative
condanne emanate direttamente dai papi dal 1501 al 1870, l'Indice dei libri proibiti e l'ultimo elenco
degli autori di libri proibiti ai fedeli cattolici rimasto in funzione fino al 1966. Un secondo capitolo
espone L'avversione per gli ebrei, messa in atto dalla Chiesa cattolica con l'istituzione dei ghetti e di
altri provvedimenti certamente non all'insegna della carit cristiana, almeno fino a quando papa
Giovanni Paolo ii non li ha chiamati "fratelli maggiori". Un terzo capitolo  dedicato alle scomuniche
di mafia e camorra, frutto saltuario di condanne vescovili e papali mai concretizzatesi in processi
inquisitoriali. Un quarto capitolo espone Le sacre manifestazioni della Vergine Maria nelle apparizioni
in diverse localit e nelle edicole sacre di Roma dette Madonnelle. Un quinto capitolo presenta La
riabilitazione di Giovanna d'Arco, al rogo come strega nel 1431 e canonizzata nel 1920, La
riabilitazione di Padre Pio da Pietrelcina, il frate oggetto di indagini da parte del Sant'Uffizio
relativamente al suo stato di martirio dal 1921 fino alla sua canonizzazione nel 2000, e La
riabilitazione di Antonio Rosmini Serbati, il sacerdote e teologo condannato dal Sant'Uffizio, ma
successivamente consacrato beato dalla Congregazione delle Cause dei Santi nel 2007. Seguono un
Elenco cronologico dei papi e I presidenti del tribunale dell'Inquisizione romana; il motu proprio di
Paolo vi del 7 dicembre 1965 relativo all'istituzione della Congregazione per la Dottrina della Fede; la
sezione della costituzione Pastor Bonus di Giovanni Paolo ii del 28 giugno 1988 che precisa i compiti
della Congregazione per la Dottrina della Fede; le Norme sui delitti pi gravi riservati alla
Congregazione per la Dottrina della Fede dal motu proprio di Giovanni Paolo ii "Sacramentorum
Sanctitatis Tutela" del 30 aprile 2001; una illustrazione della sede della Sacra Congregazione per la
Dottrina della Fede e della sua struttura nel 2013; infine un Glossario, che raccoglie le "voci"
fondamentali del cristianesimo, non strettamente legate all'Inquisizione, utilizzabile dal lettore per una
migliore comprensione dei termini ecclesiastici ricorrenti nel testo. Concludono l'opera la Nota
bibliografica e l'Indice dei nomi. Tutte le notizie illustrate nel testo e le indicazioni bibliografiche sono
aggiornate al 30 ottobre 2013.
Un'ultima indicazione va data, come ho avuto occasione di precisare in altri miei libri, per
quanto riguarda il termine "papa", concepibile solo da un certo periodo della storia, in rapporto al
riconoscimento del primato della Chiesa di Roma sulle altre Chiese cristiane. In realt avrei dovuto
usare il termine "vescovo di Roma" per poi mutarlo da quando (ma quando esattamente?) avessi
trovato i vari studiosi del problema tutti d'accordo su quale dei vescovi di Roma andava considerato il
"primo papa". Ho ritenuto opportuno rifarmi allora alla decisione di Gregorio vii (1073-1085) di
assegnare a tutti i suoi predecessori, e quindi fin da san Pietro, il titolo di "papa", "quod hoc unuicum
est nomen in mundo". Peraltro di ogni papa nominato nel testo sono indicati in parentesi gli anni del
pontificato, proprio per inserire in un contesto storico il periodo dell'Inquisizione.
Le stragi delle guerre sante
Il braccio armato delle crociate in Terra Santa costituisce la prima azione messa in atto dalla
Chiesa di Roma per l'affermazione della religione cristiana. Un'azione che comincia ancor prima
dell'istituzione ufficiale della Santa Inquisizione e dei relativi tribunali, destinati a denunciare e
condannare gli eretici attraverso una articolata azione giudiziaria. Alcune imprese militari, pur
nascendo con uno spirito religioso, ovvero con il voto dei crociati che rischiano la propria vita per
Cristo e le relative indulgenze, si trasformano secondo le direttive dell'Inquisizione in azioni guidate
dal preciso scopo di annientare gli "infedeli" (ovvero musulmani, ebrei, pagani, cristiani eretici), e
distruggere i loro territori, ovvero impossessarsene, creando regni e principati per i sovrani a capo delle
spedizioni. In pratica la Chiesa di Roma usa i crociati per scopi religiosi, che si tramutano in azioni
diaboliche e anticristiane. Questo stesso metodo  stato attuato anche nel cosiddetto Nuovo Mondo,
quando alla scoperta di nuovi territori ha fatto seguito la loro cruenta colonizzazione, nonch
all'interno di stati come la Francia, la Spagna, il Portogallo e la Sicilia, dove l'imposizione del Credo di
Santa Romana Chiesa  stato accompagnato dalla violenza. Ed  un metodo che  stato utilizzato
purtroppo anche nel xx secolo con la sanguinosa repressione di serbi, ortodossi, zingari, ebrei e
comunisti in Croazia.
Le crociate in Terra Santa (1096-1270)
Le prime crociate in Terra Santa costituiscono, in parte, una risposta al diffondersi della
mezzaluna islamica che, su esortazione di Maometto e dei califfi, aveva cacciato i cristiani da una parte
del mondo conosciuto, che si estendeva dalla Spagna alla Terra Santa. Rispondere con le armi alle armi
non dovrebbe essere un comportamento proprio della Chiesa cristiana, che invece sarebbe tenuta a
lasciare il campo alla preghiera e alla Divina Provvidenza. A questo proposito  il caso di ricordare che
nel 638 il vescovo di Gerusalemme, Sofronio, santificato dalla Chiesa di Roma, abbandona
Gerusalemme non volendo ricorrere alle armi per difenderla, mentre Goffredo di Buglione nel 1099
riconquista la Terra Santa con le armi all'insegna della Croce di Cristo. Ed  un fatto che nel 1219 san
Francesco d'Assisi si presenta inerme in Oriente per convertire il sultano al-Malik al-Kamil, anche se
l'insuccesso di questa prova del fuoco a cui si sottopone volontariamente dimostra i limiti di
un'operazione missionaria rispetto all'uso della violenza.
Cos dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 1010 da parte del califfo al-Hakim e
la caduta di Antiochia nel 1085 con i Selgiuchidi (che, insediati a Nicea, conquistano l'Asia minore e
incombono minacciosi su Costantinopoli), ecco che nel Concilio di Piacenza del 7 marzo 1095 gli
ambasciatori dell'imperatore d'Oriente Alessio sollecitano a Urbano ii (1088-1099) un aiuto militare da
parte dei sovrani cristiani d'Occidente. In tutta risposta, in un concilio a Clermont il 27 novembre 1095,
il papa illustra a forti tinte la tragica situazione dei pellegrini sulla via del Santo Sepolcro, ed esorta i
sovrani europei a cingere la spada contro i Turchi con il grido profetico: "Deus vult!".
E con "Dio lo vuole!" viene giustificato l'uso delle armi in una guerra santa, che non
rientrerebbe nella morale cristiana, ma che diventa una missione santa con l'insegna della croce di
Cristo. La spedizione  una crociata, qualificata come "militia Christi", e i soldati sono dei crociati, in
veste di pellegrini armati; la partecipazione alla spedizione militare  considerata sostitutiva di qualsiasi
altra penitenza in remissione dei peccati confessati, e in pi ai partecipanti viene garantita
un'indulgenza plenaria, nonch l'immunit da tasse e gabelle, con tanto di moratoria per i debiti civili.
E diventa legge ecclesiastica universale la "tregua di Dio", sotto la cui protezione sono assicurati i beni
dei crociati. Bernardo da Chiaravalle, fondatore del monastero di Chiaravalle in prossimit di Piacenza
e grande predicatore della seconda crociata del 1147, venerato come santo dalla Chiesa, giustifica
l'azione militare dell'ordine religioso-militare dei monaci Templari in Terra Santa: "Il cavaliere di
Cristo uccide in piena coscienza e muore tranquillo: morendo si salva, uccidendo lavora per Cristo.
Invero quando egli uccide non commette un omicidio, ma un malicidio, e va considerato il carnefice
autorizzato di Cristo".
Ci sono alcuni episodi che si possono considerare un'anticipazione della prima crociata, anche
se non si svolgono a Gerusalemme o Costantinopoli, bens nei territori balcanici e nella stessa
Germania. Si tratta di un'azione di purificazione intrapresa contro gli ebrei, considerati degli infedeli al
pari dei musulmani; il conte Emich von Leiningen tra il 20 e il 25 maggio 1096 compie con i suoi
soldati un massacro di ebrei a Worms e Magonza. Un'identica epurazione razziale viene realizzata da
truppe sbandate a Treviri, Metz e Neuss. Azioni ignobili che non sono naturalmente vere e proprie
crociate, eppure in questi casi il papa non si erge a difensore degli inermi ebrei, e con il silenzio diventa
automaticamente correo.
La vera crociata inizia il 15 agosto 1096 ed  detta "dei baroni" - anche se nessun barone ne fa
parte, mentre il termine va riferito in senso generale ai nobili che la guidano. All'impresa, affidata dal
papa alla guida spirituale di Ademar di Monteil, vescovo di Le Puy, aderiscono alcuni membri famosi
dell'aristocrazia feudale europea. Il primo a partire  il francese Ugo di Vermandois, figlio del re
Enrico i di Francia, che orgogliosamente scrive all'imperatore di preparargli un'accoglienza degna di
lui. S'imbarca a Bari, ma una tempesta fa naufragare la sua flotta, cos che finisce soccorso
dall'imperatore Alessio e ospitato a Costantinopoli, senza alcun merito. Partono quindi in successione
il francese Stefano di Blois, Roberto conte di Fiandra, Roberto ii duca di Normandia, suo cognato
Charles, e Boemondo i, figlio di Roberto il Guiscardo; quindi il provenzale Raimondo di Saint-Gilles,
conte di Tolosa e marchese di Provenza, e i fratelli germanici Goffredo di Buglione, duca della Bassa
Lorena, Baldovino di Boulogne ed Eustachio iii, conte di Boulogne.
Cos, per la primavera del 1097 tutte le truppe sono convogliate nel territorio intorno a
Costantinopoli, da dove dovranno procedere insieme in Terra Santa. Ma prima di tutto si devono
impegnare anche nella riconquista delle terre limitrofe, dall'Anatolia ai porti della Siria, che vanno
restituite all'imperatore d'Oriente. Alessio infatti chiede a ognuno dei nobili un giuramento di
vassallaggio, che li impegna a restituire all'impero bizantino le eventuali riconquiste. Nel frattempo si
verifica un secondo anticipo dei massacri della crociata, dopo gli episodi di Worms e Magonza: a
Maarat-al Numan, in Siria, i cavalieri europei, che sono senza viveri, sterminano la popolazione, tanto
da arrivare a lessare gli adulti in pentola e cucinare i bambini alla griglia. L'impresa macabra,
indiscutibilmente non animata da spirito cristiano, ma neanche dalle pi elementari regole militari, si
conclude il 12 dicembre del 1098.
Quindi il 13 gennaio del 1099 Raimondo di Tolosa e Goffredo di Buglione marciano su
Gerusalemme, conquistando in successione Beirut, Sidone, Tiro, Acri, Haifa, il monte Carmelo e
Betlemme. L'assedio di Gerusalemme inizia il 7 giugno e dura otto giorni, durante i quali all'interno
della citt i monaci Benedettini, in veste di soldati, operano una controffensiva contro i Turchi dal
monastero-ospedale di Santa Maria Latina, guidati dall'amalfitano fra Gerardo. Il vero stratega
dell'assedio  Goffredo di Buglione, ma i crociati hanno finito i viveri e si mantengono in forze grazie
ai filoni di pane che fra Gerardo lancia loro dall'alto delle mura. E il 15 luglio la Citt Santa 
conquistata, anche grazie all'utilizzo di una torre d'assedio (realizzata con il legname smantellato dalle
navi dei crociati genovesi di Gugliemo Embriaco), che facilita l'ingresso dei cristiani dentro la citt.
Mentre i soldati musulmani fuggono con il sultano fatimita Iftikhar al Dawia, abbandonando anziani,
mogli e figli, perch certi dello spirito caritatevole dei crociati, la riconquista si conclude invece con un
massacro dei musulmani rimasti nelle loro case, senza distinzione di sesso ed et, e degli ebrei,
inutilmente raccolti nel Tempio. Goffredo di Buglione, esaltato dai cristiani come il vero
riconquistatore della Citt Santa, dovr essere ricordato anche per questa ignominia. E il genocidio
ricade in sostanza sulla Chiesa di Roma.
In seguito alla caduta del principato latino di Edessa nel 1146, viene indetta la seconda crociata
da papa Eugenio iii (1145-1153). Vi partecipano l'imperatore Corrado iii di Germania e il re di Francia
Luigi vii, ma la spedizione subisce un grande rovescio prima ancora di raggiungere la Terra Santa: i
tedeschi di Corrado iii vengono sterminati nell'ottobre del 1147 nei pressi di Dorileo e poi nel 1148 in
Pisidia, vicino alla citt di Antiochia. Luigi vii punta invece sulla citt di Damasco, ritenendola
fondamentale per l'affermazione cristiana in Terra Santa, grazie alla sua posizione lungo la frontiera
orientale. L'assedio dura dal 24 al 28 luglio del 1148, ma i crociati devono ritirarsi e abbandonare
l'impresa. Cos i musulmani avanzano e Gerusalemme viene "riconquistata" dal nuovo sultano
Saladino nel 1187. Allora Gregorio viii, papa solo 53 giorni (21 ottobre-17 dicembre 1187) predica la
terza crociata, alla quale aderiscono nel 1189 nobili di alto prestigio: Filippo ii Augusto di Francia,
Riccardo Cuor di Leone d'Inghilterra e l'imperatore Federico Barbarossa (reduce dall'incontro con il
papa Lucio iii a Verona di cinque anni prima, che aveva dato il via alla Santa Inquisizione), il quale
per trover la morte nell'attraversamento del fiume Goksu in Turchia. I crociati si appropriano di
nuovi territori in Terra Santa, ma Gerusalemme resta in mano ai Turchi e i crociati ottengono da
Saladino solo un trattato che concede libert di accesso ai cristiani nei luoghi santi.
Nonostante siano gi operanti i tribunali della Santa Inquisizione, continuano le crociate, come
quella ignobile bandita da Innocenzo iii (1198-1216) nel 1198, la quarta, che non registra la
partecipazione dei sovrani europei, ma coinvolge cavalieri francesi e italiani che desiderano essere
trasportati in Oriente. I crociati per non hanno soldi sufficienti per pagare il viaggio e stazionano a
Venezia in attesa del denaro da Roma, portando oltretutto scompiglio con furti e stupri di donne. Infine
si accordano con la Serenissima: la aiuteranno a conquistare la citt di Zara, in Dalmazia, sotto l'egida
del re di Ungheria. Cos a novembre del 1202 fanno strage degli abitanti dalmati. Innocenzo iii, avutane
notizia, reagisce con la scomunica nei loro confronti, urlando: "Avete avuto sete del sangue dei vostri
fratelli! Satana vi ha sedotto!". I baroni controbattono dichiarando di essere stati ricattati e costretti da
Venezia a quell'azione; il papa allora toglie la scomunica scaricandola sui Veneziani. A crociati e
Veneziani, di nuovo in viaggio, arriva per l'appello dell'imperatore detronizzato Isacco ii Angelo, che
chiede il loro aiuto, in cambio di un notevole compenso in denaro, per combattere contro l'usurpatore
Alessio iii e riprendere il trono di Costantinopoli.
E la riconquista di Costantinopoli avviene in due momenti: il 17 luglio 1203 dopo un breve
assalto la citt  riconsegnata a Isacco ii. Ma il 13 aprile 1204 crociati e Veneziani, reputandosi traditi
dall'imperatore bizantino, riconquistano Costantinopoli, mettendola a sacco, profanando i luoghi sacri e
massacrando la popolazione. Il 16 maggio Baldovino di Fiandra viene incoronato nella basilica di
Santa Sofia, dando inizio all'impero latino d'Oriente, che durer fino al 1261. Il papa lancia la sua
condanna, che  un modo per tirarsi fuori da quell'infamia: "Avete deviato e fatto deviare l'armata
cristiana dalla retta strada in quella cattiva... Quei difensori di Cristo, che dovevano volgere le spade
contro gli infedeli, si sono bagnati di sangue cristiano. Non hanno risparmiato n la religione, n l'et,
n il sesso". E la spedizione su Gerusalemme oltretutto fallisce. Le successive tre crociate per la
riconquista della Citt Santa nel 1217, 1248 e 1270 si risolvono tutte in insuccessi e si accompagnano a
una crisi totale dell'idea religiosa delle crociate, che passeranno alla storia come vere e proprie stragi di
ebrei e musulmani, al di l degli stessi principi della Santa Inquisizione.
Il massacro dei cristiani Catari (1181-1321)
Il movimento religioso del Catarismo nasce alla fine del x secolo idealizzando una Chiesa di
"puri", ovvero di "perfetti", che esclude tutti i deboli e i peccatori, perch considerati succubi del
mondo materiale (quest'ultimo infatti non  creazione del vero Dio ma opera di un altro Dio malvagio).
Si definiscono cristiani, perch credenti in Dio puro spirito e in Cristo sua emanazione, ma non uomo.
Secondo i Catari il mondo  dominato da Satana, colui che ha creato la terra in opposizione al mondo
celeste; quindi la terra  sinonimo di male, dal quale ci si deve allontanare per essere "puri" ovvero
Catari. Infatti il loro ideale  la fuga da questa vita, fino alla pratica di lasciarsi morire di fame o in
qualche altro modo violento. Rinnegano dunque i sacramenti difesi dalla Chiesa di Roma, considerata
una istituzione diabolica.
Il movimento ha origine nei Balcani e si diffonde nell'Italia settentrionale e centrale, in Sicilia,
Aragona e Francia meridionale, trovando seguaci in Linguadoca, Champagne e Provenza, e stabilendo
il centro pi importante ad Albi, tanto che i Catari francesi vengono soprannominati Albigesi. In
Provenza sono protetti dai feudatari locali, desiderosi pi che altro di appropriarsi delle terre del clero;
tra di loro il conte di Foix e il visconte di Bziers, vassalli del conte di Tolosa Raimondo vi.
Nel 1181 papa Alessandro iii (1159-1181) incarica il cardinale Enrico d'Albano, ex abate di
Chiaravalle, di tentare un'opera di riconversione. La "crociata" a base di prediche per non porta
nessun risultato. Allora tre anni dopo il papa Lucio iii (1181-1185) nel sinodo di Verona del 1184, che
istituisce la Santa Inquisizione, condanna come eretico il Catarismo con il decreto Ad abolendum,
inserito nel Corpus Iuris Canonici. Ma il provvedimento non riesce a estinguere il movimento, che
insedia i suoi seguaci nel governo dei Comuni di alcune citt dello Stato Pontificio. Il nuovo papa
Innocenzo iii (1198-1216) pensa di risolvere il problema escludendo i Catari dalla partecipazione al
governo dei Comuni, ma il provvedimento provoca solo rivolte, come nel caso della citt di Orvieto, il
cui vescovo  costretto a fuggire a Roma. Allora il papa bandisce una crociata, che  in realt una
spedizione militare guidata dai cavalieri del neonato ordine cavalleresco di Santo Spirito in Saxia:
dovranno distruggere le abitazioni dei Catari e confiscarne i beni a Orvieto e Viterbo, e
successivamente a Verona e Ferrara.
In Provenza il papa invece prova a concludere pacificamente la vertenza e nel 1203 invia come
ambasciatori dell'ordine cavalleresco i due cistercensi Pierre de Castelnau e Arnaud Amaury di
Citeaux; non concludono nulla, anche perch gli Albigesi sono protetti dal conte di Foix. Nel 1206
Innocenzo iii manda in aiuto dei due cistercensi il vescovo spagnolo Diego de Osma con Domenico di
Guzmn. I quattro religiosi dovrebbero convincere gli Albigesi a tornare sulla retta via cristiana, ma
riescono solo a istituire la comunit del Rosario a Prouille, dove peraltro affluiscono solo alcune
ragazze, attratte dall'idea di potersi sposare.
Nel 1206 Pierre de Castelnau scomunica il conte Raimondo vi, che  il vero protettore dei
Catari, e fa pervenire al re di Francia Filippo Augusto una lettera del papa che lo esorta a convincere gli
Albigesi. Ma il 15 gennaio 1208 Pierre de Castelnau viene assassinato da un servitore del conte di
Tolosa. Allora Innocenzo iii, nell'ottobre dello stesso anno, indice una crociata contro gli Albigesi,
sotto la guida dell'abate Arnaud Amaury, a capo dei Cavalieri di Santo Spirito di Montpellier (ordine
cavalleresco corrispondente a quello romano di Santo Spirito in Saxia). Nel giugno 1209 il conte
Raimondo di Tolosa lascia la difesa dei Catari e si schiera con il papa, provvedendo ad arruolare a
Lione 10.000 soldati, che saranno impegnati contro il visconte di Bziers e Carcassonne, vassallo di
Pietro ii d'Aragona.
La santa crociata inizia e ai primi di luglio il concentramento delle forze militari  su Bziers:
alla richiesta di bandire dalla citt i 500 Albigesi, gli abitanti oppongono un rifiuto e in due giorni i
crociati conquistano Bziers. Una volta dentro,  il massacro di tutti i 20.000 cittadini. L'abate
cistercense Cesario di Heisterbach nella sua cronaca scrive che quando i crociati chiedono all'abate
Arnaud Amaury come distinguere gli eretici dai cristiani ortodossi, l'ecclesiastico ordina di uccidere
tutti gridando: "Caedite eos! Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius!", ovvero "Uccideteli!
Uccideteli! Dio infatti riconosce i suoi!".
Amaury passa il comando a Simone di Monfort, con l'approvazione del papa, che  venuto a
conoscenza del massacro di Bziers e sollecita il proseguimento dell'opera di apostolato. Il primo
agosto i crociati sono a ridosso di Carcassonne e riescono a tagliare ogni risorsa idrica alla citt, che si
arrende il 15 agosto; gli abitanti sono risparmiati ma costretti a lasciare la citt, completamente nudi
(secondo Pietro di Vaux-de-Cernay), o solo con le brache (secondo altre fonti).
Dopo Carcassonne molte altre citt in autunno sono costrette alla resa senza opporre resistenza:
si tratta di Albi, Mziers, Castelnaudary, Castres, Fanjeaux, Limoux, Lombers e Montral. I cittadini
che si oppongono vengono massacrati. L'impresa si conclude a dicembre con l'assalto del villaggio di
Cabaret e del castello di Lastours, mentre tra marzo e giugno del 1210 cadono le citt di Bram e
Minerve. Gli Albigesi per aver salva la vita devono convertirsi, ma i 140 che si rifiutano finiscono al
rogo.
Tutto il territorio passa sotto il controllo militare di Simone di Monfort e i legati propongono
per lui il titolo di conte di Tolosa e la nomina a signore effettivo della Linguadoca. Ma deve decidere il
papa. Cos la questione  all'ordine del giorno del Concilio Lateranense iv che si svolge nel 1215, tra
l'11 novembre e il 15 dicembre; per l'occasione il conte Raimondo e il figlio, conte di Foix, vengono
convocati a Roma. Cos la crociata religiosa diventa una lotta di potere, al termine della quale Simone
de Monfort riesce a ottenere tutte le terre conquistate, mentre a Raimondo andr solo una pensione di
400 marchi l'anno, e le terre non ancora perdute saranno prese in custodia dalla Chiesa per il figlio.
Contro la decisione del concilio scoppiano rivolte, e la seconda crociata prosegue tra il 1218 e il
1219, sotto il comando di Luigi viii e successivamente di suo figlio Luigi ix, futuro santo a capo
dell'ordine di Santo Spirito di Montpellier, che va alla caccia di eretici. Nel 1224 l'imperatore Federico
ii stabilisce la pena del rogo per gli eretici, che viene accettata tacitamente da Onorio iii (1216-1227) e
accolta poi ufficialmente da Gregorio ix (1227-1241). Nel 1225 viene organizzata la terza crociata
direttamente dal re di Francia Luigi viii, e alla sua morte nel 1226 il comando  assunto dal legato
pontificio. Nel frattempo il nuovo Concilio di Narbona nel 1227 prescrive l'istituzione di "inquisitori"
per denunciare nuovi affiliati Albigesi; decisione a cui seguiranno persecuzioni e massacri in diversi
territori. Nel 1229 Raimondo vii, succeduto al padre, deve cedere al re di Francia la Bassa Linguadoca
e acconsentire al matrimonio della figlia Giovanna con Alfonso di Poitier, fratello di Luigi ix,
assicurando cos la successione dei Capetingi su tutte le terre.  quasi una conseguenza l'ordinanza
Cupientes emanata da Luigi ix, che organizza in Francia la repressione dell'eresia catara, stabilendo
definitivamente la pena capitale. Il Concilio di Tolosa quello stesso anno definisce le regole di
procedura da applicare.
Gregorio ix nel 1231 inasprisce la legislazione anticlericale e crea l'Inquisizione pontificia,
affidata non pi a vescovi locali ma a giudici straordinari, tutti domenicani, per processi sommari con
immediate condanne al rogo. E ancora, il 2 giugno 1238 Gregorio ix proclama un editto di amnistia e di
grazia per tutti gli eretici pentiti, ma l'imperatore continua nella repressione. Non hanno pace neanche
gli Albigesi che nel 1232 si erano rifugiati nel castello di Montsgur, sulle falde dei Pirenei: il 16
marzo 1244 i crociati lo conquistano compiendo l'ennesima strage. Ma nell'agosto del 1255 c'
l'ultimo massacro nella fortezza francese di Queribus; e in Italia, due anni dopo, vengono catturati a
Sirmione 170 tra vescovi, preti e prefetti, che finiscono sul rogo a Verona. L'ultimo albigese al rogo 
il prefetto Gugliemo Blibaste a Pamiers nel 1321.
Le guerre di evangelizzazione dei Cavalieri Teutonici (1225-1410)
Nel 1197 a San Giovanni d'Acri viene istituito l'ordine monastico dei Cavalieri Teutonici con
lo scopo di difendere la Terra Santa dai musulmani e assistere i pellegrini. Nasce con uno spirito tutto
religioso all'insegna dei Fratres hospitalis Sanctae Mariae Teutonicorum Hierosolimitanorum. Si
chiamavano cos in riferimento a una chiesa con ospizio, a sud di Gerusalemme, dedicato alla Vergine
Maria, dove si erano stabiliti pellegrini e crociati germanici al seguito di Enrico vi. Ma l'ordine assume
un vero e proprio assetto religioso-militare secondo la regola di sant'Agostino, quando il 19 febbraio
1199 ottiene il riconoscimento ufficiale da Innocenzo iii (1198-1216) con l'assegnazione di una divisa
caratterizzata da un mantello bianco con croce nera e il titolo di Gran Maestro al superiore dei cavalieri.
Ma proprio in quell'anno l'ordine abbandona la roccaforte in Terra Santa, sospinto dalla ricerca di una
collocazione nel Nord-est d'Europa, ovvero nei territori abitati da popolazioni pagane.
Nel 1211 Andrea ii di Ungheria chiede ai cavalieri un appoggio militare contro i Cumani,
popolo nomade e pagano, offrendo in cambio la propriet del Burzenland, territorio della Transilvania.
I cavalieri, guidati dal Gran Maestro Hermann von Salza, sterminano i pagani e fanno del Burzenland
uno stato indipendente, iniziando una colonizzazione al di fuori del proprio territorio. Il re Andrea ii,
impaurito dalla crescita di uno Stato all'interno del suo regno, li fa allontanare. Ma nel 1225 il duca
polacco Corrado di Masovia chiede l'intervento dei Teutonici per combattere i pagani della Prussia,
offrendo in cambio dei territori; Hermann von Salza si premunisce ottenendo dall'imperatore Federico
ii la conferma imperiale delle donazioni del duca e il diritto dell'ordine di conquistare ed evangelizzare
la Prussia.
Cos nel 1229 i Teutonici occupano il territorio bagnato dalla Vistola e danno inizio a una
penetrazione nell'Europa orientale, chiamata in tedesco Drang nach Osten, sterminando le popolazioni
provenienti dall'Asia; nel 1237 conquistano la Livonia, regione assegnata alla sezione dei Teutonici
chiamati Cavalieri Portaspada, i quali conquistano anche l'Estonia e la Pomerania. L'espansione verso
Oriente  bloccata nel 1242 presso il lago ghiacciato Peipus, dove le orde teutoniche sono sconfitte dal
principe russo Aleksandr Nevskij, in una battaglia che verr rievocata nel film del 1938 di Sergej
Michajlovic Ejzentejn, Aleksandr Nevskij, come propaganda antinazista in chiave epica. Ma quella
sconfitta non blocca la potenza dell'ordine che continua la guerra di sterminio delle popolazioni
baltiche, costruendo contro di loro una serie di villaggi fortificati tra la Pomerania e la Prussia, come
Marienburg, Marienwerder, Thorn e Knigsberg. Naturalmente  sempre pi cancellata la finalit
evangelica con la quale l'ordine  nato, ma il suo effettivo crollo si verifica dopo la pesante sconfitta
subita a Tannenberg nel 1410 ad opera di Ladislao ii, re di Polonia e Lituania, che costringe i cavalieri
alla sottoscrizione di trattati riduttivi, venendo meno l'impegno militare. Di qui si verifica la
secolarizzazione quasi completa dell'ordine, che nel 1525 aderisce al luteranesimo, sotto la direzione
del Gran Maestro Alberto di Brandeburgo, e cos la Prussia si trasforma in ducato brandeburghese.
L'ordine sopravvive in Germania e nella provincia autonoma della Livonia, finendo convogliato
nel Sacro Romano Impero, con il riconoscimento da parte dell'imperatore del titolo di Gran Maestro.
Ma rinasce autonomamente sotto gli Asburgo all'insegna della fede cattolica con spirito di religioso
apostolato, e senza pi l'impegno politico-militare, che viene annullato del tutto. A nulla vale
l'abolizione dell'ordine in Germania a opera di Napoleone Bonaparte nel 1809: Francesco i d'Austria
lo restaura nel 1834, sia pure modificandone lo statuto, che viene ulteriormente riformato in linea con il
nuovo Codice di Diritto Canonico del 1929. Nuovamente sciolto da Hitler, viene ricostituito dopo la
seconda guerra mondiale. Oggi l'ordine, con sede a Vienna, ha accentuato il carattere religioso con un
nuovo statuto approvato dalla Santa Sede nel 1965. Il Gran Maestro dal 1929  sempre un frate e
attualmente  monsignor Bruno Platter.
La strage dei cristiani Cavalieri Templari (1307-1314)
L'ordine cavalleresco del Tempio  nato con la prima crociata su iniziativa dei cavalieri votati
alla difesa dei pellegrini in Terra Santa. Intorno al 1118 viene costruita una serie di basi militari nella
terra del Levante, dove prolungare il proprio voto di crociati in una struttura religiosa. L'ordine dei
Templari  riconosciuto ufficialmente nel 1128 al sinodo di Troyes con una regola ispirata a san
Bernardo da Chiaravalle. Ma con la caduta di San Giovanni d'Acri in mano ai musulmani nel 1291 le
finalit dell'ordine vengono meno, pur restando intatta la sua potenza finanziaria, fondata su basi
territoriali. I Templari fondano infatti veri e propri centri destinati alla circolazione di "lettere di
credito" per il trasferimento di denaro nelle citt della Spagna e della Francia, dove sono state costruite
delle filiali, che funzionano come banche. In effetti i Templari sono autentici banchieri e, una volta
esaurito il loro compito di crociati, si spostano definitivamente nelle proprie sedi finanziarie.
Tutto procede bene fino al 1296, quando i cavalieri in Francia si oppongono a un prestito di
400.000 fiorini d'oro richiesto dal re Filippo il Bello, che reagisce imponendo nel 1301 le tasse sulle
propriet della Chiesa; questo provvedimento comporta l'immediata protesta del papa Bonifacio viii
(1294-1303), il quale con la bolla Salvator Mundi ordina la revoca delle imposte. Filippo per tutta
risposta convoca un'assemblea delle classi politiche, durante la quale viene formulata una lettera di
contestazione al papa sul trattamento riservato al re. Bonifacio risponde a sua volta con la bolla Unam
Sanctam che ribadisce come ogni sovrano sia soggetto all'autorit del papa. Oltretutto Filippo non si
cura della scomunica che gli viene inflitta e delle dure bolle emanate dal pontefice (v. Le scomuniche e
gli interdetti papali nel Medioevo) e chiede che sia istruito un processo per invalidare l'elezione di
Bonifacio e condannarlo come eretico. Non ottenendo risultati, Filippo convoca gli Stati Generali
francesi, ai quali sottopone il quesito se il papa abbia la facolt di intromettersi nelle questioni
nazionali; e riceve un risposta negativa unanime, anche dal clero.
La vertenza comunque prosegue con Bonifacio viii e il successivo papa Benedetto xi
(1303-1304), mentre trova una soluzione con Clemente v (1305-1314), ovvero il francese Bertrand de
Got, che ha spostato la sua residenza da Roma in Francia, alla ricerca di una sede ideale: dapprima
Lione, e in successione Cluny, Bordeaux, Poitiers per fissarsi definitivamente ad Avignone, in
Provenza. Il che significa una sottomissione del papa al re di Francia, tanto che poche settimane dopo
la sua elezione Clemente v si mostra compiacente ai desideri di Filippo il Bello relativamente al suo
rapporto con i Templari, concedendogli le decime ecclesiastiche. Ma a Filippo non basta: vuole mettere
le mani sulle propriet dei Templari. Pertanto chiede al papa un'indagine religiosa sull'ordine
cavalleresco, accusandolo di eresia. Il papa ad Avignone ha un colloquio con il Gran Maestro dei
Templari, Jacques de Molay, e gli comunica l'entit delle accuse, prospettandogli la possibilit di un
processo inquisitoriale, anche se si dichiara convinto della falsit delle accuse. Ma nel giugno del 1307
il papa deve vedersela con l'accusa mossa da Filippo il Bello a Guichard d'Aubusson, vescovo di
Troyes, che lo considera colpevole di aver causato la morte della regina Giovanna di Navarra, moglie
del re, con l'evocazione del diavolo. Clemente esamina Guichard e lo dichiara prosciolto da qualsiasi
accusa di stregoneria, ma il re seguita a tenerlo sotto accusa, utilizzandolo come ricatto per costringere
il papa a cedere sui Templari.
Non basta. Il 14 settembre 1307 il re invia ai funzionari della corona una lettera nella quale
denuncia che i Templari, al momento dell'ammissione all'ordine, sono costretti a rinnegare la divinit
di Ges, a sputare sulla croce e concedersi a pratiche oscene e omosessuali. Alla lettera fa seguito il 13
ottobre l'arresto, con l'accusa di eresia, dei 5000 Cavalieri Templari francesi per ordine di Filippo e la
confisca dei loro beni per accertamenti fiscali. A nulla serve una lettera di reclamo di Clemente v; anzi,
gli arrestati sono sottoposti a tortura e vengono loro estorte le prime ammissioni di eresia. Di fronte alle
quali il 22 novembre 1307 Clemente v emana la bolla Pastoralis praeminentiae, con la quale non fa
altro che appoggiare l'arresto emanato da Filippo il Bello, esteso peraltro a tutti i territori cristiani.
Filippo oltretutto, non contento del comportamento del papa, lo accusa di prendere tangenti dai
Templari, e in un incontro a Poitiers il 26 maggio 1308 chiede a Clemente di aprire il processo contro
gli arrestati.
Cos il 27 giugno Filippo consegna al papa 72 Templari che detiene in carcere, perch possa
esaminarli in una serie di colloqui. Ma contemporaneamente gli richiede la condanna per stregoneria di
Bonifacio viii, le cui ossa dovranno essere riesumate e arse sul rogo. Il papa prende tempo, ma intanto
il 12 agosto 1308 emana la bolla Faciens misericordiam che definisce le accuse contro il Tempio, e si
riserva di convocare un concilio a Vienne; inoltre nel castello di Chinon, nella valle della Loira, svolge
un'inchiesta sui capi dell'ordine: il Gran Maestro Jacques de Molay e i precettori Raymbaud de Caron,
Hugues de Prraud, Geoffroy de Gonneville e Geoffroy de Charny. L'inchiesta ribadisce le pratiche
indecenti di alcuni adepti, ma per tutto il resto le accuse risultano infondate; il papa vorrebbe salvare
l'ordine e si propone di dargli nuove regole.
A questo punto Filippo forza i tempi in prospettiva del processo e arresta il vescovo Guichard
d'Aubusson, ignorando il proscioglimento da ogni accusa di stregoneria emesso dal papa, e con un
rapido processo lo condanna al rogo. Il re ritiene che quella condanna possa essere determinante per
convincere il papa, che invece gli comunica di voler risolvere la questione concedendo il perdono
all'ordine in un concilio a Vienne. Filippo il Bello intanto d inizio al processo il 14 marzo 1310.
Vengono recitati 127 capi di accusa ai cavalieri convogliati nei giardini del palazzo vescovile di
Parigi; 54 Templari sono condannati a morte dal sinodo dell'arcivescovo di Sens e arsi vivi nelle
vicinanze di Parigi. Non frena le esecuzioni la notizia che arriva dall'Italia relativa a un processo
presieduto a Ravenna dall'arcivescovo Rinaldo da Coccorezzo, che ha assolto i cavalieri e condannato
l'uso della tortura. Il papa il 16 ottobre 1311 apre il Concilio di Vienne, al quale  presente dal 20
marzo 1312 Filippo il Bello; questi incombe su Clemente v come un incubo, assicurandogli
l'interruzione del procedimento contro Bonifacio viii se pronuncer lo scioglimento dell'ordine dei
Templari. E il 3 aprile il papa decreta lo scioglimento con la bolla Vox in excelso, motivandolo con il
fatto che l'ordine non adempie pi ai compiti legati alle crociate, per i quali era stato creato, e che
alcuni cavalieri sono colpevoli di eresia. Il papa autorizza i Templari a entrare in un altro ordine
cavalleresco e decreta il trasferimento dei loro beni agli ordini ospedalieri della Terra Santa.
Ma Filippo il Bello ha gi messo le mani su quei beni in Francia, e oltretutto restano in carcere
il Gran Maestro Jacques de Molay e il precettore di Normandia Geoffroy de Charny, perch il re si
rifiuta di consegnarli al papa. Sotto tortura vengono loro estorte confessioni di colpevolezza e il 18
marzo 1314 i due sono condotti davanti ad un sinodo cardinalizio per essere giudicati. I prigionieri
contestano le accuse e i cardinali decidono di sospendere il giudizio, rinviando ogni decisione al giorno
dopo. Il re, approfittando della sospensione del sinodo, ordina di trasferire gli imputati sull'isola della
Senna, di fronte a Notre Dame; e qui sono arsi vivi. Il papa tace.
Con lo scioglimento dei Templari, tutti i beni del Tempio vengono assegnati agli ordini
ospedalieri, tranne quelli spagnoli e francesi. I beni spagnoli vanno in parte al re Dionigi del Portogallo,
che ha costituito con bolla pontificia l'ordine della Milizia di Nostro Signor Ges Cristo, come ideale
proseguimento dei Templari; gli altri finiscono ad Alfonso ix di Castiglia, che dovrebbe trasferirli agli
ordini ospedalieri, ma ne trattiene la maggior parte per s. Filippo il Bello completa l'appropriazione
dei beni francesi e pensa di utilizzare la torre del Tempio di Parigi come proprio castello residenziale,
ma la torre e il palazzo vengono assegnati ai Cavalieri di San Giovanni e successivamente diventano
prigione di Stato. Il 14 luglio 1789 il popolo parigino andr all'assalto dell'edificio e liberer i
prigionieri, mentre tra il 1792 e il 1793 vi finiranno imprigionati i membri della famiglia reale, finch
l'ex carcere non sar abbattuto da Napoleone Bonaparte nel 1808. Il palazzo diventer allora sede dei
Benedettini della Perpetua Adorazione del Santo Sacramento, ma Napoleone iii nel 1853 lo far
abbattere durante le opere di rinnovamento edilizio del centro di Parigi. Il simbolo di questo
rinnovamento peraltro  rappresentato dalla Colonna di Luglio, una sorta di alternativa architettonica
alla torre carceraria; inaugurata nel 1840, fu eretta per commemorare le "tre gloriose giornate" del
luglio 1830, che videro la caduta di Carlo x di Francia e l'inizio della "monarchia di luglio" di Luigi
Filippo.
La crociata contro i feudatari dello Stato Pontificio(1353-1363)
Da quando il papa Clemente v (1305-14) si  insediato ad Avignone nel 1305, lo Stato
Pontificio in Italia si  smembrato in vari territori autonomi, dalla Romagna alla Tuscia laziale, alla
stessa Roma, divenuta un libero Comune, ed  governato da feudatari che non hanno alcuna intenzione
di restituire al sovrano pontefice il suo ex Stato. S'impone dunque una riconquista del territorio con
un'azione militare che il papa Innocenzo vi (1352-1362) definisce una vera e propria crociata, perch
proclamata in nome di Cristo e di san Pietro. Se ne fa carico il cardinale Gil Alvarez Carillo
d'Albornoz, nominato il 30 giugno 1353 legato e vicario generale del ricostituendo Stato Pontificio, ed
 con lui Cola di Rienzo, ex tribuno di Roma, prigioniero ad Avignone perch scomunicato nel 1347 (v.
Cola di Rienzo (1347) in Le scomuniche e gli interdetti papali nel Medioevo). A Montefiascone, unica
localit dello Stato Pontificio che riconosca l'autorit del papa, Gil e Cola ricevono un'ambasciata dei
Romani, che sollecitano il loro arrivo a Roma. E proprio qui, a dicembre, scoppia un'insurrezione, in
seguito alla quale i Romani offrono la Signoria all'Albornoz con la qualifica di senatore a vita e la
facolt di insediare un vicario, che sar Guido de Patriciis.
L'Albornoz concentra la sua azione contro Giovanni di Vico, ribelle del Viterbese. Questi si
arrende il 9 giugno 1354, e tra i due viene stipulato un trattato di pace in base al quale l'ex ribelle 
nominato prefetto di Corneto per dodici anni, finendo coinvolto nelle azioni militari del cardinale.  un
fatto che in breve Umbria, Sabina e Tuscia rientrano sotto la giurisdizione pontificia e Cola viene
nominato, per volere del papa, senatore al posto di de Patriciis, gestendo il territorio di Roma e i
dintorni anche militarmente, tanto che riconquista la ribelle Palestrina.
Intanto l'Albornoz compie la sua azione militare per recuperare la marca di Ancona e la
Romagna; si guadagna l'appoggio di Gentile da Mogliano di Fermo e Ridolfo da Varano di Camerino,
e conduce la guerra contro i Malatesta di Rimini. L'8 ottobre per Cola resta vittima a Roma di una
insurrezione popolare: ai colpevoli viene in seguito concessa un'amnistia e la citt viene posta sotto il
governo di due senatori, mentre come vicario  nominato l'abate Arduino di Cluny. Il 2 giugno 1355 i
Malatesta per si arrendono sottoscrivendo con l'Albornoz un trattato di pace, che li qualifica come
alleati del papa; li seguono i Montefeltro e i da Polenta, e cos si arrendono le citt di Senigallia,
Ancona, Ravenna e Cervia. La guerra prosegue con Giovanni e Raniero de' Manfredi, signori di
Faenza, nonch con Francesco ii Ordelaffi, signore di Forl. Le ostilit si concludono in parte il 10
novembre con la cessione di Faenza da parte dei Manfredi, mentre resta in armi l'Ordelaffi con sua
moglie Marzia degli Ubaldini.
Ma a primavera del 1357 il cardinale pu legiferare, considerando in linea di massima conclusa
la riunificazione territoriale dello Stato della Chiesa, che viene suddiviso in tre province, pur mancando
il territorio degli Ordelaffi: il Patrimonium, ovvero la Tuscia; la Terra Arnulphorum, il territorio tra
Spoleto e il fiume Nera; la contea della Sabina. Il 29 aprile Gil incontra tutti i vicari dei territori
pontifici in una sorta di concilio di tre giorni nel quale emana le Constitutiones Sanct Matris Ecclesi
- successivamente chiamate "Costituzioni egidiane" -, con le quali sono regolate tutte le questioni
relative allo Stato della Chiesa e che resteranno in vigore fino al 1816. Il territorio viene diviso in sei
province: la Campagna circostante le mura; la Marittima, estesa da Roma a Ostia Antica e dai Colli
Albani alla Valle del Liri e a Terracina; il Ducato di Spoleto; la Marca Anconitana; il Patrimonio di San
Pietro; la Romagna. Infatti si conclude anche l'ultima impresa militare contro gli Ordelaffi: il 21
giugno l'Albornoz conquista Cesena e il 25 luglio espugna Bertinoro. A settembre parte per Avignone,
lasciandosi alle spalle l'Ordelaffi, che  ancora signore di Forl e di alcune fortezze in Romagna, e
Giovanni Visconti che signoreggia a Bologna.
Il 23 ottobre il cardinale arriva ad Avignone, accolto come un trionfatore con il titolo di Pater
Ecclesiae, e la gente lo chiama "il cardinale di ferro". A giugno del 1358 il papa Innocenzo vi lo
rimanda in Italia e il cardinale conclude le operazioni militari contro l'Ordelaffi, prendendo al suo
servizio il conte Lando per 50.000 fiorini. L'Ordelaffi si arrende il 4 luglio; lo stesso giorno l'Albornoz
prende possesso di Forl, assegnando per all'Ordelaffi la nomina di vicario pontificio su Forlimpopoli
e Castrocaro. Alla totale riunificazione manca ancora Bologna, dove governa Giovanni Visconti da
Oleggio, che  in guerra con Bernab Visconti di Milano, aspirante alla Signoria della citt. Ma
Giovanni non ce la fa a contrastare Bernab e cos consegna la citt al cardinale, che cerca invano un
compromesso con il milanese.  guerra ancora con lui, e il nuovo papa Urbano v (1362-1370) nella
primavera del 1363 la definisce ancora una "crociata", con la partecipazione di tutte le forze militari dei
vicari. Il cardinale riporta una grande vittoria in aprile a Salaruolo, presso Modena, determinando il
crollo di Bernab Visconti, con il quale si arriva alla pace.
Le stragi della Lega di Cambrai e della Lega Santa di Giulio ii (1508-1512)
Ancora di "guerra santa" si parla quando papa Giulio ii (1503-1521) decide di ricompattare il
territorio della Chiesa, dopo il disfacimento causato dalle malefatte di Cesare Borgia. Il primo scontro 
con Perugia e Bologna, che vengono liberate dalle signorie dei Baglioni e dei Bentivoglio; quindi
Giulio ii si rivolge contro Venezia, che aveva occupato Faenza e Rimini, stipulando appositamente una
Lega a Cambrai nel 1508 con l'imperatore Massimiliano, il duca di Ferrara e i re di Francia e Spagna.
E Venezia, battuta ad Agnadello, riconsegna le citt al papa, ma seguita a combattere con gli altri
contendenti. Peraltro il papa, che insegue la riconquista degli altri territori, si propone anche di
raggiungere un'effettiva autonomia dello Stato della Chiesa, che ritiene possibile solo spezzando la
dominazione francese dall'Italia.
E Giulio ii crea la Lega Santa al grido di "Fuori i barbari!", alla quale aderiscono Venezia,
Spagna e Inghilterra, mentre Luigi xii gli si oppone alleandosi con Firenze, il marchese di Mantova e il
duca di Ferrara, ma soprattutto convocando un concilio a Pisa nel settembre 1511, con nove cardinali
dissidenti capeggiati dal Carvajal e dal Sanseverino. Il re di Francia mira a creare lo scisma e in
sostanza a deporre Giulio ii. Ed  allora che la guerra di riconquista, gi benedetta con la Lega Santa,
falsamente si riveste ancor pi del sacro e, come una crociata, mischia alle battaglie le motivazioni
dogmatiche di due concili. Giulio ii oltretutto, prima di passare alle armi, risponde con l'apertura di un
concilio ecumenico a Roma il 3 maggio 1512, dichiarando nullo quello di Pisa e scismatici i suoi
aderenti, i quali vengono tutti colpiti dalla scomunica e deposti.
I cardinali ribelli peraltro, vista la precaria posizione di Luigi xii, trasferiscono la
miniassemblea a Milano, dove decretano la sospensione del papa dalle sue funzioni, e quindi a Lione,
dove sciolgono infine il "conciliabolo", tanto che saranno reintegrati nella loro dignit religiosa dal
successivo papa Leone x (1513-1521). Intanto la Lega Santa  stata sconfitta a Ravenna l'11 aprile dal
generale Gaston de Foix. Ma la morte del grande militare francese e l'apertura del concilio ecumenico,
con l'appoggio dell'imperatore, determinano la sconfitta di Luigi xii. Oltretutto i collegati riescono a
respingere i francesi e a giugno a Mantova si dividono i frutti dell'insperata vittoria: la Chiesa si
riprende Modena, Reggio, Parma e Piacenza, e Giulio ii ottiene onori trionfali come, dicono i cittadini
romani, "mai Cesare ni altro capitano".
Le stragi di religione nelle terre scoperte e colonizzate (1492-1595)
Un sistema disumano attuato per l'evangelizzazione dei territori del Nuovo Mondo scoperti e
colonizzati  stato quello del genocidio (che ovviamente  cosa ben diversa dall'opera missionaria
attuata in tutti i continenti, a cominciare dalla Cina e dai territori limitrofi dell'Asia). Il genocidio 
stato messo in atto nelle Americhe e in Africa, parallelamente alla colonizzazione dei territori e alla
riduzione dei popoli in schiavit, in nome delle cosiddette "guerre sante", che in realt hanno assunto
un carattere diabolico. Tutto ha inizio con la partenza delle caravelle di Cristoforo Colombo dal porto
di Palos il 3 agosto 1492, ovvero dallo sbarco il 12 ottobre 1492 nell'isola Guanahani dell'arcipelago
delle Bahamas, che il navigatore genovese battezza con il nome di San Salvador.
Appena sbarcato, Colombo pianta una croce sulla spiaggia dell'isola, proclamando il possesso
delle terre in nome dei sovrani di Spagna che hanno finanziato il viaggio. Ma ecco che si fanno avanti
alcuni abitanti di Guanahani, incuriositi dalla presenza di quelle persone, ma comunque gentili verso di
loro, come lo stesso Colombo scriver in una relazione del 14 marzo 1493:
Mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, n a queste sono adatti, non per la deformit del
corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perch timidi e paurosi [...] Del resto, quando si vedono
sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che
posseggono: a chi lo richieggia nessuno nega ci che ha, ch anzi essi stessi ci invitano a chiedere.
L'opera di conversione  portata avanti dal 1493 da alcuni missionari che accompagnano
Colombo nel suo secondo viaggio con lo scopo di convertire i selvaggi abitanti. Ma di fronte a una
certa ritrosia alla conversione da parte degli indigeni, questi vengono imprigionati e viene letto loro un
proclama, in una lingua che ovviamente non conoscono, in base al quale essi devono giurare fedelt al
papa e al sovrano spagnolo.  il prologo di uno sterminio pianificato, ovvero la strage di una guerra
santa. E gli indigeni per sopravvivere hanno solo una possibilit: quella di accettare la religione
cristiana, altrimenti per loro non c' scampo. Peraltro prima d'infierire sui nativi, gli spagnoli chiedono
loro di abbracciare il paradiso evangelico - come avviene per un indio di nome Hatuey, che ha tentato
di salvare alcuni del suo popolo fuggendo dall'isola di Hispaniola a Cuba. Viene bruciato su un rogo e
mentre arrostisce, "un frate francescano lo esorta a lasciar entrare nel suo cuore Ges, cos la sua anima
voler in paradiso anzich scendere negli inferi. Hatuey risponde che se il paradiso  il luogo dove
vanno i cristiani, allora preferisce andare all'inferno".
 un fatto che, come ha scritto lo storico David Standard,
appena ventun anni dopo il primo sbarco di Colombo ai Caraibi, l'isola vastamente popolata
che l'esploratore aveva chiamato Hispaniola era divenuta una terra isolata; quasi otto milioni di persone
- che Colombo aveva scelto di chiamare Indiani - erano state uccise dalla violenza, dalle malattie e
dalla disperazione. [...] Nel giro di poche generazioni, in seguito all'incontro con gli europei, la
maggioranza dei nativi dell'emisfero occidentale era stata sterminata. Il ritmo e la portata del loro
annientamento vari nello spazio e nel tempo, da vastamente popolata come l'esploratore la trov, fino
a tempi recenti, tanto che gli storici hanno rivelato, regione dopo regione, un calo demografico
compreso tra il 90 e il 98 per cento, con tale regolarit che la media del 95 per cento  considerata un
valido criterio di approssimazione.
Inizia cos il fenomeno delle stragi da parte delle cristiane nazioni europee nelle terre delle
scoperte geografiche, ovvero quell'autentico genocidio dei nativi americani e africani motivato
dall'impegno alla conversione forzata al cristianesimo. Una conversione che  peraltro accompagnata
dallo sfruttamento capitalistico della ricchezza di quelle terre.  quanto si verifica anche in America
centro-meridionale nella citt di Tenochtitln, ricca di celestiali bellezze date dagli di al popolo degli
Aztechi, a Cuzco con i suoi templi sulle Ande e tra le comunit degli Inca e dei Maya. Lo sterminio
avviene in maniera scientifica sulla base di un proclama chiamato Requerimiento, che i conquistadores
leggono agli stessi indigeni - oltretutto in spagnolo, e quindi in termini per loro incomprensibili.
La figura centrale di questo documento paradossalmente ha come protagonista Ges Cristo,
presentato come "capo della stirpe umana": Ges ha dato il potere sugli uomini al suo apostolo Pietro e
questi ai suoi successori, i vescovi di Roma. Uno degli ultimi tra questi pontefici, Alessandro vi
(1492-1503), dopo la scoperta dell'America ad opera di Cristoforo Colombo ha donato il continente ai
sovrani spagnoli e portoghesi dichiarati, nel trattato di Tordesillas del 1494, "legittimi dominatori"
delle terre scoperte e ancora da scoprire. A questo scopo ha tracciato una linea di divisione
immaginaria che risulta di 450 leghe ad ovest delle isole di Capo Verde.
Il conquistador, inviato dai sovrani,  accompagnato da "individui di virt riconosciuta, col
timor di Dio", ovvero i missionari, "allo scopo di istruire voi nella fede cattolica e ispirare a voi il
desiderio dei buoni costumi". Il conquistador conclude cos la lettura del proclama:
Con ci garantisco e giuro che, con l'aiuto di Dio e con la nostra forza, penetreremo nella vostra
terra e condurremo guerra contro di voi... per sottomettervi al giogo e al potere della Santa Chiesa...
infliggendovi ogni danno possibile e di cui siamo capaci, come si conviene a vassalli ostinati e ribelli
che non riconoscono il loro Signore e non vogliono ubbidire, bens a lui contrapporsi.
E seppure la strage all'inizio  guidata da motivi religiosi, a questi si sovrappone ovviamente il
desiderio materiale di possedere il territorio e sfruttarne le ricchezze su un piano tutto materiale - nel
quale il messaggio cristiano, se mai fosse realmente esistente, finisce per vanificarsi.
Nel Messico centrale la popolazione diminuisce del 95 per cento: dai 25.000.000 abitanti del
1519 ai circa 1.300.000 del 1595. Nel Nicaragua occidentale muore il 99 per cento della popolazione.
Nei territori appartenenti oggi al Cile e al Per, dimore millenarie dell'impero degli Inca, prima
dell'arrivo dei conquistatori europei vivevano dai 9 ai 14 milioni di persone: alla fine del 1500 almeno
il 94 per cento della popolazione risulta uccisa dai soldati di Francisco Pizarro.
E di fronte a tutto questo il papa come si era espresso? A maggio del 1537 nel breve Pastorale
officium aveva ordinato che i nativi delle terre colonizzate non dovessero essere privati della loro
libert e propriet. Il 9 giugno 1537 Paolo iii (1534-1549) nella bolla Veritas ipsa aveva prescritto
l'opportunit di procedere con una evangelizzazione rispettosa che non prevedesse l'uso della forza,
ordinando di non ridurre in schiavit gli indios e i negri d'Africa. Questa bolla annullava peraltro
quanto prescritto nel 1452 dalla bolla Dum diversas di Niccol v (1447-1445), che concedeva la
riduzione in schiavit di tutti i musulmani. Ma era troppo tardi, e il fenomeno si sarebbe diffuso anche
in Africa, con il genocidio dei nativi e la riduzione allo stato di schiavit degli originari abitanti delle
terre colonizzate.
Oltretutto a proposito del massacro degli indios va ricordata ai giorni nostri la riflessione di
Benedetto xvi (2005-2013) all'udienza generale del 23 maggio 2007, all'indomani del viaggio in
Brasile (riflessione che peraltro non  neanche una richiesta di perdono):
Il ricordo di un passato glorioso non pu ignorare le ombre che accompagnarono l'opera di
evangelizzazione del continente latinoamericano: non  possibile infatti dimenticare le sofferenze e le
ingiustizie inflitte dai colonizzatori alle popolazioni indigene, spesso calpestate nei loro diritti umani
fondamentali. Ma la doverosa menzione di tali crimini ingiustificabili non deve impedire di prender
atto con gratitudine dell'opera meravigliosa compiuta dalla grazia divina tra quelle popolazioni nel
corso di questi secoli.
Le stragi di religione in Germania e Svizzera (1525 e 1531)
Con le scoperte geografiche e la relativa diffusione del cattolicesimo nelle terre colonizzate, in
Europa sorge il problema della nascita di numerose correnti religiose cristiane, originate da motivi non
solo mistici, ma anche politici. Esse fanno capo ai teologi Thomas Mntzer (1489-1525), Huldrych
Zwingli (1484-1531) e Martin Lutero (1483-1546). Quest'ultimo, essendo stato condannato dalla
Chiesa di Roma con scomunica papale, rientra nell'azione giudiziaria della Santa Inquisizione (v. Le
grandi scomuniche papali del Rinascimento).
In questo contesto si sviluppa il movimento degli Anabattisti, termine derivato dal verbo greco
anabaptizein, e che fa riferimento a quei cristiani che rigettano il battesimo dei bambini e lo
amministrano agli adulti non come sacramento, ma come "comandamento". I cosiddetti "Profeti di
Zwickau", cittadina della Sassonia, dal 1520 hanno come capo Thomas Mntzer, sacerdote dal 1513, e
autore di un Manifesto o Protesta riguardante la causa boema, pubblicato a Praga nel 1521. Con quel
manifesto e con le sue prediche Mntzer provoca tumulti popolari che allarmano i principi e lo stesso
Lutero, che lo accusa di fanatismo; questi scrive la Fedele esortazione a tutti i cristiani a guardarsi dai
tumulti e dalle rivolte, nella quale precisa che le riforme vanno fatte col consenso dei principi.
Quasi in risposta a Lutero Mntzer fonda una "Lega degli Eletti", animata da idee
millenaristiche e sociali, e finisce coinvolto in una "Guerra di contadini", condannata subito da Lutero
nello scritto Contro le bande dei contadini che assassinano e rubano. Lo scontro militare tra l'esercito
dei principi e i contadini si sviluppa tra il 7 e il 14 maggio 1525, con numerosi morti, e i contadini
finiscono per arrendersi di fronte alla concessione di un'amnistia da parte dei nobili, che per esigono
la consegna di Mntzer.  quanto avviene; per cui il fondatore degli Anabattisti viene decapitato il 27
maggio 1525. Ma gli Anabattisti non scompaiono; si registra peraltro una loro ramificazione grazie a
un ex sacerdote cattolico, Menno Simons, tanto che saranno chiamati Mennoniti; e da loro deriveranno
nel xx secolo gli Amish, che prendono il nome da un mennonita svizzero, Jacob Ammann.
Una sorte non migliore di quella di Mntzer capita a Huldrych Zwingli, italianizzato Ulrico
Zuinglio. Nato nel 1484 a Wildhaus, nel cantone svizzero di San Gallo,  divenuto sacerdote a
Costanza, seguendo come cappellano militare i mercenari svizzeri nella guerra della Lega di Cambrai.
Quindi esercita il suo ministero al centro di pellegrinaggi di Einsielden e comincia a elaborare una sua
concezione teologica, accompagnata da modifiche nella liturgia eucaristica. Divenuto pievano, a Zurigo
inizia una lotta contro le cerimonie religiose e si schiera a favore del matrimonio degli ecclesiastici.
Ammonito dal vescovo di Costanza, nel 1525 progetta una rappresentazione dell'Ultima Cena in
tedesco che prevede la soppressione dei canti e di tutte le musiche; inoltre fa rimuovere le immagini
che ritraggono la Madonna e i santi. Tutto ci d adito a varie dispute teologiche culminate il 19
maggio 1526 a Baden in un contrasto tra la fazione cattolica rappresentata da Johann Eck e quella
zwingliana guidata da Giovanni Ecolampadio; e Zwingli peraltro viene ammonito nuovamente dal
vescovo di Costanza.
Nel 1529, in un incontro di tre giorni a Marburgo, fallisce il tentativo di Zwingli di accordarsi
con Lutero nell'impostazione della dottrina eucaristica. Zwingli rimane isolato a Zurigo, deciso
comunque a portare avanti una politica militare, peraltro non accettata da Lutero. E sulla dottrina
eucaristica si arriva addirittura a una spaccatura tra i 13 cantoni svizzeri: cinque cantoni cattolici sono
protetti da Ferdinando d'Asburgo e gli altri otto, allineati con lo Zwingli, fanno capo a Zurigo e sono in
netta posizione antiasburgica. Un primo breve scontro militare tra le due fazioni non risolve la
situazione, e allora Zwingli progetta una vasta alleanza del suo gruppo con le grandi potenze in
opposizione ai cattolici e, indirettamente, al papa. Ma  pura illusione, perch le nazioni invitate a
partecipare nonch gli Zurighesi si ritirano dall'impresa.
Cos l'11 ottobre 1531 Zwingli si ritrova solo con 24 suoi fedeli discepoli a combattere a
Kappel una battaglia gi perduta in partenza contro i cattolici sotto il comando di Hans Jauch di Uri.
Muoiono in 23, mentre Zwingli rimane ferito. I cattolici, non paghi della vittoria, vagano per il campo
di battaglia e squartano i cadaveri di quei 23 e quando si imbattono in Zwingli gli impongono di
confessarsi e invocare i santi e la Madonna; il portabandiera della Riforma si oppone all'ordine e viene
ucciso. Il suo cadavere  squartato, in quanto traditore della confederazione elvetica, e viene quindi
bruciato come eretico. Gli scontri militari tra i cantoni svizzeri protestanti e cattolici proseguirono fino
al 1712, quando ad Aarau fu firmato un definitivo trattato di pace.
Le stragi di religione in Francia (1534-1598)
In Francia la dottrina di Martin Lutero ha ampia diffusione (v. Le grandi scomuniche papali del
Rinascimento), nonostante la scomunica papale alla quale ha fatto seguito la condanna emessa a Parigi
il 15 aprile 1521 dalla Sorbona (la famosa universit della capitale francese sorta nel 1253 come facolt
di Teologia) con un documento conosciuto come la Determinatio di Parigi. E nello stesso anno anche il
Parlamento parigino appoggia la condanna dell'universit, vietando la pubblicazione di opere religiose
senza il permesso delle autorit ecclesiastiche, come segnala lo storico Pawel Gajewski.
Molti francesi sono influenzati da queste nuove interpretazioni del cristianesimo e ne
vorrebbero il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa di Francia.  un fatto che il re Francesco i
(1494-1547) inizialmente si mostra favorevole alle riforme, interpretate come un rinnovamento del
cattolicesimo. Ma il 18 ottobre 1534 scoppia a Parigi lo scandalo dei placards, ovvero dei manifesti che
denunciano la messa cattolica come una eresia: sono affissi in diversi luoghi della capitale e persino
nell'anticamera della stanza da letto di Francesco i, nel castello di Amboise. La reazione delle
istituzioni ecclesiastiche e del re  violenta, con roghi e patiboli dei riformatori; e a gennaio del 1535 il
re e la corte invocano il perdono divino con una processione per le strade di Parigi, mentre nelle piazze
vengono accesi roghi e innalzati patiboli.
In questo contesto si inserisce nel 1536 la diffusione in Francia della Institutio christianae
religionis di Giovanni Calvino (1509-1564), un testo stampato a Basilea, in cui il Luteranesimo viene
rivisitato in base al concetto della doppia predestinazione. Secondo Calvino alcuni uomini sono eletti
alla salvezza e altri sono destinati alla dannazione, ma sono determinanti la grazia divina rispetto alle
opere umane e la Bibbia come fonte unica di morale e di fede. I sacramenti sono ridotti a due,
Battesimo ed Eucarestia, ma con un significato puramente simbolico, e vengono respinti il culto dei
santi, la preghiera dei defunti e la struttura gerarchica episcopale della Chiesa di Roma. Ma Calvino,
temendo l'arresto, si rifugia a Ginevra dal 1541, non facendo pi storia personalmente in Francia e
sfuggendo a una scomunica da parte del papa o, peggio ancora, a un processo dell'Inquisizione, avendo
solo problemi nel contesto della Svizzera. Da Ginevra il Calvinismo si diffonder in Francia, Olanda,
Ungheria, Polonia, Scozia (con la definizione di Presbiterianesimo), Inghilterra (dove si chiamer
Puritanesimo) e nelle colonie americane.
Il re di Navarra, Antonio di Borbone, e l'ammiraglio Franois de Coligny d'Adelot passano
dalla parte dei riformisti, cos che il re di Francia si trova in una situazione di grande incertezza, tanto
che nel 1544 vengono sospese le misure di repressione contro i riformatori; il fenomeno poi si diffonde
anche in Spagna e nei territori dell'impero.
Il problema della diffusione delle dottrine di Lutero, Zwingli e Calvino comunque diventa
europeo e i vari sovrani cercano di risolverlo giuridicamente, in parallelo con l'operato della Santa
Inquisizione, che procede per mezzo di scomuniche, incarcerazioni e condanne a morte. Su iniziativa
dei sovrani il 25 settembre 1555 si giunge alla Pace di Augusta, denominata "pace di Religione"
(sancita da una riunione nella citt germanica di Augusta, in Baviera), ratificata da una legge imperiale
di Ferdinando i d'Asburgo, che riconosce ai principi tedeschi e ai propri sudditi il diritto di aderire alla
confessione cattolica o alla confessione luterana, con esclusione di ogni altra religione, come il
Calvinismo. Ai sudditi viene fatto obbligo di seguire la religione del proprio sovrano, secondo il
principio del cuius regio, eius religio; in alternativa i sudditi dovranno emigrare in un altro principato
in cui la religione di Stato coincida con la propria. Sono legalizzate le secolarizzazioni anteriori al
1552, mentre i vescovadi e i beni cattolici secolarizzati dopo tale data dovranno essere restituiti.
Questa clausola non viene accettata dai principi luterani, e diventa una delle cause delle stragi di
religione in varie nazioni, oltre ad essere determinante per lo scoppio della Guerra dei Trent'anni
(1618-1648). Nel frattempo il papa Paolo iv (1555-1559) il 14 luglio 1555 ha gi risolto il problema
degli ebrei, rinchiudendoli nei due ghetti di Roma e Ancona (v. L'avversione per gli ebrei della Santa
Romana Chiesa). Ma anche nelle altre nazioni il problema trover una risoluzione solo con le guerre
intestine, non avendo pi un carattere internazionale.
La Pace di Augusta peraltro non risolve il problema in Francia, dove numerosi sono i calvinisti,
ovvero i seguaci della riforma di Giovanni Calvino, che vengono chiamati ugonotti dal vocabolo
tedesco Eidgenossen, ovvero "congiurati". Il nuovo re Enrico ii il 2 giugno 1559 con una lettera da
Ecouen minaccia di sanzioni tutti i propri sudditi passati al Calvinismo. Ma il 10 luglio il re resta
vittima di un incidente mortale durante una giostra e il figlio che gli subentra sul trono, Francesco ii, 
troppo giovane con i suoi sedici anni per controllare la situazione. E se a marzo del 1560 si salva da un
tentativo insurrezionale calvinista, la cosiddetta "congiura di Amboise", repressa nel sangue, a
dicembre muore per una infezione alle vie respiratorie.
La corte di Francia in ogni caso si trova stretta tra due posizioni - quella calvinista del re di
Navarra e quella cattolica dei Guisa - e per questo la regina Caterina de' Medici cerca di risolvere il
dissidio diplomaticamente con il cosiddetto "Colloquio di Poissy", che si svolge tra il 9 settembre e il
14 ottobre del 1561. I vescovi rispondono ai quesiti proposti dai teologi ugonotti (come vengono
chiamati in Francia i protestanti), ma i calvinisti scorgono nell'episodio un incoraggiamento a
proseguire la propria predicazione pubblica. E cos il 17 gennaio 1562 Caterina pubblica l'Editto di
Saint Germain en Laye, redatto dal cancelliere Michel de l'Hopital, che si pu considerare un esempio
di tolleranza religiosa, perch viene ammesso il culto di calvinisti e ugonotti, a condizione che costoro
restituiscano tutti i luoghi di culto di cui si sono appropriati. L'editto tuttavia  destinato ad avere breve
vita: domenica 1 marzo a Wassy una folla di circa 600 ugonotti riunita presso un fienile per le
celebrazioni festive disturba la messa che si sta celebrando nel frattempo in una vicina chiesa cattolica.
Incaricato di controllare la situazione  il duca Francesco i di Guisa, comandante delle truppe
governative, che interviene cercando con un discorso di convincere gli ugonotti ad allontanarsi per non
disturbare la cerimonia cattolica. Ne nasce una baruffa; seguono un lancio di pietre e quindi fucilate da
parte dei soldati del duca. Muoiono 23 ugonotti, e ne rimangono feriti un centinaio.
La strage determina la perdita dei vari incarichi militari assegnati alla famiglia dei duchi di
Guisa. Inoltre il duca Francesco i viene assassinato da un seguace dell'ammiraglio ugonotto Gaspard ii
di Coligny. Eppure il 12 marzo 1563 viene emanato un nuovo editto di tolleranza chiamato Pace di
Amboise e Giovanni Calvino da Ginevra sollecita gli ugonotti a evitare ulteriori provocazioni contro il
regime francese. Non serve a nulla: si verificano numerosi scontri militari culminanti il 10 novembre
1567 nella battaglia di Saint Denis tra le truppe calviniste del principe di Cond e quelle cattoliche di
Anne de Montmorency, connestabile di Parigi. Il Cond, occupata Saint Denis, arriva a minacciare
Parigi e ne blocca i rifornimenti, ma Anne de Montmorency lo attacca e lo respinge, morendo in
battaglia.
La situazione resta tesa tra le due parti, e raggiunge il suo apice nel 1572. Il 18 agosto la regina
Caterina de' Medici, vedova di Enrico ii e madre del re Carlo ix, d in moglie la figlia Margherita a
Enrico di Borbone, re di Navarra, ma futuro re di Francia con il nome di Enrico iv. E cos numerosi
ugonotti accorrono a Parigi per assistere al matrimonio, facendo gruppo intorno all'ammiraglio
Gaspard de Coligny, assai influente presso Carlo ix, che medita la guerra contro gli spagnoli delle
Fiandre. I cortigiani cattolici sono contrari al progetto e insieme a Caterina de' Medici decidono di
assassinare Coligny; l'attentato  attuato il 22 agosto, ma Coligny rimane soltanto ferito, e Carlo ix apre
un'inchiesta. Per stornare l'attenzione del re dalla vicenda e prevenire la vendetta degli ugonotti,
Caterina e i Guisa annunciano la scoperta di un complotto e propongono di arrestare e uccidere le
principali personalit ugonotte.
Cos la notte tra il 23 e il 24 agosto avviene l'uccisione di numerosi ugonotti in quella che verr
chiamata "la strage di San Bartolomeo", dall'apostolo ricordato ancora oggi nel calendario gregoriano.
Ed  proprio una strage, perch il massacro iniziato quella notte prosegue il giorno successivo e conter
3000 vittime. Di fronte a tutto questo Enrico di Borbone abiura la sua fede calvinista, sperando di
placare cos quel clima di terrore. Ma non serve a nulla: nel mese di settembre si verificano massacri di
calvinisti in tutte le grandi citt francesi, fino ad arrivare a contare 30.000 morti.
In definitiva sono le motivazioni politiche a innescare quella strage, in cui invece papa Gregorio
xiii (1572-1585), quando ne viene a conoscenza, ravvisa un significato tutto religioso, e invia persino
una benedizione speciale per gli autori materiali: la solenne celebrazione di un Te Deum nella basilica
romana di San Marco e una funzione di ringraziamento nella chiesa di San Luigi dei Francesi alla sua
presenza. E naturalmente si congratula con Enrico di Borbone per la sua conversione. Il papa festeggia
con luminarie e tridui quello che egli giudica lo scampato pericolo dei reali di Francia e fa coniare una
medaglia commemorativa dell'avvenimento, dando inoltre incarico al Vasari di affrescare nella Sala
Regia del Vaticano, insieme alla Battaglia di Lepanto, anche la Notte di San Bartolomeo.
Le stragi di religione nella Guerra dei Trent'anni(1618-1648)
Nel 1618 scoppia la Guerra dei Trent'anni. Il papa Paolo v (1605-1621) fino alla sua morte, che
avverr il 28 gennaio 1621, sostiene con sussidi consistenti tanto l'imperatore Ferdinando ii
(1619-1637) quanto la Lega Cattolica guidata da Massimiliano di Baviera (1573-1651), cos che nei
primi due anni e mezzo del conflitto spender 625.000 fiorini. Gi questo  un comportamento non
propriamente apostolico, che macchia di ignominia la Chiesa cattolica, la quale nel corso di questa
guerra dimostra peraltro in vari episodi di agire non proprio all'insegna della carit cristiana.
Un episodio eclatante  costituito dal massacro dei protestanti in Valtellina. La Valtellina  quel
territorio comprendente i paesi di Tirano, Teglio e Sondrio (ai primi del Seicento abitato perlopi da
cattolici, ma sotto il controllo del cantone svizzero protestante dei Grigioni), di strategica importanza
per gli spagnoli come via di comunicazione tra i possedimenti italiani e la Germania. Con il diffondersi
della Controriforma, la basilica della Madonna di Tirano inizia a essere vista tra i riformisti come
l'ultimo baluardo del cattolicesimo, tanto che dal 1587 l'arciprete di Sondrio Nicol Rusca contrasta
con forza il dilagare nella valle della fede protestante (anche infrangendo la legge, cos che la
convivenza tra protestanti e cattolici diventa difficile e si verificano episodi di violenza). Nel 1569 il
pastore della chiesa riformata di Morbegno, in provincia di Sondrio, l'ex frate minorita Francesco
Cellario,  rapito da alcuni frati domenicani e portato a Roma, dove viene impiccato e bruciato a Ponte
Sant'Angelo.
L'episodio si ripercuote sul pastore protestante Scipione Calandrini, che  vittima di un tentato
omicidio. Le autorit grigionesi, ritenendo il Rusca responsabile del tentato omicidio, il 24 luglio 1618
lo arrestano per processarlo. Ma l'arcipetre muore in seguito alle torture subite il 4 settembre, senza
aver confessato nulla. In quel processo  stato condannato il genero dell'arciprete, Giacomo Robustelli,
anch'egli pieno di odio contro i protestanti, che per  riuscito a scappare. Rientrato dopo due anni con
un gruppo di fanatici cattolici, organizza per vendetta un massacro di protestanti, che si svolge in tre
fasi. La notte tra il 18 ed il 19 luglio 1620 vengono uccisi quasi tutti i protestanti di Tirano; di seguito,
nella chiesa evangelica di Teglio sono assassinate 72 persone, mentre 17 tra uomini, donne e bambini,
rifugiatisi sul campanile, finiscono arsi vivi per il fuoco acceso dai fanatici cattolici. E infine la notte
tra il 19 e il 20 luglio a Sondrio vengono uccise circa 200 persone, e solo un gruppo di 70 protestanti
riesce a rifugiarsi in Engadina.  questo il massacro che Cesare Cant definir "Sacro Macello" nella
sua Storia della diocesi di Como del 1856.
Un altro episodio sigificativo si registra l'8 novembre 1620, quando la Lega Cattolica consegue
in Germania la cosiddetta "Vittoria della Montagna Bianca" sui protestanti: tra le macerie del castello
di Pilsen viene trovata un'immagine della Vergine, che  portata a Roma come preda di guerra, finendo
venerata come pala d'altare nella chiesa in fase di costruzione di Santa Maria della Vittoria, cos detta
in ricordo della battaglia. E il papa celebra una messa di ringraziameno in quella chiesa.
L'opera di esaltazione della vittoria prosegue con il nuovo papa Gregorio xv (1621-1623) in
varie cerimonie religiose, come quella tenutasi l'8 maggio del 1622: una grande processione notturna
da Santa Maria Maggiore a Santa Maria della Vittoria, con l'esposizione della tavoletta
dell'Adorazione dei pastori ritenuta miracolosa. Infine il 22 giugno 1622 il papa fonda la
Congregazione De Propaganda Fide con la bolla Inscrutabili nella quale viene promossa una migliore
organizzazione dell'opera missionaria; e questa costituisce un'opera pacifica ancora viva ai nostri
giorni.
Ma la guerra  sempre dietro l'angolo. Cos Urbano viii (1623-1644) il 24 febbario 1624 firma
un trattato con la Francia e la Spagna per la protezione dei cattolici della Valtellina e un secondo
trattato per concedere il passaggio delle truppe spagnole dall'Italia verso la Germania. Pochi giorni
dopo la Francia, sostenuta dai Grigioni protestanti, ingiunge a Urbano viii di cedere le fortezze della
Valtellina, con la minaccia di distruggerle, ma il papa resiste. Si rischia una nuova strage come quella
di quattro anni prima, ma fortunatamente viene firmata una tregua.
In ogni caso le forze militari pontificie continuano a essere impegnate nella guerra,
specialmente via mare, e il 18 aprile i Veneziani sconfiggono a Comacchio l'esercito pontificio con
circa 600 morti. Oltretutto lo Stato Pontificio si trova in crisi finanziaria, nonostante i diversi giubilei
organizzati per raccogliere offerte finalizzate alla guerra. Allora il papa emette un editto che impone ai
cittadini di consegnare a Castel Sant'Angelo la propria argenteria per poter coniare monete; i cittadini
riceveranno in pagamento attestati di un Monte del Sale appositamente costituito dai proventi della
gabella su tale prodotto. Ma in pratica i Romani non avranno mai il denaro; e questo nonostante il 25
agosto venga emesso un nuovo editto per la consegna dell'argenteria. In questa occasione sono in pochi
a consegnarla, e allora Urbano viii impone una tassa sulla macina del grano, con la quale istituisce il
cosiddetto Monte della Farina.
Tutto questo accade un po' a margine della guerra, che comunque si conclude il 24 ottobre 1648
con la firma della Pace di Westfalia; e le condizioni per lo Stato Pontificio sono sfavorevoli, con la
secolarizzazione dei beni degli arcivescovadi di Magdeburgo e Brema. In sostanza la guerra ha portato
solo una ulteriore spaccatura tra le Chiese europee, e Roma ha sempre meno voce in capitolo nel
controllo della fede cristiana. Peraltro ogni Stato  orientato a risolvere per conto proprio il problema
degli ebrei, che nel caso dello Stato Pontificio ha gi portato alla loro ghettizzazione nel 1555 (v.
L'avversione per gli ebrei).
La strage degli ebrei e dei serbi ortodossi (1941-1944)
Quando nel 1941 Hitler invade la Jugoslavia, i croati fascisti, gli Ustascia, guidati da Ante
Pavelic, dichiarano l'indipendenza, portando avanti una politica di terrore con il sistematico sterminio
di serbi ortodossi, zingari, ebrei e comunisti. Gli Ustascia vogliono creare una Croazia cattolica,
mettendo in pratica quanto Pio xii (1939-1958) ha pubblicamente dichiarato loro nel 1939 durante il
pellegrinaggio a Roma guidato dall'arcivescovo Alojzije Stepinac, definendo gli Ustascia
"l'avanguardia del cristianesimo" e Pavelic un santo cattolico. Nulla di pi falso.
Gli stermini messi in atto da Pavelic e dal suo vice, Andria Artukovic, soprannominato
"l'Himmler dei Balcani", cominciano nell'aprile del 1941 con l'intervento diretto di missionari
francescani adeguatamente armati, e certamente non ispirati da un puro sentimento evangelico;
arriveranno ad essere sterminate 800.000 persone e 100.000 solo nei campi di Jasenivac. 299 chiese
serbo-ortodosse della "Croazia indipendente" vengono saccheggiate e molte trasformate in magazzini e
stalle; 244.000 serbi ortodossi sono costretti a convertirsi al cattolicesimo e circa 750.000 vengono
assassinati. Ma prima di essere fucilati, da vivi gli vengono strappati gli occhi e tagliati naso e orecchie.
Il generale Ante Gotovina provvede alla deportazione di 200.000 serbi. L'arcivescovo di Zagabria,
Alojzije Stepinac, sebbene sia un sostenitore della politica di Pavelic, finisce per riferire gli eventi
macabri al Vaticano, precisando che gli sono stati comunicati dal ministro della Giustizia croato, ma
dalla Santa Sede non arriva risposta, ovvero neanche una parola di condanna.
Dopo i massacri Pavelic torna a Roma e si incontra con Mussolini e quindi ancora con Pio xii,
che non fa alcun cenno ai massacri. E va ricordato che invece in una lettera del marzo 1942 il cardinale
francese Eugne Tisserant in un incontro con Nikolaj Rusinovic, rappresentante del governo di Pavelic
presso la Santa Sede, condanna i Francescani che hanno partecipato "agli attacchi contro la
popolazione ortodossa", dichiarando che "hanno agito in maniera abominevole". Ma Pio xii non
commenta.
Nel grande disordine seguito alla seconda guerra mondiale, i criminali Ante Pavelic e Andrija
Artukovic possono sfuggire alla giustizia internazionale riparando in Austria e da qui, con l'aiuto
dell'intelligence britannica e della nunziatura apostolica del Vaticano, passano in Italia, trovando
temporaneo rifugio in un convento romano, grazie alla protezione della Santa Sede nella persona del
vicesegretario di Stato, Giovan Battista Montini, futuro papa Paolo vi (1963-1978). Successivamente
questi Ustascia volano in America Latina, dove potranno vivere agiatamente grazie all'immenso tesoro
raccolto depredando le vittime del loro regime sanguinario, e quindi si sposteranno in Spagna, dove
Pavelic morir nel 1959 e Artukovic nel 1988. Ante Gotovina invece ha provveduto a nascondersi con
il collega Mladen Markac in un monastero francescano in Croazia, ambedue indirettamente protetti
dalla Santa Sede, per andare successivamente a vivere nelle isole Canarie sotto falsa identit.
Dopo tutta questa vergognosa operazione solo il 22 giugno 2003 il papa Giovanni Paolo ii
(1978-2005), durante un viaggio apostolico a Banja Luka, in Bosnia, riconosce la corresponsabilit dei
cattolici nei delitti degli Ustascia croati nella seconda guerra mondiale e negli orrori della guerra di
Bosnia. E pensare che proprio papa Woytila nel 1998 aveva beatificato Stepinac! A dicembre del 2005
riaffiorano calunnie su operazioni di spionaggio operate dalla Santa Sede, in relazione agli Ustascia e
allo sterminio in Croazia. E nel 2005 si celebra un processo, durante il quale l'agente del
controspionaggio americano, William Gowen, testimonia il ruolo svolto dal cardinale Montini.
Alla ricerca di Gotovina si mette la procuratrice del tribunale internazionale dell'Aja, Carla Del
Ponte, che nel luglio 2005 incontra in Vaticano l'arcivescovo Giovanni Lajolo, segretario per i
Rapporti con gli Stati, una sorta di ministro degli Esteri della Santa Sede, per chiedere aiuto nella
ricerca del latitante. La risposta  che il Vaticano non possiede un'intelligence e comunque non ha
alcun obbligo di aiutare un organismo internazionale nella caccia ai criminali di guerra. Finch l'8
dicembre 2005 Ante Gotovina viene arrestato ugualmente nella localit turistica di Playa de Las
Americas a Tenerife, finendo finalmente in prigione insieme al suo sergente Mladen Markac.
Condannati in prima istanza, nel 2012 per sono stati assolti dalla Corte dell'Aja.
L'azione giudiziaria della Santa Sede
Le prime misure inquisitoriali
Parallelamente al braccio armato impegnato nelle cosiddette crociate, che nascono e prolificano
dalla fine dell'xi fino al xx secolo, la Santa Romana Chiesa, sotto le varie denominazioni di Sacra
Romana e Universale Inquisizione, Sant'Uffizio e Congregazione della Dottrina della Fede, negli oltre
otto secoli della sua esistenza ha messo a frutto una ben definita azione giudiziaria. Questa ha portato a
pene e supplizi di varia natura attraverso tribunali e processi, prigioni e condanne a morte, scomuniche
e abiure di laici ed ecclesiastici, nonch ghettizzazione e battesimi forzati di ebrei. A tale scopo hanno
provveduto inquisitori che, in veste di giudici di speciali tribunali, hanno istruito processi con torture e
condanne eseguite da specifici maestri di giustizia, che si possono definire veri e propri boia.
Le misure inquisitoriali e i relativi procedimenti giudiziari finalizzati a torture, prigionia e
condanne a morte sono gestiti dai vescovi, nominati dai papi, o da giudici con delega perlopi
insindacabile. Questo perch gi gli imperatori romani, da Costantino in poi, avevano delegato ai
vescovi e ai cardinali poteri di giustizia civile e penale, facendo assumere loro le vesti di pubblici
giudici. Infatti, oltre ad avere competenze di giustizia capitale sul clero nelle cause di apostasia, scisma
ed eresia, diventano magistrati di giustizia civile e penale, mantenendo tale incarico nello Stato
Pontificio fino al 20 settembre 1870, ovvero fino all'esistenza di un proprio territorio nel Lazio.
Le prime misure inquisitoriali concepite dalla Chiesa di Roma risalgono al Concilio
Lateranense iii del marzo 1179 convocato dal papa Alessandro iii (1159-1181), al quale partecipano
300 vescovi e un migliaio di ecclesiastici e rappresentanti della nobilt romana. L'assemblea si tiene in
tre sessioni, il 5, il 7 e il 19 marzo, e vengono emanati 27 canoni, che costituiscono in qualche modo un
anticipo del Codice della Santa Inquisizione.
Cos il canone 19 pone la pena della scomunica per coloro che sottopongono a imposizione
fiscale chiese e prelati senza il consenso del clero; il canone 20 vieta i tornei e i giochi; il canone 24
vieta la fornitura di armi ai Saraceni sotto pena di scomunica; il canone 27 fa rientrare nel progetto
l'istituzione delle crociate, svolte in Terra Santa dal 1096, esortando a una crociata contro gli Albigesi e
i Catari, con una prescrizione ben precisa verso questi ultimi.
Ora in Guascogna, ad Albi, nella regione di Tolosa e in altri luoghi la maledetta perversit degli
eretici, chiamati da alcuni Catari, da altri Patarini, Pubblicani e in altri modi ancora, ha talmente preso
piede, che ormai non professano in segreto, come alcuni, la loro malvagia dottrina, ma proclamano
pubblicamente il loro errore e si conquistano dei seguaci tra i semplici e i deboli; ordiniamo che essi, i
loro difensori e i loro protettori siano colpiti da anatema; proibiamo a chiunque di accoglierli nella
propria casa o nelle proprie terre, di aiutarli e di esercitare con essi il commercio. Se poi morissero con
questo peccato, nessuno potr richiamarsi a privilegi concessi da noi o invocare qualche indulto per
offrire la Santa Messa in loro suffragio o ammetterli alla sepoltura cristiana.
Singolare  poi il canone 25 relativo a giudei e Saraceni:
Non  permesso n ai giudei, n ai saraceni di tenere in casa propria dei servi cristiani per
accudire ai bambini, per servire o per altri motivi. Quelli che osassero abitare con loro siano
scomunicati. Riteniamo valida la testimonianza dei cristiani contro i giudei in tutte le cause, dal
momento che essi usano i loro testimoni contro i cristiani e dichiariamo passibile di anatema quelli che
nella fattispecie preferissero i giudei ai cristiani, mentre ad essi conviene sottostare ai cristiani, la cui
protezione verso di loro nasce solo da senso di umanit. Se per divina ispirazione un giudeo si
convertisse alla fede cristiana, non si confischino in nessun modo i suoi beni, poich conviene
assicurare ai convertiti una condizione migliore di quella in cui si trovavano prima di ricevere la fede.
Se questo non fosse osservato, comandiamo ai principi e alle autorit locali, sotto pena di scomunica, di
provvedere che sia loro restituito il patrimonio familiare e i loro beni personali.
Perch questo progetto possa essere effettivamente attuato manca sostanzialmente l'appoggio
dell'imperatore, che renda certe misure inquisitoriali leggi vere e proprie. Ma nel settembre del 1184
Federico i Barbarossa torna per la sesta volta in Italia incontrando a Verona papa Lucio iii (1181-1185).
Due mesi dopo, il 4 novembre, nel vivo di un concilio nella basilica di San Zeno il papa, alla presenza
del Barbarossa, emana la costituzione Ad abolendam diversarum haeresum pravitatem, perfezionata
successivamente dai papi Innocenzo iii (1198-1216), Onorio iii (1216-1227) e Gregorio ix
(1227-1241), per reprimere i diversi e attivi movimenti spirituali e pauperistici. La costituzione afferma
il principio che si possa formulare un'accusa di eresia contro qualcuno e iniziare un processo a suo
carico, anche in assenza di testimoni attendibili. In particolare il decreto afferma:
Ciascun arcivescovo o vescovo, da solo o attraverso un arcidiacono o altre persone oneste e
idonee, una o due volte l'anno, ispezioni le parrocchie nelle quali si sospetta che abitino eretici; e l
obblighi tre o pi persone di buona fama, o, se sia necessario, tutta la comunit a che, dietro
giuramento, indichino al vescovo o all'arcidiacono se conoscano l degli eretici, o qualcuno che celebri
riunioni segrete o si isoli dalla vita, dai costumi o dal modo comune dei fedeli.
Sulla base di queste indicazioni il vescovo dovr far giurare alle autorit civili l'impegno di
denunciare gli eretici, imponendo loro di ritrattare e, in caso di persistenza nell'eresia, adottare le
punizioni adeguate, che andranno dalla dichiarazione di infamia al sequestro dei beni e all'esilio.
In sostanza gi allora sono definiti i mezzi adeguati a realizzare una politica religiosa di
repressione, che inizialmente non prevede la condanna a morte. Nel 1184 per si stabilisce la pena del
fuoco per gli eretici che non ritrattino e per i relapsi, ovvero i recidivi, finch nel 1199 si conferma la
confisca dei beni. Tutte queste norme vengono ribadite nel 1215 dal Concilio Lateranense iv che d
vita all'istituzione di "procedure d'ufficio". Si pu, cio, instaurare un processo sulla base di semplici
sospetti o delazioni. Non solo: chiunque venga a conoscenza di una possibile eresia deve
immediatamente denunciare il fatto al pi vicino tribunale dell'Inquisizione, altrimenti verr
considerato corresponsabile.
I procedimenti giudiziari all'insegna della Santa Inquisizione fin dal xii secolo si svolgono nelle
citt in cui  accertata la presenza di un eretico, ovvero in una delle sedi periferiche dell'Inquisizione,
che in Italia nel Settecento sono 47, dislocate nei vari Stati, con sedi eccellenti a Torino, Milano,
Genova, Mantova, Modena, Parma, Firenze, Ancona, Napoli, oltre alla sede in gran parte autonoma di
Venezia e quella principale di Roma. L'inquisitore si trasferisce sul luogo per istruirvi il processo, se 
all'interno dello Stato Pontificio, mentre negli altri Stati  gi presente un tribunale con l'inquisitore,
che provveder di conseguenza a sovrintendere al processo nella sua sede. L'inquisitore  affiancato da
un vicario, un notaio e un segretario, con un seguito di probi viri, ovvero ufficiali subalterni, e di
guardiani della prigione.
Nel 1231 papa Gregorio ix, con la bolla Excommunicamus, affida il compito dell'Inquisizione a
giudici nominati e inviati da lui stesso che hanno, tra l'altro, il potere di deporre il vescovo qualora
riscontrino inefficienze nel suo operato. Il ruolo di giudice inquisitore viene quindi sottratto ai vescovi
e affidato, in un primo momento, a monaci cistercensi e successivamente a frati domenicani e
francescani. Riveste, ad ogni modo, un ruolo primario l'intervento imperiale, soprattutto con Federico
ii: l'eresia infatti  considerata reato di lesa maest, in quanto l'impero si fonda sulla religione cattolica.
La predominante scelta a favore dell'ordine dei Domenicani, fondato nel 1206 dallo spagnolo
Domenico di Guzmn,  dovuta sia alla loro preparazione teologica, sia al fatto che l'ordine ha avuto
fin dall'inizio una dimensione europea. I frati domenicani, inoltre, a differenza dei vecchi ordini
monastici, agiscono soprattutto nelle citt, dove si aggirano i predicatori eretici. Cos i Domenicani in
qualche modo diventano il simbolo vivente della Santa Inquisizione e nell'iconografia medievale sono
rappresentati come cani dal mantello bianco e nero che corrono con una torcia in bocca per infiammare
il mondo, secondo una visione della beata Giovanna Aza, madre di san Domenico di Guzmn. E la
stessa etimologia della parola "Domenicani", che deriva dal vocabolo latino Dominicus e quindi da
Dominus, "Signore", fa di questi frati predicatori "i cani a guardia del Signore", ovvero fedeli come i
cani ai loro padroni. Il significato di questo simbolismo  peraltro spiegato dal beato Umberto de
Romanis, quarto successore di san Domenico, nel De vita regulari:
Nella visione del cane veniva prefigurata la nascita di un esimio predicatore, che avrebbe
portato la fiaccola di un ardente discorso, col quale infiammare con forza la carit, in molti cuori
raffreddata, e con i latrati di una assidua predicazione avrebbe scacciato i lupi dal gregge ed eccitato
alla vigilanza delle virt le anime che dormivano nei peccati.
Questa allegorica interpretazione dei Domenicani d una concreta indicazione delle qualit
spirituali che hanno spinto i papi ad assegnare a loro la gestione di certi tribunali dell'Inquisizione: la
loro anima bellicosa  stata chiara fin da subito.
Con la bolla Ad extirpanda viene autorizzato infatti l'uso della tortura nei processi ai sospettati
di eresia. La bolla  emessa il 15 maggio 1252 dal papa Innocenzo iv (1243-1254) e la sua validit 
confermata sia da papa Alessandro iv (1254-1261) il 30 novembre 1259 sia da papa Clemente iv
(1265-1268) il 3 novembre 1265. La tortura viene utilizzata come strumento per ottenere la confessione
del reo, in particolare nei processi dell'Inquisizione, e per fronteggiare l'insorgere dei numerosi
movimenti eretici del xiii secolo. L'atto prende infatti il nome da uno dei suoi passaggi iniziali, che
indica la finalit della prescrizione: "Ad extirpanda de medio Populi Christiani haereticae pravitatis
zizania... ", ovvero: "Per estirpare la maligna diffusione della pravit eretica in seno al popolo
Cristiano...".
La bolla concede all'inquisitore la possibilit (praeterea Potestas) di avvalersi di un servizio
personale di uomini e con la sua promulgazione gli concede libera competenza e territorialit, nonch
la scelta degli strumenti a disposizione, fra i quali appunto la tortura, per estorcere la confessione
eretica. Come recita il canone 26:
Teneatur praeterea Potestas, seu Rector omnes haereticos, quos captos habuerit, cogere citra
membri diminutionem, et mortis periculum, tamquam vere latrones, et homicidas animarum, et fures
sacramentorum Dei, et Fidei Christianae, errores suos expresse fateri, et accusare alios haereticos,
quos sciunt, et bona eorum, et credentes, et receptatores, et defensores eorum, sicut coguntur fures, et
latrones rerum temporalium, accusare suos complices, et fateri maleficia, quae fecerunt.
Il podest o rettore deve costringere, senza giungere a mutilazioni o ad esporre a pericolo di
morte, tutti gli eretici catturati, come veri ladri e assassini delle anime, e usurpatori dei sacramenti di
Dio e della fede cristiana, a confessare esplicitamente i loro errori e a denunciare gli altri eretici a loro
noti e i loro beni, i loro creditori, ricettatori, difensori, allo stesso modo con cui costringono i ladri e gli
usurpatori di beni temporali a denunciare i loro complici e confessare le malefatte compiute.
La decisione papale segue di pochi mesi l'assassinio dell'inquisitore generale di Milano, Pietro
da Verona, ad opera dei Catari nel bosco di Farga, a Seveso, il 6 aprile del 1265, nel sabato successivo
alla Pasqua, prima della domenica in Albis.
Giovanni xxii (1316-1364) estende i poteri della Santa Inquisizione nella lotta contro chiunque
in vario modo si opponga alla Chiesa di Roma. Si tratta di streghe, stregoni, fattucchiere, indovini,
barattieri, simoniaci, tutti perlopi accomunati in quella che viene chiamata "caccia alle streghe" (v.),
oltre a cristiani non cattolici, cattolici ribelli, atei, musulmani (questi ultimi gi presi di mira, ancor
prima dell'istituzione dell'Inquisizione, nelle stragi delle crociate, insieme agli ebrei). Gli ebrei peraltro
sono destinati anche a ghettizzazioni e battesimi forzati, oltre a restare vittime delle guerre di
evangelizzazione nell'Europa orientale, delle guerre civili in Francia e nei territori dell'impero. Gli
eretici saranno processati dal tribunale della Santa Inquisizione a Roma, istituito nel 1542, con deleghe
in Spagna fino al 1834, in Sicilia fino al 1782 e Portogallo fino al 1821. Ma queste filiali perderanno
gradatamente importanza nel definitivo affermarsi della centralizzazione dell'Inquisizione a Roma, con
il parallelo cambiamento della sua qualifica in Sacra Congregazione dal 1908 e dal 1965 (v. Le
condanne della Sacra Congregazione del Santo Uffizio e Le condanne della Sacra Congregazione per
la Dottrina della Fede).
La centralizzazione dell'Inquisizione a Roma
La centralizzazione delle attivit inquisitoriali di Santa Romana Chiesa e il parallelo graduale
annullamento dei tribunali in Spagna, Portogallo, Francia e Sicilia, si attua con l'istituzione della Sacra
Romana e Universale Inquisizione del Santo Uffizio, fondata da Paolo iii (1534-1549) il 21 luglio 1542
a Roma con la bolla Licet ab initio finalizzata a un'autentica caccia agli eretici, nella quale
confluiscono tutte le istanze gi in atto nella "caccia alle streghe".
Al Sant'Uffizio d un'impronta di estrema severit il cardinale Gian Pietro Carafa, in veste di
inquisitore generale, agendo all'insegna della pi bieca crudelt, ovvero facendo ricorso al "rigoroso
esame", termine subdolo che nasconde in realt l'uso della tortura; e questo assetto  mantenuto anche
con i successivi papi Giulio iii (1550-1555) e Marcello ii (1555). In particolare viene messa in atto
un'azione repressiva contro gli alti prelati dei tribunali sparsi in Italia, accusati di aderire alle idee della
Riforma e di avere un comportamento conciliante nei confronti dei riformatori; in realt lo scopo 
annullare automaticamente la loro giurisdizione inquisitoriale. Insieme agli alti prelati vengono
processati i sacerdoti predicatori, accusati di diffondere concetti non in linea con l'ortodossia cattolica
pontificia. Questa operazione si attua tra il 1542 e il 1559 ed  oggetto di grande impegno per
l'Inquisizione, dal momento che nello stesso periodo finiscono per essere trascurate alcune condanne
capitali di eretici. Le condanne comunque si susseguono tra il 1546 e il 1563, anche se nessuna relativa
a personaggi famosi (v. Le condanne della Sacra Romana e Universale Inquisizione del Santo Uffizio).
Gian Pietro Carafa, appena eletto papa con il nome di Paolo iv (1555-1559), fa costruire un
palazzo a Ripetta come sede della congregazione; l'edificio sorge di fianco alla chiesa di San Marco
con tribunale e carcere, i cui lavori costano 12.000 scudi. E da l papa Carafa mette in atto la
persecuzione nei confronti degli alti prelati e degli ebrei. Per questi ultimi stabilisce la reclusione nel
ghetto con la bolla Cum nimis absurdum del 14 luglio 1555 (v. L'avversione per gli ebrei nelle
Appendici). E punta il dito accusatore sui libri, individuati come mezzi di diffusione delle eresie,
facendo pubblicare il primo Indice dei libri proibiti (v. La condanna delle opere di scrittori e scienziati
nelle Appendici), detto "Indice Paolino", che mette al bando qualsiasi scrittura che non si confaccia al
cattolicesimo, all'insegna di una repressione crudele. La sua rigidit origina un grande odio popolare,
tanto che alla sua morte, nel 1559, i cittadini romani, perlopi plebei, scatenano il loro furore sul
palazzo dell'Inquisizione che viene dato alle fiamme, come racconta l'ambasciatore veneziano
Giovanni Mocenigo:
Viddi il popolo correre in furia verso la casa di Ripetta deputata per le cose dell'Inquisizione,
metter a sacco tutta la robba ch'era dentro, s di vittuale come d'altra robba, che la maggior parte del
Reverendissimo Cardinale Alessandrino sommo inquisitore, trattar male con bastonate e ferite tutti i
ministri dell'inquisitione, levar le scritture gettandole a refuso per la strada e finalmente poner foco in
quella casa.
Inoltre la statua di marmo di Paolo iv in Campidoglio viene demolita, trascinata per le strade e
buttata nel Tevere: peraltro il suo cadavere viene sepolto di nascosto dai cardinali nei sotterranei del
Vaticano per sottrarlo alle ire del popolo, finch in tempi pi tranquilli non gli sar data sepoltura in
Santa Maria sopra Minerva.
Ma il palazzo della Sacra Romana e Universale Inquisizione del Santo Uffizio risorge con Pio v
(1566-1572), al secolo Michele Ghislieri, grande inquisitore a Roma dal 1557 alla sua elezione al
soglio pontificio. L'edificio esiste ancora oggi e fa parte della Citt del Vaticano con relativo diritto di
extraterritorialit. Deriva dal palazzo Pucci, costruito dopo il 1514 tra la chiesa del Cimitero Teutonico
e la caserma dei Cavalleggeri, sull'area rimasta vuota dopo l'abbattimento di un gruppo di vecchie case
vendute dal principe Costantino di Macedonia. Dopo la morte dei tre cardinali della famiglia (Lorenzo,
Antonio e Roberto) che vi avevano abitato, i Pucci di Firenze, eredi per due terzi dei beni del Borgo,
vendono il palazzo alla Santa Sede per 6000 scudi.
Pio v getta la prima pietra della ricostruzione il 2 settembre 1566 e tre anni dopo i lavori sono
conclusi, con tanto di uffici, archivi e prigioni. Papa Ghislieri pu far incidere con orgoglio sul grande
portone in ferro l'iscrizione programmatica di quell'edificio, e cio affinch "haereticae pravitatis
sectatores cautius coecerentur a fondamentis in augmentum catholicae religionis", ovvero: "per
custodirvi con maggior sicurezza i seguaci dell'eretica pravit, come testimonianza perenne della
religione cattolica".
Il porticato e il cortile sono mantenuti, ma il portone viene rinforzato da lamine di ferro e difeso
ai lati da feritoie per archibugi, che danno un'impronta severa al palazzo. Al di sopra del portone corre
una fila di finestre e sugli angoli due sovraccorpi a mo' di torrette quadrangolari. Su questo lato hanno
le loro abitazioni i funzionari del tribunale, mentre le celle, esposte verso la basilica di San Pietro,
mostrano aperture irregolari chiuse da robuste inferriate. Il palazzo si  rinnovato con i rifacimenti del
1925, per mantiene qualcosa della fortezza nel robusto portone con il grande arco sovrastante, senza
contare le prigioni, che oggi non ospitano pi gli inquisiti. Le prigioni erano state ricavate nella chiesa
di San Pietro in Borgo, opportunamente sconsacrata nel 1611, ma a Roma esistevano anche altre
carceri utilizzate in caso di sovrabbondanza di condannati (v. Le prigioni di Roma).
Gli ambienti carcerari del palazzo erano costituiti da 60 celle, divise in tre piani ed esposte
verso la basilica di San Pietro, con aperture irregolari a base di inferriate. Ogni cella era molto piccola,
capace di ospitare solo una persona, con pareti di terra mista a calce, dove erano aperte delle nicchie
per dormire, che avevano l'aspetto dei loculi degli antichi colombari. La chiesa di San Pietro in Borgo
nel 1924  stata riconsacrata, come indica sul portale la scritta relativa a Pio xi (1922-1939), e
successivamente  diventata la cappella del retrostante edificio "Dono di Maria", una casa di
accoglienza, inaugurata nel 1988, e gestita dalle suore della Carit di Madre Teresa di Calcutta. La casa
offre ogni giorno cibo a centinaia di poveri, riparo e cure mediche a diverse decine di donne: oggi ne
ospita 25, e offre i pasti quotidiani a circa 60 uomini. E questo in qualche modo ha dato al palazzo del
Sant'Uffizio un'immagine apostolica, nascondendo in parte la sua cruenta finalit.
I membri supremi della Sacra Romana e Universale Inquisizione del Santo Uffizio sono dodici
cardinali con funzione di inquisitori, dipendenti direttamente dal papa, il quale nomina un inquisitore
generale, successivamente chiamato prefetto, per presiederlo quotidianamente. Ed  questo inquisitore
generale l'autentico "padrone" del tribunale: stabilisce il regolamento dei processi, nomina gli
inquisitori, pronuncia le sentenze di grazia, mentre quelle di condanna sono confermate dal papa, che
pu accettare appelli di grazia. Alle dipendenze dell'inquisitore generale operano diversi funzionari: un
procuratore fiscale, un notaio, segretari scrittori e una decina di impiegati tra medici, cappellani,
economi. Tutte persone scelte con grande cura e con l'obbligo di tenersi reciprocamente sotto
osservazione, pronti a denunciare eventuali inadempienze o scorrettezze (v. La Sacra Congregazione
per la Dottrina della Fede nel 2013 nelle Appendici).
Le finanze di base per la gestione del tribunale provengono dalla confisca dei beni degli
imputati, oltre alle penitenze pecuniarie inflitte ai condannati, di cui il tribunale pu disporre
liberamente. Parallelamente a questo traffico finanziario esiste poi, fino al 1630, la possibilit per i
funzionari di dedicarsi a un'altra attivit lucrativa: in veste di ispettori, hanno la facolt di emettere un
certificato di "garanzia cristiana" che viene rilasciato a persone indagate e risultate immuni da eresie e
pertanto qualificate come cattoliche autentiche. Gli ispettori esigono a compenso regalie, mance, gioie,
prodotti agricoli.
Una sorta di succursale del palazzo  il convento dei Domenicani, annesso alla basilica di Santa
Maria sopra Minerva, destinato ai procedimenti giudiziari (v. I procedimenti giudiziari
dell'Inquisizione a Roma) con la relativa abiura.
I procedimenti giudiziari dell'Inquisizione a Roma
La procedura del tribunale dell'Inquisizione e la sua giurisprudenza nello Stato Pontificio 
regolata fin dalle origini dalle numerose bolle pontificie emesse in funzione di Decretali, applicate
anche in Francia, Spagna, Portogallo e Sicilia. Ogni volta queste bolle sono state adattate dai vescovi
alle circostanze territoriali, e sono talmente numerose da costituire intere raccolte, come quella redatta
intorno al 1230 dal domenicano Raimondo di Penafort su disposizione del papa Gregorio ix. Inoltre
sono stati elaborati dei veri e propri manuali: uno dei primi  opera dei quattro inquisitori domenicani
Guglielmo Raymond, Pietro Durand, Bernardo de Caux e Giovanni de Saint-Pierre, redatto tra il 1244 e
il 1254. Ma il manuale pi famoso  la Practica inquisitionis hereticae pravitatis del domenicano
Bernardus Guidonis, vissuto tra il 1261 e il 1332, concepito appositamente ad uso degli inquisitori.
Questa opera resta la base dei trattati successivi, che inseriscono nel testo aggiornamenti, definendo con
sempre maggiore precisione i vari procedimenti giudiziari. E vanno segnalati Nicola Eymerich,
Zanchino Ugolini, Giacomo de Simancas, Giovanni de Rojas, Umberto Locati, Eliseo Masini, Prospero
Farinacci e Cesare Carena, che hanno il merito di aver storicizzato le fasi dei processi.
I procedimenti giudiziari non si svolgono nel palazzo del Sant'Uffizio vicino alla basilica di San
Pietro (v.), ma nel palazzo della Minerva, ex convento dei Domenicani, di fianco alla basilica di Santa
Maria sopra Minerva.  la zona dell'antica Roma dove sorgevano i templi di Iside e Serapide e di
Minerva Calcidica, e dalla quale provengono molti obelischi di Roma, come quello che sorge nella
piazza e denominato "dell'Elefantino". Fu sistemato da Gian Lorenzo Bernini, prendendo a modello un
elefantino portato in omaggio a Roma dalla regina Cristina di Svezia. Lo caratterizza il fatto che volge
le spalle al palazzo della Minerva con la coda irriverente, posizione accresciuta dalla proboscide. La
beffa non pass inosservata se Quinto Settano, pseudonimo di monsignor Ludovico Sergardi, scrisse il
celebre epigramma:
Vertit terga Elephas,
versaque proboscide clamat:
Kiriaci fratres hic ego vos habeo
che in italiano significa:
L'elefante volge le terga e grida
con la proboscide rivolta all'indietro:
"Frati domenicani, qui mi state".
Il palazzo  stato costruito per i Domenicani tra il 1280 e il 1330 e riedificato nel 1559 da
Guidetto Guidetti, con la Sala Capitolare e il Refettorio, nonch la Sacrestia della basilica, il Chiostro
della Cisterna e il Chiostro di Santa Caterina. Il complesso peraltro  stato anche sede di due conclavi,
nel 1431 e nel 1447, che hanno portato all'elezione dei papi Eugenio iv (1431-1447) e Niccol v
(1444-1455), e nel 1577 ha ospitato il Collegium Divi Thomae, l'odierna Pontificia Universit di San
Tommaso, come luogo destinato all'istruzione dei giovani domenicani poveri, provenienti dalle
province d'Italia.
Ma il 14 settembre 1628, con decreto pontificio, l'edificio diventa la seconda sede del
Sant'Uffizio; per questo scopo viene ampliato e rinnovato nel 1656 su progetto di Paolo Marucelli. In
pratica  il luogo delle riunioni settimanali del Sant'Uffizio fino alla lettura delle sentenze, mentre il
gioved il papa nella sala del Concistoro in Vaticano ratifica la sentenza. Proprio in questo ambiente
subisce il processo Galileo Galilei (v.) dal 12 aprile al 22 giugno 1633 e qui lo scienziato pronuncia la
sua abiura. Il fatto di aver poi chiamato l'aula "Sala Galileiana" non rappresenta certo un riscatto per lo
scienziato; oltretutto la sala  decorata con affreschi di Francesco Allegrini esaltanti la grandezza della
Chiesa di Roma, come quello che rievoca la Vittoria dei cattolici contro gli Albigesi nella battaglia di
Muret del 1213.
In ogni caso a questo palazzo va fatto riferimento ancora oggi per ricreare l'ambiente dei
procedimenti giudiziari del Sant'Uffizio. L'accusato, definito "paziente", viene condotto dinanzi al
tribunale, che porta a sua conoscenza gli addebiti attribuiti dei quali deve rispondere, senza essere
assistito da un avvocato.  previsto anche un interrogatorio su punti analitici, alla presenza di un notaio
e di due esperti religiosi.
Fondamentale a questo punto del processo  la confessione dell'accusato, perch senza la sua
dichiarazione di colpevolezza non si pu attuare una condanna al carcere o a morte. E se questa
confessione non si verifica si ricorre a metodi costrittivi, il primo dei quali  la carcerazione preventiva,
resa dura con l'incatenamento, il digiuno e la veglia forzata. La detenzione pu durare anche a lungo,
ma se non  sufficiente ad indurre l'imputato a confessare si ricorre a uno dei metodi di tortura (v.).
Questi sono determinanti per convincere l'imputato, che finisce per dichiararsi colpevole, confermando
la confessione, a tormento finito, davanti ai giudici. E oltretutto la confessione  registrata nel verbale
del processo come "spontanea".
A questo punto viene pronunciata la sentenza durante una seduta solenne chiamata sermo
generalis, che si svolge nella confinante basilica di Santa Maria sopra Minerva, alla quale fa seguito
l'atto di abiura imposto al condannato davanti ai cittadini romani, che accorrono in massa a vedere la
cerimonia. Il condannato, che spesso  condotto nella chiesa in processione con tanto di flagellazione,
deve portare sull'abito anche i signa super vestem, ovvero segni d'infamia, che sono mitrie e croci
gialle per gli eretici e ostie per i sacrileghi. Viene messo in ginocchio su una grande tavola di legno
davanti al complesso degli ecclesiastici che lo hanno giudicato, seduti su comodi sedili; di fronte a
questi sono i nobili della citt e, dietro di loro, i cittadini borghesi e popolani. A questo scopo si
montano dei palchi per il clero e la nobilt, mentre il popolo assiste in piedi; ma la chiesa  cos gremita
di spettatori che molta gente resta fuori e si accontenta di ascoltare.
La cerimonia  considerata un autentico spettacolo, da non perdere, anche perch gli spettatori,
come di fronte a una esecuzione di condannati per delitto contro la religione, hanno il vantaggio
dell'indulgenza. Nel 1666 per l'abiura di alcuni seguaci dell'alchimista Francesco Borri,  cos forte la
ressa che i cardinali corrono il rischio di venir travolti dalla folla, e i pi vigorosi devono adoperare i
pugni contro gli indiscreti, come il cardinale Francesco Barberini nei confronti di un gentiluomo di
camera del suo collega Borromeo. E questi incontri di pugilato diventano una norma, perch si
verificano numerose altre volte, e fino all'Ottocento, visto che in un Avviso di Roma dell'8 gennaio
1861 si legge:
Fu fatta domenica passata nella chiesa della Minerva l'abiura di quattro persone. Fu grande il
concorso della gente che accorse a vedere questa funzione, che quei cardinali che v'intervennero
professano di non essersi mai trovati a confusione et a stretta maggiore di quella, poich furono tutti
calcati e strapazzati dalla folla. Ad essi convenne deporre la gravit cardinalizia e dare dei pugni a
quelli che dal flusso continuo gli erano portati innanzi.
Va ricordato che nel 1687, per l'abiura del prete spagnolo Miguel de Molinos, le nobildonne
romane provvedono a far elevare dei palchetti speciali nei quali, come  loro abitudine in tutte le
manifestazioni mondane, cercano a gara di superarsi nel fasto per mettere in mostra la loro bellezza. La
duchessa Cesarini Sforza e la marchesa Lante Montefeltro della Rovere arrivano a tale eccesso con le
ampie scollature e i preziosi gioielli indossati, che il cardinale Csar d'Estres (1628-1715), direttore
della cerimonia come titolare della basilica,  costretto a far demolire le costruzioni fittizie.
Dopo il 1870 il complesso edilizio, espropriato dal governo italiano,  diventato sede del
ministero del Tesoro e Finanze e successivamente della Pubblica Istruzione e quindi delle Poste, fino a
ospitare uffici della Camera dei deputati, con la biblioteca, cui si accede da via del Seminario 76. C'
inoltre la Biblioteca Casanatense, con ingresso in via di Sant'Ignazio 52, qualificata come istituto
periferico del ministero per i Beni e le attivit culturali. Il palazzo  stato aperto al pubblico solo dal
2007, anche se  possibile visitarlo con speciale permesso e in un giorno preciso dell'anno, stabilito di
comune accordo tra la Camera dei deputati, il Senato della Repubblica, la Biblioteca Casanatense e il
convento domenicano della Minerva. Ai Domenicani  rimasto solo uno dei tre grandi chiostri interni al
convento.
I metodi di tortura dell'Inquisizione a Roma
L'istituzione della tortura nei processi risale alla bolla Ad extirpanda, pubblicata nel 1252 da
Innocenzo iv (1243-1254) e applicata non solo a Roma, ma anche in Spagna, Francia, Portogallo e
Sicilia. I numerosi metodi di tortura applicati con diversi strumenti si svolgono nelle carceri che sono
all'interno del palazzo dell'Inquisizione - a volte nelle prigioni di Castel Sant'Angelo, destinate
perlopi ai prigionieri politici ed ecclesiastici, e in quelle di via Monserrato della Corte Savella. Il fine
di tutte queste torture  di costringere la persona a riconoscersi colpevole di eresia, condizione
essenziale perch possa essere espressa una condanna nei suoi confronti. Infatti grazie alla tortura si
ottiene, sia pure forzatamente, la confessione del "paziente", che dichiara la sua condizione di eretico,
ovvero di persona che si  allontanata dalla fede nella Chiesa di Roma. A questo punto  possibile
emettere la sentenza, se peraltro il "paziente"  rimasto in vita.
La tortura ha una procedura di cinque gradi, come indicato nelle norme rilasciate ai torturatori:
"1) Il paziente  minacciato di tortura; 2) Il paziente  condotto nelle camere di tortura; 3) Il paziente 
denudato e preparato per la tortura; 4) Il paziente  sottoposto alla tortura propriamente detta". In ogni
caso il metodo di tortura  lasciato perlopi all'inventiva degli addetti alla loro esecuzione. Lo
strumento pi in voga  il cavalletto, utilizzato anche in strada per punizioni esemplari. Di questo ci ha
lasciato una precisa descrizione lo scrittore viaggiatore Antoine Jean Baptiste Thomas nel suo Un an 
Rome et dans ses environs, pubblicato a Parigi nel 1823, frutto del suo soggiorno a Roma dal novembre
1816 al dicembre 1818:
 una specie d'inginocchiatoio, dove sono praticate delle aperture che si stringono con delle
viti; in queste aperture si inseriscono le estremit delle braccia e delle gambe della vittima, che in tale
posizione obbligata, rivolge il dorso e i reni al carnefice. Costui, armato di un nerbo di bue, frusta il
colpevole con il numero di colpi prescritti; se lo manca prende il suo posto. Peraltro il supplizio del
cavalletto  applicato a quelli che posseggono coltelli, giocano a carte d'azzardo, si battono col
pugnale...; spesso si trasporta il cavalletto nel luogo dove  stato commesso il reato.
Caratteristica tortura - applicata anche questa in pubblico -  quella del tratto di corda, che
passa per una carrucola fissata al soffitto della camera di tortura: il paziente ha i polsi legati dietro la
schiena e attaccati alle estremit della corda e i carnefici tirano l'altro capo che innalza le braccia del
paziente, continuando la trazione fino a sollevarlo lentamente in modo che tutto il peso del corpo 
sostenuto dalle braccia tese.
Il poeta Giuseppe Gioachino Belli ricorda la corda, la tortura pi utilizzata anche per infrazioni
di carattere civile, nel sonetto del 1831 intitolato La Corda ar Corzo:
Cqui, e cquant' ggranne Roma l'aricorda,
propio in ner mezzo a sta ritiratella,
c'era piantato un trave e una ggirella
dove prima sce daveno la corda.
Sto ggiucarello era una lima sorda,
o ffussi a ttratti oppuro a ccampanella,
che cchi ss' intesa in petto la rotella
de le spalle, pe ddio nun ze ne scorda.
Sia benedetto sempre er cavalletto!
Armanco mo tte n'eschi con onore,
e nun ce fai li cardinali in petto.
Ch ffor de quer tantino de bbrusciore,
un galantomo senza stacce a lletto
p ann pp' er fatto suo com'un ziggnore.
La tortura pi antica  quella del fuoco, del quale abbiamo una descrizione in un manuale
pubblicato a Palermo nel 1783 da Zenobio Russo:
Condotto il paziente nel luogo solito dei tormenti alla presenza del Giudice... sar quivi portato
mezzo ignudo, cio dal cinto in su. Si trover ivi apparecchiata una tavola lunga, quanto potesse
sostenere supino tutto il corpo del detto paziente, la quale sar posta alzata da terra sopra base che
solidamente la sostenga, ed in altezza tale quanto, coricatovi supino il paziente ed ivi legato con li piedi
che sporgano fuori ignudi, questi vengano a corrispondere per diametro, e di rimpetto a un vaso ripieno
di carboni accesi, e questi saranno posti di rimpetto ai piedi piuttosto pi bassi che alti. In distanza
proporzionata, cio al pi di tre palmi, si frapponer fra i piedi e le bragie ardenti una tavola, la quale
preserver i piedi del paziente dallo soverchiante scaldarsi, o scottarsi; all'ordine troverassi dal
Carnefice prevenuto un pezzo di lardo porcino salso in forma di tavola, capace a poter abbracciare le
piante d'ambedue li piedi, e quando dovr principiarsi, si sar detto lardo attaccato ad uno spiedo o
altro strumento, pricipiante a bruciare, ed essendo fervente, si lever la tavoletta intramezzata tra il
fuoco e i piedi, ed immediatamente con quel lardo ardente striscier le piante de' piedi del paziente con
sollecitudine, una volta ad andare in gi ed altra ad andare in su, e subito s'interponer la tavoluccia gi
detta fra il fuoco e li piedi, e ci si replicher al pi per sette volte ad arbitrio del Giudice, mai per
meno di cinque volte.
Molto usata era la sedia inquisitoria, una sedia provvista di punte e aculei alla quale il
condannato era legato mediante strette fasciature. Il fondo poteva essere arroventato per produrre gravi
ustioni. Meno usati erano altri metodi di tortura di origine medievale con strumenti pi complicati e
datati, che mettevano ancor pi a rischio la vita dei processati. La cremagliera consisteva nel
distendere la vittima con caviglie e polsi legati su una tavola, sulla quale venivano fatti passare dei rulli
che provocavano la slogatura delle articolazioni. Le turcas costituivano un metodo per lacerare e
strappare le unghie e, dopo lo strappo, venivano inseriti degli aghi nelle estremit delle falangi. La
Vergine di Norimberga era stata inventata in Germania e prendeva il nome dal suo aspetto esterno che
la faceva apparire come una ragazza bavarese, ma anche dal prototipo costruito nei sotterranei del
tribunale di quella citt. Era una sorta di contenitore di metallo con porte pieghevoli, nel quale veniva
rinchiuso il condannato per essere trafitto da affilatissimi aculei; e questi erano disposti in maniera tale
che, pur penetrando in varie parti del corpo, non trafiggevano organi vitali.
Una tortura di origine medievale e applicata perlopi alle donne era il topo, consistente
nell'inserimento appunto di un topo nella vagina della donna o nell'ano dell'uomo con la testa rivolta
verso gli organi interni della vittima; e spesso l'apertura veniva cucita, finendo per essere scucita solo
dopo la confessione. Abbastanza simile era l'impalamento, attuato con un palo aguzzo inserito nel retto
della persona, passante lungo il corpo per fuoriuscire dalla gola. Molto usata era la tortura dell'acqua:
l'accusato doveva ingurgitare una quantit spropositata d'acqua, finch il suo ventre non raggiungeva
dimensioni abnormi; quindi veniva messo a testa in gi perch la massa d'acqua pesasse sul diaframma
e sui polmoni. Il supplizio del trono consisteva in una specie di seggiola-gogna, sarcasticamente
definita "trono", sul quale l'imputato veniva posto in posizione capovolta, con i piedi bloccati in ceppi
di legni; il "trono", non lasciando segni permanenti sul corpo della vittima, si prestava particolarmente
ad un uso prolungato. Nel triangolo l'accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremit
era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro, in modo che la punta potesse entrare nel retto o nella
vagina. Con la strappata l'accusato era legato a una fune e issato su una sorta di carrucola, e lasciato di
colpo in modo da provocare slogature alle articolazioni. Nello squassamento l'accusato veniva sempre
issato su una carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili e
provocavano come minimo delle slogature.
Va tenuto presente che la tortura non  stata pi applicata dalla Santa Sede, in linea di massima,
dal 20 settembre 1870, anche se  stata cancellata dal Codice insieme all'ergastolo solo nel 2013 (v. Le
condanne a morte inflitte dall'Inquisizione a Roma).
Le prigioni di Roma
Il Sant'Uffizio, in alternativa agli ambienti carcerari del proprio palazzo (v. La centralizzazione
dell'Inquisizione a Roma) e in caso di sovrannumero di prigionieri, aveva la possibilit di utilizzare
altri quattro edifici. Nel Castel Sant'Angelo, dal 1870 propriet dello Stato italiano, funzionavano gli
ambienti carcerari costruiti da Pio iv (1555-1559) sul retro del bastione di San Marco, oggi sede di
laboratori, dette Prigioni di San Marco o Sammalo. Erano prigioni particolarmente malfamate, nelle
quali il condannato veniva calato dall'alto e a malapena aveva spazio per sistemarvisi mezzo piegato,
non potendo stare n in piedi n sdraiato. Nel piano inferiore della costruzione semicircolare del
cosiddetto Cortile del Pozzo, eretta da Alessandro vi (1492-1503), nel 1494 c'erano le Celle riservate a
personaggi di riguardo, anche queste mantenute oggi a scopo museale. Da una porticina arcuata si
accede a un grande ambiente, detto parlatoio, dal quale si passa a un corridoio semicircolare sul quale,
attraverso delle porte bassissime, si aprono tre celle illuminate dalla fioca luce che penetra tra strette
inferriate sul cortile.
Seguono altre due carceri anch'esse illuminate da piccole aperture. L'ultima di queste fu
occupata per pi di un anno da Benvenuto Cellini, il quale racconta, nella sua Vita, di aver disegnato
durante la prigionia un Dio Padre e un Cristo Risorto di cui si possono riconoscere ancora le tracce
sulla parete. Segue un piccolissimo vano dove, a destra, si pu vedere la latrina esterna da cui si
sarebbe calato lo scultore fiorentino per la fuga. A sinistra, invece, si scende nei due vasti ambienti
delle oliare, dove in 83 giare di terracotta, oggi inglobate nel cemento, veniva conservato l'olio,
utilizzato per l'illuminazione e in cucina. Di fronte alle prigioni, verso la torre centrale, si apre la Sala
di Giustizia, il tribunale dove venivano lette le sentenze di morte ai prigionieri. Qui Clemente viii
mand al patibolo la parricida Beatrice Cenci nel 1559, nonostante la giovanissima et e le attenuanti, e
ordin il supplizio di Giordano Bruno nel 1600. Castel Sant'Angelo nell'Ottocento fu utilizzato
esclusivamente come carcere politico e dopo il 1870 venne mantenuto come caserma e
successivamente destinato a museo. Molto piccole le Prigioni di Santa Maria sopra Minerva, annesse al
monastero, usate principalmente durante le fasi finali di un processo.
Esistevano poi le Prigioni di Tor di Nona, sulla riva sinistra del Tevere, in un'area
originariamente adibita a porto fluviale. La denominazione della prigione derivava dalla Torre di Nona,
di propriet della famiglia Orsini dal 1395, compresa nell'edificio che ospitava il carcere. Acquisita
dalla Reverenda Camera Apostolica Romana, nel 1408 fu adibita a prigione; vi si accedeva attraverso
un ingresso orientato verso Ponte Sant'Angelo. Il complesso era costituito dal piano terra, a livello del
Tevere, e da due piani sovrastanti. Nonostante fosse stato edificato un argine fortificato, i frequenti
allagamenti causati dalle inondazioni del Tevere causavano molte vittime tra i reclusi alloggiati nelle
segrete inferiori. Poche le finestre a cancello, e tutte con scarsa illuminazione. Le Segrete erano locali
bui e umidi che accoglievano i nuovi arrivati e coloro che erano in attesa di essere interrogati dal
giudice; comunque vi erano custoditi esclusivamente coloro che erano accusati di reati criminali gravi.
Le Larghe, al primo piano, ospitavano i rei in attesa della sentenza, i debitori e i condannati per reati
lievi; i locali erano ampi e luminosi, ma i posti migliori erano assegnati dal custode ai reclusi che
potevano permettersi di averli a pagamento. Nella zona sottostante le Larghe, scarsamente illuminata
ed arieggiata, erano ammassati i detenuti poveri; inoltre gli ecclesiastici e le donne erano collocati in
ambienti separati. Esisteva anche la Stanza delle torture. Queste prigioni rimasero in funzione fino
all'apertura delle Carceri Nuove di via Giulia nel 1655; successivamente l'edificio fu utilizzato per la
costruzione di un teatro, ma nella Roma italiana il complesso edilizio venne abbattuto nel 1889 per la
sistemazione della zona. Lo ricorda sul lungotevere denominato Tor di Nona una stele marmorea
disegnata da Cesare Bazzani, che per non fa il minimo accenno alle prigioni.
La Prigione di Corte Savella era in via Monserrato 43 ed era gestita dalla famiglia Savelli, dalla
quale aveva preso il nome, sia per l'assetto giudiziario che per quello amministrativo. La suddivisione
delle carceri dei Savelli era impostata nelle due sezioni delle Larghe e delle Segrete, presenti a Tor di
Nona, ma le condizioni carcerarie erano peggiori. A cominciare dalla promiscuit tra giovani e adulti e
dal libero accesso dei carcerati nel reparto delle donne, nonch dalla corrotta gestione della famiglia
Savelli. Il problema fu radicalmente risolto da Innocenzo x (1644-1655) che, preoccupato anche
dall'eccesso di potere giurisdizionale dei Savelli, avoc allo Stato Pontificio il possesso della propriet
edilizia dei Savelli e nel 1652 fece sopprimere il tribunale di Corte Savella, demolendo la corte insieme
a diversi edifici circostanti. Infine il palazzo che ospitava la prigione fu venduto al vicino Collegio
inglese della chiesa San Tommaso di Canterbury, che ancora oggi lo possiede. I prigionieri di Corte
Savella furono trasferiti nelle Carceri Nuove.
L'edificio delle Carceri Nuove in via Giulia fu costruito, tra il 1652 e il 1655, per volere di
Innocenzo x, su progetto del mastro Antonio del Grande. La costruzione fu considerata, per quei tempi,
un modello unico su un piano unitario, come si rileva dall'iscrizione sul portale: "Iusititiae et
clementiae securiori ac mitiori reorum custodiae novum carcerem Innocentius x Pont. Max. posuit
anno Domini mdclv" ("Innocenzo x pontefice massimo eresse nell'anno del Signore 1655 il nuovo
carcere, per la giustizia, per la clemenza e per una pi sicura e umana custodia dei colpevoli"). Alla
morte del papa per la fabbrica non era ancora ultimata e fu terminata sotto il suo successore
Alessandro vii (1655-1667), che la utilizz, prima dello scopo per cui era stata costruita, come "stufa"
durante la peste del 1656 per quanti dovevano passare la quarantena. L'edificio funzion come prigione
fino al 1833, quando subentr il carcere di Regina Coeli, e questo venne usato solo per la custodia
preventiva; successivamente lo Stato italiano lo utilizz come carcere per i minorenni, finch nel 1931
divenne la sede del Centro di studi penitenziari con una biblioteca specializzata. Oggi accoglie l'Istituto
di ricerca delle Nazioni Unite per la difesa sociale e il Museo criminologico, che  una testimonianza
concreta delle torture e degli strumenti utilizzati dal tribunale dell'Inquisizione.
Attualmente la Santa Sede ha solo un ambiente adibito a carcere all'interno della Citt del
Vaticano, utilizzato per eventuali infrazioni da parte di cittadini della Citt del Vaticano, e si trova nella
caserma delle Guardie Svizzere.
Le condanne a morte inflitte dall'Inquisizione a Roma
I metodi usati dal tribunale dell'Inquisizione per le condanne a morte a Roma erano uguali in
Spagna, Francia, Portogallo e Sicilia. La forma pi antica di condanna a morte era costituita dal rogo,
istituito nel 1184 nel sinodo di Verona e confermato nel Concilio Lateranense iv del 1215 e nel sinodo
di Tolosa del 1229. Era la pena preferita dal tribunale perch, secondo l'ideologia cristiana, la riduzione
del corpo in cenere impediva la resurrezione nel giorno del giudizio universale; dunque la morte con il
fuoco costituiva una condanna eterna per il reo. Il condannato veniva legato a un palo e intorno
venivano disposti abbondanti fasci di legname, ai quali si dava fuoco. La morte sopraggiungeva
lentamente, perch in genere il fuoco tardava a raggiungere il centro del rogo, provocando inizialmente
solo gravissime ustioni al corpo del condannato, che poteva morire per asfissia o per arresto
circolatorio ancor prima che il fuoco riuscisse ad annerire la sua carne e ridurlo in cenere.
Un'alternativa era l'impiccagione, metodo di esecuzione destinato a essere applicato in vario
modo fino alla met del Novecento; com' noto consiste nel sospendere il condannato per il collo
tramite una corda. Era chiamata anche forca perch i due pali verticali di sostegno alla traversa, dove
veniva appeso il condannato, sembravano i rebbi dell'omonimo attrezzo agricolo. Peraltro era in
funzione anche la forma pi semplice di impiccagione, eseguita sul condannato posto con una corda al
collo su una botola, la cui apertura provocava la sospensione della vittima con la rottura delle ossa del
collo, l'asfissia, oltre alla estroflessione dei bulbi oculari e della lingua. Ed esisteva anche un altro tipo
di impiccagione, che consisteva nel legare un cappio al collo del condannato e buttarlo gi da un
dirupo.
Particolari erano poi le condanne riservate alle streghe. A cominciare dal dissanguamento,
eseguito sfregiando le condannate sopra il naso e la bocca, ovvero segnandole "sopra il soffio", come si
diceva, cos da lasciarle dissanguare fino alla morte. Oltre all'impalamento, utilizzato come tortura, ma
in questa circostanza fino alla morte, altro strumento era la pera, usato per via orale o rettale, ma anche
vaginale sulle donne ritenute colpevoli di aver avuto rapporti sessuali con il Maligno; lo strumento
veniva aperto con un giro di vite, cos che la cavit veniva mutilata. La ruota era simile alla
crocifissione: a streghe ed eretici venivano spezzati gli arti, e il corpo veniva sistemato tra i raggi di una
ruota fissata su un palo, provocando una lunghissima agonia. Lo strumento pi famoso era la garrota,
utilizzata non in esclusiva per le streghe, ma per l'esecuzione delle condanne a morte in generale, in
uso in Spagna dal 1822 al 1975; era costituito da un palo con un anello di ferro collegato. Alla vittima,
seduta o in piedi, veniva fissato questo collare che era stretto poi per mezzo di viti o di una fune.
Dal Rinascimento entr in uso la decapitazione con la spada da esecuzione, derivata dalla spada
militare a due mani, lo spadone, ma pi corta e completamente priva di punta. Era decorata con
incisioni raffiguranti scene di patiboli o tortura, e simboli religiosi, tra i quali ricorreva la crocifissione
di Ges, e sul vertice aveva tre fori detti "gocciolatoi del sangue". Era impugnata a due mani, con
pomolo pronunciato per garantire una presa solida, e i bracci della crociera erano diritti, ma pi corti.
Alternativa alla spada era l'ascia, che per aveva un raggio di esecuzione pi limitato, cos che il
carnefice doveva calarla pi di una volta sulla testa del condannato, come accadde per la decapitazione
di Beatrice Cenci nel 1599. Dal 1798 i francesi nello Stato Pontificio occupato introdussero la
ghigliottina, l'apparecchio con i caratteristici montanti verticali tra i quali scorreva una lama di acciaio
a forma di trapezio. Il primo condannato a essere sottoposto a questo nuovo strumento di decapitazione
nello Stato Pontificio fu Tommaso Tintori, reo d'omicidio, il 28 febbraio 1810 a Roma; l'ultima volta
fu usata a Palestrina il 9 luglio 1870 e l'ultimo giustiziato fu Agatino Bellomo. Peraltro alla
decapitazione faceva spesso seguito il mazzolamento, ovvero lo strazio del cadavere con la mazzola,
una mazza con testa a forma di barilotto, perlopi in metallo, a volte usata in esclusiva per l'esecuzione
della condanna. Un'alternativa alla decapitazione era lo squartamento, consistente nella divisione del
corpo del condannato ancora vivo in pi parti con lo spadone e la mazzola.
Figura emblematica delle condanne a morte, ancor prima del condannato, era il boia, qualificato
come Maestro di Giustizia dal tribunale; era assistito da due uomini, che lo aiutavano nella
preparazione e nell'esecuzione della pena, ma per il Sant'Uffizio era fondamentale la presenza dei
Confortatori. Questi ultimi presenziavano la condanna a morte con il preciso scopo di salvare l'anima
dei condannati inducendoli al pentimento, con relativa Confessione e Comunione (queste venivano
effettuate sullo stesso patibolo in forma pubblicitaria, affinch i cittadini vedessero a quali pene
andavano incontro coloro che non avessero rispettato le leggi della Chiesa, ma sapessero che potevano
riscattarsi per la salvezza nell'aldil). Peraltro il popolo andava alle esecuzioni come per assistere ad
uno spettacolo, godendosi tutte le fasi della decapitazione o del mazzolamento o dello squartamento,
sia pure recitando preghiere e litanie per l'anima del condannato. I Confortatori appartenevano alla
Confraternita della Misericordia, fondata a Firenze nel 1488, e in attivit a Roma presso la chiesa di
San Giovanni Decollato: vestiti di un sacco nero che recava dipinta su una bacinella la testa di san
Giovanni Battista, loro protettore, accompagnavano il condannato fin sopra il patibolo, tra orazioni e
litanie e facendogli pi volte baciare una tavoletta sulla quale era riprodotta la Crocifissione di Ges.
Peraltro chi si pentiva aveva il privilegio di essere sepolto nel chiostro della chiesa di San
Giovanni Decollato - e non era cosa di poco conto, trattandosi di persona che era stata condannata dal
Sant'Uffizio come eretico. Nella considdetta "Camera storica", al primo piano del convento, sono
ancora oggi visibili numerosi reperti di quelle condanne capitali. Ci sono la barella sulla quale si
portavano via i cadaveri dei suppliziati e la cesta dove si raccoglieva la testa, le tavolette offerte al
bacio dei condannati, i sacchi neri e le corde usate per calare i cadaveri nelle fosse. E c' anche la veste
di seta rossa usata dal condannato che aveva la "fortuna" di essere scelto dalla confraternita ogni 29
agosto, festa di san Giovanni Decollato, per essere graziato e liberato. Era l'eroe di una processione
nella quale sfilava con una torcia in mano e una corona d'ulivo sul capo, e tutto questo significava, in
fondo, il trionfo "religioso" delle giustizie pontificie; in ogni caso questa grazia non era concessa ai
condannati dal Sant'Uffizio, ma solo a quelli civili.
Considerato l'impegno profuso nel pubblicizzare la salvezza dell'anima di un condannato dal
Sant'Uffizio, il boia doveva adempiere alle sue funzioni in maniera perfetta, proprio perch altrimenti
ne avrebbe perso lo spettacolo, nonch la stessa "conversione" del condannato. Cos, quando il 4 agosto
1708 l'abate genovese Filippo Rivarola, reo di aver scritto satire e libelli contro il papa Clemente xi
(1700-1721), fu portato al patibolo in barella per le torture ricevute nelle prigioni del Sant'Uffizio, il
boia si apprest ad eseguire il suo compito, ma fece cadere sbadatamente la mannaia tra il collo e le
spalle del condannato, che si dibatteva tra i rantoli, non essendo completamente morto. Fu il caos: il
pubblico cominci a urlare; il carnefice allora tir fuori un coltellaccio e gli seg il collo, ma
chiaramente l'esecuzione era stata da macellaio, come riferisce l'abate Placido Eustachio Ghezzi:
Si sollev il popolo verso il palco per lapidarlo, e con urli, fischi e gridi che assordavano l'aria
si accostarono per gettare a terra il palco. Li birri, bench fosse eseguita la morte di quello infelice,
acci non seguisse l'insulto contro il Maestro di Giustizia, presero le carabine e alzati i cani
intimorirono il popolo in atto di volerli adoprare. Nell'istesso mentre che il Maestro di Giustizia stava
guastando il palco, fu catturato da' sbirri, e la mattina seguente fu frustato per Roma e accompagnato
dalla canaglia con fischiate e gridi e poi ricondotto in carcere, fu esiliato da tutto lo Stato ecclesiastico.
Il pi famoso boia  stato senz'altro Mastro Titta, al secolo Giovan Battista Bugatti, che fu in
carica dal 1796 al 1854, portando a termine ben 516 esecuzioni. L'Ademollo cos ce lo descrive:
Bassotto, grasso, sbarbato, sempre pulito e netto nella persona: portava cravatta bianca e scarpe
scollate. Frequentava moltissino le chiese e dal suo modo di agire sul palco traluceva non solamente la
calma, ma anche l'indifferenza e quasi il piacere dell'azione. Ogni tanto anche in quei momenti tirava
fuori la scatola e prendeva tabaccio e vi  chi afferma gli accadesse talvolta di offrirne una presa ai
condannati, per i quali il Bugatti rappresentava almeno la consolazione del boia pratico.
Il suo nome divenne leggendario, e il Belli si ispir a lui per una dozzina di sonetti, definendo il
boia come "er bastone de la vecchiaja de li Stati", in polemica ironica con i giacobini che volevano
l'abolizione del carnefice, simbolo di un sistema di giustizia "da tiranno". In Er dilettante de Ponte si
rievoca un'esecuzione nella piazza romana di Ponte Sant'Angelo all'insegna dello spettacolo:
Viengheno: attenti: la funzione  lesta.
Ecco cor collo iggnudo e ttrittichente
er prim'omo dell'opera, er pazziente,
l'asso a coppe, er ziggnore de la festa.
E ecco er professore che sse presta
a sserv da scirsico a la ggente
pe ttre cquadrini, e a ttutti ggentirmente
je cura er male der dolor de testa.
Ma nn a mman manca, n: ll'antro a mman dritta.
Quello ar ziconno posto  ll'ajjutante.
La proscedenza aspetta a Mmastro Titta.
Volete inzeggn a me cchi ff la capa?
Io cqua nun manco mai: s ffreguentante;
e er boia lo conosco come er Papa.
E il poeta in nota ricorda che "molto ben pagato  il carnefice, ed in qualunque servizio del suo
mestiere gode di varii e bei profitti. Si vuole per che l'atto della uccisione del paziente siagli pagato
tre quattrini, cio tre centesimi della lira romana "il papetto", a dimostrare la vilt dell'opera".
Mastro Titta abitava al civico 4 del vicolo del Campanile, ancora oggi esistente di fianco a
Santa Maria in Traspontina. Il portone era caratterizzato dai graffiti di Polidoro da Caravaggio oggi non
pi esistenti. I luoghi delle condanne a morte erano "al Popolo" in piazza del Popolo, "ai Cerchi" in
piazza Bocca della Verit e "Al Ponte" sulla piazza di Ponte Sant'Angelo (si diceva che Mastro Titta
per arrivarci doveva "passare ponte").
In ogni caso Mastro Titta non fu l'ultimo boia dello Stato Pontificio e del Sant'Uffizio: venne
sostituito dal suo aiutante Vincenzo Balducci, che il popolo continu a chiamare Mastro Titta, nome
che era diventato sinonimo del boia. Le esecuzioni di Balducci furono poche e la pi famosa avvenne il
24 novembre 1868, quando furono giustiziati i patrioti Monti e Tognetti alla presenza anche di Mastro
Titta. La sua carriera fu interrotta il 20 settembre 1870 perch sopraggiunse la Breccia di Porta Pia, cos
che and in pensione il 20 settembre 1870 con un vitalizio mensile di 30 scudi concessogli da papa Pio
ix. Infatti materialmente non aveva la possibilit di esercitare la sua professione di esecutore di
condanne a morte, che la Santa Sede non avrebbe pi pronunciato. A Mastro Titta non fu dato di
assistere all'evento di Porta Pia, in quanto mor quindici mesi e due giorni prima, ed esattamente il 18
giugno 1869. Il suo decesso  registrato a pagina 89 del libro ix della parrocchia di Santa Maria
Traspontina.
Antoine Jean Baptiste Thomas sempre nel suo libro Un an  Rome et dans ses environs, ci offre
il racconto dell'esecuzione di una condanna a morte quanto mai emblematica:
Le esecuzioni dei condannati a morte si tengono solitamente durante le prime ore del mattino.
Quando il corteo funebre che accompagna il condannato esce dalle prigioni nuove, cammina nel
seguente ordine: alcuni penitenti della confraternita degli Agonizzanti e di Ges e Maria, questuanti per
il riposo dell'anima del criminale; quattro gendarmi a cavallo; un servo del boia che porta il nerbo di
bue per il supplizio del cavalletto; la confraternita della Misericordia vestita di nero, preceduta da un
penitente dell'ordine, che porta un crocifisso di bronzo ricoperto d'un velo da lutto; il carro dov' il
condannato e due confessori che lo spingono nelle loro bracccia, mostrandogli l'immagine colorata del
Salvatore, che gli fanno baciare ad ogni istante; infine il boia, seguito da quattro gendarmi a cavallo;
qualche soldato di linea accompagna questo corteo. A volte il colpevole viene messo in groppa ad un
somaro; i suoi piedi sono legati con una corda sotto il ventre dell'animale; un collare di cuoio molto
spesso lo obbliga a tenere la testa alta; ha le mani legate dietro la schiena, sul petto ha un cartello sul
quale sono scritti il suo nome, il suo crimine e la sua condanna. Finch si arriva al luogo
dell'esecuzione, dove si riversa la lunga sparsa fiumana di uomini e di fanciulli che aveva seguito il
corteo dalla prigione.
Lo Stato Pontificio dopo il 20 settembre 1870 non  pi esistito e quindi non ha mantenuto una
giurisdizione capace di far emettere dalla Sacra Congregazione del Sant'Uffizio e poi dalla Sacra
Congregazione per la Dottrina della Fede sentenze di condanna a morte, anche se questa pena era
ancora contemplata nelle sue legislazioni. Infatti  stata abolita da Paolo vi (1963-1972) solo
nell'agosto del 1969, ma  stata rimossa completamente anche dalle legislazioni il 12 febbraio 2001 ad
opera di Giovanni Paolo ii (1978-2005) con una esplicita Legge Fondamentale. Peraltro papa
Francesco con un motu proprio il 10 luglio 2013 ha abolito anche l'ergastolo, sostituendolo con una
carcerazione massima di 35 anni, nonch l'uso della tortura. Ha peraltro introdotto il delitto di tortura e
la definizione di molti reati nei confronti dei minori, tra i quali la vendita di minori, la prostituzione
minorile, la violenza sessuale su minori, la pedopornografia, la detenzione di materiale pornografico e
l'arruolamento militare di minori. E ancora sono state introdotte figure criminose relative ai delitti
contro l'umanit, cui  stato dedicato un articolo di legge a parte. Sono previste, tra l'altro, la specifica
punizione di delitti come il genocidio e l'apartheid, sulla falsariga delle disposizioni dello statuto della
Corte penale internazionale del 1998.
Le censure ecclesiastiche dell'Inquisizione
Alternativa alle condanne a morte erano e sono le censure ecclesiastiche, mantenute
successivamente dal Sant'Uffizio e dalla attuale Congregazione per la Dottrina della Fede (sia pure con
modalit diverse rispetto al passato), e valide peraltro anche in Spagna, Portogallo, Francia e
Inghilterra, fino alla scissione della Chiesa anglicana. Prendono nome dal magistrato romano incaricato
di vigilare, correggere e punire i costumi dei cittadini, ma nel linguaggio canonico sono definite pene
"medicinali", ovvero correttive.
La pi antica censura  la scomunica, che pu colpire ecclesiastici e laici, e comporta
l'esclusione del battezzato dalla pienezza della comunione ecclesiastica, con la privazione dei beni
spirituali e la limitazione dell'esercizio dei diritti, nonch la perdita della grazia e l'allontanamento
dalla comunit dei fedeli in questa vita e nell'aldil. Lo scomunicato pertanto non pu ricevere
sacramenti e, fino al 1870, gli era vietato emanare atti di governo, che sarebbero stati illeciti; ci 
accaduto con numerosi sovrani, i cui sudditi sono stati incoraggiati a non obbedire a certe leggi.
Attualmente le scomuniche sono disciplinate dal Codice di Diritto Canonico, ai canoni 1331 e
1364-1398.
Le scomuniche sono definite latae sententiae se relative a un comportamento delittuoso, e in
questo caso non  necessario che siano esplicitamente comminate da un ente ecclesiastico, perch in
pratica chi compie un certo delitto  automaticamente scomunicato. Le scomuniche ferendae sententiae
sono quelle inflitte da un organismo ecclesiastico. Esistono anche le scomuniche "riservate", che
possono essere tolte dal sacerdote nell'esercizio del sacramento della Confessione, a meno che non si
tratti di scomuniche "riservate al vescovo" (che possono essere tolte solo dal vescovo o da un suo
delegato) o di scomuniche "riservate alla Santa Sede". Queste possono essere tolte sempre da un
sacerdote, ma solo dopo che questi sia ricorso in via riservata ed anonima all'Ufficio della Curia
romana, ovvero la Penitenzieria Apostolica, che ha il potere decisionale relativamente all'Assoluzione
e alla Penitenza.
Le scomuniche latae sententiae riservate alla Santa Sede riguardano: 1) chi profana le ostie
dell'Eucarestia (can. 1367); 2) chi usa violenza contro il papa (can. 1370); 3) il sacerdote che in
Confessione assolve la persona con cui egli stesso ha avuto rapporti sessuali (can. 1378), tenendo
presente che comunque quella Confessione non  valida (can. 977); 4) il vescovo che consacra un altro
vescovo senza incarico pontificio (can. 1382); 5) il sacerdote che viola il segreto della Confessione,
rendendo pubblici i peccati della persona confessata (can. 1388); 6) chi abbia attentato il conferimento
dell'Ordine sacro a una donna, nonch la donna che avr attentato di ricevere l'Ordine sacro, se
ambedue soggetti al Codice dei canoni delle Chiese orientali, incorrendo automaticamente nella
scomunica maggiore, la cui remissione resta riservata alla Santa Sede; 7) il cardinale, il sacerdote o il
diacono che abbia stipulato accordi condizionanti l'elezione del papa in conclave, come stabilito dalla
costituzione apostolica Universi dominici gregis.
Le scomuniche latae sententiae non riservate alla Santa Sede, con scomunica automatica
riguardano: 1) chi ricorre all'aborto e chi procura tale aborto (can. 1398), con la remissione della
scomunica riservata a un vescovo, che pu autorizzare un sacerdote a rimetterla; 2) chi  responsabile
di apostasia o eresia o scisma (can. 1364); 3) chi appartiene a logge massoniche, secondo quanto
indicato nel Codice di Diritto Canonico del 1983 e confermato il 26 novembre 1983 dal documento
Dichiarazione sulla Massoneria, firmato dall'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della
Fede Joseph Ratzinger, quindi papa Benedetto xvi (2005-2013), e approvato da Giovanni Paolo ii
(1978-2005). In esso  ribadita la condanna e la diffida relativa all'appartenenza alla Massoneria,
valendo come interpretazione del canone 1374: "Rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei
riguardi delle associazioni massoniche... e l'iscrizione ad esse rimane proibita. I fedeli che
appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla
Santa Comunione" (v. La Massoneria in Le condanne della Sacra Congregazione per la Dottrina della
Fede).
Sono poi contemplate nell'ordinamento misure penali diverse dalle pene, come ad esempio i
rimedi penali (can. 1339), dove troviamo l'ammonizione, un atto che ha valore di diffida, come
preventivo, o di sanzione nei confronti di colui che si ritiene prossimo al compimento di un delitto; la
riprensione, per colui che con il proprio comportamento ha causato scandalo; le penitenze (can. 1340)
consistenti nell'obbligo fatto al fedele di esercitare le opere di religione, piet o carit.
L'interdetto o interdizione  una censura ecclesiastica, ovvero una punizione inferta a una
comunit o a un'intera nazione, che comporta la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche di
culto e il ritiro della somministrazione dei sacramenti. Risale al Medioevo, ebbe un grande sviluppo
dalla fine del xiii secolo ed  rimasta in vigore fino al 1870. In genere veniva assegnato per matrimoni
illeciti, soprusi sessuali, decime non pagate, danni alle propriet della Chiesa e assassinio o
imprigionamento di ecclesiastici. In ogni caso l'interdetto non comportava la dannazione eterna.
La sospensione a divinis  una censura riservata agli ecclesiastici, sulla base del canone 1312,
che comprende anche la scomunica e l'interdetto. Assegnata a diaconi, presbiteri e vescovi, vieta la
maggior parte degli atti della potest di Ordine, ovvero l'esercizio di tutte le funzioni inerenti l'ufficio
ecclesiastico in pubblico e, a volte, anche in privato. Il divieto  sospeso "per provvedere a fedeli che si
trovino in pericolo di morte" e tutte le volte che un fedele chieda legittimamente un sacramento o un
sacramentale. La sospensione latae sententiae  esplicitamente applicata al chierico che usa violenza
fisica contro un vescovo (can. 1370); al chierico che, non potendo dare validamente l'assoluzione
sacramentale, tenta d'impartirla, oppure ascolta la Confessione (can. 1378); al chierico che, non elevato
all'ordine sacerdotale, attenta l'azione liturgica del sacrificio eucaristico (can. 1378); al chierico che
celebra o riceve un sacramento per simonia (can. 1380); al chierico che ha ricevuto l'ordinazione da un
vescovo, di cui non sia suddito, senza le legittime lettere dimissorie (can. 1383); al chierico che
nell'atto, o in occasione, o con il pretesto della Confessione sacramentale, sollecita il penitente al
peccato contro il sesto comandamento (can. 1387); al chierico che falsamente denuncia al superiore
ecclesiastico un confessore per il delitto precedente (can. 1390); al chierico che attenta al matrimonio
anche solo civilmente (can. 1394); al chierico che conviva more uxorio (concubinato) o permanga
scandalosamente in un altro peccato esterno contro il sesto comandamento (can. 1395). Inoltre 
applicata ai sacerdoti che accedono a cariche politiche (pur essendo loro vietato), ma alla cessazione
dalla carica la sospensione in genere viene revocata.
Le scomuniche e gli interdetti papali nel Medioevo
Oltre alle diverse condanne da parte della Santa Inquisizione nei confronti delle dottrine
eretiche (che hanno originato vere e proprie spedizioni militari di sterminio riservate ai Catari e ai
Templari), e oltre alle crociate in Terra Santa (v. Le stragi delle guerre sante), vanno considerate le
scomuniche assegnate nel Medioevo direttamente dal sovrano pontefice, senza l'intervento della Santa
Inquisizione, a imperatori, re e antipapi, alle comunit religiose in opposizione al cristianesimo di Santa
Romana Chiesa, nonch alle citt in forma di interdetto, ovvero di sanzione punitiva che vieta la
celebrazione pubblica dei riti ecclesiastici. E va tenuto presente che scomuniche e interdetti hanno una
valenza perlopi politica, tanto che oltretutto sono state spesso revocate dal papa proprio per
opportunismo politico.
Enrico iv (1076, 1102) e Enrico v (1112)
Enrico iv (1050-1106), imperatore del Sacro Romano Impero, in risposta al Dictatus papae di
Gregorio vii (1073-1085), che proclama la superiorit politica del papa sull'imperatore, nel 1076
dichiara di essere superiore al papa. Gregorio vii lo scomunica e l'imperatore, per ottenere
l'assoluzione,  costretto a umiliarsi recandosi in penitenza a Canossa, dove il papa  ospite della
contessa Matilde (1046-1115), e rimanendo in attesa per tre giorni.
In ogni caso Enrico iv viene scomunicato una seconda volta nel 1102 dal nuovo papa Pasquale
ii (1099-1118), che preferisce vedere sul trono uno dei due figli del sovrano, tanto che uno di essi,
Enrico, lo fa prigioniero e lo costringe ad abdicare, facendosi incoronare nel 1106, con il comprensibile
dolore del padre che muore di l a poco. Ma il figlio, divenuto Enrico v (1081-1125) non gode a lungo
della sua corona. Nel 1110 va a Roma e pretende dal papa la consacrazione imperiale e il possesso dei
territori feudali italiani che gli spettano come imperatore; ottenuto un rifiuto, fa prigioniero il papa, che
alla fine  costretto a consacrarlo nel 1111. Scomunicato l'anno dopo dal vescovo di Vienne, Enrico v
torna a Roma nel 1119, la occupa e contrappone a Gelasio ii (1118-1119), che era succeduto a Pasquale
ii, un antipapa, Gregorio viii. Nel 1122, abbandonato dall'aristocrazia imperiale e dai vescovi
germanici, deve scendere a patti con il nuovo papa Callisto ii (1119-1124), che lo riabilita togliendogli
ogni scomunica ma con la firma del concordato di Worms, che pone fine alla lotta delle investiture,
riconoscendo ai vescovi una duplice funzione temporale e spirituale.
I Valdesi (1184, 1215 e 1561)
Tra le scomuniche relative alle confessioni religiose rientra quella assegnata ai Valdesi, una
comunit religiosa ancora oggi esistente. Il movimento  nato intorno al 1170 ad opera di Pietro Valdo,
che rievocava un ideale pauperistico come protesta contro la ricchezza della Chiesa di Roma,
collegandosi al "discorso della montagna" del Vangelo di Matteo e non riconoscendo neanche il valore
dei sacramenti amministrati da sacerdoti indegni. Valdo distribuisce le sue ricchezze ai poveri e con
alcuni compagni si dedica alla predicazione apostolica itinerante tra la povera gente, prendendo il nome
di Umiliati o Poveri di Lione. Interviene l'arcivescovo di Lione, che gli proibisce di predicare. Allora
Valdo si presenta al papa Alessandro iii (1159-1181), il quale approva la pratica della povert, ma gli
chiede di sottostare all'autorit ecclesiastica locale per quanto riguarda la predicazione, trattandosi in
sostanza di una comunit di laici. I Valdesi, ribelli alle disposizioni ecclesiastiche, si danno alla
predicazione, rifiutando il divieto pontificio, e vengono condannati come eretici e scomunicati insieme
ai Catari da Lucio iii (1181-1185) nel sinodo di Pavia del 1184.
Alcuni di loro, come Durando di Osca, inizialmente cercano di opporsi sostenendo la loro fede
con un Liber Antihaeresis, ma nel 1208 si sottomettono al papa definendosi Poveri cattolici, con tanto
di riconoscimento nel 1210 da parte di Innocenzo iii (1198-1216). Gli altri per rifiutano di
sottomettersi e, dopo la morte di Valdo, si oppongono con fermezza alla Chiesa di Roma qualificandosi
come una Chiesa di Laici, con sacramenti propri e predicatori, e aprendo il movimento alle donne. A
questo punto Innocenzo iii nel Concilio Lateranense iv del 1215 applica contro di loro la legge propria
delle eresie, con relativa persecuzione. La decisione papale costringe il movimento alla clandestinit,
favorendo peraltro una sua diffusione nella Francia meridionale, nella Savoia, in Piemonte e in
Calabria.
E proprio in Calabria, dove i Valdesi vengono soprannominati Oltranontani, avviene la
persecuzione pi tremenda da parte della Santa Sede, quando  inquisitore generale della
Congregazione della Dottrina della Fede Michele Ghislieri, futuro papa Pio v (1566-1572). Questi nel
giugno 1561 invia nelle colonie calabre valdesi di Montalto, di San Sisto e di Guardia i domenicani
Valerio Malvicino e Alfonso Urbino, in veste di inquisitori, mettendo i Valdesi di fronte alla
drammatica alternativa tra l'abiura e la morte. I Valdesi fuggono nei boschi e le autorit politiche
pontificie guidate da don Pedro Afn de Ribera, duca di Alcal e vicer di Napoli, organizzano una
colossale caccia all'uomo tra Guardia Fuscalda, San Sisto dei Valdesi, Montalto, San Vincenzo,
Argentina, Vaccarizzo e Piano dei Rossi, distruggendo interi villaggi e sterminando le popolazioni. La
strage dei Valdesi si conclude con l'uccisione di 2200 uomini, donne, bambini e la cattura di circa 1600
persone.
La situazione per i Valdesi rimane piuttosto difficile (il rischio di nuove persecuzioni  sempre
dietro l'angolo) e comincia ad essere pi tranquilla, almeno in Piemonte, solo quando nel 1848 il re del
Piemonte, Carlo Alberto, ne riconosce i diritti civili mettendo fine alla loro clandestinit. Cos
gradatamente i Valdesi riescono a creare alcuni centri in diverse regioni italiane, anche se il comitato
esecutivo del movimento, chiamato Tavola valdese, arriva a firmare un'intesa con lo Stato italiano solo
il 25 febbraio 1984. A Roma peraltro  stata costruita nel 1880 una chiesa valdese, San Paolo entro le
Mura, su progetto di George Edmund Street, con affreschi di Giovan Battista Fiammeri. Ad essa ha
fatto seguito tra il 1889 e il 1911 la costruzione del Tempio della Chiesa valdese in piazza Cavour,
inaugurato l'8 febbraio 1914. Lo caratterizzano le vetrate dipinte da Paolo Paschetto che raffigurano
temi religiosi, come il Padre Nostro e il Credo Apostolico, ma anche emblemi valdesi, oltre ai
bassorilievi del pulpito che rappresentano i quattro grandi riformatori della Chiesa cristiana, Arnaldo da
Brescia, Girolamo Savonarola, Giovanni Calvino e Martin Lutero. Sul retro dell'edificio, in via Cossa,
 la facolt valdese di Teologia, opera di Giulio Magni, che ospita una biblioteca di 70.000 volumi.
Federico ii (1227, 1241, 1245)
Il secondo imperatore che deve vedersela con il papa  Federico ii di Svevia (1194-1250), figlio
di Enrico vi e Costanza d'Altavilla, dai quali erediterebbe i titoli di imperatore e re di Sicilia. Ma suo
padre muore nel 1197, per cui rimane sotto la tutela della madre, che prima di morire nel 1198 lo affida
al papa Innocenzo iii (1198-1216), il castigatore dei Valdesi. Il papa lo riconosce re di Sicilia, ma non
successore alla corona imperiale, riservata invece ad Ottone iv di Brunswick per il suo atteggiamento
benevolo verso la Chiesa. Ottone iv per viene meno alle promesse fatte alla Santa Sede e allora il papa
lo scomunica e promuove l'elezione di Federico a imperatore, a condizione che rinunci al regno di
Sicilia, a favore del figlioletto Enrico.
Federico sconfigge in battaglia Ottone iv a Bouvines nel 1215 e presiede insieme al papa il
Concilio Lateranense iv, che approva il termine "transustanziazione", indicante la conversione della
sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del sangue
di Cristo. Inoltre bandisce una crociata, alla quale per Federico ii non partecipa. Ma, morto Innocenzo
iii e succedutogli Onorio iii (1216-1227), Federico svolge una politica indipendente dal papa, deciso a
trasferire il centro dell'impero in Sicilia, e oltretutto non ascolta il rinnovato invito del papa a partire
per la crociata. Anche quando finalmente il papa lo incorona imperatore, Federico si occupa
principalmente della Sicilia.
Con l'avvento di Gregorio ix (1227-1241), Federico riceve l'ordine santo di partire per la
crociata e, poich recalcitra ancora, viene scomunicato nel 1227. Allora si decide a partire, ma arrivato
in Terra Santa evita la guerra e nel 1229, con abili negoziati, ottiene la restituzione di Gerusalemme e si
fa incoronare re. Tornato in Italia, si trova a dover combattere con una sorta di partito guelfo, sostenuto
dal papa, in contrapposizione a quello ghibellino della Germania, con la nascita di una nuova Lega
Lombarda, a imitazione di quella con la quale aveva avuto a che fare il suo avo Federico Barbarossa.
Ha la meglio, tanto che nel 1237 sconfigge a Cortenuova la Lega Lombarda e nel 1241 elegge suo
figlio re di Sardegna. Il papa allora lo scomunica una seconda volta e bandisce contro di lui una sorta di
Lega Santa, convocando un concilio per deporlo, ma le navi, sulle quali sono imbarcati i prelati
conciliari, vengono disperse dal figlio Enzo e la stessa Roma  minacciata, perch Federico occupa
militarmente lo Stato Pontificio. Muore Gregorio ix e i cardinali ad Anagni eleggono il nuovo papa
Innocenzo iv (1243-1254); questi, giunto a Roma, cerca invano di venire a patti con Federico, ma poi
parte per Lione dove, sotto la protezione del re Luigi ix di Francia, nel 1245 tiene un concilio nel quale
rinnova per la terza volta la scomunica a Federico e pronuncia la sua deposizione da imperatore.
Federico ii si ritira in Puglia e, dopo aver conferito all'altro figlio Enzo la luogotenenza del
regno di Sicilia fino all'arrivo dell'erede legittimo Corrado, muore a Ferentino nel 1250, ovviamente
scomunicato. Appena la notizia della sua morte arriva a Lione, il papa manifesta la propria gioia con
lettere ai sovrani europei, che restano famose per il tono sprezzante nei confronti del sovrano morto.
Gli Spirituali Francescani (1255 e 1317)
Determinante per la costituzione degli Spirituali  la "profezia" dell'abate Gioachino da Fiore
(1130-1202), che aveva annunciato per il 1260 l'inizio dell'et dello Spirito, guidata da monaci
Spirituali. In riferimento a quella "profezia", nel 1245 all'interno dell'ordine dei Francescani si verifica
una scissione tra Conventuali e Spirituali. A proposito di questa scissione il francescano e gioachimita
Gerardo da Borgo scrive una Introduzione al Vangelo eterno, nella quale si sostiene che Francesco  il
profeta della nuova epoca vaticinata da Gioacchino da Fiore, nella quale "la Chiesa  una istituzione
puramente spirituale fondata sulla povert". Il papa Alessandro iv (1254-1261) condanna quello scritto
con una bolla nel 1255.
Un esempio eccellente della presa di coscienza pauperistica e antipolitica che sarebbe stata
auspicabile da parte della Chiesa di Roma lo offre Pietro, eremita sul monte Morrone, il quale viene
eletto papa il 5 luglio del 1294 con il nome di Celestino v, ma abdica il 13 dicembre dello stesso anno;
gli Spirituali identificano in lui il "papa angelico". Ma la protesta degli Spirituali fallisce miseramente
con l'avvento di papa Giovanni xxii (1316-1334): questi pone fine alla controversia sulla povert fra
Spirituali e Conventuali, condannando i primi con la bolla Quorumdam exigit del 7 ottobre 1317.
Filippo iv il Bello (1303)
Nel 1301 si assiste al conflitto tra papa Bonifacio viii (1295-1303) e il re di Francia Filippo iv il
Bello: il sovrano si  impadronito di alcuni beni ecclesiastici in Francia e ha arrestato il legato
pontificio Bernardo Saisset, che si era opposto alla sua appropriazione. Il papa il 4 dicembre 1301
emette la bolla Salvator Mundi, con la quale abolisce i privilegi concessi al re, di cui questi voleva
abusare, e il giorno seguente in un'altra bolla, Ausculta fili, convoca a Roma per il 10 novembre
dell'anno seguente l'episcopato francese insieme a Filippo per un concilio, nel quale si definiscano una
volta per tutte i rapporti tra Stato e Chiesa. Per tutta risposta Filippo ad aprile del 1302 convoca
un'assemblea di tutte le classi politiche, che emana una lettera di protesta al papa sul trattamento
riservato al re. Bonifacio risponde a sua volta il 18 novembre 1302 con la bolla Unam Sanctam, che
ribadisce come ogni sovrano sia soggetto all'autorit del papa; e Filippo convoca il 12 marzo 1303 il
suo consiglio di Stato, nel quale il ministro Guglielmo di Nogaret espone accuse circostanziate contro il
papa, ritenuto illegittimo, eretico e scismatico. Per proseguire nelle accuse occorre la convocazione di
un concilio generale a Parigi con la presenza del papa, per cui Guglielmo di Nogaret riceve dal re
l'incarico segreto di arrestarlo e condurlo a Parigi.
Bonifacio viii a questo punto lascia Roma e si porta ad Anagni, suo paese natale, avendo timore
non solo di essere arrestato, ma perfino di essere assassinato da un emissario del re. Filippo a met
giugno convoca al Louvre una nuova assemblea degli Stati Generali, nella quale espone una sorta di
istruttoria contro Bonifacio viii, sostitutiva della pubblica accusa di Nogaret. Il re accusa il papa di
essere sodomita, di aver assassinato Celestino v, di negare l'immortalit dell'anima e di aver costretto
alcuni sacerdoti a rompere il segreto confessionale. La massa del clero, evidentemente impaurita,
manifesta compatta la sua adesione alle accuse del re.
Alla notizia degli avvenimenti il papa respinge in un concistoro tutte le accuse e prepara una
bolla di scomunica del re, la Super Petri solio, che si riserva di proclamare per l'8 settembre. Ma il
giorno precedente scoppia il complotto che ne impedisce la pubblicazione. Al grido di "Viva il re di
Francia e i Colonna!" fa irruzione ad Anagni Guglielmo di Nogaret insieme al nobile romano Sciarra
Colonna, il maggior rappresentante della famiglia romana nemica del papa, e un seguito di soldati. Gli
abitanti di Anagni non si oppongono agli assalitori, cos che il palazzo pontificio  occupato dai
congiurati. Bonifacio viii, abbandonato dagli stessi servitori, attende gli aggressori seduto sul trono e
con la tiara sul capo. Gli viene ordinato di abdicare e consegnarsi prigioniero, e si racconta che Nogaret
schiaffeggi il papa con il suo guanto di ferro, anche se per alcuni lo "schiaffo di Anagni" riveste pi un
significato simbolico di oltraggio spirituale al papa. Che comunque viene tenuto prigioniero in attesa di
una sua decisione sulla abdicazione.
Dopo tre giorni di prigionia gli abitanti di Anagni decidono di liberare il papa e con un assalto
al palazzo pontificio il 9 settembre mettono in fuga i congiurati. Bonifacio  libero, benedice il popolo
dal balcone del palazzo e lo perdona per non essersi opposto ai congiurati, ma certo non si sente sicuro
nel paese natale e decide di tornare a Roma. Dove arriva, scortato dai fedeli nobili Orsini, il 25
settembre, stroncato nel fisico e nel morale, un'ombra ormai del grande papa che si era illuso di essere.
E muore l'11 ottobre.
Filippo domina in pieno il nuovo papa, Benedetto xi (1303-1304), al secolo Niccol Boccassini,
essendo privo di alleati per opporsi al re di Francia, tanto che abroga tutti i decreti pontifici contro il
sovrano. Ma  una prima mossa per difendersi, anche perch a Roma  in corso una vera lotta civile tra
Orsini e Colonna, controllata da Filippo, cos che il papa, terrorizzato, lascia Roma e si rinchiude a
Perugia. Qui Benedetto xi ha il coraggio di aprire un processo per i fatti di Anagni e le lotte interne a
Roma, cos che il 7 giugno 1304 emette una bolla di scomunica contro Guglielmo di Nogaret e Sciarra
Colonna e, pur non nominando espressamente Filippo, indica il re come il mandante dell'operazione
messa in atto ad Anagni. Ha avuto fin troppo coraggio, tanto che un mese dopo, il 7 luglio, muore
avvelenato dalla polvere di diamante iniettata nei fichi, frutti di cui era particolarmente goloso.
Filippo ha il controllo sul conclave che deve eleggere il nuovo papa e riesce a far nominare
papa il francese Bertrand de Got, con il nome di Clemente v (1305-1314), facendolo incoronare in
Francia, a Lione, alla sua presenza. Inoltre nel 1309 Filippo fa trasportare la sede pontificia da Roma ad
Avignone e mette cos il papato sotto il suo diretto controllo. Tra l'altro impone al papa l'annullamento
delle scomuniche emanate da Bonifacio viii e, nel 1312, la soppressione dell'ordine dei Templari, dei
cui beni personalmente s'impadronisce, dando inizio a un'autentica strage dei cavalieri (v. La strage
dei cristiani Cavalieri Templari).
La Repubblica di Venezia (1309)
Nel 1308, alla morte di Azzo viii d'Este, il feudo di Ferrara passa per testamento al nipote Folco
d'Este e non al fratello Francesco d'Este, zio di Folco, escluso dalla successione. Questi per entrare in
possesso del trono offre il feudo al papa Clemente v (1305-1314), che risiede ad Avignone, chiedendo
in cambio il riconoscimento del suo potere sulla citt. Il padre di Folco, Fresco, richiede subito a
Venezia l'invio di una guarnigione per difendere il figlio. Questa richiesta di aiuto a Venezia rende
Folco e Fresco invisi agli abitanti di Ferrara, cos che i due fuggono sulla laguna. Contemporaneamente
arrivano a Ferrara le truppe pontificie, che insediano Francesco sul trono, e quelle veneziane comandate
da Niccol Querini, che si rinchiude nella fortezza di Castel Tedaldo, nevralgico punto di controllo
della navigazione sul Po. Fallite le trattative per giungere a un accordo, il 3 settembre il comandante
delle truppe pontificie richiede ai Veneziani la restituzione di Castel Tedaldo; per tutta risposta il 7
ottobre il Maggior Consiglio di Venezia dichiara guerra allo Stato Pontificio. E il papa il 16 ottobre
risponde lanciando la scomunica e l'interdetto sul doge e quanti sosterranno l'occupazione del trono di
Ferrara.
Lo scontro militare va avanti fino al 2 novembre, quando i Ferraresi propongono una tregua,
offrendo in cambio l'annullamento dell'esilio per Fresco e Folco d'Este (che rientrano infatti a Ferrara)
e la cessione di Castel Tedaldo. Ma l'accordo non va avanti, cos che Venezia intima a Ferrara di
attenersi ai patti, altrimenti la guerra riprender. Clemente v a questo punto si irrita e il 27 marzo 1309
pubblica la bolla In omnem, che estende l'interdetto e la scomunica alla citt di Venezia con le seguenti
indicazioni:
Se, nel termine di 30 giorni, i Ferraresi non saranno lasciati liberi, il doge, i suoi consiglieri,
tutti i Veneziani e tutti gli abitanti del dominio veneziano siano scomunicati e anche coloro che
porteranno a Venezia vettovaglie o mercanzie d'ogni sorta o che compreranno qualcosa dai Veneziani.
Il doge e i Veneziani non siano ammessi in giudizio come testimoni e siano impediti dal fare
testamento; i loro figli non accedano a nessun beneficio ecclesiastico fino alla quarta generazione. I
prelati e gli ecclesiastici di ogni grado nel raggio di dieci miglia da Venezia se ne allontanino entro
dieci giorni pena la scomunica. Il doge e i consiglieri, i Veneziani tutti, se non obbediranno entro 30
giorni, siano servi di coloro che li cattureranno e i loro possedimenti siano di coloro che li
occuperanno.
In pi il cardinale Arnaldo Pelagrua annuncia una crociata contro Venezia. Ai primi di aprile
oltretutto scoppia la peste tra le truppe veneziane con la morte del capitano Niccol Querini, che viene
sostituito dal doge Giovanni Soranzo. Ma il 28 agosto i Ferraresi hanno la meglio sui Veneziani.
Ai primi di settembre Venezia invia ad Avignone un'ambasceria per comporre il dissidio con il
papa. Gli ambasciatori comunque fanno prima tappa presso Filippo il Bello, pregandolo di interporre i
suoi buoni uffici. Filippo il Bello viene ascoltato, cos che gli ambasciatori arrivano ad Avignone ai
primi di ottobre, ma l'azione diplomatica va avanti lentamente. Solo il 15 giugno 1310 si conclude un
armistizio, in base al quale viene concesso ai Veneziani di seguitare a svolgere l'attivit commerciale a
Ferrara; ma Venezia deve pagare al papa una somma in fiorini d'oro, che viene inviata ad Avignone in
due rate.
La controversia si chiude definitivamente il 26 gennaio 1313 con una lettera del papa inviata al
doge Giovanni Soranzo, nella quale annuncia che Venezia  nuovamente accolta nella Chiesa. Infatti il
17 febbraio emana la bolla Decet sedis rivolta al doge Francesco Dandolo, assicurandolo che i
Veneziani sono di nuovo accolti tra le braccia della Chiesa. Che comunque si  mostrata arrendevole
dopo il versamento del denaro.
Ludovico iv il Bavaro (1324, 1328 e 1346)
Dopo la morte di Enrico vii nel 1314, la maggioranza dei principi elettori elegge imperatore
Ludovico, conte palatino del Reno e duca dell'Alta Baviera, e per questo soprannominato il Bavaro.
Oltretutto Ludovico il 28 settembre 1322 nella battaglia di Muhldorf sconfiggge Federico i il Bello,
duca d'Austria e di Stiria, che era stato nominato a sua volta imperatore dagli altri principi elettori.
Ludovico richiede il riconoscimento dell'elezione da parte del papa Giovanni xxii, che risiede
ad Avignone, ma questi rifiuta d'intromettersi nello scontro tra le due fazioni e sostiene oltretutto come
vicario imperiale in Italia Roberto d'Angi; Ludovico ignora la pretesa della Curia romana di
esaminare il diritto di Ludovico alla corona, manifestando l'intenzione di scendere in Italia e farsi
incoronare a Roma.
Di fronte a questo atteggiamento Giovanni xxii (1316-1334) il 23 marzo 1324 scomunica
Ludovico, che reagisce facendo sua l'accusa di eresia pronunciata dai Francescani Spirituali contro il
papa. Nel maggio del 1324 emette un manifesto a Sachsenhausen, chiedendo la convocazione di un
concilio ecumenico che giudichi il papa per l'abuso delle censure ecclesiastiche nel perseguimento dei
propri interessi temporali. Si schiera con lui un docente illustre dell'universit di Parigi, Marsilio da
Padova, che si offre al re come teorico nel conflitto e nel suo Defensor pacis contesta il primato di
Pietro, asserendo che l'apostolo non era mai stato a Roma, per cui il primato del vescovo di Roma non
era di imposizione divina. A questo punto Ludovico, che nel frattempo ha raggiunto un accordo con gli
Asburgo, riconoscendo Federico il Bello coreggente dell'impero, decide di scendere in Italia per
prendere possesso dei territori imperiali ed essere incoronato. La spedizione avviene nel dicembre 1327
ed  salutata con entusiasmo dai ghibellini italiani.
Ludovico arriva a Roma il 7 gennaio 1328 e i Romani lo eleggono senatore e capitano del
popolo, finch viene incoronato in San Pietro da Sciarra Colonna "in nome del popolo romano", una
formula dettata dai principi laici della concezione imperiale. Il papa risponde da Avignone con un'altra
scomunica e il mancato riconoscimento del titolo d'imperatore a Ludovico. Il papa per  solo: anche il
generale dei Francescani Michele da Cesena, convocato ad Avignone per giustificare il suo
atteggiamento critico nei confronti delle decisioni sull'ordine da parte del papa, lo abbandona
rifugiandosi alla corte di Ludovico, con relativa scomunica. Ma anche la fortuna di Ludovico a Roma
dura poco, perch i forti tributi imposti alla citt provocano risentimento, per cui nel 1329 il Bavaro 
costretto a lasciare la citt e tornare in Germania. Peraltro anche il papa non  ben visto perch progetta
di trasferire la corona imperiale al re di Francia, ma riesce a rinnovare la Curia istituendo la
Cancelleria, il Concistoro e la Camera Apostolica per la custodia del denaro della Chiesa.
Ludovico riesce a mantenere per alcuni anni il suo prestigio imperiale, anche perch nel 1338 i
principi tedeschi si pronunciano contro l'ingerenza del papa nell'elezione imperiale; ma poi,
preoccupato dall'idea di conquistare nuovi possedimenti per la sua famiglia, finisce col perdere anche il
sostegno dei principi. E nel 1346 arriva la terza scomunica per mano di Clemente vi, che invita i
principi tedeschi a eleggere un altro sovrano. Carlo iv di Lussemburgo gli muove guerra per
conquistare la corona, ma Ludovico muore a Frstenfeld, vicino Monaco, nel 1347.
Cola di Rienzo (1347)
Ad Avignone  papa Clemente vi (1342-1352) quando, nel 1343, gli si presenta come legato del
popolo romano il notaio trentenne Cola di Rienzo, recando una lettera dei tredici probi viri che
governano la citt in nome del papa. Clemente vi si mostra benevolo verso Roma e indice il Giubileo
per il 1350. Cola se ne fa portavoce in una lettera ai Romani definendosi "console romano" e "unico
legato popolare al papa", e a giugno del 1344 torna a Roma con la qualifica assegnatagli dal papa di
"notaio della Camera Urbana" insieme al vicario pontificio Almerico di San Martino.
Una volta a Roma, Cola suscita un moto popolare e si fa eleggere tribuno di una rinnovata
repubblica il 20 maggio 1347. Invia comunque una lettera al papa per comunicargli la sua elezione e
un'altra lettera al legato pontificio Almerico di San Martino qualificandosi "difensore della libert,
della pace e della giustizia". Mette quindi in atto una riconquista militare dei territori pontifici tra
Vetralla e Civitavecchia, e apre una serie di combattimenti con i Caetani per la tutela dei territori
pontifici. Impone inoltre un controllo poliziesco della citt, cos che i nobili si rintanano nei loro
castelli. Peraltro Cola espone un progetto utopistico di impero universale con capitale Roma. E per
questo si fa incoronare a Santa Maria Maggiore dal vicario del vescovo di Ostia con cinque corone di
foglie differenti e una d'argento, tenendo nelle mani il globo imperiale e il bastone del comando. Il
nuovo vicario pontificio Bertrand de Deus ha dei dubbi sull'operato di Cola e segnala la cosa al papa.
Per tutta risposta il papa da Avignone emette una bolla di scomunica nei confronti dell'ex notaio il 15
dicembre 1347.
Cola pensa di prendere tempo e, temendo di essere arrestato dal vicario pontificio, fugge a
Civitavecchia, il cui castello  sotto il controllo del suo cancelliere Francesco Mancini. Ma la citt di
Civitavecchia a gennaio del 1348 si consegna al vicario pontificio e Cola  costretto a tornare a Roma,
rinchiudendosi in Castel Sant'Angelo.  un rifugio temporaneo, perch a marzo fugge da Roma e se ne
va a Napoli, presso Ludovico i di Ungheria, che ha occupato il regno di Napoli, sperando in un suo
aiuto militare per riprendere il potere a Roma. Da Avignone si fa sentire Clemente vi che, al corrente
dell'incerto vagare del tribuno scomunicato, fa di tutto per averlo nelle sue mani, incaricando fra l'altro
l'arcivescovo di Napoli di catturarlo.
Ma Cola lascia Napoli e si rifugia in Abruzzo; e il papa, critico nei confronti del suo legato
Bertrand de Deus, che si  fatto scappare Cola, lo sostituisce nella persona del cardinale Annibaldo
Caetani. Ma intanto Cola  ancora pi lontano: nel 1350  a Praga, presso Carlo iv di Boemia, che per
finisce per metterlo in prigione su richiesta del papa. E in prigione Cola resta fino al giugno del 1352,
quando  preso in consegna dal vescovo Giovanni di Spoleto e tradotto prigioniero ad Avignone presso
Clemente vi:  inevitabile il processo, che  per condotto con molta mitezza.
Cola fa una ritrattazione completa delle sue colpe e riceve a ottobre l'assoluzione dal papa, che
lo libera dalla scomunica. Ma il papa muore a dicembre e il nuovo pontefice, il cardinale francese
Etienne Aubert, consacrato con il nome di Innocenzo vi (1352-1362) si mostra favorevole a inviare di
nuovo Cola a Roma, perch pu tornare utile al cardinale Albornoz per la riconquista dello Stato
Pontificio in Italia (v. La crociata contro i feudatari dello Stato Pontificio).
I due partono da Avignone il 16 settembre; il loro arrivo viene preannunciato dal papa ai
Romani, esortandoli ad accogliere benevolmente l'ex tribuno. Ma quando a dicembre i due arrivano a
Roma, scoppia una insurrezione, alla quale Cola non  del tutto estraneo, e resta ucciso il suo amico
Francesco Baroncelli. I rivoltosi offrono la Signoria all'Albornoz, con il titolo di senatore a vita, ma
con la facolt di insediare un vicario, che il popolo spera sia Cola; invece l'Albornoz nomina Guido de
Patriciis e s'impegna personalmente nella guerra che  ormai estesa in tutto il territorio dello Stato
Pontificio. Cos a giugno del 1354 grazie all'Albornoz, Umbria, Sabina e Tuscia rientrano sotto la
giurisdizione pontificia. A questo punto per si fa vivo da Avignone il papa, che incarica l'Albornoz di
nominare Cola senatore di Roma, e il cardinale d al neosenatore facolt di procurarsi truppe e denaro.
Infatti Cola a luglio entra in contatto con fra Moriale di Albarino, capo di una banda di duecento
mercenari, e dai fratelli del bandito, Brettone di Narba e Arombaldo, cassieri della banda, si fa prestare
pi di mille fiorini. Con quella risorsa finanziaria Cola rientra a Roma e Guido de Patriciis gli consegna
lo scettro di capo del governo; e Cola  costretto a nominare i fratelli di fra Moriale capitani della
milizia, che per costituiscono un peso per Cola, ovvero una diffamazione. Corre ai ripari: il 16 agosto
invita amichevolmente fra Moriale in Campidoglio e invece lo fa arrestare, facendolo poi processare
come pubblico criminale, tanto che viene condannato a morte. L'Albornoz cerca di ignorare queste
manovre illegali di Cola, anche perch Innocenzo vi, forse all'oscuro di tutto ci, gli scrive che 
opportuno prolungare a Cola la carica di senatore. E Cola arruola nuovi soldati, ma ha bisogno di
denaro, e per questo istituisce un'imposta sulle derrate, facendo mettere in carcere anche cittadini
rispettabili, solo per pretendere grosse somme di denaro come riscatto.
Ma ai primi di ottobre la popolazione romana comincia a farsi sentire con riunioni nelle strade e
urla di rivolta contro il senatore. Allora Cola chiede ad Albornoz l'invio di una cavalleria, che il
cardinale tarda a mandargli. La data fatidica per la fine di Cola  l'8 ottobre, quando il popolo va
all'assalto del Campidoglio al grido "Morte al traditore!", rivolto a Cola, che si affaccia dal balcone per
parlare alla folla; ma il popolo appicca il fuoco al palazzo e Cola fugge avvolto in un mantello,
cercando di mescolarsi alla folla.  riconosciuto sulle falde del Campidoglio; il primo a trafiggerlo con
una spada  un certo Cecco del Vecchio, e qualcuno lo decapita quando  gi morto. Tutto questo
accade nell'attuale giardino di sinistra della scalinata, l dove ora sorge una statua in bronzo che lo
ricorda, realizzata nel 1887 da Gaetano Masini. Il cadavere viene trascinato fino alla chiesa di San
Marcello e resta esposto per due giorni appeso per i piedi al mignano del palazzo Colonna in piazza
San Marcello. L'11 ottobre il cadavere verr trascinato al mausoleo di Augusto e arso su una catasta di
cardi secchi. A novembre l'Albornoz istruisce un processo contro gli assassini di Cola, ma il papa lo
blocca concedendo un'amnistia, in cuor suo convinto che Clemente vi abbia sbagliato a togliere la
scomunica a Cola.
La Repubblica di Firenze (1376)
Tutto ha inizio nell'estate del 1375, quando Bernab Visconti, duca di Milano, conclude
un'alleanza con ottanta citt dello Stato Pontificio contro il potere temporale dei papi, definiti "mali
pastori della Chiesa". Si registra una sollevazione generale nelle terre della Chiesa, con le citt che
insorgono cacciando i rettori papali. Firenze diventa il centro di riferimento della rivolta, tanto che le
chiese vengono chiuse. Solo Roma resta tranquilla. Da Avignone Gregorio ix emana una bolla che
impone ai vescovi di tornare nelle loro sedi; ma a novembre a Viterbo il prefetto Francesco de Vico,
incaricato dai Fiorentini, incita la citt all'indipendenza da Roma, abbattendo la rocca del cardinale
Egidio Albornoz, vicario pontificio in Italia dal 1353 alla sua morte nel 1367.
Il 4 gennaio 1376 il Comune di Firenze invia una lettera ai Romani, scritta dal cancelliere della
Repubblica Coluccio Salutati, esortandoli a insorgere contro il potere papale per "vivere come uomini
liberi". I cittadini romani non reagiscono, e il primo febbraio il Comune di Firenze invia una seconda
lettera incitandoli espressamente a "rovesciare la tirannide"; i Romani si mostrano diffidenti, e il 9
febbraio il Senato nomina il cancelliere Giovanni Cenci capitano generale del popolo, con il comando
supremo nel Patrimonio e nella Sabina, che si accampa con i soldati tra Montalto e Toscanella,
temendo un assalto dei Fiorentini.
Il 31 marzo il papa pronuncia l'interdetto contro Firenze, ritenuta il centro di una rivolta
generale contro il papa; inoltre assolda 10.000 mercenari bretoni al seguito del suo nuovo legato, il
cardinale Roberto di Ginevra, un sanguinario senza scrupoli. La contromossa di Firenze  tutta
spirituale: chiama gli otto magistrati del proprio governo Otto Santi, per sottolinearne la legitimit
morale delle rivendicazioni.
Il 18 giugno Caterina da Siena arriva ad Avignone come ambasciatrice di Firenze, per la quale
invoca misericordia, implorando il papa di tornare a Roma. Gregorio xi (1370-1378) si convince e il 13
settembre lascia Avignone, inziando il viaggio di ritorno a Roma, mentre i cardinali della Sabina e di
Ostia stipulano un compromesso con il Comune di Roma, in base al quale saranno lasciati al potere
civile gli esecutori di giustizia voluti dal popolo. I Fiorentini il 26 dicembre inviano una lettera al
Comune di Roma, tentando invano di dissuaderlo a stipulare il compromesso. Il papa arriva a Roma il
17 gennaio 1377 e Caterina da Siena a Roma prosegue nel raccomandare al papa una riappacificazione
con Firenze avviando nuove trattative, che per non hanno l'esito sperato.
E Firenze si riorganizza militarmente ad aprile, arruolando come capitano Giovanni Acuto,
mentre il clero fiorentino viene fortemente tassato e obbligato a riaprire le chiese e celebrare le
funzioni. L'intransigenza del governo fiorentino, costituito dalla magistratura straordinaria degli Otti
Santi, blocca la composizione del conflitto, che migliora grazie all'intervento di Bernab Visconti.
Questi convoca una conferenza a Sarzana il 12 marzo 1378, interrotta per con la morte del papa il 27
marzo. Con il nuovo papa Urbano vi (1378-1389) si riesce a raggiungere la pace, firmata a Tivoli il 28
luglio. In base ad essa Firenze, in cambio della cancellazione dell'interdetto, s'impegna a pagare la
somma di 250.000 fiorini, che alla fine saranno versati solo in parte.
Le condanne della Santa Inquisizione
Considerando che la nascita della Santa Inquisizione e dei relativi tribunali risale
giuridicamente al 1184, quando Federico Barbarossa e Lucio iii (1181-1185) decidono di istituirla, la
condanna a morte di Arnaldo da Brescia, finito sul rogo nel 1155, come gi detto non rientra nelle
condanne eseguite dal tribunale della Santa Inquisizione, anche se ne costituisce un anticipo. Ad essa
peraltro hanno fatto seguito le stragi eseguite dal 1099 nel contesto delle crociate e quelle contro i
Catari e i Templari, senza contare lo sterminio di intere popolazioni nelle terre del Nuovo Mondo.
Le condanne a morte a seguito di processi pi o meno regolari (e comunque certamente non
all'insegna dello spirito apostolico cristiano) sono iniziate invece solo ai primi del xiv secolo e vanno
localizzate in varie citt e nazioni, facendo capo perlopi direttamente al papa, fino all'istituzione di
specifici tribunali distinti da quelli italiani in Spagna (dal 1478 al 1820), in Portogallo (dal 1536 al
1782) e in Sicilia (dal 1487 al 1782), e fino all'istituzione successiva della Santa Romana Inquisizione
nel 1542.
Maifreda e i Guglielmiti (1300)
La figura a cui si ispirano gli eretici denominati Guglielmiti  quella Guglielma di Boemia,
vissuta a Milano dal 1270 fino alla sua morte avvenuta nel 1281, che ha dichiarato di essere "lo Spirito
Santo incarnato per la redenzione delle donne", secondo quanto riferiscono gli Annales di Colmar.
Intorno a lei si  costituito un gruppo di uomini e donne, uniti dal comune desiderio di pregare e fare
opere di bene, chiamatisi appunto Guglielmiti; a questi si sono associate alcune donne appartenenti alle
Umiliate di Biassono, un ordine laico di converse che vivono in comunit, senza una precisa regola, e
tra le quali c' Maifreda di Pirovano, cugina di Matteo Visconti, vicario imperiale a Milano all'inizio
del xiv secolo.
Originariamente la congregazione dei Guglielmiti non desta alcun sospetto, tanto  vero che
Guglielma, dopo la sua morte avvenuta il 24 agosto 1281, viene sepolta nell'abbazia di Chiaravalle,
alla quale peraltro ha lasciato i suoi beni. E le riunioni della congregazione seguitano a svolgersi nel
cimitero di Chiaravalle e nella casa di Biassono, dove per sono ammesse solo le donne. Tra queste,
Maifreda compone litanie e musiche in onore di Guglielma, come incarnazione dello Spirito Santo, che
le appare designandola come sua vicaria e incaricandola di amministrare i sacramenti. I Guglielmiti le
credono e la rispettano come rappresentante sulla terra del dio incarnato in Guglielma, tanto che
ritengono che abbia "pi grazia e autorit del santo apostolo Pietro e del papa Martino iv"(1281-1285),
in quegli anni regnante sul trono pontificio.
Nel 1284 arriva all'Inquisizione milanese la denuncia, da parte della madre di un frate, nei
confronti di Andrea Saramita, sua madre, sua sorella e sua figlia, nonch di suor Maifreda, suor
Giacoma e tale Bellacara Carentano. Tutti sono accusati di ritenere Guglielma l'incarnazione dello
Spirito Santo. Il processo  quanto mai rapido per, perch saggiamente gli inquisiti pronunciano
l'abiura, giurando nelle mani dell'inquisitore, frate Manfredo da Dovaria, oggi Dovera, in provincia di
Cremona. Vengono assolti, ricevendo una simbolica penitenza con un leggero colpo di bastone sulle
spalle.
La congregazione peraltro continua a professare la sua fede, anche se Maifreda si mostra ora pi
cauta e le riunioni si svolgono coperte da maggior riservatezza. Tra l'altro Guglielma si rif viva in
sogno a Maifreda all'alba del 1295, secondo quanto lei stessa riferisce ai Guglielmiti, salutando la sua
vicaria come "papessa" di Santa Romana Chiesa e decretando la destituzione del papa allora regnante
in Roma, Bonifacio viii (1294-1303), come "pseudopapa", perch autonominatosi mentre era in vita un
altro papa, Celestino v, che peraltro, eletto il 5 luglio 1294 aveva abdicato il 13 dicembre dello stesso
anno e sarebbe morto nel 1296.
Allora Maifreda assume l'autorit di un vero pontefice della Chiesa, sia pure con il
riconoscimento dei soli Guglielmiti; e da papessa nomina anche un suo assistente nella persona di
Andrea Saramita, al quale fa redigere un Nuovo Testamento. Nonostante i sotterfugi si registra per
una reazione da parte di Bonifacio viii, che il primo agosto 1296 da Anagni pubblica la bolla Saepe
Sanctam Ecclesiam, nella quale denuncia l'esistenza di alcune persone, tra le quali anche delle donne,
che dogmatizzano il potere di "legare e sciogliere", proprio del papa, oltre ad amministrare i
sacramenti. Questa denuncia sembra in effetti riferirsi ai Guglielmiti e a Maifreda, anche se non sono
nominati.  un fatto che a settembre il nuovo inquisitore di Milano, Tommaso da Como, riapre
l'inchiesta sui Guglielmiti, arrestando un terziario degli Umiliati, Girardo da Novazzano, marito di una
Guglielmita. Ma per l'inquisito tutto si risolve in un'abiura e un giuramento "nelle mani
dell'inquisitore", che per  chiamato urgentemente a Roma e sospeso dalle sue funzioni per una
denuncia nei suoi confronti; cos l'inchiesta contro i Guglielmiti per il momento si arena.
I Guglielmiti comunque si sentono presi di mira e decidono di spostare la loro residenza
ufficiale: nel 1297 Maifreda con le altre religiose lascia Biassono e va a vivere in una casa milanese di
propriet dei Codega, che la affittano alla congregazione. La casa  presso piazza Sant'Eustorgio, dove
ha sede l'Inquisizione. Qui Maifreda compie una radicale femminizzazione del cristianesimo,
nominando diaconesse e suddiaconesse, celebrando normalmente la messa con ostie da lei consacrate, e
facendosi baciare mani e piedi dai presenti. Tutte queste pratiche per vengono pubblicizzate dentro
Milano dal Saramita in banchetti presso le nobili famiglie, a cominciare dai Visconti; tanto che un certo
frate agostiniano, Pezzolo, denuncia all'Inquisizione di aver visto pi volte il capitano del popolo
Galeazzo Visconti, figlio del vicario imperiale, far visita a Maifreda, sua parente, e renderle omaggio,
come fanno tutti i Guglielmiti.
Quando, per il 1300, Bonifacio viii proclama il primo Anno Santo, Maifreda profetizza la
resurrezione di Guglielma per la Pentecoste di quell'anno e predica l'avvento di una nuova et, quella
dello Spirito Santo, dopo quelle del Padre e del Figlio. Il 10 aprile, domenica di Pasqua, in presenza di
duecento fedeli, Maifreda celebra il pontificale pasquale secondo il rito ambrosiano, assistita da
diaconesse e suddiaconesse; ma quella celebrazione diventa un evento determinante per la denuncia
all'Inquisizione della papessa e della congregazione dei Guglielmiti. Pochi giorni dopo quella
cerimonia, il 19 aprile, Maifreda viene convocata dall'inquisitore di Milano, frate Guido da Cocconato;
l'inquisitore chiede se  vero che lei si considera una papessa e amministra sacramenti. Non si
conoscono le risposte di Maifreda, che comunque il 20 luglio viene arrestata con i suoi seguaci, e tutti
sono processati dagli inquisitori per la Lombardia e la marca di Genova, Guido da Cocconato e Ranieri
da Pirovano.
Il processo dura cinque mesi, fino a Natale. Negli interrogatori degli inquisitori Guglielma
viene indicata come "lo Spirito Santo incarnato nel sesso femminile", Maifreda  definita "una
papessa, avendo l'autorit di un vero papa, come vicaria di Guglielma, Spirito Santo in forma di
donna" e Andrea Saramita  indicato come un apostolo della papessa. Inoltre i nuovi fedeli dello
Spirito Santo, i Guglielmiti, non vengono ritenuti "una setta carnale, ma intellettuale", votata a un
ampliamento della Chiesa di Roma finalizzato a raggruppare "ebrei, musulmani e gli altri popoli che
sono fuori della Chiesa Romana". Tutti i Guglielmiti sono riconosciuti eretici e condannati al rogo con
la loro papessa. Tra il 2 e il 9 settembre sono giustiziati Andrea Saramita e Maifreda, probabilmente in
piazza Vetra, presso la basilica di Sant'Eustorgio, e con loro  arso il corpo riesumato di Guglielma, la
cui tomba all'abbazia di Chiaravalle viene distrutta.
Va segnalato che Maifreda  stata immortalata in una carta dei Tarocchi come Papessa. 
raffigurata seduta sul trono; ha nella mano destra il bastone pontificale sormontato da una croce
stilizzata e nella sinistra un libro chiuso. Ostenta sul capo la tiara papale a triplice corona e sotto la
cappa, di color bruno, indossa una semplice veste d'identico colore, cinta da un cordone a nodi.  la
papessa dei Tarocchi miniati da Bonifacio Bembo per ordine di Filippo Maria Visconti, un pronipote di
Matteo Visconti, cugino di Maifreda, probabilmente in occasione del matrimonio del duca di Milano
con Maria di Savoia nel 1428.
Gli Apostolici Gherardo Segalelli, fra Dolcino, suor Margherita e fra Longino (1300-1307)
Il movimento degli Apostolici viene fondato da Gherardo Segalelli all'insegna del "vivere come
gli Apostoli", nel rifiuto di una Chiesa ricca e gerarchica come quella di Roma. La parola d'ordine
"Penitenti gite" esorta a un'azione liberatoria dalle servit terrene. Si tratta di un concetto religoso
inaccettabile per Gregorio x (1271-1276), che condanna il movimento, e di fronte all'opposizione degli
Apostolici all'ingiunzione di confluire in un ordine benedetto dalla Chiesa, viene aperta un'azione
giudiziaria per eresia nei confronti del Segalelli e di alcuni suoi seguaci. Sono dapprima imprigionati a
Parma, per poi essere rilasciati dal vescovo Obizzo Sanvitale, che  un loro segreto ammiratore.
Gherardo Segalelli, nuovamente imprigionato nel 1294 e condannato all'ergastolo, riesce a fuggire,
mentre quattro Apostolici, due uomini e due donne, vengono arsi sul rogo. Catturato una terza volta nel
1300 e processato dall'inquisitore Manfredo da Parma, finisce sul rogo a Parma il 18 luglio 1300.
La condanna a morte di Segalelli  determinante per il suo seguace fra Dolcino, nativo di Prato
Sesia, che si autoqualifica capo degli Apostolici; non  un frate nel senso proprio del termine, ma solo
spiritualmente. La sua fama  peraltro giunta fino a noi perch Dante lo ricorda tra i seminatori di
scismi nel canto xxviii dell'Inferno (vv. 55-60):
"Or d a fra Dolcin dunque che s'armi,
tu che forse vedra' il sole in breve,
s'ello non vuol qui tosto seguitarmi,
s di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese,
ch'altrimenti acquistar non saria leve".
Nei versi la figura dell'eretico  tutt'uno con quella del condottiero, in base alla cronaca di
Giovanni Villani. Ed  bene ricordare che nel 1302, a due anni di distanza dalla morte del Segalelli, fra
Dolcino  a Trento insieme a suor Margherita (anche lei suora di nome, nonch sua compagna) e fra
Longino, un nuovo seguace. I tre sono decisi a combattere; infatti con un seguito consistente,
successivamente si spostano in Piemonte, stabilendo un punto di riunione per gli Apostolici al loro
seguito vicino Gattinara, dove per l'Inquisizione li ricerca. Allora il gruppo va a risiedere sui monti
della Valsesia e successivamente sulla Parete Calva sopra Rassa. Ma  una fuga continua fino al monte
Rubello, sopra Trivero, dove il gruppo decide di stabilirsi e difendersi con le armi. Il papa Clemente v
(1305-1314) manda contro di loro diverse spedizioni militari, che finiscono per avere la meglio nel
marzo del 1307 sul monte Mazzaro, dove Dolcino, Margherita e Longino vengono arrestati e condotti
in catene a Biella. Il papa  quanto mai contento, come si pu constatare nella lettera che invia al re
Filippo il Bello:
Ci sono giunte notizie graditissime, feconde di gioia ed esultanza, perch quel demone
pestifero, figlio di Belial e orrendissimo eresiarca Dolcino, dopo lunghi pericoli, fatiche, stragi e
frequenti interventi, finalmente coi suoi seguaci  prigioniero nelle nostre carceri, per opera del nostro
venerabile fratello Raniero, vescovo di Vercelli, catturato nel giorno della santa cena del Signore, e la
numerosa gente che era con lui, infettata dal contagio, fu uccisa quel giorno stesso.
Viene celebrato il processo, che si conclude con la condanna a morte per i vari Apostolici, i
quali vengono arrestati e sottoposti dapprima a torture, che sopportano da martiri, non ritrattando mai le
eresie di cui sono accusati. In memoria di fra Dolcino nel luglio 1907 a Biella  stato eretto un obelisco,
abbattuto dai fascisti nel 1927 durante una esercitazione militare di artiglieria pesante. Nel settembre
1974  stato posto un nuovo cippo sui ruderi dell'obelisco dove, dal dopoguerra, era stato scritto col
minio: "Queste pietre sono sacre"; e dal 1974 ogni anno a settembre ai piedi del cippo si celebra la
"Festa di Fra Dolcino". Peraltro la "Comune" di Dario Fo e Franca Rame nel 1977 vi rappresent
Mistero Buffo, con la "giullarata" di papa Bonifacio viii, riportando cos in auge la leggenda di fra
Dolcino e di Gherardo Segalelli, visti come precursori del socialismo. Esiste inoltre a Biella una Ca de
studi dossinian.
Gli astronomi Pietro d'Abano (1317) e Cecco d'Ascoli (1327)
Sono scarse le notizie sulla giovinezza del medico e filosofo Petrus de Abano - in volgare
Pietro d'Abano -, il cui nome fa riferimento al luogo di origine, oggi noto come Abano Terme, dove
appunto  nato nel 1250. Viaggia molto e risiede per un certo periodo a Costantinopoli, quindi a Parigi
e infine a Padova, insegnando nelle due ultime universit medicina, filosofia e astrologia, all'insegna di
una ispirazione religiosa unita alla passione per l'astronomia. Nelle sue opere, tra le quali il Liber
Physionomie e il Lucidator dubitabilium astronomie, mette appunto in risalto il collegamento tra la
medicina e l'astrologia, secondo una concezione pseudoaristotelica e magica, con la quale tende a
spiegare i misteri della fede.
Questo particolare lo pone in contrasto con il tribunale dell'Inquisizione, perch il Sant'Uffizio
consente lo studio degli astri solo per quanto riguarda la metereologia e l'agricoltura, pur riconoscendo
che le costellazioni hanno una certa influenza sul carattere di un individuo al momento della nascita.
Pietro subisce due processi nel 1300 e 1306, risultando prosciolto dalle accuse. Nel corso di un terzo
processo, iniziato nel 1312, muore in prigione a causa delle torture subte nel 1315. Il processo
prosegue nonostante sia stato sepolto e l'anno successivo lo condanna come eretico. Per questo nel
1317 il suo cadavere viene dissotterato e arso sul rogo.
 astronomo anche Cecco d'Ascoli, al secolo Francesco Stabili, oltre ad essere un poeta. 
autore dell'opera in volgare L'Acerba, un trattato scientifico composto di 4865 versi in sestine, con il
quale vuole contrapporsi alla Divina Commedia di Dante.  professore di astrologia all'universit di
Bologna e finisce condannato al rogo dal tribunale dell'Inquisizione insieme ai suoi libri il 16
settembre 1327 davanti alla chiesa di Santa Croce a Firenze. L'accusa pi grave mossagli  di aver
sostenuto che Ges era nato sotto precise coordinate astrologiche, cos che tutta la sua vita era segnata
nell'oroscopo calcolato da Cecco fino alla crocifissione e alla resurrezione. Una statua lo ricorda nella
piazza Matteotti della sua citt natale, Ascoli Piceno. Secondo una tradizione, mentre ardeva tra le
fiamme fu sentito urlare: "L'ho detto, l'ho insegnato, lo credo!".
Francescani predicatori della povert di Cristo (1323-1466)
Ai primi del Trecento in seno ai Francescani Spirituali si costituisce un gruppo di ultraspirituali
definiti "Fraticelli" per la loro fedelt a un ideale di povert assoluta. I papi inizialmente tentano una
mediazione dichiarando che i beni dell'ordine sono di propriet della Santa Romana Chiesa e che i
Francescani li hanno in uso, ma loro rispondono facendo riferimento alla povert effettiva predicata da
san Francesco, come interpretazione della stessa povert predicata e praticata da Ges e dai suoi
apostoli. Il contrasto culmina con l'affermazione da parte di papa Giovanni xxii (1316-1334) che Ges
e san Francesco non avevano mai praticato e predicato la povert assoluta. Il primo agosto 1322 il papa
emana la bolla Dudum fidedigna, con la quale ordina agli inquisitori il perseguimento dei Fraticelli
qualificati come "uomini di una setta pestifera". A documentare l'accusa il papa provvede l'anno
successivo con la bolla Cum inter nonnullos, nella quale arriva a dichiarare eretica l'affermazione che
Ges e gli apostoli non abbiano mai posseduto dei beni, per cui i Francescani potevano senz'altro
disporre di beni materiali. E il 6 giugno 1328 arriva a deporre il ministro generale dell'ordine, fra
Michele da Cesena, che si era opposto alle dichiarazioni della bolla. Intanto vanno avanti i processi
contro i Fraticelli, che sono gi iniziati nel 1319 e diventano pi frequenti quando il nuovo papa
Benedetto xii (1335-1342) spedisce lettere ai diversi inquisitori accusando i Fraticelli di "delitti, errori
ed eresie", tra i quali l'affermazione che papa Giovanni xxii era eretico per la sua dichiarazione avversa
alla povert di Cristo.
I processi si svolgono dal 1322 al 1466 in varie citt italiane, oltre ad Avignone, con deleghe ai
diversi vescovi. Di molti dei Fraticelli, finiti in prigione e al rogo, si ignora anche il nome, perch ci
sono giunti pochissimi documenti relativi ai processi. Tra coloro che finirono al rogo si ricordano a
Venezia, nel 1337, Francesco da Pistoia, e ad Avignone, nel 1354, Giovanni da Castiglione e Francesco
da Arquata. Di anonimi processati se ne calcolano 55, solo 5 dei quali finiscono al rogo, oltre a un
gruppo di 7 donne, catturate durante un pellegrinaggio alla Porziuncola di Assisi e accusate di
stregoneria. E vanno aggiunti, in numero difficilmente calcolabile, i Fraticelli processati a Roma nel
1466 per oscenit sessuali e attivit stregonesche.
Jan Hus (1415)
Il sacerdote Jan Hus, nato nel 1369 a Husinec, in Boemia, baccelliere dell'universit di Praga e
quindi docente di arte, viene consacrato sacerdote e dal 1402 inizia la sua attivit di predicatore nella
chiesa di San Michele, roccaforte delle correnti riformatrici. Entra in dissidio con le autorit cattoliche
nella polemica contro la corruzione del clero da lui denunciata nel libro De arguendo clero e appoggia
la dottrina del riformatore inglese John Wycliffe. La polemica raggiunge il suo apice contro
l'arcivescovo di Praga Zajc Zbynek, che con l'alto clero si dichiara fedele al papa Gregorio xii
(1406-1415) e nel 1410 lancia l'anatema contro Hus, colpendo d'interdetto la stessa universit e
facendo bruciare pubblicamente i libri di Wycliffe. Hus si oppone alla decisione con l'opera De libris
haereticorum legendis, per cui viene condannato dal papa con specifica scomunica.
Due anni dopo entra nuovamente in conflitto con il pontefice, che critica per la sua
promulgazione di indulgenze, e deve abbandonare Praga; ma vi ritorna nel 1413, accettando di
discutere la sua tesi al Concilio di Costanza. Una volta l, nell'ottobre del 1414 ottiene dal papa
l'incolumit e la concessione di scrivere il trattato Utrum expediat laicis fidelibus sumere sanguinem
Christi sub specie vini, che affronta in sostanza un mistero della Messa. Arrestato e accusato di eresia,
viene condannato al rogo e arso vivo il 6 luglio 1415. La sua condanna  stata ricordata dal cantautore
italiano Francesco Guccini nel 1970, alla fine della cosiddetta Primavera di Praga, il periodo della
liberazione della Cecoslovacchia dal dominio dell'urss tra il 1968 e il 1970:
Quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all'orizzonte del cielo di Praga.
Girolamo Savonarola (1498)
Il frate domenicano Girolamo Savonarola, nato a Ferrara nel 1452, gi nel 1488 viene eletto
priore del convento di San Marco a Firenze e diventa subito famoso come ardente predicatore di
penitenza e riforme ecclesiastiche. Mentre si scaglia contro il paganesimo rinascente attraverso la
cultura umanistica, parallelamente promuove i principi di una societ libera e cristiana, dove il popolo
abbia voce sotto la guida di efficienti aristocratici. Tutto questo senza farsi intimidire dal signore della
citt che  Piero de' Medici e prendendo di mira con forti critiche il papa regnante a Roma Alessandro
vi (1492-1503), accusato apertamente di corruzione e immoralit.
In realt la sua visione del mondo si ricollega alla tradizione politico-religiosa dell'abate
Gioacchino da Fiore, in nome del quale preannuncia l'imminente et dello Spirito Santo. Il passaggio a
Firenze dell'imperatore Carlo viii e la cacciata di Piero de' Medici nel 1494 sono ritenuti segni di certe
profezie. Cos Girolamo diventa l'animatore di una repubblica e di un rinnovamento religioso, ancor
pi lanciando invettive moralistiche contro Alessandro vi. Questi, peraltro, venendo a un accordo con
Carlo viii, non corre pericoli di essere destituito e nel 1495 intima al Savonarola di recarsi a Roma per
render conto della sua predicazione infamante nei confronti della Chiesa e di Alessandro vi. Ma il
Savonarola rifiuta, anche perch ha timore di essere condannato a morte dal papa.
Accade per che le vittorie di Carlo viii sfumino con la sconfitta a Fornovo sul Taro il 6 luglio
del 1495, e con lui svanisce l'appoggio che Savonarola pensava di aver trovato. Parallelamente si
rafforza la posizione politica di Alessandro vi, che l'8 settembre 1495 gli intima di smettere di
predicare e ordina che il convento di San Marco sia unito alla Congregazione Domenicana Lombarda,
fedele al papa. Savonarola dapprima obbedisce, ma successivamente per concessione della Signoria di
Firenze il 17 febbraio 1496 riprende a predicare. Allora Alessandro vi reagisce emettendo una bolla di
scomunica contro il frate il 12 maggio 1497. Savonarola contesta la scomunica perch basata su false
accuse. Lo scriver anche nella strofa di una sua poesia:
La scomunica era nulla,
perch nulla non valeva:
di Ges la fede annulla,
questo  quel ch'ella faceva.
Erettico  chi la temeva;
tutti gli  il demonio in braccio,
e cos gli  presi a laccio
gli arabbiati calabroni.
Il papa arriva a ordinare il suo arresto il 26 febbraio. Ma la Signoria di Firenze non se la sente di
metterlo in prigione, e si limita a vietare a Savonarola la predicazione in pubblico.
Poi  un susseguirsi di eventi negativi per il frate; ci si mettono di mezzo i Francescani, che
richiedono ai Domenicani di sottoporre Girolamo a un "giudizio di Dio" con il fuoco, proprio per
dimostrare che  legittima la scomunica. Si arriva a un accordo con i Domenicani che, fiduciosi, fissano
al 7 aprile l'ordalia, che per infine non ha luogo per contrasti tra i due ordini religiosi. L'8 aprile si
fanno sentire i Fiorentini che, in massa, assediano il convento di San Marco ingaggiando una furiosa
battaglia con i Domenicani e i Francescani; si hanno centinaia di morti e feriti. A questo punto
interviene la Signoria che, nella notte tra l'8 e il 9 aprile, fa arrestare dai suoi soldati fra Girolamo con i
due fedeli seguaci, i frati Domenico Buonvicini e Silvestro Maruffi, che avrebbero dovuto sostenere
insieme a Girolamo la prova del fuoco.
Savonarola viene interrogato con i due frati il 9 aprile al Bargello e il 10  sottoposto a tortura
da 17 giudici nominati dalla Signoria. Gli interrogatori proseguono fino al 18 aprile senza conclusione,
tanto che il 21 aprile si apre un altro processo con altri 15 giudici. Il 19 e 15 aprile erano gi stati letti in
pubblico i testi dei due processi, nei quali si accusava Savonarola di aver predicato false profezie sulla
Chiesa, coadiuvato dai due frati. E poi si arriva ad un terzo processo condotto da due soli giudici
appositamente nominati dal papa, fra Gioacchino Torriani, generale dei Domenicani, e Francesco
Romolino, parente di Alessandro vi. Dopo due lunghi interrogatori sotto tortura tra il 20 e il 22 maggio,
i commissari apostolici riconoscono i tre come eretici e scismatici e pertanto li affidano al braccio
secolare con sentenza emessa il 23 maggio. Lo stesso giorno viene eseguita la condanna in piazza della
Signoria con l'impiccagione "in presenzia de tucto el populo", come riferisce Paolo Somenzi al duca di
Milano.
Ma non finisce qui lo strazio dei tre, i cui cadaveri vengono attaccati dal boia "alla colonna
dove erano impiccati, acci che nel brusare non andasseno cos presto". Alcuni ragazzi prendono
l'evento come un gioco, perch tirano sassi sui resti dei cadaveri, "et quelo gioco del tirare de' sassi
dur un pezo, per modo che a frate Hieronimo le viscere, che non erano ancora arse, gli furono
lapidate, cio il fegato e il core, che gli pendevano giusto ancora sanguanenti". Un autentico obrobrio,
che la folla avrebbe voluto proseguire trascinando i cadaveri in giro per la citt. Ma la Signoria a questo
punto vuole che tutto sia ridotto in cenere: "Et la cenere de epsi feceno molto bene et cum grande
diligenza coliere e getare nel fiume di Arno, aci che n de epsi scelerati frati n de le loro vestimente
n de la cenere de le loro ossa se ne possi trovare reliquie, excepto che non se ne andasse a cercare nel
fiume Arno".
E pensare che negli ultimi anni del xx secolo l'ordine domenicano ha avviato la causa di
beatificazione di Savonarola, introdotta a livello diocesano dall'arcidiocesi di Firenze il 30 maggio
1997, come ricorda lo storico Andrea del Col, "per cui fra Girolamo  ora servo di Dio".
Jean Vallire (1523)
Jean Vallire, nato nel 1480 ad Acqueville, citt della Normandia, entra nell'ordine agostiniano
a trent'anni nel convento di Livry, ma rimane affascinato dalle idee di Lutero. Accade che sia
denunciato al vescovado di Parigi dall'abate Jean Mauburnus e quindi condannato "per le blasfeme ed
enormi parole dette su Nostro Signore Ges e sulla sua degna madre la Vergine Maria". In pratica
sostiene che il padre di Ges era Giuseppe e che la Madonna lo aveva concepito come tutti gli esseri
umani.
L'8 agosto 1523 finisce bruciato sul rogo per eresia contro la Santissima Trinit con sentenza
emessa dal Parlamento di Parigi; e la sua condanna  storica perch  stata tramandata la sentenza, che
costituisce in pratica il pi antico testo integro della storia, pronunciata contro un eretico francese.
Viste dalla corte le accuse e le informazioni fatte al Giudice dal prevosto e dal sottoprevosto di
Precy contro Jean Vallire, cosiddetto eremita, prigioniero nella Prigione del palazzo a causa delle
esecrabili e detestabili blasfemie da lui dette e professate su nostro Salvatore e Redentore Ges Cristo e
della gloriosa Vergine Maria sua madre, gli interrogatori e le confessioni del detto Vallire, fatte
davanti ai consiglieri di questa corte a ci commessi, come la raccolta dei testimoni e i confronti con
dette persone e ascoltato e interrogato in detta corte sui detti casi, si  confessato chierico e ha chiesto
di essere dimesso dallo stato clericale e, tutto ci considerato e attestato, il detto Vallire non sar reso
come chierico e non godr del privilegio del clericato e inoltre la corte, in ragione dei casi detti, ha
condannato e condanna il detto Vallire a essere condotto in un carro ove si portano le immondizie
della Citt, fin davanti alla chiesa di Notre Dame di Parigi e qui chieda grazia e perdono a Dio e alla
Vergine Maria delle sue blasfemie e ci fatto da l sia condotto al mercato dei porci e qui, dopo avergli
tagliata la lingua e bruciato vivo, sia il suo abito e il suo corpo ridotto in cenere. E ha ordinato e ordina
la detta corte che il processo fatto contro il detto Vallire sia bruciato e i suoi beni confiscati. Fatto ed
eseguito l'otto agosto dell'anno millecinquecentoventitr. Firmato Malon.
La caccia alle streghe (1231-1682)
Parallelamente alle condanne di eretici o presunti tali, la Santa Inquisizione fin dalla prima met
del xiii secolo si  dedicata anche alla caccia alle streghe. Tale persecuzione si  prolungata anche sotto
la giurisdizione della Santa Romana Inquisizione, nonch ad opera di tribunali speciali in Francia e
Spagna fino alla seconda met del Seicento. Ciascuno dei vari tribunali d'Inquisizione agiva in una
sorta di autonomia giuridica, spesso senza neanche rendere conto ai vari centri inquisitoriali di Roma,
Parigi, Madrid o Lisbona. Senza contare che spesso i tribunali ecclesiastici sono stati sostituiti da quelli
laici.
In ogni caso si dovrebbe parlare di streghe e stregoni, perch vittime di questa caccia furono
anche gli uomini. Il termine italiano "strega", al maschile "stregone", deriva dal latino strix, che
letteralmente vale per "strige" o "barbagianni", un uccello notturno. Ma in francese sorcire e sorcier
derivano dal latino sortilega e sortilegus, termini che originariamente indicavano coloro che traevano le
"sorti", ovvero i "divinatori". In inglese witch e witzard risalgono al sassone wicce e wicca, ovvero
"saggia" e "saggio", mentre in tedesco Hexe e Hexer valgono per "sapiente". Tutte le lingue quindi
hanno anche il corrispondente maschile di "strega", anche se  pi diffuso il termine femminile.
Tutto ha inizio quando, nel 1231, Gregorio ix (1227-1241) nomina come inquisitore per il
territorio imperiale il frate Corrado di Marburgo, che si mette all'opera nella valle del Reno contro una
setta di donne seguaci di Lucifero che, secondo una sua indagine, compie nefandezze di vario tipo,
congiurando contro Dio e la Chiesa, con lo scopo folle di riportare in cielo l'Angelo Ribelle e
sostituirlo a Dio. Il fenomeno  caratterizzato da convegni notturni chiamati sabba con donne dai
magici poteri qualificate come streghe. Accade per che il frate venga assassinato, e questo convince il
papa che quella setta esiste veramente, per cui decide di comunicarlo alla cristianit nel 1233 con la
bolla Vox in Rama, nella quale si fa riferimento per la prima volta alle streghe, nonch ai gatti come
incarnazione di Satana vaganti lungo il Reno. Cos se ne ordina lo sterminio in nome di Dio. E l'ordine
viene eseguito immediatamente: i gatti, perlopi neri, vengono bruciati vivi, bastonati o crocifissi. A
questo episodio si pu far risalire la credenza che certi gatti neri portino sfortuna.
Proprio grazie a quella bolla del 1233, il fenomeno della stregoneria si diffonde in tutta Europa
e nel 1315 viene alla luce un primo caso da sottoporre all'Inquisizione, ma nella persona di un uomo, il
ministro di Filippo il Bello Enguerrand de Marigny. Questi viene appunto accusato di stregoneria e
condannato a morte a Parigi. La notizia non sfugge al tribunale dell'Inquisizione, che sottopone al papa
Giovanni xxii il problema della diffusione del fenomeno della stregoneria; e il papa promulga nel 1326
la bolla Super illius specula, nella quale la stregoneria viene stigmatizzata da sortilegi, patti diabolici e
profanazioni sacre, cos che va considerata come una eresia e pertanto dovr essere oggetto di
repressione da parte del tribunale. Il tribunale ne prende atto, ma contemporaneamente si sollecita
un'opera di condanna generica del fenomeno, in modo che ne sia frenata la diffusione, ma anche una
parallela testimonianza documentaria. Di questa s'incarica Bernardino da Siena (1380-1444), che dal
giugno del 1427 s'impegna in una attivit di predicazione per quasi due decenni a Roma, su invito del
papa Martino v (1417-1431). Bernardino arriva a bruciare sul Campidoglio gli emblemi della
stregoneria, mentre tiene in mano e tende alla folla una tavoletta di legno con inciso l'ideogramma di
Cristo, ihs, entro una raggiera solare. Bernardino fa esplicito riferimento alle donne, qualificate come
streghe, e non agli uomini, offrendo una documentazione relativa alla citt di Benevento come luogo di
diabolici incontri notturni delle streghe intorno a un albero di noci per il loro sabba. Questa cerimonia,
il cui nome deriverebbe da "sabato", festa degli ebrei (ma farebbe anche riferimento al giorno
anticamente legato al culto della luna),  qualificato come una sorta di parodia del rito liturgico
cristiano. Inizia con un omaggio al diavolo e prosegue con sacrifici di bambini, i cui corpi servono alla
preparazione di pozioni magiche e orge.
E a luglio del 1427 si ha la prima strega vittima dell'Inquisizione a Roma. Si tratta di una certa
Finicella "che diabolicamente occise molte criature et affattucchiava di molte persone", secondo
quanto riporta il cronista Stefano Infessura. Finisce sotto processo su una denuncia dei romani
infiammati, ovviamente, dalle parole di Bernardino, ed  condannata al rogo in un vero "spettacolo", a
detta del cronista. Peraltro Bernardino sar premiato con la canonizzazione il 24 maggio del 1450, dopo
soli sei anni dalla sua morte, in una fastosa cerimonia costata 7000 ducati di spese, sostenute dai
cittadini di Siena.
Nel 1428 una certa Matteuccia da Todi  processata e condannata come "pubblica incantatrice,
fattucchiera, maliarda e strega". Oltre a confessare di aver ucciso numerosi bambini, Matteuccia d una
testimonianza storica del "noce di Benevento", segnalato come luogo d'incontro delle streghe,
destinato a restare mitico e legato a una formula magica recitata dalle streghe davanti a quell'albero:
Unguento, unguento
mandame a la noce de Benevento,
supra aqua et supra ad vento
et supra ad omne maltempo.
Alla condanna di Finicella fa eco nel 1431 quella di Giovanna d'Arco, considerata una strega
per motivi politico-militari, ma riabilitata e santificata, la cui storia peraltro  rievocata in uno specifico
capitolo (v. Giovanna d'Arco) e nelle Appendici (v. La riabilitazione di Giovanna d'Arco).
Nel 1440 in Francia si registra la condanna di un uomo per stregoneria, che costituisce il
secondo caso di eccezione alla femminilit propria di questa operazione magico-demoniaca.  il
maresciallo Gilles de Ray, accusato di praticare l'alchimia e la stregoneria, e di aver torturato, stuprato
ed ucciso almeno 140 bambini e adolescenti nei modi pi perversi, smembrandoli e bruciandoli per
offrirli in sacrificio ai demoni, oltre ad aver condotto pratiche stregonesche con prelati.
Di fronte a simili eccessi occorre una regolazione pontificia del problema.  quanto si propone
Innocenzo viii (1484-1492) fin dal primo anno del suo pontificato con la promulgazione della bolla
Summis desiderantes affectibus, nella quale ordina al tribunale dell'Inquisizione di prendere tutte le
misure necessarie per eliminare le streghe. In particolare incarica i domenicani Heinrich Institor
Kramer e Jacob Sprenger, autori del libro Malleus Maleficarum, pubblicato nel 1487, di estirpare la
stregoneria nella valle del Reno. Nel libro vengono esposti i metodi di stregoneria e le regole da seguire
per perseguirli e sopprimerli. Peraltro l'enciclica punisce automaticamante con la scomunica chiunque
cerchi di ostacolare gli inquisitori. E sempre al 1487 risale il manoscritto Tractatus contra demonun
invocatores, un testo che  una sorta di preghiera di opposizione alle ispirazioni diaboliche delle
streghe.
Un altro testo fondamentale per la documentazione della stregoneria  lo Strix sive de
ludificatione daeminum di Giovanfrancesco Pico della Mirandola, trascritto in lingua volgare con il
titolo La strega o vero de gli inganni de demoni. Tra l'altro l'autore registra il corso dei processi di
stregoneria svoltisi a Modena tra il 1522 e il 1524 nei confronti di 73 imputati, tra uomini e donne, 10
dei quali finiscono al rogo. Ma numerosi in quegli anni sono i processi in Emilia, dove  grande
inquisitore Bartolomeo da Spina, autore di una Quaestio de strigis.
Va poi ricordata Caterina de' Medici, processata e condannata a Milano tra il 1616 e il 1617
all'et di circa quarant'anni. Era stata iniziata alle pratiche magiche da una sua conoscente e si era
convinta di essere una strega; ma in effetti come tale la presentano al tribunale familiari e conoscenti
del senatore Luigi Melzi, che lei assisteva perch gravemente ammalato. Alla morte del senatore,
desiderosi di mettere le mani sull'eredit, due familiari del Melzi accusano appunto Caterina di essere
una strega e la denunciano al tribunale dell'Inquisizione. Cos Caterina finisce sul rogo.
E oltretutto bisogna arrivare al 1682 per avere finalmente una legge che cancelli l'invenzione
della figura delle streghe ovvero dei maghi; e non la emette la Santa Romana Chiesa, ma il re di
Francia Luigi xiv, che in un editto proibisce la condanna capitale per le pratiche magiche, se non
collegate con crimini comuni.  un fatto che il tribunale dell'Inquisizione dichiara di approvare e si
adegua a quella legge, che storicizza al 1682 la fine della caccia alle streghe, sicuro peraltro di trovare
nei confronti di certe persone, uomini e donne, altre accuse di carattere strettamente religioso.
 bene segnalare come le streghe siano diventate personaggi della letterarura, dove in linea di
massima si rivelano pi credibili rispetto alla follia e alla fantasia che ha reso vittime dell'Inquisizione
gli storici personaggi. Cos nella nona novella della nona giornata del Decameron rivive la figura del re
Salomone, collegato all'evocazione negromantica che lo tramanda autore di numerosi testi magici, tra i
quali la Clavicula Salomonis. Anche nella Celestina, un testo dei primi del Cinquecento scritto da un
ebreo spagnolo convertito, Fernando de Rojas, ci imbattiamo in una vecchia fattucchiera capace di
compiere ogni sorta di malvagit, oltretutto dopo essere stata in giovent una meretrice. Come non
ricordare le tre streghe del Macbeth, che predicono il futuro al protagonista della tragedia di
Shakespeare? Cos nel Faust di Goethe la strega  solo una schiava del demonio, ma nella Notte di
Valpurga  messo in scena un sabba. Fino alla evocazione del diavolo Woland in Il Maestro e
Margherita di Michail Bulgakov con Margherita che accetta di divenire strega e partecipare a un sabba
pur di ottenere il ricongiungimento con il Maestro. E ancora Il crogiuolo di Arthur Miller, che sa
proporci Salem come metafora della vita politica con la cosiddetta "caccia alle streghe" del senatore
Joseph McCarthy.
Giovanna d'Arco (1431-1456)
Giovanna d'Arco, in francese Jeanne d'Arc, figlia di Jacques d'Arc e Isabelle Rome,  nata il 6
gennaio 1412 a Domrmy, un paese della Lorena. La sua storia si inserisce nel contesto della cosiddetta
"Guerra dei Cent'Anni" (1339-1453), ovvero nella guerra particolare tra gli Armagnacchi, partigiani di
Carlo vii di Francia, e i Borgognoni, alleati degli inglesi, che si sono impadroniti della Normandia dopo
la battaglia di Azincourt del 1415.
Nel 1428 gli inglesi assediano Orlans e gli Armagnacchi non sanno reagire adeguatamente: 
allora che Giovanna, a Domrmy, comincia a sentire quelle che lei chiamer le "voci" di santa
Margherita d'Antiochia e Caterina d'Alessandria; le raccontano "la piti qui estoit en royaume de
France" e rivelano la volont di Dio che lei prenda le armi e guidi l'esercito francese contro gli inglesi.
A febbraio del 1429 Giovanna, che fa voto a Dio della sua verginit, parte da casa verso il
centro delle operazioni e a Chinon si presenta come "inviata del Signore" a Carlo vii, grazie ad alcune
"voci" e visioni. Il re la riceve con diffidenza e la fa sottoporre ad interrogatorio dai teologi di Poitiers,
che esprimono un giudizio positivo su di lei, per cui si convince delle intenzioni di Giovanna e le affida
un esercito. Ed ecco allora Giovanna fornita di una bianca armatura, di uno stendardo e di una spada,
che non user mai, guidare a cavallo un esercito, ma senza un comando militare e solo votata a esortare
i soldati a liberare Orlans dall'assedio. E l'impresa riesce l'8 maggio, prosegue con la presa di Jargeau
il 12 giugno e la vittoria di Patay il 18 giugno, concludendosi con la cavalcata del "sacre" tra gli
abitanti che passano dalla forzata devozione agli inglesi all'esaltazione della "pastorella". E tutto
culmina nell'incoronazione di Carlo vii a Reims nel luglio.
Nella primavera del 1430 l'audacia di Giovanna vuole andare oltre e liberare il Nord dai
Borgognoni. Ma il re e la corte la abbandonano a se stessa, con soli 200 venturieri italiani comandati da
Pietro Beretta. La spedizione inizia il mattino del 23 maggio, ma la sera Giovanna, nel vivo di una
ricognizione, cade nelle mani dei Borgognoni del condottiero Giovanni di Lussemburgo. Dopo due
tentativi di evasione, la fanciulla diventa un peso per i Borgognoni, che temono un'azione militare da
parte di Carlo vii per liberarla, ma il sovrano non ci pensa affatto. I Borgognoni finiscono per vendere
Giovanna agli inglesi il 24 ottobre per 10.000 scudi d'oro. E gli inglesi ritengono che la cosa pi
opportuna sia screditare la sua persona come illuminata da Dio; convocano pertanto a Rouen
un'assemblea di pi di cento ecclesiastici, tutti asserviti al re inglese, in veste di tribunale, sotto l'egida
dell'universit di Parigi, perch la giudichino come eretica per quelle "voci" dalle quali dichiara di
essere stata ispirata.
Il processo inizia il 9 gennaio 1431 e dura cinque mesi, con Giovanna rinchiusa in una gabbia di
ferro con mani, piedi e collo avvolti in pesanti catene. Viene accusata di pratiche magiche che lei
avrebbe compiuto presso il cosiddetto "albero delle fate" a Domrmy, suo villaggio natale. Giovanna
respinge tutte le accuse, tanto che infine la condanna emessa dal tribunale  per eresia pi che per
presunti malefici. Lei non rinnega le sue "voci" e resta in abiti maschili, cosa proibita dal diritto
canonico. Viene pertanto accusata d'impostura all'insegna della stregoneria e di non sottomissione alla
Chiesa. Peraltro il suo appello al papa Eugenio iv (1431-1447) non viene mai inoltrato; finisce al rogo
sulla piazza del mercato a Rouen il 30 maggio 1431. Giovanna d'Arco avr una riabilitazione che la
proclamer santa (v. Appendici).
La sua storia ricorre anche in due opere letterarie e due musicali che la rievocano: un poema
incompiuto di Voltaire del 1730, un dramma di Friedrich Schiller del 1801, un dramma lirico di
Giuseppe Verdi del 1845, su libretto di Temistocle Solera, e un'opera di Petr Il'ic Cajkovskij del 1881
su libretto di Auguste Mermet e una biografia di Henri Wallon. Va ricordata anche la versione
cinematografica nel film Giovanna d'Arco di Victor Fleming, presentato a Roma nell'ottobre del 1949,
in prossimit dell'Anno Santo del 1950, tratto da un dramma di Maxwell Anderson, e interpretato da
Ingrid Bergman, su soggetto di Maxwell Anderson e Andrew Solt con una documentazione storica del
sacerdote gesuita J. Domcoeur. E nel 1951 Maria Rosaria Berardi ha tratto dal film una lunga
narrazione intitolata Giovanna d'Arco, impreziosita dalle immagini della pellicola di Fleming.
Le grandi scomuniche papali del Rinascimento
Nella prima met del Cinquecento in Europa si verifica un susseguirsi di riforme in seno alla
religione cristiana, causate non solo da motivi strettamente religiosi, ma anche politici, che comportano
una reazione diretta del papa regnante, con scomuniche destinate a creare separazioni dalla Chiesa
romana pontificia e la nascita delle Chiese luterana, calvinista, protestante e anglicana rimaste in vita
fino ad oggi.
Il primo cattolico ribelle alla Chiesa di Roma  Martin Lutero, nome italianizzato del tedesco
Martin Luther, nato nel 1483 ad Eisleben, in Turingia, monaco agostiniano e docente di Teologia a
Wittenberg. Nel 1510 viene a Roma per risolvere un dissidio tra gli Agostiniani osservanti e
conventuali; alloggia nel convento annesso a Santa Maria del Popolo, ma non riesce a risolvere il
dissidio. Va in visita al papa Giulio ii (1503-1513) e resta sconvolto dallo sfarzo della corte pontificia,
tornando in Germania deciso a farsi promotore di una purificazione della fede nel mondo cristiano e
papale.
La vendita delle indulgenze per la Fabbrica di San Pietro, promossa dall'arcivescovo di
Magdeburgo Alberto di Hohenzollern su prescrizione del nuovo papa Leone x (1513-1521), in un
rinnovamento della raccolta gi avviata da Giulio ii, lo spinge a rendere pubbliche le sue convinzioni: il
31 ottobre 1517 affigge sulla porta della chiesa di Ognissanti a Wittenberg le Novantacinque Tesi,
ovvero i 95 punti contro l'utilit delle indulgenze, per le quali ritiene inammissibile l'annullamento
della pena nel Purgatorio, successiva al pentimento con la Confessione. Questo documento, considerato
il primo atto della Riforma protestante, provoca la reazione del papa, che incarica il legato in
Germania, Tommaso de Vio, detto il Cardinale Caetano, di convincere Lutero a ritrattare. Questi si
rifiuta, giungendo a negare l'infallibilit del papa e dei concili, per cui il papa ordina all'elettore di
Sassonia Federico il Saggio di arrestare Lutero. Ma il sovrano disubbedisce e Lutero si rifugia a Lipsia.
Qui nel 1520 scrive tre opuscoli, nei quali esalta una riforma della Chiesa cristiana basata sulla fede
interiore e senza imposizioni papali, oltre ad una dottrina restrittiva dei sacramenti.
Il 15 giugno 1520 il papa gli risponde con la bolla Exsurge Domine, nella quale condanna 41
proposizioni tratte dalle sue opere e lo invita a ritrattare. Per tutta risposta Lutero il 10 dicembre brucia
la bolla papale nella piazza di Wittenberg alla presenza degli studenti dell'universit. E il papa emette
contro di lui la bolla di scomunica Decet Romanum pontificem del 3 gennaio 1521, con tanto di messa
al bando dall'impero, le cui parole iniziali in uno stile contorto sembrano quasi cercare una
giustificazione al suo intervento:
 giusto che il Romano Pontefice, per la potest divina a lui affidata delle pene spirituali e
temporali, per la diversit dei meriti, dispensatore degli atti ufficiali per reprimere gli sforzi nefasti dei
perversi la cui intenzione  guidata da una volont nociva e per di pi depravata che mira, deposto ogni
timore di Dio, avendo trascurato e disprezzato i canoni, le sanzioni ed i mandati della sede apostolica, a
diffondere nuovi e falsi dogmi e ad indurre nella Chiesa di Dio uno scisma nefasto, insorga molto
duramente contro tali persone ed i loro seguaci.
In ogni caso il papa nella bolla dichiara di riservare a se stesso l'eventuale assoluzione del
monaco e prescrive a tutti gli arcivescovi, vescovi, canonici e ai superiori degli Ordini regolari di
combattere l'eresia di Lutero e dei suoi adepti in difesa della fede cattolica. Lo stesso giorno in cui si
pubblica la bolla di scomunica vengono inviati dei brevi apostolici all'arcivescovo di Magonza Alberto
di Hohenzollern, nominato inquisitore generale per tutta la Germania, e ai nunzi Girolamo Aleandro e
Johann Eck, per diffondere la bolla ed esortarli a combattere e giudicare i luterani ostinati, concedendo
loro gli opportuni poteri.
Lutero si ritira nel castello di Wartburg, dove si dedica alla traduzione della Bibbia in tedesco e
all'organizzazione di una Chiesa nazionale tedesca sulla base di quella che verr chiamata Riforma
luterana. Il 27 giugno 1525 sposa l'ex monaca Katharina von Bora, per dimostrare che in pratica i
sacerdoti della Chiesa luterana potranno sposarsi, come definito nel suo riconoscimento ufficiale nella
dieta di Augusta del 1530 con la Confessione redatta dal discepolo Filippo Melantone (nome
italianizzato di Philipp Melanchthon), e sottoscritta dai principi tedeschi. Non va invece in porto
l'alleanza religiosa con Huldrych Zwingli, nome italianizzato in Ulrico Zuinglio, che  l'iniziatore della
Riforma protestante in Svizzera. Questi peraltro concepisce il dissenso con i cattolici in un autentico
conflitto che lo porta ad uno scontro armato, nel quale trova la morte (v. La strage di religione in
Germania e Svizzera).
Nel frattempo si oscurano perfino i rapporti della Santa Sede con Enrico viii d'Inghilterra, che
pure vanta dal 1521 il titolo di Defensor Fidei assegnatogli da Leone x in seguito al trattato Assertio
septem sacramentorum, scritto a confutazione del De captivitate Babylonica ecclesiae di Lutero. Un
titolo che verr oltretutto usato dai sovrani inglesi fino ad oggi. Accade che il re d'Inghilterra voglia
l'annullamento del matrimonio con Caterina d'Aragona; dopo un'accesa opposizione del cardinale
Thomas Wolsey, allontanato dalla carica di cancelliere e imprigionato, il re fa annullare il matrimonio
da Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury, cos che pu sposare Anna Bolena.
Il papa Clemente vii (1523-1534) l'11 giugno reagisce cancellando la sentenza di Canterbury;
dichiara non valido il matrimonio di Anna Bolena con Enrico viii, e pronuncia la scomunica al re nel
luglio 1533. Gli lascia per la possibilit di una proroga fino a settembre, e successivamente fino a
novembre, con il re di Francia Francesco i che si frappone come intermediario di una riconciliazione,
proponendo una revisione di tutta la questione in un processo ad Avignone alla presenza di Clemente
vii. Non approda a nulla: il 7 novembre i delegati inglesi ad Avignone consegnano al papa la richiesta
di un concilio ecumenico.  un primo passo verso lo scisma.
E arrivano le separazioni dell'Inghilterra da Roma. Il 15 gennaio 1534 il Parlamento inglese
abolisce le tasse che si versano allo Stato Pontificio; i vescovi saranno nominati dal re. Si qualifica una
usurpazione il potere del vescovo di Roma, ed  trasferito al re il potere di giurisdizione della Chiesa
inglese. Viene inoltre dichiarato invalido il matrimonio di Enrico viii con Caterina d'Aragona,
illegittima la principessa Maria e illegittimi per il trono i futuri figli di Anna Bolena. E in questi
frangenti ci scappa il martire;  suor Elisabeth Barton, la "santa vergine del Kent". Ha detto di aver
avuto delle rivelazioni divine, nelle quali le si ordina di condannare il nuovo matrimonio del re, e di
aver visto un posto dell'inferno destinato a Enrico viii. Processata e costretta a dire che le visioni sono
un'impostura, viene condannata a morte "con i suoi complici" il 14 maggio 1534.
Da Roma intanto si  fatto sentire ancora Clemente vii. Che in un concistoro del 23 marzo ha
dichiarato valido il matrimonio di Caterina d'Aragona con Enrico viii e imposto al re di riprenderla
come moglie. In risposta arriva il 3 novembre dall'assemblea generale del clero inglese il
riconoscimento di Enrico viii a "capo supremo della Chiesa d'Inghilterra" e l'Atto di supremazia votato
dal Parlamento: "In questa qualit il re ha ogni potere per esaminare, ripudiare, ordinare, correggere,
reprimere, riformare errori, eresie, enormit, abusi, offese, irregolarit che possono o devono essere
regolarmente fatte per mezzo dell'autorit spirituale". Fa seguito il giuramento al re da parte del clero
regolare e secolare. Nasce cos la Chiesa anglicana.
Ed  ancora il trono d'Inghilterra a far parlare di s alla corte papale, quando nel 1558 sale sul
trono Elisabetta i, che interpreta i sentimenti della maggioranza popolare e nel 1563 decreta che
l'Anglicanesimo  la religione di Stato. Il papa non reagisce, anche perch spera che subentri nel trono
la cattolica Maria Stuarda, regina di Scozia; per nel 1567 muore suo marito Henry Darnley, in
circostanze misteriose, e Maria sposa il conte di Bothwell. Il matrimonio non  gradito al popolo, che si
rivolta costringendo Maria Stuarda ad abdicare in favore del figlio Giacomo rinchiudendola in
prigione; l'ex regina fugge e si rifugia presso Elisabetta, che per ordina che sia tratta in arresto.
Nel 1569 iniziano diverse rivolte di cattolici guidate dal conte di Northumberland, dal duca di
Norfolk, dal conte di Westmorland e dal banchiere italiano Roberto Ridolfi, che vorrebbero liberare
Maria Stuarda. A questo punto si fa sentire da Roma il nuovo papa Pio v (1566-1572), che nel 1570
con la bolla Regnans in excelsis scomunica Elisabetta per eresia, ovvero "per aver acquistato ed
usurpato in proprio favore il posto di supremo capo della Chiesa in Inghilterra, nuovamente riducendo
lo stesso regno - che era stato ricondotto alla fede cattolica e a buoni frutti - ad una rovina miserabile".
Pi che mai la cattolica Maria Stuarda rimane abbandonata; in seguito alla scoperta di un complotto ai
danni di Elisabetta, verr ritenuta complice l'ex regina di Scozia, e come tale condannata a morte e
giustiziata l'8 febbraio 1587.
Le condanne del tribunale dell'Inquisizione spagnola (1478-1834)
Le condanne a morte del tribunale dell'Inquisizione spagnola vengono tramandate come
autentici massacri, risalenti alla riconquista del territorio iberico operata dai sovrani spagnoli nel xv
secolo con l'espulsione degli arabi maomettani dall'Europa per una imposizione della religione
cattolica in quasi tutta la penisola iberica. Molti sono gli ebrei e i musulmani "convertiti", che non
riescono ad integrarsi con i cattolici castigliani, tanto che si originano spesso dissidi e sospetti.
Nella seconda met del Quattrocento certi sospetti diventano fonte di accuse eretiche e odio. I
discendenti degli ebrei "convertiti", chiamati con disprezzo marranos, ovvero "maiali", in italiano
marrani, costretti ad abbracciare la religione cristiana, sia con la coercizione sia per libera scelta, sono
accusati di praticare di nascosto l'originaria fede. Cos anche i cristiani di origine araba, chiamati
moriscos, ossia "moreschi" in riferimento al loro colorito, costretti ad abbracciare il cristianesimo, sono
accusati di mantenersi fedeli all'Islam. E contro di loro si arrivano a costituire dei comitati di difesa
della purezza del sangue spagnolo;  in pratica in atto una vera e propria opera razzista, certo non
animata di spirito cattolico.
I comitati sono apertamente difesi dai sovrani spagnoli Ferdinando d'Aragona e Isabella di
Castiglia, perch vi vedono riflessa la loro concezione di unit nazionale basata sulla unit religiosa
cattolica. E ritengono opportuno assicurarsi quella unit con l'opera di un tribunale religioso, in
sostituzione dei comitati; cos nel 1478 richiedono a Sisto iv di istituire nella provincia di Siviglia un
tribunale dell'Inquisizione. Il papa lo concede e su quello, nell'arco di tre anni, entrano in funzione
diverse sedi inquisitoriali in tutta l'Andalusia, ad eccezione di Granada, che costituisce l'ultimo
baluardo di difesa musulmana in Spagna, fino al 1492, anno in cui cadr nelle mani dell'esercito
spagnolo.
Le esecuzioni delle sentenze promosse dall'autorit civile sono pubbliche e si svolgono nella
piazza principale della citt, nel corso di un'assemblea chiamata sermo generalis e successivamente
detta autodaf, ovvero "atto di fede"; questa denominazione deriva dal fatto che le sentenze si
effettuano contro coloro che infrangono le leggi religiose. L'inquisitore confuta l'eresia davanti alle
autorit laiche che devono collaborare a contrastarla; segue la proclamazione della sentenza, che  di
assoluzione o condanna. Nel primo caso comporta l'abiura da parte del condannato, con tanto di
marchio impresso sul corpo, e nel secondo caso la condanna  al carcere o al braccio secolare, ovvero
la condanna a morte. Ipocrita la raccomandazione della Chiesa all'autorit secolare perch applichi la
sentenza "senza spargimento di sangue"; si tratta peraltro di un modo perverso dell'autorit temporale
per declinare ogni responsabilit dall'applicazione della pena capitale, che  invece considerata un
obbligo dai concili del Laterano sull'argomento.
Gli eretici impenitenti vengono bruciati vivi, se non abiurano, mentre i pentiti sono impiccati o
decapitati e bruciati dopo morti.  prevista per gli impenitenti anche la confisca dei beni trasmessi in
eredit, nonch il divieto per i parenti di partecipare alla vita pubblica, con tanto di erezione di un muro
largo attorno all'abitazione per una separazione dalle altre case.
Peraltro si verificano da subito eccessi ed abusi nelle esecuzioni capitali dell'Inquisizione, che
vengono condannati da Roma, con richiesta di un controllo da parte dei sovrani sull'operato
inquisitoriale, facendo seguito alle rimostranze con due bolle a gennaio e ottobre del 1482. Anche se
Sisto iv (1471-1482) finisce per essere fin troppo arrendevole all'autorit della regina Isabella, alla
quale assegna un ruolo moderatore, arrivando per a concederle la nomina di un inquisitore generale
con giurisdizione su tutta la Spagna. Questi  Toms de Torquemada che assume la nomina nel 1481,
instaurando una vera e propria dittatura sull'attivit dell'Inquisizione, fino al 1492; la sua Compilacin
de las Instruciones de la Santa Inquisicin costituisce il codice dell'Inquisizione spagnola. Il numero
delle condanne a morte da lui inflitte, secondo la tradizione,  diventato leggendario, essendogliene
accreditate 135.000, includendo le 125.000 avvenute in prigione a causa degli stenti. In ogni caso la sua
giurisdizione appare troppo severa perfino a papa Alessandro vi, che nel 1492 lo convince a ritirarsi in
convento.
Non gli  da meno Francisco Jimnez de Cisneros, cardinale e arcivescovo, inquisitore e
reggente di Castiglia, che lo sostituisce nel 1498 e resta in carica fino alla morte, nel 1517;  promotore
delle crociate di sterminio nelle colonie del Nord Africa, ma anche fondatore dell'Universit
Complutense di Madrid, la pi importante universit presente in territorio spagnolo. Con questi due
giudici si verifica l'espulsione dalla Spagna di pi di mezzo milione di ebrei, oltre alla condanna a
morte di molti di essi; peraltro diversi cadaveri sono riesumati per essere bruciati al rogo, e si hanno
oltre 50.000 condanne alla prigionia perpetua con confisca delle propriet.
Si verificano condanne a morte nei confronti dei marranos e dei moriscos, in un clima di odio,
del quale resta vittima anche un inquisitore. Infatti in Aragona l'agostiniano Pietro de Arbues, di valido
supporto al Cisneros nell'operazione contro i marranos, resta ucciso nella sua cattedrale di Saragozza
nel 1485, cos che diventa egli stesso un martire, tanto che verr canonizzato nel 1867. Quando poi tra
il 1569 e il 1571 si ha una rivolta dei moriscos, il controllo poliziesco finisce per approdare ad una
meno dolorosa loro espulsione dalla Spagna, che si prolungher fino al 1614.
Peraltro la gestione di questi tribunali d'Inquisizione  veramente caotica, tanto che finiscono
per essere arrestati e condannati a morte anche alcuni spagnoli che non sono marranos o moriscos, ma
hanno avuto un rapporto con loro per vari motivi, come anche quello di averne determinato la
conversione. Il caso emblematico  costituito dall'arresto di Bartolom de Miranda y Carranza
(1503-1576), arcivescovo di Toledo e primate di Spagna, nonch uno degli uomini di fiducia dei
sovrani spagnoli come loro predicatore. Sta per essere condannato a morte, e Roma protesta. Si ha un
lungo braccio di ferro, durato ben quindici anni, che si conclude con il trasferimento dell'arcivescovo a
Roma, ma con tanto di pena simbolica, che il papa provvede subito ad annullare. E fin sepolto nel
convento di Santa Maria sopra Minerva, ma nel 1993 i suoi resti saranno trasferiti nella cattedrale di
Toledo.
L'Inquisizione spagnola oltretutto resta in attivit fino al 1834, seguitando a mietere vittime
all'insegna di una ortodossia cattolica di stampo razzista, della quale fa le spese come ultima vittima
nel 1826 Gaetano Rpoll, un maestro di Valencia. Su tutte queste stragi sono stati fatti precisi rapporti
in vari studi degli ultimi sessant'anni, come in The Reformation pubblicato nel 1957 da Will Durant,
che in riferimento a Juan Antonio Llorente, segretario generale dell'Inquisizione dal 1789 al 1801,
ritiene che siano state condannate a morte 31.912 persone tra il 1480 e il 1808; inoltre riferisce che
secondo Hernando de Pulgar, segretario della regina Isabella, furono arse, prima del 1490, 2000
persone. E ancora Philip Schaff, nella sua Storia della Chiesa Cattolica, ritiene che siano state 8000 le
persone arse nei 18 anni di azione di Torquemada, mentre lo storico Matthew White arriva a contare in
generale per approssimazione 32.000 morti, di cui 9000 sotto Torquemada. Ma recenti studi
ridimensionano le condanne, come quello del professor Agostino Borromeo della Sapienza di Roma,
che indica in 125.000 i processi effettuati dall'Inquisizione, ma con sole 2000 esecuzioni circa
realmente avvenute.
Le condanne del tribunale dell'Inquisizione siciliana (1487-1782)
L'istituzione del tribunale dell'Inquisizione siciliana risale al 6 ottobre 1487 per volere del re
Ferdinando ii il Cattolico, che invia in Sicilia come inquisitore, con approvazione del papa Innocenzo
viii (1484-1492), il frate Agostino La Pena, il cui cognome non promette nulla di conciliante nei
confronti degli inquisiti. Il tribunale  una filiazione dell'Inquisizione spagnola, ma con una autonomia,
anche perch i giudici inquisitori sono spesso spagnoli, scelti inizialmente tra i padri domenicani e
successivamente tra i religiosi regolari.
Il tribunale funziona nel palazzo Chiaramonte di Palermo, con tanto di prigioni, che per
esistono anche a Monreale. La documentazione dei processi  andata in gran parte perduta per incendi
pi o meno volontari, come indica Leonardo Sciascia nel suo libro Morte dell'Inquisitore;  rimasta
solo quella relativa a 4500 processi, pochi rispetto ai condannati del solo anno 1546, indicati dallo
storico Pietro Tamburini nel numero di 120 al rogo, 60 in effigie e 600 a penitenze minori, e da altri
storici nel numero di 201, oltre a 279 condannati in contumacia, dal 1487 al 1732.
Oggetto dei processi le varie eresie, la bestemmia, la stregoneria, l'adulterio e l'usura. Tra i
giudici inquisitori si ricordano Giovanni Torresiglia, Alfonso Los Cameros, Geronimo Venero e
Francesco Giudice; molto noto fu Ludovico de Pramo, che nel 1598 pubblic a Madrid l'opera De
origine et progressu Officii Sanctae Inquisitionis, eiusque, dignitate & utilitate, nella quale ritiene che
il fondatore del Sant'Uffizio fu Dio, il quale esercit il potere dei frati domenicani contro Adamo ed
Eva. Costoro con i loro "abiti di pelle" avevano in pratica addosso il sabenito, tunica che il
Sant'Uffizio spagnolo fece portare agli eretici, e inoltre Adamo fu privato dei beni immobili del
Paradiso Terrestre come il Sant'Uffizio confisc i beni dei condannati. Altro inquisitore famoso fu
Gerolano Matranga, presente per circa 40 anni in tribunale. La sua documentazione risale al 1658,
stampata espressamente dal tribunale con il curioso titolo Racconto dell'anno pubblico di fede
celebrato in Palermo; peraltro i nomi dei condannati giacciono nell'anonimato.
Le condanne del tribunale dell'Inquisizione portoghese (1536-1821)
Il tribunale dell'Inquisizione portoghese  stato istituito nel 1536 su richiesta del re Giovanni iii
e, dopo un'attivit di tre anni svolta sotto il controllo del papa, si ha una prima nomina portoghese nella
persona di dom Henrique, fratello del re Manuele, e dal 1547 si concretizza una vera e propria
autonomia diretta dallo stesso re.
Oggetto d'inquisizione sono prevalentemente i marrani, soprannominati Cristos Novos, legati
spiritualmente ai loro fratelli spagnoli, martiri di atroci torture in nome della fede. Peraltro i marrani
portoghesi hanno condotto una lunga lotta contro l'introduzione del tribunale, e spendono somme
immense per convincere la Curia e i cardinali, arrivando a offrire 80.000 corone d'oro all'imperatore
Carlo v, se egli almeno mitigher la durezza dell'Inquisizione. Tutto  vano; numerose sono le
condanne crudeli inferte ai marrani dal tribunale.
Emblematica  quella subta il 17 aprile 1506 dallo studioso Simon Mimi di Lisbona; questo
marrano non aveva rinunciato al giudaismo nemmeno in prigione, dove lo avevano seguito la moglie,
le figlie e i generi, stando per tre giorni tutti racchiusi all'interno di un muro, alto fino ai loro colli. Di
fronte alla loro resistenza, il muro viene abbattuto e appaiono sei cadaveri; i superstititi sono trascinati
per le strade della citt e infine uccisi in vario modo. Questo perch il tribunale si limita a eseguire i
processi e condannare, ma non controlla l'ordine pubblico e la regolarit delle sentenze.
Altro episodio di crudelt popolare si verifica quando sono scoperti diversi marrani che
possiedono "alcuni agnelli e pollame preparato secondo gli usi ebraici; oltre a pane non lievitato e erbe
amare, secondo le regole della Pasqua ebraica, la cui festivit si celebra a notte fonda". Alcuni di loro
vengono catturati ma poi rilasciati, e allora i portoghesi decidono di far vendetta da soli; li incitano tre
domenicani con il crocifisso stretto nelle mani e al grido di "Eresia!". Ed  una strage: il primo giorno
vengono uccisi e bruciati pi di 500 marrani, e la carneficina prosegue il giorno dopo, quando ne
vengono uccisi addirittura 2000. Tra i morti  l'esattore delle tasse Joo Rodrigo Mascarenhas, uno dei
marrani pi ricchi di Lisbona, e viene distrutta anche la sua casa; in questo modo, almeno 3000 marrani
muoiono nel giro di 48 ore. Re Manuele punisce severamente gli abitanti della citt; i capipopolo
vengono impiccati o squartati, e i Domenicani che avevano dato il via alla rivolta sono garrotati e arsi.
Mentre la libert di religione viene garantita ai marrani per vent'anni.
I marrani del Portogallo, che si distinguono per il loro sapere, i commerci e le imprese bancarie,
sono molto odiati e disprezzati dai cristiani, cos che sono spinti a migliori speranze per il futuro
dall'apparire di un ebreo straniero, David Reubeni. Questi non solo viene invitato da re Giovanni a
visitare il Portogallo ma, come appare da una lettera del 10 ottobre 1528 di Don Martn de Salinas
all'infante Don Fernando, fratello dell'imperatore Carlo i di Spagna, riceve anche il permesso "di
predicare la legge di Mos". I marrani considerano Reubeni come il loro Salvatore e Messia, e anche i
neocristiani di Spagna sono di questo avviso, cos che alcuni di essi si mettono in viaggio alla sua
ricerca.
L'esultanza dura poco tempo. A dicembre del 1528 alcuni marrani spagnoli scappano a Campo
Mayor, una cittadina a poca distanza dal confine portoghese, e liberano con la forza una donna
imprigionata dall'Inquisizione a Badajoz; si sparge improvvisamente la voce che i marrani dell'intero
regno si sono uniti per fare causa comune. E questa voce aumenta l'odio della popolazione in tutto il
Portogallo: i neocristiani sono attaccati a Gouvea, Alentejo, Olivena, Santarm e in altre localit. I
marrani finiscono consegnati alla furia popolare e ai servitori senza cuore dell'Inquisizione; le
sofferenze sono indicibili, e molti di loro vengono rapinati e uccisi. A Covilh la gente progetta il
massacro di tutti i neocristiani in un giorno, e per ottenere ci pi facilmente, i prelati richiedono alle
Cortes, nel 1562, che ai marrani sia richiesto di indossare uno speciale distintivo, e che agli ebrei delle
citt e dei villaggi venga ordinato di tornare a vivere nei ghetti.
I marrani, perseguiti dal tribunale e dalla gente per strada, cercano in ogni modo di lasciare il
Portogallo e ad essi si uniscono alcuni della Spagna e molti sbarcano in Italia. In Piemonte il duca
Emanuele Filiberto di Savoia concede loro dei privilegi sui commerci e sulle manifatture. Paolo iii
(1534-1549) li accoglie ad Ancona per sfruttarli nell'attivit commerciale dello Stato Pontificio, ma
successivamente Paolo iv (1555-1559) emana l'ordine che tutti i marrani siano gettati in prigione
dall'inquisizione che aveva istituito. Nel maggio del 1556, 60 sono inviati ai remi delle galere; 24, che
non vogliono riconciliarsi, vengono strangolati e bruciati nei roghi in pubblico; quelli che sfuggono
all'Inquisizione sono accolti a Pesaro dal duca di Urbino Guidobaldo ii della Rovere, che due anni
dopo per li espelle. Molti infine si trasferiscono in Dalmazia, per svolgere l'attivit marinara.
Il tribunale in Portogallo si  trovato impegnato anche nella denuncia da parte del re Giuseppe
nei confronti dei Gesuiti. Tutto  cominciato il 13 gennaio del 1759, quando a Lisbona sono stati
arrestati 32 nobili e i 3 Gesuiti Gabriel Malagrida, Juan Mattos e Juan Alexandre, accusati di attentato
al re, nonch di "avidit di denaro e sete di potere", essendo coinvolti in scandalose operazioni
commerciali, secondo una denuncia del primo ministro Sebastio de Pombal. Vengono processati dal
tribunale dell'Inquisizione come ecclesiastici e sono condannati: Malagrida finisce al rogo e gli altri
due in carcere, dove restano fino alla morte, ma vengono probabilmente uccisi. Il papa Clemente xiii
(1758-1769) non  riuscito a salvarli. Lo stesso tribunale inoltre il 16 settembre 1759 provveder a far
espellere tutti i Gesuiti dal Portogallo, a seguito di una denuncia generale del re contro di loro per
appropriazione indebita e interessi negli affari dello Stato. Andranno a rifugiarsi nelle Marche e negli
Abruzzi, regioni dello Stato Pontificio.
Il tribunale peraltro resta inoperoso diversi anni, finch viene abolito nel 1821, durante il regno
di Giovanni vi (1818-1826).
Le condanne della Sacra Romana e Universale Inquisizione del Santo
Uffizio (1542-1907)
Quando il 21 luglio 1542 Paolo iii (1534-1549) istituisce la Sacra Romana e Universale
Inquisizione del Santo Uffizio, popolarmente chiamata Santo Uffizio (v. La centralizzazione
dell'Inquisizione a Roma), destinata a restare in attivit per 366 anni, vengono eliminati i vari tribunali
d'Inquisizione sparsi in Europa, ad eccezione di quelli esistenti in Spagna e Portogallo, che hanno
mandato anche nelle colonie rispettivamente fino al 1834 e al 1821, e in Sicilia, in carica fino al 1782.
Ma il tribunale di Roma  competente per lo Stato Pontificio, i regni europei, le loro colonie e i vari
regni esistenti in Italia fino al 1870, e si impone sempre pi per una sua giurisdizione che diventa
gradatamente universale e determina le cosiddette guerre e stragi di religione, sottintendendo le varie
scomuniche che da Roma vengono emanate direttamente dal sovrano pontefice, anche se trasmesse
attraverso il tribunale.
Le personalit del mondo politico, filosofico, scientifico e letterario prese di mira dal tribunale
subiscono in genere dei processi, perlopi a Roma, con saltuarie fasi precedenti nelle sedi periferiche
dei tribunali istituite gi agli inizi dell'Inquisizione e ora adeguatamente aggiornate nella struttura e
nella loro collocazione. Che  nello Stato Pontificio, nelle citt dei principati, ducati e regni italiani, in
collaborazione con i tribunali del ducato di Savoia, dello Stato di Milano, della Repubblica di Venezia
e dei regni di Francia, Germania, Napoli, dove  presente un ministro dell'Inquisizione, nonch a
Malta, dove agisce una magistratura composta da un ecclesiastico delegato, assistito da un notaio. Ma
queste sedi restano in funzione fino alla fine del Settecento.
Nel caso di scienziati e scrittori, oltre alla condanna delle loro opere nell'Indice dei libri proibiti
(v.), che comporta per i cattolici la proibizione della lettura dei testi e l'imposizione di non credere alle
teorie esposte, si evidenzia anche la loro posizione di fronte al tribunale e al sovrano pontefice,
relativamente a processi subti e scomuniche. Ma aldil dello stesso tribunale molto spesso ad imporsi 
il papa in persona con condanne specifiche attraverso le sue encicliche.
Alla testa del tribunale dalle origini, a fianco del papa, si susseguono cardinali particolarmente
intransigenti, con la qualifica di Grandi Inquisitori, che successivamente saranno definiti Segretari e
quindi Prefetti, in riferimento alle denominazioni che il tribunale d'inquisizione avr a Roma (v. I
presidenti del tribunale dell'Inquisizione romana nelle Appendici). Sulla scia di Paolo iii, oltre al
cardinale Gian Pietro Carafa (futuro papa Paolo iv), che peraltro la d vinta ai nipoti impelagati nella
camorra napoletana, vanno ricordati Marcello Cervini degli Spannocchi, che fu poi papa con il nome di
Marcello ii per soli ventuno giorni (1555), Rodolfo Pio da Carpi e Giacomo Puteo. Giulio iii
(1550-1555), che invece avvia una politica a favore dell'indulto e della delazione, mette un freno
all'intransigenza e alla sete di potere dei cardinali inquisitori, ma con Paolo iv (1555-1559) torna la
durezza del commissario generale del Sant'Uffizio nella persona di Michele Ghislieri, nominato
inquisitor magnus et perpetuus, e di altri cardinali come Giovanni Antonio Capizuchi e Virgilio
Rosario. Inoltre Paolo iv allarga il campo d'intervento del tribunale con la competenza sulla bestemmia
e sulla simonia, oltre a un inasprimento delle pene con la condanna capitale per chi negasse la Trinit,
la divinit di Ges, la verginit della Madonna e per chi, senza essere sacerdote, celebrasse la messa e
ascoltasse confessioni. Ed  sempre Paolo iv a inaugurare il 2 settembre 1566 il nuovo palazzo
dell'Inquisizione, ancora oggi in piedi (v. La centralizzazione dell'Inquisizione a Roma).
Un ridimensionamento della severit si registra con Pio iv (1559-1565), tanto che il tribunale
sembra perdere importanza. Pio v (1566-1572), al secolo Michele Ghislieri, riorganizza invece il
Sant'Uffizio con cardinali rigidissimi come Scipione Rebiba, Bernardino Scotti, Francisco Pacheco e
Gian Francesco Gambara, sulla scia dei quali si arriver all'apogeo della severit con la bolla Immensa
aeterni di Sisto v (1585-1590) e con il segretariato di Giulio Antonio Santori, dal 1586 al 1602. Pio v
esterna il suo rigorismo religioso anche fuori d'Italia, cos che prescrive a Filippo ii, re di Spagna, ma
anche di Napoli, Sicilia, Sardegna e Portogallo, di denunciare prelati e sacerdoti sospettati di eresia e
processarli senza riconciliarsi con loro: "Niente piet; perseguiate a oltranza chi si sottomette e
sterminate chi resiste; uccidete, ardete, tutto vada a fuoco e a sangue purch sia vendicato il Signore;
molto pi che nemici suoi, sono nemici nostri". Peraltro durante il suo pontificato nella sola Roma
vengono celebrate dodici condanne a morte di cittadini accusati di eresia.
Dalla condanna di astrologia e stregoneria senza mezzi termini si passa alla condanna per i reati
connessi alla sfera sessuale, con competenza anche sui reati di adescamento in confessione, la
cosiddetta sollicitatio ad turpia. La questione verr definita da Gregorio xv (1621-1623) nella bolla
Universi dominici gregis (1622). Dalla met del Settecento l'attivit delle sedi dislocate viene limitata,
fino alla loro soppressione nel 1790, quando  operativa solo la sede di Roma, con scomuniche a
sovrani e societ segrete. Peraltro il tribunale viene chiuso da Napoleone durante l'occupazione di
Roma, dal febbraio del 1798 al 2 settembre 1800, quando lo ripristina Pio vii.
Per eseguire le condanne la Sacra Romana e Universale Inquisizione del Santo Uffizio dispone
delle seguenti 52 sedi periferiche, 47 delle quali dislocate nella penisola italiana:
Stato Pontificio: Ancona, Avignone, Bologna, Faenza, Fermo, Ferrara, Gubbio, Perugia,
Rimini, Spoleto. Ducato di Mantova: Casale Monferrato, Mantova. Ducato di Modena: Modena,
Reggio Emilia. Ducato di Parma: Parma, Piacenza. Granducato di Toscana: Firenze, Pisa, Siena.
Ducato di Savoia: Asti, Mondov, Saluzzo, Torino, Vercelli. Stato di Milano: Alessandria, Como,
Cremona, Milano, Novara, Pavia, Tortona. Repubblica di Venezia: Aquileia, Belluno, Bergamo,
Brescia, Capodistria, Ceneda, Crema, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza, Zara.
Repubblica di Genova: Genova. Regno di Napoli: Napoli. Fuori d'Italia: Besanon, Carcassonne,
Tolosa, Colonia, Malta.
Prelati e predicatori (1542-1576)
La Sacra Romana e Universale Inquisizione nell'arco di 34 anni pone sotto giudizio i vescovi e
gli alti prelati dei tribunali periferici ritenuti poco fermi nella condanna delle idee riformatrici. Il
tribunale si accanisce anche contro certi predicatori ritenuti diffusori delle nuove dottrine dai pulpiti e
che comunque si mostrano accondiscendenti a certi cambiamenti liturgici. Le prime vittime sono
Girolamo da Pluvio (vicario degli Agostiniani di Lucca), Costantino da Carrara (priore dei canonici
lateranensi di Santa Maria di Fregionaia a Lucca), alcuni confratelli di Vermigli e l'umanista Celio
Secondo Curione, quest'ultimo arrestato dal vescovo di Lucca. Convocati a Roma, riescono a fuggire
all'estero.
Il primo dei vescovi spirituali a essere colpito  il vescovo di Capodistria Pier Paolo Vergerio,
accusato di eresia da una doppia denuncia presentata nel 1544. Il processo, cominciato a Venezia, 
avocato a s dal papa Paolo iii (1534-1549) il 24 marzo 1546, ma poi  delegato al nunzio Giovanni
Della Casa e al patriarca di Aquileia Giovanni Grimani. All'inizio il vescovo  protetto dal governo
veneziano, che provvede a sequestrare i documenti della sua attivit pastorale; ma questi non fa altro
che allungare i tempi del processo tra il 1548 e il 1549, durante il quale il commissario pontificio
Annibale Grisonio dimostra che le idee riformistiche sono molto diffuse nel territorio tra Capodistria e
Pola. Di conseguenza il papa l'11 dicembre 1548 ordina al nunzio l'arresto di Vergerio e la sua
consegna al legato di Bologna, per essere poi estradato a Roma. Il Consiglio dei Dieci della Repubblica
di Venezia  deciso a obbedire, ma il primo maggio 1549 Vergerio decide di fuggire. Vive in Val
Bregaglia come cappellano alla corte del duca Cristoforo di Wrttemberg a Tubengen e collabora alla
gestione di una stamperia protestante, anche se in sostanza non riesce a inserirsi completamnete nella
Chiesa protestante, restando fondamentalmente un cattolico fino alla morte, avvenuta nel 1565.
Il secondo vescovo della Repubblica di Venezia oggetto d'inquisizione  il domenicano
Giacomo Nacchianti, titolare di Chioggia, che durante il Concilio di Trento nel 1546 manifesta
perplessit sull'ortodossia, sostenendo che la Bibbia e le tradizioni ecclesiastiche non hanno lo stesso
valore. Immediatamente allontanato dall'assemblea, viene arrestato durante un soggiorno a Roma nel
novembre del 1548 e processato dalla congregazione l'anno dopo. Sembra, tra l'altro, che alle donne
che recitano il Rosario abbia suggerito che "saria meglio dir un Pater Noster col cor a Dio, che tante
corone, scopando la casa". L'indagine si conclude il 28 ottobre 1549 e gli viene rimproverata una certa
semplicit e faciloneria nell'insegnamento devozionale, ma non viene preso alcun provvedimento
contro di lui. In ogni caso l'azione processuale risulta efficace per far rientrare il vescovo nei ranghi
tradizionali, tanto che rimane nella diocesi fino alla morte, avvenuta nel 1569.
Il terzo vescovo processato per eresia formale  Vittore Soranzo, vescovo di Bergamo dal 1544,
che aderisce apertamente alle dottrine della Riforma, cercando di realizzare certe convinzioni nella sua
diocesi. Nel 1550 il Sant'Uffizio ordina all'inquisitore di Bergamo di avviare un'indagine, nella quale
sono raccolte numerose testimonianze di ecclesiastici che documentano le deviazioni dottrinali di
Soranzo. Convocato a Roma nel febbraio del 1551, viene arrestato il 24 marzo, restando rinchiuso
diversi mesi nelle carceri di Castel Sant'Angelo. Nel frattempo  inviato a Bergamo come commissario
il frate Michele Ghislieri, che sequestra casse di libri e manoscritti compromettenti. Questo materiale
viene contestato a Soranzo, che riconosce i propri errori per aver divulgato nel clero e tra i fedeli nuove
dottrine non in linea con l'insegnamento della Santa Sede e riceve una sentenza di riconciliazione come
eretico pentito. Soranzo fa la sua abiura e cos gli viene tolta la scomunica e riassegnato il vescovado;
torna di nuovo a Bergamo, ma sotto la sorveglianza di un vicario apostolico, che in pratica controlla
tutta la sua attivit vescovile. Peraltro con l'elezione al papato di Paolo iv (1555-1559), Soranzo 
nuovamente sottoposto a processo, a partire dal maggio del 1557, e questa volta riceve una dura
condanna come eretico perch viene privato del vescovado, anche se solo pochi giorni prima della sua
morte, avvenuta il 13 maggio 1558.
Numerosi sono peraltro i prelati vittime di Paolo iv, al secolo Gian Pietro Carafa, a cominciare
dal cardinale Giovanni Morone, vescovo di Modena dal 1529, cardinale dal 1542 e vescovo di Novara
dal 1552. Paolo iv gi da cardinale aveva sospettato di eresia il Morone, promovendo inchieste su di
lui, i suoi segretari e i parenti, e una volta papa arresta il 22 maggio 1557 il maestro di casa Morone,
don Domenico Morando, e il 31 maggio il Morone in persona con il suo famigliare Marcantonio
Villanova. Cos Carafa muove "contro l'opposizione filoimperiale al suo pontificato e le pi pericolose
punte del dissenso dottrinale interno ai vertici ecclesiastici", come sottolinea argutamente lo storico
Alberto Aubert. Vengono rinchiusi tutti a Castel Sant'Angelo con l'accusa di essere sostenitori
dell'eresia luterana.
Il collegio cardinalizio, guidato dal decano, il cardinale Jean du Bellay, chiede il giorno dopo la
convocazione di un concistoro, e il papa spiega il provvedimento sostenendo che vi sono dubbi
sull'ortodossia del cardinal Morone fin dal tempo di Paolo ii, lanciando accuse anche al cardinal
Reginald Pole, riservandosi di precisarle. L'istruttoria del processo  affidata comunque a una
commissione cardinalizia di cui fanno parte fra gli altri Michele Ghislieri (futuro papa Pio v), Scipione
Rebiba, Giovanni Reuman Suau e Alessandro Farnese. Il processo inquisitoriale  quanto mai
estenuante e Morone ottiene la libert soltanto alla morte di Paolo iv nel 1559. Il processo viene
sottoposto a revisione dal nuovo papa Pio iv (1560-1565), e nella circostanza il giudice Giulio Antonio
Santoro analizza accuratamente un complesso incartamento di lettere e documenti del cardinale.
Assolto dalle accuse e completamente riabilitato, Morone viene quindi inviato, in qualit di legato
papale, a dirigere le ultime sessioni del Concilio di Trento nel 1563.
Altri vescovi vengono arrestati e processati, ma non si hanno particolari notizie su di loro. Lo
stesso giorno dell'arresto di Morone  imprigionato il vescovo di Cava dei Tirreni Giovanni Tommaso
Sanfelice, scarcerato dopo la morte di Paolo iv insieme a Morone e assolto da ogni colpa il 29 maggio
1560. Il vescovo di Modena Egidio Foscarari  citato in giudizio nel giugno del 1557, ma si ignorano
gli esiti della causa. Processati e condannati sono poi l'arcivescovo d'Otranto Pietro Antonio Di Capua
e il vescovo di Cheronissos Giovanni Francesco Verdura, nonch il protonotario apostolico Pietro
Carnesecchi, irreperibile e condannato in contumacia come impenitente.
Ma il nuovo papa Pio v (1566-1572), gi cardinale inquisitore capo della Chiesa di Roma,
piuttosto sospettoso, alla fine del 1569 riprende in mano l'incartamento del cardinale Morone e lo
sottopone in visione a undici giuristi bolognesi perch valutino l'esistenza di indizi di colpevolezza nei
suoi confronti, peraltro senza dire il cognome dell'imputato e accreditando l'incartamento ad un
anonimo "misellum abatem". I giudizi dei giuristi risultanto controversi, ma di fronte all'incertezza Pio
v non ritiene opportuno riaprire il processo contro Morone, che morir a Roma nel 1580, durante il
pontificato di Gregorio xiii (1572-1585) senza ulteriori particolari incarichi.
Pio v, passato alla storia per il suo rigorismo religioso, prosegue nell'operazione di "repulisti"
generale della Curia e della citt di Roma, senza guardare in faccia nessuno; impone a cardinali e
vescovi l'obbligo di residenza a Roma e porta avanti la sua battaglia contro i prelati sospetti di eresia.
Concentra la sua indagine sull'arcivescovo domenicano Bartolom Carranza de Miranda, arrestato a
Madrid dall'inquisitore generale Francisco Valds e processato per sospetta eresia. Pio v vuole rendersi
conto personalmente della dottrina di Carranza e, ottenuta dal re di Spagna Filippo ii l'autorizzazione a
processarlo, lo fa estradare a Roma. Il processo inizia nel maggio del 1567 e Carranza nel 1576 viene
condannato ad abiurare alcune affermazioni sospette sul Catechismo. Il procedimento giudiziario
continua fino al 1684, senza peraltro poter aggiungere altre accuse contro l'arcivescovo, che morir
poco dopo la sentenza finale, ovviamente dopo aver perduto la sua sede arcivescovile.
Gian Francesco Alois e Giovanni Bernardino Gargano(1564)
Gian Francesco Alois, nato nel 1515, letterato italiano, soprannominato Il Caserta, dalla
provincia nella quale la famiglia, ricca e nobile, possiede grandi estensioni di terre, avendo sposato una
esponente della nobile famiglia Caracciolo, Isabella. Dedito alle lettere,  amico di molti umanisti e
discepolo dell'evangelico spagnolo Juan de Valds, che tanta parte ha nella diffusione a Napoli delle
idee riformate, nonch del frate agostiniano e allievo del Valds Lorenzo Romano, il quale per,
presentatosi spontaneamente a Roma, abiura. Morto il fratello Giambattista durante le proteste,
avvenute a Napoli nel 1547, contro l'Inquisizione, entra in amicizia con il nobile di Aversa Giovanni
Bernardino Gargano, nato ad Aversa nel 1510, e favorisce la conversione alla Riforma del cugino, il
marchese di Vico Gian Galeazzo Caracciolo che, quando prende la decisione di riparare in Svizzera,
nel 1551, invano gli chiede di seguirlo.  ben presto coinvolto nella repressione inquisitoriale
dell'eresia valdesiana condotta da Giulio Antonio Santori, presidente dell'Inquisizione. Ricercato
dapprima nel suo feudo di Piedimonte, nel settembre del 1552 va a vivere con la moglie a Napoli, dove
per viene arrestato. Da qui l'11 ottobre  trasferito con altri arrestati a Roma e rinchiuso nelle carceri
di Santa Maria sopra Minerva. Rilasciato il 23 dicembre dietro cauzione, torna a Napoli e riprende a
frequentare i riformisti.
La morte, nell'agosto del 1559, di papa Paolo iv, sul trono pontificio dal 1555 come repressore
di ogni dissenso religioso,  accolta con manifestazioni di giubilo, e l'Alois intensifica i rapporti con
noti personaggi gi sospetti d'eresia, come Giulia Gonzaga e Pietro Carnesecchi. Una rinnovata e pi
repressiva attivit del tribunale dell'Inquisizione nel regno si ha nel 1560, con il massacro dei Valdesi
in Calabria, e poi ancora nel 1562, quando viene nominato ministro delegato per la Santa Romana
Inquisizione a Napoli Giovanni Luigi Campagna, vescovo di Montepeloso, al quale  stata attribuita
anche la carica di vicario di Alfonso Carafa, arcivescovo di Napoli. Alla fine del 1562 il Gargano e
l'Alois vengono incarcerati e condotti a Roma.
A questo punto si verifica un fatto negativo per l'Alois per quanto di carattere mondano: Juan
de Soto, notabile spagnolo e segretario vice-reale, nel 1562 si  visto rifiutare dal barone Consalvo
Bernaudo, amico dell'Alois, la mano della figlia Cornelia. Il de Soto reagisce facendo arrestare
dall'Inquisizione, a Napoli, l'Alois, intenzionato a usare la sua liberazione come merce di scambio con
la mano di Cornelia Bernaudo. Il ricatto ha successo e il de Soto pu sposare la figlia del barone, ma
l'Alois non viene liberato e nell'ottobre del 1562  tradotto, insieme con altri inquisiti (tra i quali
Giovanni Bernardino Gargano) nelle carceri dell'Inquisizione a Roma.
Ma l'inchiesta a carico di Alois e Gargano prosegue a Napoli: e qui Giovan Battista Sasso, suo
parente e amico, in qualit di testimone il 13 settembre 1563 dichiara che Gian Francesco Alois gli
aveva confidato anni prima di aver abiurato "per forza, et per non perdere la vita, perch quando era
stato in mano de' preti bisognava che avesse detto come volevano loro [...] per tutte quelle oppinioni,
che esso Giovan Francesco haveva insegnate al modo lutherano et tenute, diceva che erano vere et che
le teneva per vere, cos come le teneva et credeva prima". In pratica l'Alois riteneva che "il papa non
haveva autorit alcuna... et che bastava per soddisfatione de' nostri peccati lo sangue et la Passione di
Gies Christo... et che la vera Chiesa era delli Eletti et Predestinati". Fino alla dichiarazione che il
purgatorio non esiste e le indulgenze richieste e i giubilei indetti dalla Chiesa sono solo "burle et
inventioni per trovar denaro".
L'Alois e il Gargano vengono riportati a Napoli per ascoltare la sentenza di morte, emessa il 3
gennaio 1564, ma il 10 gennaio sono sottoposti a tortura perch rivelino i nomi dei seguaci. Ambedue
confessano e il primo marzo viene emessa la "nuova e definitiva sentenza declaratoria": sono dichiarati
eretici impenitenti e vengono consegnati al braccio secolare per l'esecuzione della condanna, avvenuta
il 4 marzo mediante decapitazione e rogo in piazza del Mercato.
Pietro Carnesecchi (1567)
Pietro Carnesecchi  nato a Firenze da Andrea di Paolo di Simone Carnesecchi, ricco mercante
fiorentino, e da Ginevra Tani. Possiede notevoli capacit diplomatiche, e di lui i contemporanei
tracciano ogni genere di lode, perch ha il dono di piacere alle persone. Grazie alle qualit della mente
e del fisico entra nelle grazie e nel favore di Clemente vii (1523-1534), che  un Medici, famiglia in
intime relazioni con i Carnesecchi. Il papa lo chiama alla sua corte, dandogli l'ufficio di Notaro,
conferendogli poi in successione i titoli di famigliare, continuo commensale e segretario del numero dei
partecipanti, fino a nominarlo protonotaro della Curia. Ma non finiscono qui le gratificazioni. Nel 1533
il papa gli d un canonicato fiorentino, l'ufficio di governatore di Tivoli e di castellano di quella
fortezza, l'abbazia di San Piero a Eboli nella diocesi di Salerno e l'abbazia di Santa Maria di Gavello
nella diocesi di Adria. Infine lo nomina suo primo segretario, facendogli balenare anche la speranza di
un cappello cardinalizio nel caso suo nipote Ippolito non aspirasse a tanto.
La morte di Clemente vii toglie tutto il potere a Carnesecchi, che abbandona la carriera
ecclesiastica trasferendosi fino al 1536 nella sua casa paterna di Firenze, dove ha incontri frequenti con
diversi protagonisti della storia religiosa di quegli anni come il cardinale Carafa e Caterina Cybo. Nel
1539 va a Napoli e frequenta il circolo di Giulia Gonzaga, conoscendo diversi ecclesiastici animati tutti
da idee riformiste. Nel 1541 si trasferisce a Viterbo alla corte del cardinal Pole, mantenendo un
rapporto epistolare con Giulia Gonzaga, e quindi a Venezia, dove lo raggiunge una prima convocazione
dal tribunale dell'Inquisizione con accuse di eresia; ma il processo viene annullato.
Nel 1547 va in Francia, ospite di Caterina de' Medici, e nel 1552 si trasferisce a Venezia, dove
si fanno consistenti le voci su alcune sue idee eretiche, tanto che nel 1558  convocato a Roma dal
tribunale dell'Inquisizione. Carnesecchi si rifiuta di presentarsi e viene condannato. Morto Paolo iv nel
1559, decide di andare a Roma, dove  papa Pio iv (1559-1565) che lo stima fortemente, tanto che gli
fa ottenere l'annullamento della condanna. Ma la sua posizione si aggrava di nuovo quando muore
anche Pio iv e il nuovo papa Pio v (1566-1572) fa riaprire il processo nei suoi confronti, avendo fatto
sequestrare le lettere da lui scambiate con Giulia Gonzaga, morta nel 1566. Carnesecchi si rifugia a
Firenze presso Cosimo i de' Medici, suo grande estimatore, e si sente al sicuro; ma si sbaglia. Pio v
richiede al duca di farlo venire a Roma, minacciandolo di scomunica, cos che, quando le guardie
pontificie il 30 giugno 1566 si presentano a Firenze, Cosimo non pu rifiutarsi di consegnarlo.
Il processo inizia il 6 luglio e Carnesecchi non d sufficienti spiegazioni riguardo a certe frasi
presenti nelle lettere scritte da lui, giudicate appunto eretiche perch fanno riferimento all'evangelico
spagnolo Juan de Valds.Viene sottoposto alla tortura della corda il 21 aprile 1567 perch confessi di
aver avuto idee non in linea con i dogmi della Chiesa e i nomi delle persone che condividevano certe
idee eretiche. Il tribunale non ottiene alcun risultato in quanto a confessione, ma il 16 agosto 1567
Carnesecchi viene dichiarato ugualmente "heretico impenitente, fintamente converso" e condannato
alla pena capitale. L'esecuzione avviene il primo ottobre mediante decapitazione, ma "doppo che fu
decapitato, il mastro della iustitia lo spogli ignudo come naque", secondo quanto riferisce il segretario
dell'ambasciata fiorentina Francesco Babbi presente all'esecuzione, "e lo trascin per li piedi per
condurlo al palo dove fu abrusciato con pi di 100 libre".
Gerolamo Cardano (1570)
Gerolamo Cardano, nato a Pavia il 24 settembre 1501, figlio illegittimo di Fazio Cardano e
Chiara Micheri,  medico e insegna medicina a Pavia e a Bologna. Invitato in Scozia per curare il
cardinale Hamilton che soffre di asma, lo fa guarire con una dieta controllata. Ha peraltro una vita
avventurosa e travagliata, di cui rimane a testimonianza la sua autobiografia, il De vita propria,
pubblicata postuma. Cardano, rientrato in Italia, torna a insegnare all'universit, ma ha spesso problemi
di denaro e per cavarsela si dedica al gioco d'azzardo; scrive perfino un libro su questo argomento, il
Liber de ludo aleae, che contiene una sezione dedicata ai metodi per barare. Si occupa anche di
algebra, pubblicando soluzioni dell'equazione cubica, e progetta diversi meccanismi come il giunto
cardanico per trasmettere un moto rotatorio da un asse a un altro, ancora oggi usato nei veicoli.
Cardano viene accusato di eresia nel 1570 per aver pubblicato nel 1554 un oroscopo di Ges.
Consisteva in un disegno con relativa interpretazione, inserito nel capitolo ix dei suoi Commentarii
all'opera astrologica Tetrabiblos di Tolomeo, e riferito al giorno 25 dicembre dell'anno 0, alle ore 00
circa a Betlemme in Giudea, peraltro in linea con la tradizione cristiana. Tutto per dimostrare come gli
assunti dello studioso alessandrino fossero infallibili. Arrestato e processato,  costretto ad abiurare e
abbandonare la cattedra universitaria. Si trasferisce a Roma dove riuscir ad avere un vitalizio da
Gregorio xiii, che era stato suo collega all'universit di Bologna. Muore nel 1524.
Tommaso Campanella (1591, 1595, 1597, 1600)
Gian Domenico Campanella, nato a Stilo, in Calabria, nel 1568, entra giovanissimo nel
convento domenicano di Altomonte, cambiando il nome Gian Domenico in Tommaso. Segue gli studi
all'insegna della Scolastica, ma legge anche il De rerum natura iuxta propria principia di Bernardino
Telesio, che lo apre all'uso della ragione, senza schemi precostituiti. E queste idee viene dichiarando
apertamente nel monastero, per cui i superiori provvedono a trasferirlo nel convento di Altomonte. Qui
inizia la stesura della sua prima opera, la Philosophia sensibus demonstrata, che pubblica a Napoli nel
1591. Il libro suscita scandalo all'interno del convento ma anche fuori, cos che questa volta  arrestato
dalle guardie della Nunziatura Apostolica con l'accusa di "pratiche demoniache". Viene processato con
sentenza di condanna come seguace di Bernardino Telesio, le cui opere sono state messe all'Indice, e
condannato a un anno di carcere gi scontato, con l'imposizione della recita di salmi e della reclusione
nel convento di Altomonte.
Campanella, una volta libero, va a Firenze con una lettera di presentazione del padre provinciale
al granduca Ferdinando i, sperando di poter ottenere un posto d'insegnante a Pisa o a Siena. Di fronte
alle diffidenze del granduca lascia Firenze e ai primi del 1593 Campanella  a Padova, ospite del
convento di Sant'Agostino, ma all'inizio del 1594  nuovamente arrestato per ordine dell'Inquisizione.
Numerose le imputazioni:  accusato di aver scritto l'opuscolo De tribus impostoribus, relativo a Mos,
Ges e Maometto, diretto contro le tre religioni monoteiste; di sostenere le opinioni atee di Democrito;
di essere oppositore della Chiesa di Roma; di essere eretico; di aver scritto un sonetto contro Cristo, il
cui autore sarebbe stato per, secondo Campanella, Pietro Aretino; e di possedere un libro di
geomanzia, che in effetti gli fu sequestrato al momento dell'arresto. Tutte queste accuse richiedono lo
spostamento del processo da Padova a Roma, dove Campanella viene condotto e rinchiuso nel carcere
dell'Inquisizione l'11 ottobre 1594.
Qui  sottoposto a tortura e il processo si conclude il 16 maggio 1595 con la sua abiura nella
chiesa di Santa Maria sopra Minerva e il confino nel convento domenicano di Santa Sabina, sul colle
Aventino, ma successivamente viene spostato nel convento di Santa Maria sopra Minerva e
nuovamente processato per altre accuse di eresia giunte da Napoli. Il nuovo processo si conclude a
dicembre del 1597: Campanella  assolto dalle imputazioni, ma diffidato dallo scrivere e liberato,
perch i suoi superiori lo confinino in qualche convento "senza pericolo e scandalo" o lo facciano
insegnare.
Ai primi del 1598  a Napoli, dove impartisce lezioni di geografia, ma a luglio s'imbarca per la
Calabria e raggiunge Stilo, ospite del convento domenicano di Santa Maria di Ges. E qui scrive il
trattato De predestinatione et reprobatione et auxiliis divinae gratiae, relativo alla dottrina cattolica del
libero arbitrio. Inoltre viene meditando la costituzione in Calabria di una repubblica ideale, comunistica
e insieme teocratica, che prevede la cacciata degli spagnoli. Comincia a predicare certe idee
rivoluzionarie fin dai primi mesi del 1599 e gli spagnoli s'insospettiscono rafforzando i loro presidi. Il
17 agosto Campanella fugge dal convento di Stilo nascondendosi prima a Stignano, poi nel convento di
Santa Maria di Titi, e infine in casa di un amico, progettando d'imbarcarsi da Roccella Jonica. Ma
viene tradito e consegnato il 6 settembre agli spagnoli.  messo in prigione a Castelvetere, ma firma
una confessione nella quale fa i nomi dei veri congiurati, negando ogni sua partecipazione all'impresa.
Ma i congiurati lo accusano di essere il capo della cospirazione.
Trasferito a Napoli nel novembre del 1599, viene rinchiuso in Castel Nuovo.  processato da un
tribunale appositamente istituito dal papa Clemente viii (1592-1605) sotto la giurisdizione
dell'Inquisizione nella capitale del regno soggetto a Filippo iv di Spagna. Campanella, sotto tortura,
ammette le proprie eresie e rischia di essere condannato a morte; a questo punto si finge pazzo,
caratteristica che l'avrebbe salvato dalla pena, secondo le regole dell'Inquisizione. Ma i giudici non gli
credono e il 18 luglio 1600 lo sottopongono per un'ora al supplizio della corda, che per Campanella
supera cantando addirittura e dicendo cose insensate. A questo punto i giudici lo ritengono veramente
pazzo e comunque lo relegano in prigione.
Campanella passer cos 26 anni in prigione a Napoli, scrivendo le sue opere pi importanti,
come Aforismi Politici, Metaphysica, Theologia e La citt del Sole, in cui sogna l'instaurazione di una
felice e pacifica repubblica universale retta su principi di giustizia naturale; e comincia a scrivere anche
i sei libri Astrologicorum relativi alle influenze celesti sull'uomo. Di questa scrittura viene ad avere
notizia il papa Urbano viii (1623-1644), appassionato di astrologia, che fa pressione sul re Filippo iv
per farlo trasferire a Roma. La scarcerazione da Napoli avviene nel 1626, con il trasferimento a Roma,
inizialmente nelle carceri del Sant'Uffizio e poi nel convento della Minerva.
In questo convento Campanella viene a sapere che Urbano viii vive in uno stato di continua
ansia perch gli  stata profetizzata la morte nel 1630 in base a un oroscopo del teologo Orazio
Morandi. Allora Campanella pensa di accattivarsi il papa scrivendo espressamente per lui l'opuscolo
De fato, che diventa in pratica un settimo libro degli Astrologicorum, nel quale  illustrato il modo di
evitare i malefici influssi delle stelle. Potrebbe essere un'ulteriore opera da mettere all'Indice, e invece
diventa un portafortuna per la sua liberazione. Lo scritto infatti arriva nelle mani del papa, che vede in
quelle pagine una sorta di medicina per contrastare la profezia che incombe su di lui. Convoca dunque
Campanella nel palazzo del Quirinale, dove Urbano viii lo invita a mettere in atto a suo favore le
pratiche magico-astrologiche illustrate nel De fato.
Si svolgono diversi incontri tra il papa e Campanella nelle due sale del piano nobile del
Quirinale: la Sala dello Zodiaco e la Sala delle Api Barberini, che prendono nome dagli affreschi di
Giovanni da San Giovanni relativi ai due interlocutori. Nella volta della Sala delle Api sono affrescati
gli Angeli con emblemi del papato e le Api Barberini, mentre nelle lunette della volta della Sala dello
Zodiaco sono stati immortalati i Segni zodiacali: lo scenario adatto per una riunione astrologica.
Comunque quegli incontri non destano sospetti e il tribunale dell'Inquisizione non si mette in stato di
allerta. E questo non tanto per la presenza del papa, ma perch Campanella  solito collegare
strettamente l'astrologia con la teologia, conciliando Ermete Trismegisto con san Tommaso d'Aquino.
Cos mentre osserva che "Mercurio nella casa di Saturno in buona posizione infonde in profondit
l'intelligenza nelle cose, gli Angeli invece agiscono sull'anima con la persuasione e la disposizione, in
modo da cambiare il temperamento, come fanno i demoni, che influenzano le fantasie e suscitano il
furore". Insomma il papa pu stare tranquillo: non morir.
Forse una conseguenza di queste riunioni  l'arresto del teologo Orazio Morandi il 13 luglio
1630, l'anno fatidico della profezia, e l'avvio di un processo nei suoi confronti, che per non  portato
a conclusione: il Morandi muore in carcere il 7 ottobre. Si vocifera che sia stato avvelenato. In ogni
caso la sua morte non cancella l'oroscopo, che dovrebbe avverarsi entro il 31 dicembre. Ma passa
l'anno e naturalmente Urbano viii non muore. Resta un mistero se la mancata morte sia dovuta
all'intervento del filosofo calabrese o se si sia trattato di un banale "sbaglio" da parte del defunto
Morandi. In ogni caso il papa  pi che soddisfatto e probabilmente convinto della "diabolica" capacit
di Campanella. E il teologo-astronomo calabrese, come premio per le sue pratiche astrologiche, viene
messo in assoluta libert, e prende dimora temporaneamente a Roma.
Ma accade che - chiss quanto a insaputa di Campanella - venga pubblicato a Lione il magico
opuscolo De fato. La cosa risulta imbarazzante e il papa non ci fa certo una bella figura perch in
questo modo vengono resi pubblici i rimedi che, a quanto si vocifera, sono stati usati per scongiurare i
suoi nefasti influssi astrali. Urbano viii cerca di riparare pubblicando la bolla Inscrutabilis, nella quale
conferma la condanna gi pronunciata da Sisto v contro ogni dottrina che presuma di conoscere il
futuro; e consiglia vivamente a Campanella di andare a vivere in Francia.
Con l'aiuto dell'ambasciatore francese Antoine de Noailles nell'ottobre del 1634 Campanella si
trasferisce appunto in Francia, dove  accolto benevolmente a Parigi presso la corte di Luigi xiii e sotto
la protezione del cardinale Richelieu. Passa gli ultimi anni nel convento parigino di Saint-Honor, dove
muore nel 1639, quando peraltro Urbano viii  ancora in vita a Roma. Il papa morir il 7 agosto del
1644, otto giorni prima dell'anno ventiduesimo del pontificato, all'et di 76 anni.
Domenico Scandella (1600)
Domenico Scandella detto Menocchio, diminutivo di Domenico,  nato a Montereale
Valcellina, in Friuli, nel 1532. Fa il mugnaio, ma anche il muratore e il falegname, nella zona del paese
natale, dove vive con moglie e sette figli. Nel 1581, avendo un po' di cultura, diventa podest del suo
paese e dei villaggi circostanti, nonch amministratore della pieve. La sua vicenda, rimasta per secoli
nell'oblio,  stata resa nota nel 1976 dallo scrittore Carlo Ginzburg nel saggio Il formaggio e i vermi. Il
cosmo di un mugnaio del '500 e nel 1990 dal professore Andrea Del Col nel libro Domenico Scandella
detto Menocchio. I processi dell'Inquisizione (1583-1599).
Domenico Scandella, denunciato dall'inquisitore di Aquileia nel 1583, viene arrestato l'anno
dopo nella prigione di Concordia e subisce un primo processo, nel quale espone una serie di
osservazioni molto curiose sulla religione. A cominciare da Ges Cristo, del quale dice che "era uno
delli figlioli de Dio, perch tutti semo fioli de Dio et di quella istessa natura che fu quel crucifisso; et
era homo come nui altri, ma di maggior dignit, come sarebbe dir adesso il papa, il quale  homo come
nui, ma di pi dignit de nui perch pu far; et questo che fu crucifisso nacque de sant'Iseppo et de
Maria vergine". Sulla verginit di Maria mostra forti dubbi, constatando innanzitutto che "tanti
huomini sono nati al mondo et niuno  nato di donna vergine" - e anche perch ha letto ne Il fioretto
della Bibbia, una traduzione di una cronaca catalana medievale da lui acquistata a Venezia per due
soldi, che "san Iosepo chiamava nostro signor Iesu Christo per figliolo". Inoltre citando un libro
intitolato Rosario o Lucidario della Madonna, probabilmente da identificarsi con il Rosario della
gloriosa Vergine Maria del domenicano Alberto da Castello, Menocchio dichiara che Maria era
chiamata vergine solo perch era stata "nel tempio delle vergini, perch l'era un tempio dove si tenivan
dodeci vergini, et secondo che si allevavan si maritavan", come a dire che per vergine s'intendeva una
ragazza da marito.
Riguardo ai sacramenti dichiara che sono un'invenzione dei sacerdoti, a cominciare dal
battesimo, con il quale "li preti comenzano a magnar le anime avanti che si nasca, et le magnano
continuamente sino doppo morte"; la cresima  "una mercanta" e il matrimonio, "l'hanno fatto li
huomini: prima l'homo et la donna si davan la fede, et questo bastava"; e ancora, riguardo
all'ordinazione sacerdotale ritiene che "il spirito de Dio sia in tutti"; riguardo all'estrema unzione, "si
onge il corpo et il spirito non si pu ongere"; riguardo alla confessione, "andare a confessar da preti et
frati, tanto  che andar da un arboro".
Di fronte a certe dichiarazioni gli inquisitori hanno anche il dubbio di avere a che fare con un
pazzo o un burlone, e gli chiedono se certe idee gliele abbia suggerite qualcuno. E Scandella dichiara di
averle fatte proprie in base alla lettura dei Viaggi di sir John Mandeville, di un anonimo autore francese
del xiv secolo, dal momento che il nome di John Mandeville  un semplice pseudonimo; nel libro sono
narrati i viaggi compiuti in Terra Santa e nell'Estremo Oriente, fino a raggiungere il paradiso terrestre.
Inoltre per certe teorie si  ispirato al Supplementum supplementi delle croniche, scritto dal frate
eremitano Jacopo Filippo Foresti alla fine del Quattrocento.
Il 17 maggio 1584 viene emessa la sentenza, nella quale Menocchio  dichiarato eretico, ma
anche eresiarca, per cui viene costretto alla pubblica abiura e condannato al carcere a vita, con
l'obbligo per i suoi famigliari di mantenerlo a proprie spese.
Malgrado lo stato di prigionia, a Menocchio viene concesso di partecipare agli eventi di vita
esterni al carcere in occasioni particolari, indossando per l'abito da eretico. Cos nel 1590  nominato
cameraro, ovvero amministratore dei beni della parrocchia di Santa Maria di Montereale; nel 1595 
chiamato come perito in una causa tra un proprietario agricolo e il suo affittuario e, insieme al figlio
Stefano, d in affitto un altro mulino. Accade per che la morte del figlio Ziannuto faccia precipitare le
condizioni finanziarie di Menocchio, cos che nel 1597 chiede e ottiene la libera circolazione fuori di
Montereale, "aci possi aiutare in qualche modo la povert sua et della sua famiglia".
Peraltro Menocchio, parlando con i paesani, continua a esprimere concetti eretici, cos che
quando l'inquisitore generale del Friuli viene a conoscenza del fatto che Menocchio non riconosce la
divinit di Ges e la moralit della Madonna, non lo fa pi uscire dal carcere e il 12 luglio 1599 lo
sottopone a un interrogatorio, che vale come un secondo processo. Inizialmente Menocchio dichiara di
aver detto certe cose solo per scherzo, ma successivamente ripete le dichiarazioni esposte nel primo
processo; anche se poi cerca di giustificare certe eresie con la sua scarsa cultura, dichiarando che, tra
l'altro, aveva negato l'esistenza del paradiso "perch non sapeva dove fosse". E alla fine cerca di
impietosire il giudice, consegnandogli uno scritto dove espone la miseria della propria vecchiaia,
racconta che i figli lo evitano perch stravagante, e promette di "creder se non quelo che crede la Santa
Gesia et far quelo che me comandar li miei curati et li miei superiori".
Il 2 agosto la Congregazione dell'Inquisizione romana lo dichiara eretico recidivo e lo
sottopone a tortura per fargli rivelare i nomi di eventuali complici; infine viene condannato a morte. Ma
l'inquisitore ha dei dubbi sull'opportunit di eseguire la condanna, per cui chiede consigli a Roma con
una lettera, alla quale si risponde che pu essere eseguita perch "sia esempio agli altri". Un atto
notarile del 26 gennaio 1600 definisce Menocchio "defunto".
Giordano Bruno (1600)
Giordano Bruno  nato a Nola a gennaio o febbraio del 1548 ed  battezzato con il nome di
Filippo. Vive in famiglia fino al 1562, quando si reca a Napoli per studiare lettere, logica e dialettica.
Ma nel 1565 entra nell'ordine domenicano e prende il nome di Giordano, essendo ordinato sacerdote
nel 1572. Nel frattempo seguita gli studi fino a licenziarsi in teologia, materia nella quale tende a
conciliare l'averroismo con il neoplatonismo agostiniano, e per questo diventa sospetto ai suoi
superiori, che nel 1575 aprono su di lui un processo canonico. E Bruno si trasferisce nel convento
romano della Minerva, dove per lo insegue un secondo processo canonico. Allora fugge nel Nord
Italia e nel 1578  nella Savoia, sempre inseguito da contestazioni di cattolici e luterani. Oltretutto si
appassiona alla mnemotecnica e alla cosmologia, accettando entusiasta il sistema copernicano, in
collegamento alle arti magiche, scientificamente studiate. Questi interessi gli procurano continui
contrasti teologici, finch si sposta in Francia, dove trova terreno adatto alle sue idee. A Tolosa ottiene
di insegnare con il titolo di magister artium; quindi a Parigi il re Enrico iii lo inserisce nel rango dei
lecteurs royaux. E a Parigi pubblica le prime opere pervenuteci, che sono a carattere logico e
mnemotecnico, come il De umbra Idearum e il Cantus circaeus, oltre alla commedia Il Candelaio.
Nel 1583 si trasferisce in Inghilterra come ospite dell'ambasciatore francese Michel de
Castelnau, sostenendo dibattiti filosofici a Oxford e pubblicando opere di cosmologia, tra le quali La
Cena delle Ceneri, e a carattere politico, come Lo spaccio della Bestia Trionfante. Dopo un breve
ritorno in Francia, passa in Germania, insegnando a Marburgo, Wittenberg e Helmstedt, dove per
riceve la scomunica dei luterani in riferimento alle sue opere "magiche", ovvero tendenti a dimostrare
la possibilit di utilizzare le forze occulte della natura. E scrive tre poemetti in latino per esporre la
propria teoria atomistica. La sua fama si diffonde nel Nord Italia e viene invitato a Venezia dal patrizio
Giovanni Mocenigo, che vuole da lui lezioni di mnemotecnica e magia. Ma il Mocenigo  scontento del
suo insegnamento e diffidente riguardo a certi atteggiamenti che potrebbero apparire eretici, per cui
decide di denunciarlo all'Inquisizione. Probabilmente Bruno capisce le sue intenzioni, perch gli
comunica che vuole tornare in Germania. Allora la notte del 22 maggio 1592 il Mocenigo lo fa
rinchiudere dai suoi servi in un solaio e il giorno dopo lo denuncia per iscritto all'Inquisizione, che lo
fa imprigionare da Giovanni Gabriele di Saluzzo nelle carceri a San Domenico di Castello.
E Bruno finisce sotto processo del Consiglio dei Dieci il 26 maggio 1593 con sentenza emessa
il 30 luglio 1592 relativamente alla sua colpevolezza di apostata. Gli viene richiesto di "espurgar" la
coscienza, dal momento che "l'apostasia de tanti anni" lo rende "molto suspetto della Santa Fede".
Bruno lo fa inginocchiandosi e dichiarandosi pentito, perch si rende conto che non  il caso di
discutere.
Ma la persecuzione di Giordano non finisce cos: copia degli atti del processo viene inviata al
tribunale di Roma, come previsto da un decreto del Sant'Uffizio del 18 settembre 1581, e l'inquisitore
romano, il cardinale di Santa Severina Giulio Antonio Santorio, chiede l'estradizione di Giordano
Bruno a Roma. La richiesta  respinta dal Senato veneziano il 3 ottobre, ma l'intervento del nunzio
pontificio Ludovico Taverna e il fatto che Bruno non sia cittadino veneziano, nonch la relazione del
procuratore veneziano Federico Contarini, favorevole all'estradizione, inducono il Senato a concedere
il trasferimento il 7 gennaio 1593.
Bruno arriva a Roma il 27 febbraio ed  imprigionato. Passano quattro anni, durante i quali 12
cardinali e i commissari, tra i quali Roberto Bellarmino (che sar nominato cardinale due anni dopo)
passano in rasegna i documenti. Il 24 marzo 1597 Bruno viene interrogato, e al termine gli vengono
consegnate le censure, ovvero le contestazioni scritte alle sue concezioni religiose considerate erronee.
Bruno contesta quelle accuse per iscritto e a voce in varie sedute, che terminano il 19 dicembre 1598.
Peraltro gli atti del processo romano sono andati perduti - probabilmente sono stati bruciati - e ne resta
soltanto un Sommario, che  solo una rassegna dei documenti, datato al 1597, e tornato alla luce il 15
novembre 1940. Ma vi si leggono alcune dichiarazioni di Bruno "per nulla contrarie alla divina
Scrittura", come la seguente:
Prima generalmente dico ch'il moto et la cosa del moto della terra e della immobilit del
firmamento o cielo sono da me prodotte con le sue raggioni et auorit le quali sono certe, e non
pregiudicano all'autorit della divina scrittura [...] Quanto al sole dico che niente manco nasce e
tramonta, n lo vedemo nascere e tramontare, perch la terra se gira circa il proprio centro, che
s'intende nascere e tramontare.
Il 18 gennaio 1599 la congregazione intima a Bruno di abiurare, ripetendo la richiesta a
febbraio, senza per dargli la possibilit di farlo. A una terza intimazione a settembre, la congregazione
dichiara che non  giunta da parte di Bruno alcuna risposta. Non  vero, ma cos si decide di dichiarare,
tanto che il 17 novembre la congregazione stabilisce che il processo  concluso e pertanto si prescrive
la condanna al rogo di Giordano Bruno, approvata dal papa Clemente viii (1592-1605). Peraltro tutte le
sue opere sono relegate nell'Indice dei libri proibiti (v.).
Gioved 17 febbraio 1600  eseguita la sentenza.
Giordano, del quondam Giovanni Bruno, frate apostata da Nola di regno eretico impenitente il
quale, aggirandosi il cervello e l'intelletto in mille errori e vanit, et ansi persever nella sua
ostinazione che da ministri di giustizia fu condotto alle hore 6 di notte in Campo dei Fiori e quivi
spogliato nudo e legato ad un palo fu bruciato vivo, accompagnato sempre dalla nostra Compagnia
cantando le litanie e li confortatori sino al ultimo confortandolo allassar la sua ostinazione con la quale
finalmente fin la sua misera et infelice vita.
Cos si legge nel volume xv dell'Arciconfraternita di San Giovanni Decollato di Roma, ovvero
dei Confortatori dei condannati a morte. Peraltro i volumi del processo sono andati perduti o
volutamente bruciati, mentre esiste un Sommario del processo in un volume rilegato in pergamena dal
titolo Varia.
Da quel giorno cala il silenzio su di lui, fino all'inaugurazione del monumento, il 9 giugno
1889, in una Roma non pi papalina, ma capitale del regno d'Italia. Si tratta di una semplice statua di
bronzo su un basamento di marmo, che nella parte anteriore reca la scritta dettata da Giovanni Bovio:
"A Bruno il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse". E per i romani Giordano Bruno s'identifica
con Campo de' Fiori, proprio per la sua effigie salutata al grido di "Morte a Leone xiii!", il papa
regnante (1878-1903), che il 30 giugno 1889 definisce il monumento un simbolo di "lotta ad oltranza
contro la Religione Cattolica".
Niccol Copernico (1616)
Al polacco Niccol Copernico (1473-1543) si deve la teoria eliocentrica, che propone il Sole al
centro del sistema di orbite dei pianeti. La teoria riprende quella greca di Aristarco di Samo, ma la
rigorosa dimostrazione con procedimenti di carattere matematico  opera di Copernico. Canonico e
nipote di un vescovo, ha modo di venire in viaggio a Roma, dove tiene delle lezioni di astronomia;
torna una seconda volta in Italia e completa i suoi studi a Padova e Ferrara, dove si laurea in diritto
canonico nel 1503.
In realt il suo lavoro  indirizzato al campo finanziario. Infatti, tornato in Polonia, diventa
membro del Capitolo di Warmia e porta avanti i suoi studi di economia politica enunciando alcuni
principi relativi alla circolazione della moneta. Nel 1516 riceve dal capitolo l'incarico di
amministratore delle terre attorno alla citt di Olsztyn, ma nel castello di questa citt fa alcune
importanti osservazioni di astronomia e scrive una parte della sua opera principale, De revolutionibus
orbium coelestium. A testimonianza di tutto ci esiste ancora una tabella che Copernico elabor sulla
parete di una loggia, dalla quale osservava il moto apparente del Sole attorno alla Terra.
La teoria copernicana  in netto contrasto con la teoria geocentrica, che riteneva la Terra
immobile al centro dell'universo (era chiamata anche teoria tolemaico-aristotelica in quanto sarebbe
stato il re Tolomeo d'Egitto a definirla e successivamente il filosofo Aristotele a perfezionarla).
Secondo tale teoria i pianeti ruotano attorno alla Terra con un moto circolare e a una velocit costante
nel tempo; il Sole sarebbe un pianeta come gli altri, disposto a met tra le altre sfere celesti che ruotano
attorno alla Terra. La Chiesa difendeva questa teoria basandosi soprattutto sui versetti biblici
dell'Antico Testamento presenti in Giosu (10-12): "Allora Giosu parl al Signore, il giorno che il
Signore diede gli Amorei in mano ai figli d'Israele, e disse in presenza d'Israele: "Sole, fermati su
Gabaon, e tu, luna, sulla valle d'Aialon!"". Da qui la convinzione che l'ordine dato al Sole di fermarsi
significhi che il Sole si muove, mentre la Terra sarebbe ferma.
Il 24 febbraio 1616 il Sant'Uffizio condanna la teoria di Copernico e il 6 marzo 1616 dispone
nell'Indice dei libri proibiti il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico e tutti i testi da lui
scritti, che  "proibito difendere come fonte di verit, anche se non  proibito discuterne". Chi
condanna Copernico  il santo cardinale Roberto Bellarmino (1542-1621), convinto - come scrisse a
Galilei nel gennaio 1615 Federico Cesi, fondatore dell'Accademia dei Lincei - che quell'opera di
Copernico era "stolta", "assurda in filosofia" e "formalmente eretica". Sarebbe stato cancellato
dall'Indice solo nel 1758 grazie al papa Benedetto xiv (1740-1758).
Diversamente le ossa di Copernico, che alla sua morte, avvenuta il 24 maggio 1543, sono state
sepolte nella cattedrale della citt di Frombork, in Polonia, nel pi assoluto anonimato, hanno trovato
una degna ed esaltante sepoltura nella stessa cattedrale solo il 23 maggio 2010 con la benedizione
dell'arcivescovo Wojciech Ziemba. Quest'ultimo ha dichiarato che la Chiesa cattolica  fiera che
Copernico abbia lasciato alla regione l'eredit del suo "duro lavoro, della sua devozione e soprattutto
del suo genio scientifico".
Paolo Sarpi (1619)
Paolo Sarpi, nato a Venezia nel 1552, a diciotto anni entra nell'ordine dei Servi di Maria e si
impegna negli studi di teologia diventando procuratore generale dell'ordine. Tra il 1585 e il 1588  a
Roma per curare gli interessi del proprio ordine, e l l'intransigenza della Curia pontificia
controriformista, ferma su posizioni conservatrici, gli fa assumere un atteggiamento critico verso la
Chiesa. Torna a Venezia e nel 1594  vittima di un confratello. Sta per essere nominato infatti il nuovo
generale dell'ordine, scelto tra due candidati, Lelio Baglioni e Gabriele Dardano. Sarpi si esprime a
favore del primo. E Dardano si vendica denunciando all'Inquisizione che Sarpi ha rapporti sospetti con
ebrei veneziani. Allega alla denuncia una lettera che Paolo gli ha scritto qualche anno prima da Roma,
nella quale sono contenute "alcune parole in discredito della corte, come che in quella si venisse alle
dignit con male arti, e di tenerne esso poco conto, anzi abominarla". Sarpi  subito prosciolto da ogni
accusa, ma il cardinale di Santa Severina, Giulio Antonio Santori, protettore dell'ordine e presidente
del tribunale dell'Inquisizione, "mostr per implacabile indignazione al padre" utilizzando tutta la sua
autorit per escludere gli amici del frate "dalli gradi et onori [...] con maniere cos strane e fini cos
bassi, ch'io non ardisco poner i casi che mi sono stati dati in nota, perch troppo gran scandalo
arrecherebbono al mondo".
Accade per che nel 1601 venga eletto priore il suo "nemico" Gabriele Dardano, che lo
denuncia nuovamente all'Inquisizione in particolare perch "portasse una berretta in capo contra una
forma che sino sotto Gregorio xiv (1590-1591) disse esser proscritta; che portasse le pianelle incavate
alla francese, allegando falsamente esserci decreto contrario, con privazioni divote; che nel fine della
messa non recitasse lo Salve Regina". Ma Sarpi riesce nuovamente a discolparsi da certe banalit.
Piuttosto comincia a maturare un progetto politico-religioso volto a contenere il potere della Chiesa in
ambito esclusivamente spirituale e, a questo scopo, tiene contatti con i riformati, testimoniati dalle
Lettere ai protestanti, nelle quali si augura un ritorno verso la Chiesa "primitiva", con una condanna
del potere temporale e del clero mondano. Tutti concetti che in qualche modo viene scrivendo nella sua
opera Istoria del Concilio Tridentino, ma si guarda bene dal pubblicarla.
Il 17 aprile 1606 Paolo v (1605-1621) lancia l'interdetto contro Venezia per due leggi emanate
dalla Serenissima che proibiscono la fondazione di luoghi religiosi e la loro vendita, e per aver
imprigionato due ecclesiastici, Brandolino Valmarino e Scipione Saraceni, sotto accusa di omicidio e
rapina. A maggio Sarpi, in veste di teologo della Serenissima, critica l'interdetto e viene convocato a
Roma dal tribunale dell'Inquisizione, ma non si presenta e pubblica una Risposta all'editto degli
inquisitori. Ciononostante il 21 aprile 1607 il papa toglie l'interdetto a Venezia per mostrare grande
magnanimit. Ma il contrasto con Roma non finisce qui: il 5 ottobre 1607 Sarpi subisce un attentato da
quattro aggressori prezzolati, che vogliono mettere in cattiva luce la stessa citt di Venezia. Ferito,
viene operato dal chirurgo Girolamo Fabrici d'Acquapendente, che definisce la ferita "molto strana", e
Sarpi commenta con l'espressione rimasta famosa: "Eppure il mondo vuole che sia data stilo Romanae
Curiae". E il Senato veneziano il 27 ottobre dichiara Sarpi "persona di prestante dottrina, di gran
valore e virt".
Sarpi prosegue serenamente la sua esistenza a Venezia e nel marzo del 1609 esalta le prediche
quaresimali di Fulgenzio Micanzio, che invece vengono interpretate a Roma come un attacco alla fede
cattolica. Sarpi comunque dichiara apertamente di essere fedele all'ortodossia cattolica di Roma,
dedicandosi in pieno alla scrittura dell'Istoria del Concilio Tridentino. Nel 1616 stringe amicizia con
Marco Antonio de Dominis, arcivescovo di Spalato, che in realt gli rivela pensieri tendenti
all'apostasia. E con lui si confida e critica l'Inquisizione anche in alcune lettere: "Nessuna cosa si pu
stampare se non veduta e approvata dall'Inquisizione... Dove si ragiona di alcun papa, non permettono
che si dica alcuna di disonore, se bene vera e notoria. Non permettono che alcuno separato dalla Chiesa
romana sia lodato di qualsivoglia virt, n nominato se non con vituperio". Ma Sarpi si guarda bene dal
pubblicare l'opera, che termina nel 1618; invece il suo amico De Dominis, al quale l'ingenuo Sarpi ha
dato in lettura il manoscritto, nel 1919 la pubblica a Londra, senza il suo consenso. Il 22 novembre
1619 l'opera  condannata dalla Congregazione dell'Indice e quindi posta all'Indice dei libri proibiti.
Ai primi del 1623 Sarpi si ammala gravemente e muore il 15 gennaio.
Galileo Galilei (1633)
All'origine dell'impegno di Galileo Galilei nel campo della scienza sono i suoi studi di
matematica e fisica, grazie ai quali, a 19 anni, nel 1583 scopre la legge dell'isosincronismo del pendolo
e inventa la bilancia idrostatica. Dal 1589  professore all'universit di Pisa, dove stabilisce
sperimentalmente che la traiettoria del moto di un proiettile  una parabola e verifica la legge della
caduta dei gravi. Dal 1592  professore di matematica a Padova, ma si occupa di astronomia e
perfeziona il cannocchiale, cos che  in grado di scoprire i monti della Luna, la costituzione della Via
Lattea, le fasi di Venere e la rotazione del Sole intorno al proprio asse, dando credito alla teoria
copernicana. E nel marzo del 1610 espone le proprie tesi sulla rotazione della Terra attorno al Sole nel
libro Sidereus nuncius, pubblicato a Venezia; peraltro il 21 dicembre 1613, in una lettera a padre
Benedetto Castelli, Galilei nega la validit delle prove scritturistiche in materia di scienze naturali. Due
anni dopo il padre Niccol Lorini denuncia al cardinale Paolo Sfondrati, prefetto della Congregazione
dell'Indice, la lettera di Galilei al Castelli, e il 20 marzo successivo analoga denuncia  fatta dal padre
Tommaso Caccini.
A questo punto i consultori del Sant'Uffizio ritengono che sia opportuna una presa di posizione
sull'argomento; cos il 24 febbraio 1616 definiscono la teoria eliocentrica "assurda in filosofia e
formalmente eretica perch in contraddizione con la Sacra Scrittura" e dichiarano il doppio movimento
della Terra erroneo nei confronti della Fede. Due giorni dopo, il 26 febbraio, Galilei  convocato a
Roma e, su ordine del papa Paolo v (1605-1621), viene ammonito ufficialmente dal cardinale Roberto
Bellarmino, il quale, pena il carcere, gli intima di non insegnare quella teoria n di difenderla in alcun
modo. Galilei promette di ubbidire, ma il 24 maggio prima di partire si fa rilasciare dal Bellarmino una
dichiarazione in cui si certifica di non aver ricevuto penitenza e di non aver abiurato, ma che gli  stata
"denuntiata" la dichiarazione dell'Indice. Tra l'altro il 6 marzo le opere di Copernico vengono poste
all'Indice.
Nonostante questi precedenti Galilei viene scrivendo l'opera Il Saggiatore e nel 1623 la
presenta al padre Niccol Riccardi, Maestro del Sacro Palazzo, per ottenere l'imprimatur; gli viene
concesso ma con delle riserve, in riferimento alle quali Galilei promette di mitigare le proprie
affermazioni. Galilei pubblica il libro a ottobre del 1623, ma senza gli opportuni interventi di
purificazione che gli sono stati richiesti e con tanto di dedica al papa Urbano viii (1623-1644), che
aveva peraltro conosciuto da cardinale e giudicato una persona disponibile sulle discussioni
scientifiche. L'anno dopo Galilei costruisce il microscopio, ma l'interesse nei confronti dell'astronomia
 troppo grande, cos che nel febbraio del 1632 pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi del
mondo, tolemaico e copernicano, nel quale, sotto un'apparente neutralit, si dimostra la fondatezza del
sistema copernicano contro quello tolemaico. L'opera esce con l'imprimatur di Roma e Firenze, anche
perch Galilei nella prefazione dichiara di accettare la verit religiosa secondo la Bibbia. Ma per
iniziativa dei Gesuiti Galilei viene denunciato all'Inquisizione romana, che il 23 settembre gli impone
di presentarsi a Roma.
Galilei arriva il 13 febbraio 1633 e il 12 aprile inizia il processo nel palazzo della Minerva,
ovvero nella Sala Capitolare del convento domenicano adiacente alla chiesa di Santa Maria sopra
Minerva (v. I procedimenti giudiziari dell'Inquisizione a Roma). Nel primo interrogatorio Galilei
ammette di aver ecceduto nella difesa della teoria copernicana, e nel secondo interrogatorio del 30
aprile si dichiara disposto a scrivere osservazioni contrarie alla teoria copernicana. Comunque nel terzo
interrogatorio del 10 maggio nega di aver ricevuto un ammonimento nel 1616 dal cardinale Bellarmino,
che peraltro  morto nel 1621, e dichiara falsa la testimonianza al riguardo espressa dal padre Seguri,
segretario del porporato, relativa a una "proibizione" impostagli di scrivere sull'argomento. Il 16
giugno papa Urbano viii interviene di persona nel processo e prescrive l'interrogatorio di Galilei super
intentionem, ovvero "sul proprio reale pensiero", con la minaccia della tortura. Il 21 giugno questo
interrogatorio viene effettuato, ma senza tortura, e Galilei dichiara di non aver avuto specifiche
preferenze tra i due sistemi prima del 1616, ma anche di non aver pi sostenuto successivamente quello
copernicano, secondo quanto raccomandatogli dal Bellarmino. Il giorno dopo, il 22 giugno, si ha la
sentenza: Galilei  condannato come "sospetto di eresia" e gli viene imposta la prigionia, con la recita
settimanale, per tre anni, dei sette salmi penitenziali, e l'abiura, che pu compiere nella stessa sala di
udienza e non in pubblico, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, come era di regola.
Questo il testo della sua abiura:
Io Galileo, fglio del q. Vincenzo Galileo di Fiorenza, dell'et mia d'anni 70, constituto
personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la
Republica Cristiana contro l'eretica pravit generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li
sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con
l'aiuto di Dio creder per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Santa Cattolica e
Apostolica Chiesa.
Ma perch da questo Santo Offizio, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso
giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del
mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi
tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e
dopo d'essermi notificato che detta dottrina  contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un
libro nel quale tratto l'istessa dottrina gi dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa,
senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cio d'aver
tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova.
Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d'ogni fedel Cristiano questa
veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico
e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria
alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dir mai pi ne asserir, in voce o in scritto, cose tali
per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscer alcun eretico o che sia sospetto
d'eresia lo denonziar a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi
trovar.
Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state
o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e
giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e
altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Cos Dio
m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.
Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in
fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di
parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo d 22 giugno 1633. Io, Galileo Galilei ho
abiurato come di sopra, mano propria.
Il carcere viene subito mutato in stato di isolamento per un domicilio coatto, in base al quale
Galilei resta relegato a Roma a Villa Medici dal 26 giugno al 7 luglio 1633; e questa cattivit 
ricordata da una colonna eretta appositamente nel tratto del viale della Trinit dei Monti antistante la
villa. Grazie a un intervento del cardinale Francesco Barberini gli viene successivamente concesso di
ritirarsi nella villa di Arcetri, vicino Firenze. Qui continua i suoi studi, pur diventando gradatamente
cieco, tra l'altro attuando l'applicazione del pendolo agli orologi e descrivendo la librazione della Luna,
grazie all'assistenza dei suoi discepoli Viviani e Torricelli. E in questa villa muore l'8 gennaio 1642.
Gli atti del processo inquisitoriale di Galilei sono andati perduti, ovvero sono stati manomessi e
buttati; nell'Archivio Segreto Vaticano esiste solo un estratto dai dossier inquisitoriali, redatto
probabilmente prima della scomparsa degli atti. Questo estratto  passato peraltro attraverso varie mani:
nel 1810 fin a Parigi con il sequestro degli Archivi Vaticani operato da Napoleone, passando poi nelle
mani del duca Pierre Louis de Blacas, la cui vedova lo fece consegnare di nuovo all'Archivio Segreto
nel 1843.
Ma si pu dire che le vessazioni di Galilei da parte della Chiesa di Roma non siano terminate
con la sua morte, tanto che rimane ancora qualche strascico nella memoria dei nostri tempi.  infatti
quanto mai triste nella sua fredda razionalit il giudizio che il 15 marzo 1990 il cardinale Joseph
Ratzinger, futuro papa Benedetto xvi (2005-2013), ha espresso in un discorso a Parma: "All'epoca di
Galileo la Chiesa rimase molto pi fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo
fu ragionevole e giusto". Questo giudizio, evidentemente, va riferito in generale al "libero pensiero" e
non appare cancellato da quanto dichiarato il 31 ottobre 1992 dal cardinale Paul Joseph Jean Poupard,
in qualit di portavoce della commissione di studio appositamente istituita da Giovanni Paolo ii
(1978-2005). In essa si sottolinea "l'errore soggettivo di giudizio" che condusse i giudici di Galilei "ad
adottare un provvedimento disciplinare di cui Galileo ebbe molto a soffrire" e il dovere di "riconoscere
questi torti con lealt". In sostanza la condanna del 1633 risulta ingiusta (per un'indebita commistione
di teologia e cosmologia pseudoscientifica), e arretrata, anche se giustificata dal fatto che Galilei
sosteneva una teoria radicalmente rivoluzionaria senza fornire prove scientifiche sufficienti a
permettere l'approvazione delle sue tesi da parte della Chiesa.
I Giansenisti (1642-1794)
Il movimento religioso dei Giansenisti ha origine ufficialmente nel 1640 con la pubblicazione
postuma dell'Augustinus di Giansenio, cognome italianizzato dell'ecclesiastico olandese Cornelius
Janssens, professore di teologia a Lovanio e, dal 1635 alla morte, avvenuta nel 1638, vescovo di Ypres.
Il libro  una sorta di commento del pensiero di sant'Agostino, e mette in risalto la condizione
dell'uomo dal peccato originale al collegamento con la grazia (che per non  concessa a tutti, perch
in realt esistono persone che si dannano). In pratica l'uomo non  nulla senza la grazia, che per  resa
possibile dalla libert dell'uomo. Solo quest'ultima infatti pu renderla attuabile.
L'Augustinus appena pubblicato crea intorno a Giansenio una cerchia di sostenitori, che
reagiscono contro un cattolicesimo troppo facile e in gran numero si riuniscono intorno alle monache di
Port Royal des Champes a Parigi. Subito vengono contestati dai Gesuiti, che riescono a convincere il
papa Urbano viii (1623-1644) a condannare l'opera di Giansenio nel 1642 con la bolla specifica In
eminenti. Inoltre la Sorbona censura cinque proposizioni tratte dall'Augustinus, ma a questo punto
diversi scrittori prendono le difese dell'universit parigina, tra i quali Antonin Artaud, che nel 1644
pubblica la Teologia morale dei Gesuiti, mentre Blaise Pascal inizia a pubblicare le sue Lettere
provinciali in aperta difesa di Port Royal dal 1656.
Ma proprio quello stesso anno Innocenzo x rincara l'opposizione all'opera di Giansenio con la
bolla Cum occasione, dichiarando eretiche cinque proposizioni della sua teoria. E tre anni dopo, nel
1656, il nuovo papa Alessandro vii (1655-1667) con la bolla Ad Sanctam ne conferma la condanna,
obbligando oltretutto nel 1661, con l'appoggio del re, tutti i Giansenisti a sottoscrivere un formulario,
che ha tutto l'aspetto di una sottomissione a Roma. Ma l'atteggiamento del papa non fa che
incrementare le tendenze gallicane della Chiesa francese in generale, e questo pu essere pericoloso.
Per evitare un nuovo scisma nel cattolicesimo nel 1668 Clemente ix (1667-1669) instaura una sorta di
tregua, che da lui prende nome di "pace clementina".
Questa tregua  fortemente voluta dal papa perch nel frattempo sta facendo di nuovo sentire la
propria voce a Roma un gruppo di cattolici detti Mistici, che sembrano ancor pi determinanti per il
rischio di una scissione tra i cattolici (v. Miguel de Molinos e i Mistici). Ma nel 1671 ecco che la nuova
guida dei Giansenisti Pasquier Quesnel (1634-1719), gallicano estremista, pubblica il libro Le
Riflessioni morali sui Vangeli, in cui si augura l'avvento di una Chiesa decentralizzata e presbiteriana
in Francia. L'opera  pubblicata in due successive edizioni e ha un carattere decisamente
rivoluzionario, cos che Clemente xi (1700-1721), su esplicita richiesta del re Luigi xiv, nel 1708
pubblica la costituzione Unigentus Dei Filius, con la quale condanna le 101 proposizioni contenute nel
libro.
La situazione resta incerta e in qualche modo esplosiva, tanto che nel 1702 la Sorbona parla di
un "caso di coscienza", a significare che in sostanza i Giansenisti hanno conservato le proprie
convinzioni e le hanno portate avanti, tanto da divenire stimolo a una rivoluzione, mostrando solo
apparentemente un "silenzio ossequioso". E Clemente xi interviene di nuovo con la costituzione
Unigenitus, nella quale condanna proprio questo "silenzio ossequioso"; arrivano poi le persecuzioni da
parte della milizia reale, che culminano nel 1709 con la soppressione del convento di Port Royal.
Ma una terza edizione del libro di Pasquier Quesnel con le sue 101 proposizioni fomenta la
piazza; e di nuovo Clemente xi interviene con la bolla Unigenitus condannando ancor pi
energicamente l'opera. A questo punto il Parlamento di Parigi si schiera dalla parte dei Giansenisti, che
cercano l'appoggio del re. Ma tutto finisce per esaurirsi in varie diatribe infruttuose trascurate da un
papa pacifico e mistico come Benedetto xiv (1740-1758), nonch dal successore Clemente xiii
(1758-1769), che si trova peraltro a dover affrontare tra il 1759 e il 1773 il problema di uno
scioglimento dell'ordine dei Gesuiti.
In ogni caso la fine del Giansenismo in Francia  segnata dall'arrivo al trono del re Luigi xv,
che nel 1754 impone la legge del silenzio, per una fede che sia pi intima e sempre legata a Roma. In
Italia invece il Giansenismo tarda a morire e regge con forza in Toscana, dove il vescovo di Pistoia e
Prato, Scipione de' Ricci, tenta di emanare alcuni decreti di rito religioso ispirati alle idee gianseniste in
un sinodo diocesano a Pistoia nel 1786. Ma contro di lui si afferma la condanna di Pio vi (1775-1799)
nel 1794 con la bolla Auctorem Fidei, che stronca le 85 proposizioni di quel sinodo ritenuto eretico.
Miguel de Molinos e i Mistici (1675-1717)
Tutto ha inizio nel marzo del 1675 con la pubblicazione a Roma del libro del teologo spagnolo
Miguel de Molinos (1628-1696) Guida spirituale che disinvolge l'anima e la conduce per l'interior
cammino all'acquisto della perfetta contemplazione e del ricco tesoro della pace interiore, con tanto di
approvazione dell'Inquisizione, tramite la concessione di imprimatur del domenicano Raimondo
Capizucchi. L'opera  stata tradotta in italiano dal francescano alcantarino Juan de Santa Maria ed edita
da Michele Ercole insieme con altro suo scritto, il Breve trattato sulla comunione quotidiana. Ha subito
un successo straordinario e viene ristampata a Roma e a Venezia gi nel 1677; a queste edizioni fa
seguito un'altra edizione romana nel 1681, mentre a Venezia il libro viene ristampato nel 1678, nel
1681, nel 1683 e nel 1685; in Spagna  pubblicato nel 1676, nel 1677 e nel 1685. E ancora il libro ha
edizioni anche in territori della Riforma: nel 1687 esce una traduzione latina a Lipsia e nel 1688 sono
pubblicate edizioni in francese ad Amsterdam, in olandese a Rotterdam e in inglese a Londra; nel 1689
esce una traduzione in tedesco a Francoforte.
Non si tratta solo di un successo editoriale: il libro vanta in tutta Europa proseliti del "puro
amore disinteressato", all'insegna di un misticismo che  un nuovo modo di concepire la religione
cristiana, e che permette di "giungere a Dio" non attraverso la meditazione e i ragionamenti, ma "con
la pura fede e la contemplazione". Ma il termine che contraddistingue questo misticismo, secondo le
parole di Molinos,  il Quietismo; e su questa base sorgono ovunque in Europa gruppi di seguaci
chiamati Mistici, in linea con quel misticismo che il libro predica.
Nel 1680 il gesuita Paolo Segneri cerca di opporsi al Molinos con il libro Concordia tra la
fatica e la quiete dell'orazione, con il quale tenta di conciliare certi principi del Quietismo nel contesto
del cattolicesimo ufficiale; ma  opera vana. Oltretutto nel 1682 subentra nella vertenza una donna,
Jeanne Guyon (1648-1717), autrice di due libri che rincarano la dose mistica, I torrenti spirituali e
Metodo breve e facilissimo per l'orazione, alla portata di tutti, per giungere ad un'alta perfezione.
Questi libri riducono in termini quanto mai semplici e popolari il misticismo, senza patine filosofiche.
A questo punto si muove il tribunale dell'Inquisizione, che incarica il cardinale Francesco
Albizzi di predisporre una relazione su una eventuale diffusione delle idee del Molinos. Il cardinale
denuncia l'esistenza di gruppi di seguaci in varie regioni italiane, e lo conferma in una sua personale
indagine l'arcivescovo Iigo Caracciolo, che definisce la corrente mistica Quietismo, adeguandosi al
vocabolo usato dal Molinos. Sempre nel 1682 il cardinale Alderano Cybo Malaspina in una sua
personale meditazione sul fenomeno invia ai vescovi una lettera per denunciare come certi sacerdoti
istillino "nella mente de' semplici diversi grandissimi e perniciosissimi errori, che poi abortisce anche
in aperte eresie et abominevoli laidezze".
Il 15 dicembre 1682 viene messa all'Indice l'opera del gesuita Paolo Segneri, il cui
Quaresimale appare vicino alle idee del Molinos. Questi per in Curia sembra trovare un suo difensore
in Pier Matteo Petrucci, vescovo di Jesi e futuro cardinale. I cardinali dell'Inquisizione cominciano ad
avere sospetti sui Quietisti e voci di corridoio criticano il papa Innocenzo xi, che finora ha sempre
difeso il Molinos. Ma quando il 16 maggio 1685 Molinos arriva a dichiarare che la pratica del
Quietismo rende inutili i sacramenti, i sacerdoti e la stessa Chiesa, il papa non pu tirarsi indietro e il
18 luglio ordina che il Molinos sia arrestato.
Del processo, nel quale il Molinos viene accusato di immoralit, da lui ammesse sotto tortura,
sono andati perduti gli atti; ma in qualche modo un'idea delle accuse a lui rivolte, vere o false che siano
state, si ricava dal Ragguaglio della pessima vita di Michele Molinos scritto nel 1687 dal vescovo di
Teano Giuseppe Maria Giberti:
Non aver mai n di venerd n di sabato n di vigilie n di quaresima osservato il digiuno, ma
sempre mangiava carne, e solo il pesce, per aguzzarsi l'appetito, unitamente con la carne. Aver avuto
per diciotto anni continui commerci con una donna, che anch'essa sta al Santo Officio e che ogni
matina la faceva communicare. Che per procurarsi la libidine, si faceva servire in tavola e spogliarsi da
pi donne ignude, e altre volte stava presente veder donne e uomini nudi a trescare insieme e
congiongersi. Di aver pi volte sodomitato, quale atto diceva non esser peccato, perch non era scritto
nel Decalogo, come anche diceva della bestialit.
Il 20 novembre 1687 il papa provvede a condannare come eretiche 68 proposizioni ricavate
dalle lettere del Molinos. Ma il processo dura fino al 3 settembre 1687, quando viene emessa la
sentenza che giudica il teologo spagnolo eretico e immorale, condannandolo alla reclusione perpetua. Il
13 settembre viene obbligato a pronunciare l'abiura delle sue idee nella chiesa di Santa Maria sopra
Minerva e il 20 novembre il papa ratifica la sentenza con la bolla Coelestis Pastor. Il Molinos morir in
prigione nel 1696.
Con la morte del Molinos non finiscono le traversie dei Mistici. Madame Jeanne Guyon
s'incontra con Franois de Salignac de La Mothe Fnelon (1651-1715) a Issy tra il 1694 e il 1695, e
frutto dei colloqui  la stesura di un protocollo di 34 articoli sulla vita interiore, che cerca di conciliare
il Misticismo con le posizioni antimistiche di Jacques Benigne Bossuet (1627-1704), vescovo di
Cambrai.
Ma Bossuet (divenuto anche vescovo di Condom e successivamente di Meaux, nonch
precettore del Delfino Luigi di Borbone) con i suoi Sermoni scredita gli avversari presso il re, che esilia
Fnelon, e allo stesso tempo presso il papa Innocenzo xii. Quest'ultimo condanna le Maximes des
Saints di Fnelon, che sostiene la dottrina dell'amore di Dio per se stesso, senza quel timore che i
teologi definivano servile.
Bossuet muore per calcoli renali a Parigi, il 12 aprile 1704; contemporaneamente Madame
Guyon viene arrestatata e rinchiusa nella Bastiglia, dove resta prigioniera per cinque anni. Uscir nel
1703 e si trasferir a Blois, dove muore nel 1717, due anni dopo Fnelon, che nel 1699 peraltro ha
avuto i suoi guai con il romanzo Les Aventures de Tlmaque, considerato una critica alla politica di
Luigi xiv. Con loro finisce la corrente dei Mistici.
Niccol Coscia (1730-33)
Niccol Coscia, nato nel 1682 a Pietradefusi, presso Avellino,  figlio di un barbiere che
esercita questo mestiere a Benevento. E a Benevento ha la fortuna di farsi notare dal cardinale Pietro
Francesco Vincenzo Maria Orsini, originario di Gravina di Puglia, quando questi nel 1692 come
arcivescovo si reca in citt per una visita apostolica. Vedendolo cos entusiasta di ascoltare le sue
prediche e riscontrando il suo grande interesse per la Chiesa, il cardinale lo prende a ben volere
avviandolo alla carriera ecclesiastica. Lo nomina anche suo segretario, rendendolo responsabile della
regione ecclesiastica di Benevento dal 25 agosto 1701 al 20 ottobre 1703.
Ordinato sacerdote il 28 marzo1705, diventa canonico della basilica di San Bartolomeo e
arciprete della chiesa di Benevento; quindi dal 1708 sino al 1716 ricopre gli incarichi di cancelliere
della Curia arcivescovile, maestro di Camera e sovrintendente alle Fabbriche, riuscendo anche a
laurearsi dottore in utroque iure alla Sapienza di Roma.
Il cardinale Orsini, quando il 4 giugno 1724 viene eletto papa con il nome di Benedetto xiii, lo
chiama a Roma per accreditarlo ancora nelle vesti di segretario, e Niccol si presenta con il fratello
Filippo e un gruppo di fedeli amici beneventani, chiaramente intenzionati a far fortuna a Roma. Pochi
giorni dopo il suo arrivo Niccol viene nominato arcivescovo di Traianopoli e, come segretario del
papa, sovrintende agli affari finanziari della segreteria pontificia, relativi a offerte e nomine
ecclesiastiche. Cos Niccol Coscia intasca denaro a piene mani e da autentico camorrista assegna
cariche a parenti e compaesani, che sono la crema della camorra beneventana.
Niccol innanzitutto viene nominato cardinale prete del titolo di Santa Maria in Domnica nel
concistoro dell'11 giugno 1725, nonostante l'opposizione di gran parte del collegio cardinalizio; quindi
diventa membro della Congregazione del Sant'Uffizio ed  nominato arcivescovo coadiutore di
Benevento con diritto di successione all'arcivescovado. Il fratello Filippo, nominato vescovo di Targa,
diventa vicario dell'arcivescovado di Benevento; l'altro fratello Baldassarre ottiene da Carlo vi il titolo
di duca di Padula e riesce a far assegnare ben sette feudi del regno di Napoli alla sua famiglia. Peraltro
a gennaio del 1726 Niccol  eletto membro del tribunale dell'Inquisizione, carica che dovrebbe in
qualche modo tutelarlo dagli imbrogli sacro-profani che sta facendo e che far; a questo fine fa
nominare l'amico beneventano Niccol Negroni tesoriere e assegna a tre amici beneventani il posto di
impiegati nell'ufficio della Dataria. Parallelamente a queste nomine si premunisce anche militarmente
per gli imbrogli finanziari che ha in animo di compiere facendo nominare commissario alle armi l'abate
beneventano Giacomo Sardini.
Tutto questo avviene senza che Benedetto xiii si accorga che  in atto, da parte del suo protetto,
un'operazione che  al massimo dell'illegalit, oltre che contraria ai principi cristiani. E va detto che a
gennaio del 1727 i cardinali in concistoro arrivano a fornire al papa prove evidenti sugli imbrogli
operati da Niccol Coscia e sulla sua immoralit, dimostrandogli tra l'altro che il tesoriere si 
appropriato personalmente di 11.000 scudi; e viene rimarcato che  ridicolo che un simile personaggio
sia anche membro del tribunale dell'Inquisizione. Ma il papa, per tutta risposta, dichiara che si 
trattato di una sua donazione e che tutti gli incarichi del Coscia sono svolti con giustizia. C' da dire
che Benedetto xiii proprio non vuole darla vinta ai cardinali e denunciare il suo protetto, nonostante il
ladrocinio operato da Coscia e dai suoi Beneventani sia di dominio pubblico; tanto che lo scrittore
Charles-Louis de Secondat de Montesquieu, a Roma tra il gennaio e l'aprile del 1729, lo segnala anche
nel suo Voyage. Infatti scrive che a Roma "una pubblica simonia regna oggi. Non si  mai visto, nel
governo della Chiesa, regnare il delitto cos apertamente" con "il papa che ha indebitato lo Stato di pi
di tre milioni di scudi", perch "non ha alcuna cognizione degli affari del mondo" e "tutto il denaro va
a finire a Benevento", dal momento che "sono i Beneventani che dirigono la sua debolezza, ma  gente
da nulla".
E le ruberie durano fino alla morte di Benedetto xiii, che avviene il 21 febbraio 1730, perch il
giorno dopo il cardinale camerlengo Annibale Albani invia una lettera a tutti i Beneventani imponendo
loro di andare via da Roma. Il cardinale Niccol Coscia si nasconde a Cisterna di Latina, ma il 4 aprile
torna a Roma per partecipare, come  suo diritto, al conclave per l'elezione del nuovo papa. C' da dire
che nessuno ha il coraggio di cacciarlo, e oltretutto viene alla luce anche un voto per lui nel conclave,
che porta all'elezione del cardinale Lorenzo Corsini, incoronato il 16 luglio con il nome di Clemente
xii.
Il nuovo papa istituisce subito quattro congregazioni nel tribunale dell'Inquisizione, perch
ritiene che l'operato del Coscia rientri nelle caratteristiche sacrileghe proprie di eretici. Le
congregazioni sono infatti tutte dirette a mettere in luce le malefatte compiute durante il pontificato di
Benedetto xiii dal Coscia e dagli altri Beneventani contro gli istituti della religione cattolica.
La congregazione giudicante  la prima, detta De Nonnullis, pi specificamente rivolta al
cardinale Niccol Coscia. Questi l'8 gennaio 1731 dichiara di rinunciare spontaneamente
all'arcivescovado di Benevento, ma poi scappa da Roma rifugiandosi a Napoli, sotto la protezione del
vicer. Violenta  la reazione del papa, con un motu proprio redatto il 24 aprile nelle Literae
executoriales della Congregazione De Nonnullis, nel quale si afferma che il Coscia  incorso, secondo
la costituzione di Innocenzo x, nella pena dell'interdetto e del sequestro dei beni, a causa del suo
allontanamento dallo Stato della Chiesa senza il permesso del papa. Il vicer di Napoli convince il
Coscia a tornare a Roma, dove il papa lo fa mettere agli arresti domiciliari.
Nel processo si ripercorrono le sue malefatte. Che iniziano, tralasciando i precedenti, da quando
Coscia  divenuto cardinale e ha venduto a Niccol Negroni la carica di tesoriere per 20.000 scudi, la
tesoreria di Ferrara per 10.000, l'appalto della suola da scarpe per 3500 scudi, l'appalto della fabbrica e
vendita del sapone per 10.000 scudi, il fiscalato di Castro e Ronciglione per 200 doppie, una licenza per
il giuoco del "biribissi" nel distretto di Roma per 700 scudi. Dall'universit dei fornai ha preteso 4000
scudi per dirimere una controversia che questa aveva con la Congregazione dell'Annona (di cui egli
faceva parte), ma li ha verosimilmente restituiti. Inoltre ha redatto a pagamento rescritti a nome del
papa, senza informarlo, avendo come complici Barbato Arina, Otto de Filippis, suo maestro di casa,
Valerio Loiale e l'abate Matteo Mussi. Il difensore, l'avvocato Giovanni Filippo Toppi, ovviamente
non riesce a controbattere a un tale numero di accuse, tutte piuttosto documentate.
E il 9 maggio 1733 arriva la sentenza: il Coscia viene riconosciuto colpevole di concussioni,
estorsioni, falsificazione di rescritti e violazione della fiducia papale ed  condannato a dieci anni di
reclusione, alla scomunica e alla restituzione delle somme indebitamente acquisite. Queste ammontano
a 39.000 scudi, ma in aggiunta c' una multa di 100.000 ducati, oltre alla sospensione della
giurisdizione temporale e spirituale delle abbazie di Santa Sofia e San Marco in Lamis, nonch a quella
del diritto di voto attivo e passivo nei conclavi durante la detenzione.
Viene recluso in Castel Sant'Angelo, da dove potr uscire solo per brevi periodi di cura. Il 17
febbraio 1734 firma una supplica per essere assolto dalla scomunica; e la ottiene il 23 febbraio.
Quando, il 6 febbraio 1740, muore Clemente xii, invia una lettera a tutti i cardinali, tranne a Neri
Corsini, per rivendicare il suo diritto di partecipare al conclave. Gli viene concesso, pur andando contro
la sentenza, e il 17 agosto  eletto Prospero Lambertini, che assume il nome di Benedetto xiv. Il
cardinale Acquaviva sollecita il nuovo papa a rivedere la causa del Coscia; e da questo santo papa
arriva la salvezza per il condannato. Che viene reintegrato nel 1742, essendogli annullata ogni pena, ma
senza la restituzione dell'arcidiocesi di Benevento. Cos Niccol Coscia si ritira a Napoli, con il
consenso del papa, indisturbato, "carico d'oro e di pubblica degnazione", secondo un'indicazione dello
storico portoghese Giuseppe de Novaes nella sua storia pontificia del 1821. Muore l'8 febbraio 1755,
avendo lasciato nel testamento del 5 gennaio 1753 case e terreni al fratello Baldassarre e arredi della
sua cappella a varie chiese, finendo sepolto cristianamente nella chiesa dei Gesuiti a Napoli.
La Massoneria e Cagliostro (1738-1795)
L'origine della Massoneria risale alle medievali confraternite e comunit giurate, altrimenti
dette "gilde", che sorgono nel xii secolo. A queste fanno seguito nel xiv secolo le "corporazioni
franche", ovvero le confraternite artigiane, a cui aderiscono i cosiddetti galantuomini, ovvero i buoni
cittadini, appartenenti alla borghesia e all'aristocrazia, specialmente nei paesi anglosassoni. La Grande
Loggia d'Inghilterra viene fondata nel 1717 e nel 1723 adotta le costituzioni di James Anderson, che
qualificano i membri della Massoneria come "illuminati" e liberali. E dal 1733 la Massoneria si
diffonde in Italia, aprendo logge a Firenze, Bologna, Napoli e anche a Roma.
La prima condanna della Chiesa di Roma arriva con la lettera apostolica di Clemente xii
(1730-1740) In Eminenti del 28 aprile 1738. Agli aderenti del movimento si commina la scomunica,
riservata al papa, e si ordina ai vescovi di procedere giuridicamente contro i massoni come persone
sospette di eresia. Il papa, mentre ricorda che gi altri Stati hanno preso misure contro le logge, e
specificamente in Olanda e Francia, prescrive "che nessuno, per nessun pretesto o titolo nobiliare, osi o
presuma di iscriversi alle dette societ dei Liberi Muratori o Francs-Maons o altrimenti nominate".
La bolla denuncia che la Massoneria raccoglie uomini di ogni fede religiosa che "si legano
reciprocamente con un patto tanto stretto quanto impenetrabile, secondo leggi e statuti da essi stabiliti,
e si obbligano con giuramento prestato sulla Bibbia e sanzionato da gravi pene, a occultare con un
silenzio inviolabile tutto ci che fanno nell'oscurit del segreto"; peraltro si sottolinea che "da queste
associazioni derivano grandi mali alla tranquillit degli stati temporali e non possono conciliarsi con le
leggi civili", ostacolando la "salvezza" delle anime. Per questi motivi e "per altri giusti e ragionevoli
motivi a Noi noti" chi aderisce a certe associazioni o in qualche modo "presuma propagarle, aiutarle,
accoglierle nella propria casa o altrove, occultarle, esservi iscritto o aggregato, parteciparvi, dare il
permesso o facilitare la loro convocazione in qualche luogo, prestar loro qualunque appoggio, oppure
consigliarle, aiutarle o favorirle in qualunque modo, in occulto o apertamente, direttamente o
indirettamente, di persona o per mezzo di altri; esortare, indurre, spingere o persuadere altri ad
iscriversi" incorre automaticamente nella scomunica.
Elementi fortemente negativi sono considerati la clandestinit delle riunioni e il giuramento di
segretezza, che peraltro spingono altri sovrani europei e ottomani ad aderire in qualche modo alla
scomunica di Clemente xii nell'arco di trent'anni. Oltretutto l'avversione alla Massoneria viene ribadita
nell'editto promulgato nel 1739 dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Giuseppe Firrao, che di fatto
applica la condanna. L'editto accusa la Massoneria come eretica e nemica del cattolicesimo,
affermando che "poich tali aggregazioni, adunanze e conventicole non solo sono sospette di occulta
eresia, ma inoltre sono pericolose alla pubblica quiete e alla sicurezza dello Stato della Chiesa, giacch
se non contenessero materie contrarie alla fede ortodossa e alla stabilit e quiete della cosa pubblica,
non userebbero tanti vincoli di segretezza" e chi avesse partecipato alle sue riunioni sarebbe stato
condannato alla pena di morte e alla confisca dei beni da "incorrersi irrimediabilmente e senza
speranza di grazia". Chi avesse trasgredito avrebbe attirato su di s, oltre alle pene temporali, "l'ira di
Dio e dei santi apostoli Pietro e Paolo".
La prima a subirne le conseguenze  una loggia fiorentina, alla quale ha aderito il poeta
Tommaso Crudeli. Su di lui si concretizzano le accuse della Santa Sede con relativo processo da parte
dell'Inquisizione. Tommaso Crudeli, nato nel 1703 a Poppi, nel Casentino, e laureato in giurisprudenza
a Pisa nel 1723, non esercita la professione legale per dedicarsi alla letteratura e all'insegnamento. Si
stabilisce a Firenze, dove intreccia stretti rapporti con il mondo culturale inglese, e nel 1733 pronuncia
a Santa Croce un'ode funebre in memoria dell'archeologo e ministro granducale Filippo Buonarroti.
Questo determiner la sua futura condanna da parte della Chiesa cattolica a causa del pensiero laico e
materialista in essa espresso, e in particolare per i versi "Ed ei calma il furore / del procelloso tempestar
del clero", censurati nelle successive stampe ottocentesche. Nel maggio 1735  ammesso alla loggia
massonica di Firenze, ma il 9 maggio 1739 viene arrestato e rinchiuso nelle carceri della Santa
Inquisizione a Santa Croce. Dopo sedici mesi  condannato per empiet e confinato nella propria casa a
Poppi. Il suo fisico, gi minato dalla tisi,  per definitivamente segnato, cos che muore quattro anni
dopo, il 27 marzo 1745, riuscendo comunque a scrivere i particolari della sua detenzione e del processo
subto in un testo che  stato pubblicato anonimo da Francesco Becattini nel 1782. Tutti gli scritti di
Crudeli sono stati messi all'Indice, ma in conseguenza della condanna il granduca di Toscana fa
chiudere il tribunale del Sant'Uffizio nel 1782 con l'abbattimento dell'edificio, in qualche modo
vendicando la figura di Crudeli.
Nel frattempo Benedetto xiv rinnova la scomunica con la costituzione Providas (18 maggio
1751) e raccomanda ai sovrani italiani di adeguarsi a certa condanna; il re Carlo di Borbone risponde
positivamente al papa inviandogli copia del suo editto emesso il 2 luglio 1752. Conseguenza di questo
editto  l'istigazione di tale padre Pepe nei confronti della famiglia Lazzeri a scagliarsi contro il Gran
Maestro della Massoneria napoletana, il principe Raimondo di Sangro, ritenuto la causa del mancato
miracolo di san Gennaro nel 1751. Il principe riesce a salvarsi grazie al re Carlo vii, che intercede per
lui bloccando i Lazzeri e limitandosi a sequestrare le carte della loggia.
Sorte peggiore tocca invece a Roma al conte Alessandro di Cagliostro, pseudonimo di Giuseppe
Balsamo. Nato a Palermo nel 1743,  entrato giovanissimo in convento, ma ben presto lo ha
abbandonato per dedicarsi a una vita avventurosa e libertina.  venuto acquistando fama di guaritore e
mago, viaggiando in vari paesi europei, ovunque stupendo la gente con prodigi di alchimia; iscritto alla
Massoneria, propaga un rito massonico di sua creazione a Parigi, dove si stabilisce nel 1785. Ben
accolto nell'alta societ, rimane per implicato in una colossale truffa, finendo rinchiuso alla Bastiglia.
Liberato durante la rivoluzione, si trasferisce a Roma, dove sposa una trasteverina, Lorenza Feliciani,
soprannominata Seraphina, andando a vivere in una locanda di piazza di Spagna e successivamente a
Villa Malta nell'attuale via di Porta Pinciana. Esercita la professione di medico e con le sue facolt
medianiche presenzia riti spiritistici, ma in realt fonda una setta massonica. E la moglie lo denuncia
all'Inquisizione, che lo arresta il 27 dicembre 1789.
Il processo  quanto mai rapido: Lorenza, la cui testimonianza  determinante, viene assolta, ma
per quindici anni  relegata nel convento di Sant'Apollonia, per passare poi a fare la portinaia del
Collegio germanico di Sant'Apollinare, dove morir nel 1810. Cagliostro  costretto all'abiura il 13
aprile 1791 e quindi  condannato a morte nell'aprile del 1791, ma la sentenza  mutata nel carcere a
vita. Viene trasferito a San Leo, nell'Appennino tosco-romagnolo, e rinchiuso dal 20 aprile 1791 nella
storica rocca, ma per evitare un sua fuga  imprigionato in una misera cella sotterranea, chiamata "il
pozzetto", dove viene calato da una botola del soffitto. L vive immobilizzato, con la poca luce che
filtra da una finestrella in alto, fino a diventare semiparalizzato e morire il 26 agosto 1795, con una
testimonianza agghiacciante rilasciataci dal cappellano della fortezza, il frate Cristoforo da Cicerchia.
Rest in quello stato apoplettico per tre giorni ne' quali sempre apparve ostinato negli errori
suoi, non volendo sentir parlare n di penitenza n di confessione. Infine de' quali tre giorni Dio
benedetto giustamente sdegnato contro un empio, che ne aveva arrogantemente violate le sante leggi, lo
abbandon al suo peccato ed in esso miseramente lo lasci morire; esempio terribile per tutti coloro che
si abbandonano alla intemperanza de' piaceri in questo mondo e ai deliri della moderna filosofia. La
sera del 26 fu tolto dalla sua prigione, per ordine de' suoi superiori, e fu trasportato al ponente della
spianata di questa fortezza di San Leo, ed ivi fu sepolto come un infedele, indegno dei suffragi di Santa
Chiesa, a cui non aveva quell'infelice voluto mai creder.
I Gesuiti e l'eremita Giuseppe Morelli (1759-1775)
La Compagnia di Ges dai primi anni del Settecento  oggetto d'invidia da parte degli altri
ordini religiosi per i suoi particolari successi nell'attivit apostolica (ottenuti con grande spirito
missionario fino in Cina e in India) e non  ben vista dagli uomini di cultura per l'opposizione
all'Illuminismo e al Giansenismo. L'ordine non gode neppure della stima di sovrani e governanti per la
sua opera a favore delle popolazioni delle colonie americane, che limita le possibilit di sfruttamento da
parte di colonizzatori avidi, crudeli e senza scrupoli morali.
I pi tenaci oppositori dei Gesuiti sono i nobili delle corti cattoliche del Portogallo, della
Spagna, della Francia, di Napoli e Parma. La persecuzione inizia il 13 gennaio del 1759, quando a
Lisbona sono arrestati 32 nobili e i tre Gesuiti Gabriel Malagrida, Juan Mattos e Juan Alexandre; sono
accusati di attentato al re Giuseppe, nonch di "avidit di denaro e sete di potere", essendo coinvolti in
scandalose operazioni commerciali. E il primo ministro portoghese Sebastio Jos de Carvalho Pombal
spedisce al papa Clemente xiii (1758-1769) la richiesta di un breve per poter processare i Gesuiti
arrestati. Il papa prende tempo, quindi d l'autorizzazione, raccomandando clemenza. Ma i tre vengono
condannati: Malagrida finisce al rogo e gli altri due muoiono in carcere, probabilmente uccisi.
Il papa non  riuscito a salvarli, anche perch nei confronti dei tre Gesuiti la sentenza  stata
emessa dal tribunale dell'Inquisizione portoghese, che era per diretto dal primo ministro laico
Sebastio Pombal. Ma l'avversione verso i Gesuiti in Portogallo continua. Il 16 settembre 1759 i
Gesuiti sono espulsi dal Portogallo ed emigrano nello Stato Pontificio; questi sono i primi ad essersi
rifugiati presso il papa, che li ha sistemati nei conventi del Lazio e delle Marche. Oltretutto il 14 giugno
1760 il nunzio apostolico verr espulso da Lisbona e il 5 luglio Giuseppe i del Portogallo emetter un
decreto perch tutti i sudditi portoghesi lascino Roma entro sei mesi.
Nel frattempo Clemente xiii si  occupato dei problemi religiosi all'interno del suo Stato, e il 6
marzo 1760 ha emesso la bolla Gravissimum contro i ladri di ostie consacrate, per i quali  prevista da
parte del tribunale dell'Inquisizione la condanna a morte. E questa il 22 agosto del 1764 arriva per
l'eremita Giuseppe Morelli, colpevole di aver celebrato 29 messe con la consacrazione, senza essere
sacerdote e ricevendo elemosine dai fedeli. E in qualche modo una risposta all'ostruzionismo della
Santa Sede  la sentenza dell'Inquisizione portoghese che il 21 settembre 1761 esegue la condanna a
morte del gesuita Gabriel Malagrida, strangolato e arso sul rogo; i Gesuiti Mattos e Alexandre
moriranno in carcere.
A simili eventi fanno seguito altre espulsioni di Gesuiti, accusati di trame contro i vari regni, e
tutti sono emigrati nello Stato Pontificio. Il primo dicembre 1764 sono espulsi dalla Francia, e invano
Clemente xiii emana il 7 gennaio 1765 in loro difesa la costituzione Apostolicum Pascendi. E cos
anche questi Gesuiti sono fatti entrare nei conventi dell'Umbria.
 un evento quanto mai negativo per la Chiesa cattolica: il 14 aprile 1767 arrivano a Roma i
sacerdoti gesuiti espulsi dalla cattolicissima Spagna. Sono stati imbarcati in 570 a Barcellona, ma il
papa Clemente xiii non li ha fatti sbarcare a Civitavecchia: li ha dirottati in Corsica, da dove sono
passati in Liguria, per raggiungere poi a piccoli gruppi lo Stato Pontificio. A Roma vanno a risiedere al
Collegio romano e nei palazzi collegati alle chiese di Sant'Ignazio e del Ges. Peraltro questi Gesuiti
non sono i primi a essere stati espulsi dai luoghi della loro missione religiosa, e non saranno gli ultimi a
rifugiarsi nella capitale dello Stato Pontificio.
Cos non c' stata speranza che l'esodo si fermasse: il 31 ottobre 1767, tre mesi dopo
l'espulsione dalla Spagna, ecco per la seconda volta a Roma i Gesuiti cacciati dal regno di Napoli, che
peraltro  un feudo della Chiesa. Il 3 febbraio 1768  la volta dei Gesuiti del ducato di Parma e
Piacenza e poco conta un Monitorio del papa contro i Borboni. Peraltro le chiese dei Gesuiti a Roma
ormai sono stracolme, e allora gli ultimi vanno a rifugiarsi nei conventi di frati e monaci della capitale.
A questo punto a gennaio del 1769 arriva al papa una richiesta di soppressione della Compagnia di
Ges da parte degli ambasciatori di Francia, Napoli e Parma; ma Clemente xiii muore il 2 febbraio,
cos ogni decisione ricade sul nuovo papa Clemente xiv (1769-1774), e su di lui si fanno subito
numerose le richieste da parte dei vari sovrani per la soppressione.
Il papa  restio all'abolizione dell'ordine, e invia al re di Spagna Carlo iii una lettera nella quale
richiede tre anni di tempo per valutare il problema. Nel frattempo, per mostrare le sue intenzioni
contrarie al mantenimento della Compagnia dei Gesuiti, toglie loro la concessione della Guardia
Svizzera e della musica nella cappella papale per la processione dalla chiesa del Ges a San Pietro
nell'ottavario del Corpus Domini. Quindi allontana i Gesuiti dall'amministrazione del Seminario
Romano, finch, di fronte alla pressione del re di Spagna, avvia un primo abbozzo di decreto per lo
scioglimento della Compagnia di Ges. Poi un deciso intervento dell'ambasciatore spagnolo Jos
Molino convince il papa a dare incarico al prelato Zelada di preparare insieme con il Molino uno
schema per una eventuale soppressione della compagnia. Lo schema, dato in visione ai sovrani cattolici
perch diano il loro consenso, viene incorporato nel breve Dominus ac Redemptor che il papa
sottoscrive il 21 luglio 1773;  pubblicato il 16 agosto, comunicato a tutti i sovrani e notificato al
superiore generale dei Gesuiti Lorenzo Ricci e ai rettori dei collegi, mentre vengono posti i sigilli a tutti
i loro uffici, archivi e sacrestie.
Il breve papale non esprime una particolare condanna dei Gesuiti, ma il generale della
Compagnia, padre Lorenzo Ricci,  accusato di aver trafugato all'estero documenti dell'ordine. Il
primo settembre 1773 il settantaduenne Lorenzo Ricci viene arrestato e condotto con alcuni suoi
collaboratori nelle carceri di Castel Sant'Angelo. Qui vengono interrogati, processati e trattenuti in
stato di dura detenzione, sebbene a loro carico non sia riconosciuta alcuna colpa specifica; Lorenzo
Ricci muore in carcere il 24 novembre 1775.
In verit la soppressione della Compagnia di Ges nelle nazioni cattoliche risponde a
motivazioni diplomatiche, per cui la sua opera missionaria subisce un grave colpo, pur sopravvivendo
nella Prussia e nella Russia, i cui sovrani non avevano mai espresso lamentele. Quando Pio vii
(1800-1823) il 7 agosto 1814 rid vita alla congregazione dei Gesuiti con la bolla Sollicitudo omnium
Ecclesiarum, la ripresa  lenta e si intensifica con la fondazione di collegi specialmente in America
Latina e in Africa. Tanto che gi nel 1844 i Gesuiti nel mondo saranno 4136 e vanteranno 44 collegi e
37 missioni.
L'Encyclopdie e Voltaire (1759-1814)
Oltre ad affrontare il problema dei Gesuiti, la Chiesa di Roma nel Settecento si scontra con la
corrente culturale dell'Illuminismo che domina il pensiero del secolo. Mentre l'Inquisizione condanna
tutte le opere di Jean Jacques Rousseau e il libro De l'Esprit di Claude Adrien Helvetius, che in
qualche modo vale come condanna del pensiero illumista, Clemente xiii (1758-1769) il 3 settembre
1763 emette un breve contro l'Encyclopdie, che sar pubblicata per intero tra il 1765 e il 1772.
L'opera di Denis Diderot e Jean Baptiste Le Rond D'Alembert  qualificata come "la macchina da
guerra dell'Illuminismo", e viene messa all'Indice.
Il grande illuminista Voltaire resta isolato, dichiarandosi nemico di ogni superstizione religiosa
e comunque avversario dei Gesuiti, presso i quali aveva studiato. Le sue Lettere filosofiche del 1734
sono una protesta contro gli eccessi e gli abusi del potere in generale, ed esprimono l'aspirazione alla
libert individuale. Inoltre nel 1756 con il suo Saggio sui costumi esalta la conquista del progresso e
della ragione, rifuggendo il dogmatismo, le superstizioni e le polemiche religiose per raggiungere la
conoscenza scientifica. Ma nel 1763 con il suo Trattato sulla tolleranza stigmatizza il fanatismo
religioso e nell'edizione del 1769 del Dictionnaire philosophique portatif definisce l'Inquisizione "una
invenzione mirabile e propriamente cristiana per rendere il papa e i frati pi potenti e rendere ipocrita
tutto il regno della Chiesa".
Ma in una breve lettera da Parigi datata 17 agosto 1745, custodita nell'Archivio Segreto
Vaticano, Voltaire confessa la sua ammirazione per Benedetto xiv (1740-1758), ringraziandolo del
dono di alcune medaglie pontificie che il papa gli aveva inviato. Inoltre dice di possedere nel suo studio
un ritratto del pontefice Lambertini sotto il quale ha posto questi versi:
Lambertinus hic est Romae decus, et Pater Orbis
qui scriptis mundum edocuit, virtutibus ornat.
Di Benedetto xiv peraltro esalta il De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione e
conclude con questo elogio (che tutto sembra fuorch scritto da un ateo):
Mi sia lecito, Beatissimo padre, di porgere i miei voti con tutta la cristianit, e di domandare al
cielo che Vostra Santit sia tardissimamente ricevuta tra quegli Santi dei quali ella con s gran fatica e
successo ha investigato la canonizatione.
Voltaire non  stato scomunicato con gli altri scrittori dell'Encyclopdie, ma va ricordato il suo
ostinato rifiuto della religione cattolica e della Chiesa di Roma, essendosi qualificato in qualche modo
un teista. Peraltro  una invenzione la sua conversione in punto di morte;  noto invece che rifiut la
benedizione di un sacerdote che gli si era presentato in casa. Mor il 30 maggio 1778 e l'arcivescovo di
Parigi viet la sepoltura in terra consacrata. Il cadavere venne sezionato e, privo di cervello e cuore,
estratti come cimeli, fu sepolto in parte nella Biblioteca Nazionale di Francia e in parte alla Comdie
Franaise. L'11 luglio 1791 il cadavere fu ricompattato e sepolto nel Pantheon di Parigi.
Antonio Rosmini Serbati (1840, 1849, 1854, 1888)
Antonio Rosmini Serbati, nato nel 1797 a Rovereto, nel Trentino, riceve gli ordini sacerdotali
nell'aprile del 1821 e a febbraio del 1828 fonda al Sacro Monte Calvario di Domodossola, nella diocesi
di Novara, l'Istituto della Carit, una congregazione ascetica approvata da Pio viii (1829-1830). Qui
inizia a scrivere libri di filosofia, al quale  incitato dallo stesso papa in una udienza del 15 maggio
1829, facendogli presente: "Voi potrete recare un vantaggio assai maggiore al prossimo occupandovi
nello scrivere, che non esercitando qualunque altra opera del Sacro Ministero".
Il rapporto di Rosmini con la Santa Sede cambia sotto Gregorio xvi (1831-1846), che
inizialmente lo elogia per la sua congregazione ma successivamente lo critica per i suoi libri, tra i quali
l'Antropologia in servizio della scienza morale nel 1838 e il Trattato della coscienza morale nel 1840.
E arrivano le accuse nei confronti della rigorosit di alcune interpretazioni sulle nozioni di "peccato" e
"colpa", mentre "di passaggio" Rosmini si sofferma sulla dottrina del peccato originale. Di qui la
decisione di Gregorio xvi di convocare una congregazione di sette cardinali e, sentito il loro parere, di
imporre dal 1840 un Decreto del silenzio ad entrambe le parti, ovvero a Rosmini, ma anche ai suoi
contestatori nel Sant'Uffizio.
Con l'avvento di Pio ix (1846-1878) la polemica contro Rosmini si rinnova in riferimento ad
altre due opere pubblicate tra il 1848 e il 1849, Le cinque piaghe della santa Chiesa e La costituzione
civile secondo la giustizia sociale. Il 6 giugno 1849 sono messe all'Indice dalla Congregazione del
Sant'Uffizio a Gaeta, dove il papa e i cardinali si sono rifugiati per l'istituzione della Repubblica a
Roma. Pio ix prega i cardinali di temporeggiare, ma la condanna viene notificata a Rosmini il 13 agosto
1849 ad Albano, dove risiede. E il filosofo si sottomette al decreto con la seguente lettera:
Coi sentimenti del figliolo pi devoto ed ubbidiente alla Santa Sede, quale per grazia di Dio
sono sempre stato di cuore e me ne sono anche pubblicamente professato, io Le dichiaro di
sottomettermi alla proibizione delle nominate operette puramente, semplicemente, e in ogni miglior
modo possibile: pregandola di assicurare di ci il Santissimo nostro Padre e la Sacra Congregazione.
Una volta a Roma, il contrasto tra la congregazione e Rosmini aumenta, tanto che Pio ix ritiene
opportuno imporre ad ambedue le parti il decreto del silenzio gi imposto nel 1843. Ma il papa vuole
arrivare a risolvere il contrasto, per cui propone il riesame delle opere di Rosmini a una commissione
nuova di sei consultori.
Il 3 luglio 1854 si tiene la riunione dei consultori e di otto cardinali presieduta da Pio ix. Tutti,
meno uno, convengono che le opere di Rosmini sono immeritevoli di censura, per cui il papa decide di
riservare a s il giudizio definitivo sulla questione. E il papa fa redigere dalla congregazione la sentenza
di "dimissione" dalle accuse e la fa comunicare "in secretis", e non pubblicamente, alle due parti. Il
decreto, noto come Dimittantur, il 10 agosto  comunicato a voce al procuratore di Rosmini a Roma,
don Bertetti, che ai primi di settembre lo riceve anche per iscritto; in esso vengono assolte le opere di
Rosmini. Il problema sembra risolto, considerando anche l'opinione di Pio ix nei confronti di Rosmini,
come si rileva dalla dichiarazione fatta al vescovo di Cremona proprio dopo il decreto Dimittantur:
"Non solo  un buon cattolico, ma santo: Iddio si serve dei santi per far trionfare la verit".
La questione non finisce qui. Dopo la morte di Rosmini, avvenuta il primo luglio 1855, i suoi
avversari all'interno del Vaticano si danno da fare scrivendo articoli sui giornali per metterlo in cattiva
luce; cos che si riaccende la polemica, specialmente con la pubblicazione postuma di altre opere di
Rosmini. E si arriva allo scontro, ma senza prese di posizione da parte della congregazione, finch la
pubblicazione dell'enciclica Aeterni Patris di Leone xiii (1878-1903) nel 1879 non viene interpretata
dai "nemici" di Rosmini come un'implicita condanna del suo sistema filosofico-religioso. E il
Sant'Uffizio finisce per occuparsi nuovamente di Rosmini, emettendo il 7 marzo 1888 una condanna di
40 proposizioni delle opere postume. Ma tutto sar smentito dalla Congregazione delle Cause dei Santi
con la sua riabilitazione totale (v. La riabilitazione di Antonio Rosmini Serbati nelle Appendici).
Scomuniche e condanne pontificie (1809-1907)
Napoleone Bonaparte (1809)
Il 21 gennaio 1808 Napoleone ordina l'occupazione di Roma, dopo il rifiuto di Pio vii
(1800-1823) di partecipare al blocco continentale contro l'Inghilterra, ed estromette da Roma tutti gli
stranieri di Stati ostili a Napoleone. Dal 2 febbraio Pio vii rimane chiuso nel Quirinale, considerandosi
prigioniero dei francesi, e in effetti lo  quando il 16 maggio Napoleone dichiara che lo Stato Pontificio
 annesso all'impero francese. Il 10 giugno il vessillo pontificio viene ammainato al palazzo del
Quirinale e nello stesso giorno Pio vii promulga e fa affiggere sulle porte delle basiliche pi importanti
di Roma la bolla Quam memorandum, redatta dai cardinali Bartolomeo Pacca e Michele di Pietro.
Questa la parte fondamentale della bolla:
Per l'autorit di Dio onnipotente, dei santi apostoli Pietro e Paolo, e nostra dichiariamo che tutti
coloro che, dopo l'invasione di Roma e del territorio ecclesiastico, dopo la violazione sacrilega del
patrimonio di S. Pietro da parte delle truppe francesi, hanno commesso a Roma e nelle Chiese contro le
immunit ecclesiastiche, contro i diritti anche temporali della Chiesa e della Santa Sede, gli attentati o
alcuni degli attentati che hanno suscitato le nostre giuste rimostranze [...] tutti i loro artefici, fautori,
consiglieri o aderenti; tutti coloro, infine, che hanno agevolato l'esecuzione di queste violenze o le
hanno eseguite essi stessi, sono incorsi nella scomunica maggiore.
Sebbene l'imperatore non sia esplicitamente menzionato,  chiaramente evocato. La
conseguenza  che il 6 luglio Pio vii viene arrestato e inviato sotto scorta verso Firenze; poi a Pisa, a
Sarzana e sulla costa ligure fino alle porte di Genova, e di qui a Fontainebleau, dove il 25 gennaio 1813
gli viene imposto di firmare un umiliante concordato. Pio vii, stanco, ammalato, indebolito dalla
vecchiaia e dalla prigionia, cede su tutto.
Ma Napoleone gradatamente perde prestigio fino alla sconfitta di Lipsia del 19 ottobre 1813,
dopo la quale il papa si riprende la sovranit, recuperando il proprio territorio con il Congresso di
Vienna, pur dovendo cedere definitivamente Avignone e il Contado Venassino. Pio vii torna a Roma il
24 maggio 1814, ma durante i "cento giorni" di Napoleone si rifugia a Genova, tornando
definitivamente a Roma il 7 giugno 1815.
La Massoneria e la Carboneria (1821-1892)
La Massoneria nell'Ottocento ha una notevole diffusione in Italia con la nascita del Grande
Oriente d'Italia a Milano il 20 giugno 1805, per opera del conte francese Alexandre Franois Auguste
de Grasse Tilly. La Chiesa di Roma la accomuna alla Carboneria, considerandola genericamente una
societ segreta. Pio vii (1800-1823), che ha i suoi problemi politici con Napoleone, appena gli 
possibile il 13 settembre 1821 condanna la Massoneria insieme alla Carboneria e qualsiasi altra societ
segreta ritenuta in grado di cospirare ai danni della Chiesa, come indica lo stesso titolo della bolla,
Ecclesiam a Jesu Christo contro la Damnatio societatis secretae nuncuptae Carbonariorum.
Il testo, articolato in 13 punti, precisa i termini della scomunica che  fondamentale per chiarire
la posizione della Chiesa di fronte alle societ segrete. I punti relativi alle prescrizioni e alla scomunica
sono i tre seguenti:
ix. Pertanto a tutti e a ciascuno dei fedeli di Cristo di qualunque stato, grado, condizione,
ordine, dignit e preminenza, sia laici sia chierici, tanto secolari che regolari, degni anche di specifica,
individuale ed esplicita menzione, ordiniamo rigorosamente e in virt della santa obbedienza che
nessuno, sotto qualsivoglia pretesto o ricercato motivo, osi o pretenda di fondare, diffondere o favorire,
e nella sua casa o dimora o altrove accogliere e nascondere la predetta societ dei Carbonari, o
altrimenti detta, come pure di iscriversi od aggregarsi ad essa o di intervenire a qualunque grado di essa
o di offrire la facolt e l'opportunit che essa si convochi in qualche luogo o di elargire qualcosa ad
essa o in altro modo prestare consiglio, aiuto o favore palese od occulto, diretto o indiretto, per essa
stessa o per altri; e ancora di esortare, indurre, provocare o persuadere altri ad iscriversi, ad aggregarsi
o a intervenire in tale societ o in qualunque grado di essa o di giovarle o favorirla comunque. I fedeli
debbono assolutamente astenersi dalla societ stessa, dalle sue adunanze, riunioni, aggregazioni o
conventicole sotto pena di scomunica in cui incorrono sull'istante tutti i contravventori sopra indicati,
senza alcun'altra dichiarazione; dalla scomunica nessuno potr venire assolto se non da Noi o dal
Romano Pontefice pro tempore, salvo che si trovi in punto di morte.
x. Inoltre prescriviamo a tutti, sotto la stessa pena di scomunica, riservata a Noi e ai Romani
Pontefici Nostri Successori, l'obbligo di denunciare ai Vescovi, o ad altri competenti, tutti coloro che
sappiano aver aderito a questa societ o che si sono macchiati di alcuno dei delitti pi sopra ricordati.
xi. Infine, per allontanare con pi efficacia ogni pericolo di errore, condanniamo e proscriviamo
tutti i cosiddetti catechismi e libri dei Carbonari, ove costoro descrivono ci che si  soliti fare nelle
loro riunioni; cos pure i loro statuti, i codici e tutti i libri scritti in loro difesa, sia stampati, sia
manoscritti. A tutti i fedeli, sotto la stessa pena di scomunica maggiore parimenti riservata, proibiamo i
libri suddetti, o la lettura o la conservazione di alcuno di essi; e ordiniamo che quei libri siano
consegnati senza eccezione agli Ordinari del luogo o ad altri cui spetti il diritto di riceverli.
I papi successivi seguitano a condannare Massoneria e Carboneria. Leone xii (1823-1829) con
la costituzione Quo Graviora del 23 marzo 1825 ribadisce la scomunica emessa contro ogni societ
segreta che sia in grado di cospirare ai danni della Chiesa e dello Stato, sollecitando la collaborazione
del popolo, attraverso la denuncia, e dei governi, attraverso la repressione. Per il nuovo papa la
segretezza di queste societ  la prova inconfutabile della loro appartenenza a un'unica grande setta, il
cui scopo  rappresentato da un unico disegno sovversivo.
Il 23 novembre 1825 a Roma in piazza del Popolo vengono eseguite le condanne a morte con la
ghigliottina di Angelo Targhini e Leonida Montanari. Li ricorda una lapide posta il 2 giugno 1909 nella
stessa piazza del Popolo sulla facciata dell'attuale caserma Giacomo Acqua. Sulla lapide  scritto che la
condanna fu "ordinata dal papa / senza prove e senza difesa". Le parole "dal papa" saranno soppresse
con lo stucco per ordine della prefettura, ma riappariranno in seguito a una ripulitura della facciata. E
sono ancora oggi leggibili.
Pio viii (1829-1830) nell'enciclica Traditi humiliati del 31 maggio 1829 definisce i massoni
"facinorosi, dichiarati nemici di Dio e dei principi, che promuovono la desolazione della Chiesa, la
perdizione degli Stati, la perturbazione dell'universo, e che, spezzando il freno della vera fede, aprono
la via a tutti i delitti". E Gregorio xvi (1831-1846) nell'enciclica Mirari vos del 15 agosto 1832 dichiara
"che tutto questo enorme cumulo di mali ha origine anzitutto dalle macchinazioni di questa societ in
cui confluisce, quasi in una sorta di sozzura, tutto ci che di sacrilego, di pericoloso e di blasfemo si
ritrova nelle eresie e nelle sette pi scellerate". La condanna contro le societ segrete e la Massoneria
prosegue con Pio ix (1846-1878), a cominciare dall'enciclica Qui pluribus del 9 novembre 1846.
Peraltro con la rivoluzione romana del 1848 papa Mastai Ferretti comprende che l'unit d'Italia
 ormai un processo irreversibile e che bisogna pertanto moltiplicare gli sforzi per distruggere "quella
perversa associazione di uomini, detta comunemente Massoneria". Nel suo pontificato arriva ad
emettere 114 documenti antimassonici, tra 11 encicliche, 51 lettere, 33 allocuzioni e 19 documenti
maggiori di Curia. In tutti questi atti ricorre l'ormai classico topos della comune matrice delle societ
segrete che cospirano, apertamente o clandestinamente, contro la Chiesa e i legittimi poteri.
E naturalmente, oltre alla condanna a morte, per reprimere le rivolte si ricorre all'esercito; come
accade a Roma il 25 ottobre 1867 con il massacro nel Lanificio Ajani in via della Lungaretta nei
confronti di dodici liberali insorti in coincidenza con il fallito tentativo dei fratelli Cairoli. Mentre il 24
novembre 1868 i trasteverini Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, arrestati nel vano tentativo di
occupare il Campidoglio due giorni prima del massacro alla Lungaretta, sono decapitati in via dei
Cerchi.  l'ultima condanna a morte con la ghigliottina ordinata dal papa.
A questa matrice massonica si fa inoltre risalire l'origine dell'ondata rivoluzionaria europea
che, muovendo dal suo epicentro in Italia, finisce per coinvolgere gli Stati pontifici. Un anno prima
degli avvenimenti di Porta Pia il pontefice romano riunisce tutto il materiale antimassonico fino ad
allora pubblicato nella famosa costituzione Apostolicae Sedis, che prevede la scomunica latae
sententiae - riservata al papa - contro quanti "danno il nome alla setta dei massoni" e contro coloro
che "in qualunque modo favoriscono tali sette... e non denunziano gli occulti corifei e capi di esse".
Ma il pi tenace nemico della Massoneria  senz'altro Leone xiii (1878-1903), che nel 1884
scrive ben 9 pronunciamenti contro la Massoneria, culminanti nell'enciclica Humanum Genus del 20
aprile - considerata oggi un documento oscurantista -, anche come reazione al sempre maggior
anticlericalismo diffusosi in ambiente massonico. E ancora l'8 dicembre 1892 emette ben 2 documenti
sulla Massoneria, Inimica vis e Custodi, dove sono condannati l'ideologia e l'operato della Massoneria
nei seguenti termini (riportati poi nel canone 2335 del Codice di Diritto Canonico):
Una setta che dopo diciannove secoli di cristiana civilt si sforza di abbattere la Chiesa cattolica
e reciderne le divine sorgenti; che, negatrice assoluta del soprannaturale, ripudia ogni rivelazione e tutti
i mezzi di salute che la rivelazione ci addita...; tale setta non pu essere altro che il sommo
dell'orgoglio, della cupidigia, della sensualit... Vi additiamo la Massoneria come nemica ad un tempo
di Dio, della Chiesa e della nostra patria... Ricordatevi che essenzialmente inconciliabili tra loro sono
cristianesimo e Massoneria... La Massoneria si  impadronita delle scuole pubbliche... Voi, cattolici
italiani, fate anche voi la vostra professione di fede.
Vittorio Emanuele ii (1860 e 1870) e Camillo Benso di Cavour (1860)
Contro Vittorio Emanuele ii di Savoia, re del Piemonte e poi re d'Italia, Pio ix (1846-1878)
lancia due scomuniche in data 26 marzo 1860. La prima  genericamente inviata a tutti i sovrani
d'Italia che direttamente o meno occupino il territorio della Chiesa - e tra di loro ovviamente 
compreso il re del Piemonte -, ed  accompagnata dalla seguente Lettera Apostolica:
Dichiaro che tutti coloro, i quali hanno perpetrata la nefanda ribellione nelle provincie dello
Stato Pontificio, e la loro usurpazione, occupazione ed invasione ed altre cose simili, di cui ho fatto
querela nelle mentovate Allocuzioni, oppure hanno commesso alcuni tali cose, come pure i loro
mandanti, fautori, aiutatori, consiglieri, aderenti o altri quali si siano, che hanno procurato sotto
qualsiasi pretesto e in qualsivoglia modo l'esecuzione delle cose predette, ovvero le hanno per s
medesimi eseguite, hanno incorso nella Scomunica Maggiore e nelle altre Censure e pene
ecclesiastiche inflitte dai Sacri Canoni, dalle Costituzioni apostoliche e dai decreti dei Concili Generali,
e se fa bisogno di bel nuovo li Scomunico ed Anatematizzo.
Parimente dichiaro, aver essi con ci stesso incorso egualmente le pene della perdita di tutti e di
qualunque siansi i privilegi, grazie ed indulti loro in qualsivoglia modo concessi dai Romani Pontefici
Miei predecessori; e non poter eglino essere assolti e liberati da siffatte censure da nessuno; ed inoltre
esser eglino inabili ed incapaci di conseguire il beneficio dell'assoluzione, fino a tanto che non abbiano
pubblicamente ritrattato, rivocato, cassato ed abolito tutti gli attentati in qualsivoglia modo commessi, e
reintegrata ogni cosa pienamente ed efficacemente nello stato di prima, o prestata in altra maniera la
dovuta e condegna soddisfazione nelle cose predette alla Chiesa e a questa Santa Sede, ma che sempre
saranno e sono a tali cose obbligati, affine di potere conseguire il beneficio dell'assoluzione.
Comando che a copie delle stesse lettere anche stampate e sottoscritte dalla mano di qualche
pubblico Notaio, e munite del sigillo di qualunque persona costituita di dignit ecclesiastica, si presti la
fede medesima in tutti i luoghi ed in tutte le Nazioni tanto in giudizio, quanto fuori di esso, quale si
presterebbe ad esse presenti, se fossero esibite o mostrate.
Dato in Roma presso S. Pietro sotto l'anello del Pescatore il giorno 26 Marzo del 1860 del
Pontificato l'anno decimoquarto.
La seconda scomunica  specificatamente indirizzata al re sabaudo ed  inserita nella Lettera
Apostolica "Cum Catholica Ecclesia" sempre del 26 marzo 1860, con la quale si commina la
Scomunica Maggiore ai governanti "subalpini" e, in generale, "a tutti gli autori, promotori, consiglieri
e complici dell'attentato commesso contro la Santa Sede", qualificati come "malvagi mestatori che
aggrediscono il potere temporale della Chiesa e disprezzano la sua veneranda autorit" perch
responsabili dell'annessione delle Legazioni pontificie. La lettera elenca tutti i "segni di aggressione"
messi in atto contro lo Stato della Chiesa, per cui lancia la scomunica come specificatamente indicato:
Tutti coloro che hanno fomentato la ribellione nelle predette province del Nostro Stato
Pontificio, ne hanno promosso l'illegale annessione, l'occupazione, l'invasione e cose simili, di cui Ci
siamo lamentati nelle menzionate Nostre Allocuzioni del 20 giugno e del 26 settembre dello scorso
anno, o hanno preso parte a qualcuna di queste imprese, nonch i loro mandanti, i complici, i
fiancheggiatori, i consiglieri, i seguaci o chiunque altro abbia favorito la realizzazione di quanto sopra
descritto, sotto qualsiasi pretesto o in qualunque modo, o vi abbiano preso personalmente parte, sono
incorsi nella Scomunica Maggiore e nelle altre censure e pene ecclesiastiche irrogate dai Sacri Canoni,
dalle Costituzioni Apostoliche e dai Decreti dei Concili Generali e particolarmente del Tridentino. E, se
ci  necessario, li colpiamo nuovamente con la Scomunica e con l'Anatema.
Dichiariamo inoltre che gli stessi sono anche incorsi nella perdita di ogni e qualsivoglia
privilegio, grazia e indulto concessi, sotto qualunque titolo, da Noi o dai Romani Pontefici Nostri
Predecessori, e che non potranno essere assolti e liberati da queste censure se non da Noi o dal Romano
Pontefice in carica (eccetto il caso di pericolo di morte, ma pure allora con la condizione di ricadere
nelle stesse censure non appena sar migliorato lo stato di salute). Saranno pure impossibilitati e
incapaci di ottenere il beneficio dell'assoluzione fino a quando non avranno pubblicamente ritrattato,
revocato, annullato ed eliminato tutto ci che, in qualsiasi modo, hanno promosso; non avranno
effettivamente restituito ogni cosa alla situazione primitiva o non avranno reso in altro modo una
doverosa e congrua soddisfazione alla Chiesa, a Noi e a questa Santa Sede.
Perci, sulla scorta di quanto precisato nella presente Lettera, decretiamo e, in pari tempo,
dichiariamo che tutte le persone elencate, anche se meritevoli di una menzione del tutto particolare,
nonch i loro successori nelle cariche, non potranno mai considerarsi sciolti ed esentati, con il pretesto
di questa Lettera o con qualsiasi altro pretesto, dall'obbligo personale di ritrattare, revocare, annullare
ed eliminare le succitate responsabilit o dal procurare altrimenti, in modo concreto ed effettivo, un
doveroso e conveniente risarcimento alla Chiesa, a Noi e alla Santa Sede, ma sono e saranno sempre
tenuti a questi adempimenti se vorranno ottenere il beneficio dell'assoluzione.
In base a quanto sopra il papa quindi ha inflitto la scomunica a Casa Savoia - vale a dire sia a
Vittorio Emanuele ii sia ai suoi successori -, e insieme con loro a chiunque collabori al governo dello
Stato, tra i quali il conte Camillo Benso conte di Cavour, come suo primo ministro. Ma per quanto
riguarda Cavour, il 6 giugno 1861 il ministro in punto di morte  confessato e assolto con relativa
somministrazione della Comunione dal sacerdote Giacomo Marocco da Poirino, che pertanto viene
sospeso a divinis.
La terza scomunica a Vittorio Emanuele ii  legata all'enciclica Respicientes del primo
novembre 1870, nella quale Pio ix rifiuta la Legge delle Guarentigie, ovvero delle Garanzie, che
avrebbe appunto garantito l'indipendenza al pontefice con il libero esercizio dell'autorit spirituale
della Santa Sede, oltre a una rendita annua e il controllo sul Vaticano e Castel Gandolfo. Il papa ritiene
peraltro "ingiusta, violenta, nulla e invalida" l'occupazione e la presa di Roma da parte delle truppe
italiane. In particolare il papa si lamenta della violazione del palazzo del Quirinale, considerato sua
propriet personale, e si oppone alla decisione del governo italiano di annetterlo al demanio pubblico e
farne la sede del re d'Italia. E cos invia la terza scomunica al re Vittorio Emanuele ii e alla Casa
Savoia, nonch a chiunque partecipi alla politica italiana. La scomunica al re verr ritirata solo in punto
di morte dallo stesso papa il 9 gennaio 1878.
Il Socialismo e il Comunismo (1864 e 1878)
Pio ix (1846-1878) nell'enciclica Quanta cura del 1864 condanna tutte le ideologie
dell'Ottocento, qualificate come "pestilenze". La condanna va dalla loro applicazione nelle societ
segrete e nelle societ clerico-liberali, fino al "funestissimo errore" del Socialismo e del Comunismo,
frutto di una concezione della vita immanentistica e razionalistica, tendente a creare uno Stato
aconfessionale e a rompere il legame tra "altare" e "trono" della Chiesa fino ad allora vigente. Per tutti
coloro che aderiscono a certe idee  sottintesa l'opposizione alla Chiesa di Roma e, di conseguenza, su
di essi incombe la scomunica. Ammonisce pertanto di resistere
alle nefande macchinazioni di uomini iniqui, che schizzando come i frutti di procelloso mare la
spuma delle loro fallacie, e promettendo libert mentre che sono schiavi della corruzione, con le loro
opinioni ingannevoli e coi loro scritti dannosissimi, si sono sforzati di sconquassare le fondamenta
della cattolica religione e della civile societ, di levare di mezzo ogni virt e giustizia, di depravare gli
animi e le menti di tutti [...] e massimamente la giovent inesperta e di guastarla miseramente, di
attirarla nei lacci degli errori, e per ultimo di strapparla dal seno della Chiesa cattolica.
All'enciclica  allegato il Sillabo degli errori del nostro tempo, che ribadisce le condanne, gi
espresse dal papa in precedenti encicliche, verso le "pestilenze" anticristiane ricordate in vari gruppi di
proposizioni. Sono condannati Panteismo, Naturalismo, Razionalismo, Relativismo, Socialismo,
Comunismo e l'idea che "la dottrina della Chiesa cattolica  contraria al bene ed agli interessi della
umana societ". Segue una sezione di 9 proposizioni errate sulla morale naturale e cristiana, fra cui la
condanna dell'idea che "l'autorit non  altro che la somma del numero e delle forze materiali" e l'idea
che "il negare obbedienza, anzi il ribellarsi ai principi legittimi,  cosa logica". Infine sono condannate
l'opposizione al diritto del papa ad essere sovrano temporale dello Stato Pontificio e l'idea che
"l'abolizione del civile impero posseduto dalla Sede Apostolica gioverebbe moltissimo alla libert ed
alla prosperit della Chiesa". Ci sono poi 10 proposizioni contro gli errori del Liberalismo, in
particolare quelle relative all'ingerenza politica in campo religioso e all'influenza del contesto culturale
sulla religione.
Leone xiii (1878-1903) con la lettera enciclica Quod Apostolici muneris del 28 dicembre 1878
condanna i "mostruosi errori" di Socialisti, Comunisti e Nichilisti, ritenuti coloro "che, secondo le
Scritture divine, "contaminano la carne, disprezzano l'autorit, bestemmiano la maest", e nulla
rispettano e lasciano integro di quanto venne dalle leggi umane e divine sapientemente stabilito per
l'incolumit e il decoro della vita".
Il Modernismo (1890-1907)
La corrente filosofico-letteraria del Modernismo, che ha trovato diffusione dopo il 1890, riesce
a mettere in fermento la Chiesa di Roma, che non  in grado di opporsi con una adeguata cultura di
rinnovamento. Questa potrebbe venire dalla neonata Societ della Giovent Cattolica Italiana, i cui
principi sono comunque legati allo studio della religione e all'obbedienza al papa. Da qui ha preso vita
l'Opera dei Congressi con attivit intensa nelle parrocchie, ma con evidenti contrasti al suo interno tra
moralisti intransigenti e innovatori.
Un impulso al rinnovamento culturale potrebbe venire nel 1893 dalla pubblicazione
dell'enciclica Providentissimus Deus di Leone xiii (1878-1903), ma lo scontro con il Modernismo 
troppo forte. Tra le sue fila si affermano personalit notevoli come Louis Duchesne, un rinnovatore
della storiografia ecclesiastica, nonch Maurice Blondel, che nel libro L'Azione propone un pensiero
rinnovatore della Rivelazione. Ma soprattutto si impone Alfred Loisy, insegnante di ebraico all'Istituto
Cattolico di Parigi e successivamente alla Sorbona come matre de confrences. Questi nel 1902 nel
libro Il Vangelo e la Chiesa arriva a contestare la fondazione della Chiesa da parte di Ges.
I libri di Loisy vengono messi all'Indice, ma non  una risoluzione, come non lo  neanche la
fondazione della Scuola Biblica di Gerusalemme da parte del domenicano Joseph-Marie Lagrange in
forte opposizione al pensiero di Loisy. Oltretutto proprio in Italia nel 1905 il Modernismo trova un
difensore in un grande scrittore come Antonio Fogazzaro con il romanzo Il Santo, e serve a poco che la
sua opera finisca all'Indice dei libri proibiti.
Pio x (1903-1914) si rende conto che occorre un impegno pi concreto per opporsi al
Modernismo: scioglie l'Opera dei Congressi e l'11 giugno 1905 nell'enciclica Il fermo proposito
promuove la nascita di una nuova associazione laica cattolica, che prende il nome di Azione Cattolica.
L'enciclica  diretta ai vescovi italiani proprio perch ne sviluppino la diffusione; contemporaneamente
viene fondata la "Rivista di Cultura", per propagandare le idee di rinnovamento cattolico.
E ancora il 3 luglio 1907 la Santa Inquisizione emana il decreto Lamentabili sane exitu contro le
65 proposizioni moderniste, al quale fa seguito la scomunica del Modernismo da parte di Pio x
nell'enciclica Pascendi dominici gregis dell'8 settembre 1907. Il papa definisce il Modernismo
"ricettacolo di tutte le eresie", e lo accusa di diffondersi nascostamente per la sua natura "sotterranea".
Secondo il papa lo si potrebbe paragonare a un camaleonte, che possiede la capacit di cambiare il
colore della pelle in funzione dell'ambiente in cui si trova. E ancora, subdolamente il Modernismo non
 che una forma di ateismo, al quale il movimento sfugge apertamente grazie all'immanenza vitale, per
cui si entra in relazione con Dio non tramite la conoscenza, ma per il bisogno. Cos che l'enciclica pu
riassumersi in tre grandi postulati: la fede e la rivelazione consistono nel vivere un'esperienza; la
Chiesa  la comunione di coloro che vivono questa esperienza; il cattolicesimo  solo il coronamento o
la pienezza di questa esperienza. Peraltro i Modernisti sono definiti di "s fina simulazione da trarre
agevolmente in inganno ogni incauto", e come tali nemici della Chiesa "tanto pi perniciosi quanto
meno sono in vista". Cos nel 1910 verr imposto a tutti i sacerdoti il giuramento contro il
Modernismo.
Le condanne della Sacra Congregazione del Santo Uffizio (1908-1964)
Una volta soppressi i tribunali dell'Inquisizione esistenti in Francia, Spagna e Portogallo, quello
della Santa Sede viene mantenuto per una giurisdizione che diventa nuovamente a carattere universale.
L'annuncia papa Pio x (1903-1914) nella costituzione apostolica Sapienti consilio del 29 giugno 1908
con l'annesso Ordo servandus in Ss. Congregationibus, tribunalibus, officiis Romanae Curiae, le cui
norme vengono inserite nel Codice di Diritto Canonico del 1917. Il tribunale assume il nome in lingua
volgare di Sacra Congregazione del Santo Uffizio, abbreviato con l'eliminazione degli attributi
"Romana e Universale" e del sostantivo "Inquisizione". Ma popolarmente  sempre chiamato
Sant'Uffizio.
Nel 1917 Benedetto xv (1914-1922) sopprime la Congregazione dell'Indice (v.) e le
competenze relative passano al Sant'Uffizio, ma contemporaneamente vengono tolte a questo dicastero
le concessioni delle indulgenze. La sua sede  sempre nel palazzo che fiancheggia la basilica di San
Pietro, ma l'ex convento dei Domenicani  stato in gran parte abbandonato e la basilica di Santa Maria
sopra Minerva non viene pi utilizzata per l'abiura, dal momento che questa cerimonia non si svolge
pi (v. La centralizzazione dell'Inquisizione a Roma). Il palazzo, come gi segnalato, si  rinnovato con
alcuni rifacimenti nel 1925: con la nuova facciata ha perso molto della sua arcigna prestanza e in fondo
si  imborghesito. Pi che altro conserva qualcosa della fortezza nel robusto portone con il grande arco
sovrastante.
La congregazione mantiene le sue caratteristiche e la denominazione di Santo Uffizio fino al
1964, quando assumer il nome di Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (v.), ma la piazza
sulla quale sorge il palazzo ha mantenuto fino ad oggi il toponimo di Sant'Uffizio.
Alfred Loisy (1908)
Nato nel 1857 ad Ambrires, nella Marna, nel 1879  sacerdote e cappellano delle Domenicane
di Neully; dal 1890 insegna ebraico e Sacra Scrittura all'Istituto Cattolico di Parigi, ma aderisce al
Modernismo e comincia a scrivere libri sull'Antico Testamento, che sono criticati per una
interpretazione troppo libera, ma gli procurano l'insegnamento alla Sorbona dal 1901. Il 23 dicembre
1903 vengono messi all'Indice ben cinque suoi libri - La Religion d'Isral, Etudes vangliques,
L'Evangile et l'Eglise, Autour d'un petit livre e Le Quatrime Evangile - insieme a due di Albert
Houtin (v.). Il decreto della Congregazione dell'Indice  comunicato all'arcidiocesi di Parigi il 30
dicembre, insieme alla lettera del Segretario di Stato della Santa Sede Merry del Val scritta al cardinale
Franois-Marie-Benjamin Richard, nella quale si indicano gli errori gravissimi contenuti in quei libri. Il
cardinale Richard informa Loisy, il quale gli assicura che invier al Segretario di Stato il suo "atto
dell'adesione alla sentenza delle SS. Congregazioni". Richard si affretta allora a far pubblicare il 9
gennaio 1904 sulla "Semaine religieuse" la notizia della sua "sottomissione", ma Loisy la fa smentire
il giorno dopo dal quotidiano "Le Temps" e scrive al cardinale Merry del Val: "La mia adesione alla
sentenza delle SS. Congregazioni  d'ordine puramente disciplinare. Riservo il diritto della mia
coscienza e non intendo n sottopormi al giudizio pronunciato dalla S. Congregazione del S. Uffizio, n
abbandonare e n abiurare le opinioni da me enunciate in qualit di storico e di esegeta critico".
Il 23 gennaio il cardinale Richard gli segnala la risposta di Merry del Val alla sua smentita: il
Segretario di Stato chiede la ritrattazione del contenuto dei cinque libri, pena la scomunica. Loisy
scrive a Merry del Val: "Condanno anch'io ci che pu esserci di riprovevole, in quei libri, nel piano
della fede", ma non  una ritrattazione. Una nuova lettera di Merry del Val lo ammonisce nuovamente
a ritrattare, e Loisy risponde: "Non potrei effettuare con sincerit una ritrattazione che implicasse
l'abbandono delle mie opinioni di storico". A una successiva lettera di esortazione a "sottomettersi",
Loisy il 28 febbraio scrive una lettera direttamente al papa Pio x (1903-1914), nella quale dichiara: "Mi
sottometto alla sentenza emanata contro i miei scritti dalla Congregazione del S. Uffizio". Ma non 
sufficiente, perch il papa gli fa sapere che  "assolutamente necessario che, nel confessare i propri
errori, egli si sottometta, pienamente e senza restrizioni, alla sentenza pronunciata dal Sant'Uffizio
contro i suoi scritti".
Loisy allora scrive una breve dichiarazione: "Dichiaro a Vostra Eminenza che, per spirito di
obbedienza verso la Santa Sede, io condanno gli errori che la Congregazione del Sant'Uffizio ha
condannato nei miei scritti". La scrive solo per evitare la scomunica, e comunque tutta la vicenda
comincia a circolare a Parigi e finisce riportata anche sul giornale "Le Sicle", cos che Loisy ne ha
abbastanza e lascia Parigi, rifugiandosi nel villaggio di Garnay. Nel 1905 per riprende a scrivere
articoli, uno dei quali  segnalato alla Congregazione dell'Indice, ma non ha seguito. Oltretutto in
alcuni articoli sulla "Revue de l'histoire des religions" critica l'assolutismo pontificio.
Nel 1907 Loisy si trasferisce a Ceffonds presso la sorella Marie Louise, e l il 15 aprile lo
raggiunge la sospensione a divinis. Il 28 maggio viene condannata la "Revue d'histoire et de littrature
religieuses" di Loisy per la pubblicazione di alcune Cronache bibliche ritenute "irriverenti, temerarie e
pericolose". Loisy reclama scrivendo lettere a diversi cardinali, ma non ottiene nulla. Finch il 3 luglio
il Sant'Uffizio emette il decreto Lamentabili sane exitu, che viene pubblicato anche su "L'Osservatore
Romano" il 17 luglio: vi sono condannate 65 proposizioni moderniste che alterano i dogmi della
Chiesa. E l'8 settembre Pio x emana l'enciclica Pascendi Domini gregis, nella quale il Modernismo (v.)
 definito un'eresia.
Il 18 gennaio 1908 su istruzioni del Vaticano il vescovo di Langres Sbastien Herscher gli
chiede per lettera di aderire al decreto Lamentabili. Loisy rifiuta di aderire e pubblica Les vangiles
synoptiques e le Simples rflexions, che sono condannati il 14 febbraio dal nuovo arcivescovo di Parigi,
Lon-Adolphe Amette. Il 7 marzo il Sant'Uffizio emette la scomunica nei suoi confronti, pubblicata il
giorno stesso da "L'Osservatore romano": "Questa Suprema Congregazione della Santa Romana ed
Universale Inquisizione, onde non manchi al suo ufficio, per espresso mandato del SS.mo Signor
Nostro Pio P. P. x, pronuncia la sentenza di scomunica maggiore nominatamente e personalmente
contro il sacerdote Alfred Loisy, e lo dichiara colpito da tutte le pene dei pubblicamente scomunicati, e
perci essere egli uno scomunicato vitando, e che da tutti deve essere evitato".
Il decreto di scomunica, affisso nelle principali chiese della diocesi di Langres, impone ai
parroci di non celebrare riti in presenza dello scomunicato e ai credenti di non frequentarlo, mentre si
precisa che Loisy non avrebbe diritto a funerali religiosi. Il 31 gennaio 1909 Loisy ricopre la cattedra di
Storia delle Religioni al Collge de France di Parigi, e subito un comunicato della "Semaine religieuse"
riferisce che l'arcivescovo di Parigi ha il "doloroso dovere di ricordare ai fedeli" che  loro vietato di
assistere alle lezioni di Loisy. Ciononostante le sue lezioni radunano numerosi allievi.
Peraltro Loisy seguita a pubblicare diversi libri, perlopi relativi al problema dei rapporti tra
morale e religione, inseguendo una "religione dell'avvenire umanitaristica e progressista", come La
religion del 1917 e Religion et humanit del 1926. E automaticamente tutti sono posti all'Indice. Muore
a Ceffonds il primo giugno 1940.
Albert Houtin (1909)
Albert Houtin, nato nel 1867 a La Flche, nella regione della Loira, studia nel seminario di
Angers ed  novizio benedettino dell'abbazia di Solesmes, diventando sacerdote della diocesi di Angers
nel 1891. Professore di storia nel seminario, conduce ricerche sull'origine della diocesi e sul suo primo
vescovo, san Renato, scrivendo il libro Les origines de l'Eglise d'Angers, nel quale nega le origini
apostoliche della diocesi e propende dunque per una revisione del cattolicesimo in senso modernista.
Questo gli procura qualche difficolt nei rapporti con il proprio vescovo. E viene scrivendo altri libri
sulla religione cattolica, che suscitano molte polemiche, come nel 1902 La question biblique chez les
catholiques de France au xix sicle. Il 16 dicembre 1903 il Sant'Uffizio prescrive la messa all'Indice
dei suoi due libri, insieme a sei di Alfred Loisy (v.).
Non sembra interessargli la condanna, anche perch dal 1904  segretario del vescovo di
Tarentaise Lucien Lacroix, aperto ad un rinnovamento della Chiesa, e lo stesso anno cura una rubrica di
religione sul giornale radicale "Le Sicle". Nel frattempo  predicatore a Saint Sulpice e seguita a
pubblicare altri libri fortemente critici nei confronti della Chiesa cattolica, come L'Amricanisme, La
question biblique au xx sicle e La crise du clerg.
E dal Sant'Uffizio nel 1909 arriva la scomunica, determinante per la drastica decisione che
Houtin prende nel 1912: quella di abbandonare il ministero sacerdotale. Ottiene un impiego al Museo
Pedagogico di Parigi, del quale diventa successivamente direttore, seguitando a scrivere libri e articoli
sui problemi religiosi che animano negli anni Venti il clero francese. Muore a Parigi nel 1926.
Romolo Murri (1909)
Romolo Murri, nato nel 1870 a Monte San Pietrangeli, in provincia di Fermo,  sacerdote dal
1893, ma  attratto dalla politica; cos nel 1894  tra i fondatori della fuci, ovvero la Federazione
universitaria cattolica italiana, che ha intenti politici, dei quali si fa portavoce con le riviste "Vita nova"
e "Cultura Sociale", da lui fondate.
Inizialmente la Santa Sede non reagisce, ma il 18 dicembre 1903 si registra il motu proprio di
Pio x (1903-1914), dal titolo De populari actione christiana moderanda, che appunto invita alla
"moderazione". Murri si impegna su quanto viene scrivendo e sul finire del 1905, dalle pagine di
"Cultura Sociale", intraprende un dibattito a distanza con il socialista Filippo Turati, che replica dal
suo foglio "Critica Sociale". Quindi stringe amicizia con il coetaneo don Luigi Sturzo, che ospita per
tre mesi nella sua casa romana di piazza della Torretta Borghese, dove si erano tenute le riunioni per la
costituzione della fuci (alla quale affianca nel 1905 la Lega democratica nazionale).
A questo punto, il 28 luglio 1906, Pio x (1903-1914) pubblica l'enciclica Pieni l'animo, in cui
deplora "lo spirito d'insubordinazione e d'indipendenza, che si manifesta qua e l in mezzo al clero" e
impone il divieto di partecipazione ad attivit politiche non coordinate per via gerarchica, e in
particolare vieta l'adesione alla Lega democratica nazionale di Murri. Quest'ultimo per non desiste,
per cui nel 1907 il Sant'Uffizio lo sospende a divinis ed  infine scomunicato nel 1909, l'anno stesso in
cui viene eletto deputato alla Camera nelle liste della sua Lega. Dopo la prima guerra mondiale si
avvicina al Fascismo, ma se ne allontana esprimendo giudizi negativi sul Concordato del 1929. Chiuso
nella sua posizione antifascista, Murri si allontana dal mondo politico, ma anche dalla Chiesa; si dedica
al giornalismo e collabora a "Il Resto del Carlino". Nel novembre del 1943, un anno prima della morte,
Pio xii (1939-1958) ne revoca la scomunica.
La Massoneria (1911-1950)
Nel 1911 a Roma si tiene un congresso massonico internazionale e, pur restando valide contro
la Massoneria le scomuniche gi emanate e mai abrogate, Pio x (1939-1958) il 20 novembre di
quell'anno emana una Allocuzione concistoriale, a cui seguiranno altre emanate da Benedetto xv
(1914-1922). Questi il 27 maggio del 1917 (che casualmente  l'anno delle apparizioni di Fatima)
regolamenta la scomunica alla Massoneria nel Codice di Diritto Canonico nei canoni 684 e 2335. E
quest'ultimo recita:
Coloro che danno il nome a sette massoniche o a qualunque altro genere di associazioni che
macchinano contro la Chiesa o contro le legittime autorit civili, contraggono ipso facto la scomunica
riservata alla Sede Apostolica.
La Santa Sede mostra tutta la sua avversione alla Massoneria facendosi forte del fatto che sta
per concludere con il governo fascista i Patti Lateranensi. E Mussolini, per mostrare le sue buone
intenzioni con la Santa Sede, il 20 novembre 1925 fa approvare dal Parlamento la soppressione delle
societ segrete e in particolare della Massoneria. Cos il 22 novembre il Gran Maestro Domizio
Torrigiani (1876-1932) decreta lo scioglimento di tutte le logge del regno, riservando al Grande
Oriente, come istituzione, di continuare la vita dell'ordine.
La scomunica torna di attualit nel 1945, quando la Massoneria italiana si ricostituisce nelle
principali correnti, ma Pio xii (1939-1958) non interviene. Peraltro il 19 marzo 1950 padre Mariano
Cordovani (1883-1950), Maestro dei Sacri Palazzi, in un articolo su "L'Osservatore Romano"
riafferma il contrasto tra Chiesa cattolica e Massoneria. In particolare osserva che la Massoneria mostra
una "ostilit sempre rinnovata contro la Chiesa cattolica" e smentisce categoricamente che "la
Massoneria di un certo tipo non sia pi in contrasto con la Chiesa", per cui "nulla  cambiato nella
legislazione della Chiesa rispetto alla Massoneria" e resta valida la scomunica per i suoi adepti.
Padre Pio da Pietrelcina (1918-1963)
La vicenda inquisitoriale su Pio da Pietrelcina, nato il 25 maggio 1887, inizia verso la fine del
1918, quando arrivano al Sant'Uffizio voci su un fenomeno che si  affermato dall'agosto 1918 nel
convento di San Giovanni Rotondo, vicino Foggia. Riguarda un frate trentunenne, Pio da Pietrelcina,
che ha dichiarato al suo confessore di avere delle visioni, in seguito alle quali ha ricevuto le stimmate.
E per questo San Giovanni Rotondo  diventata meta di pellegrinaggi. Oltretutto si sono verificate
guarigioni di alcuni pellegrini malati, i quali giurano che il corpo di questo Padre Pio emani un
profumo di gelsomino e violetta. Insomma si ha a che fare con un santone. Il padre generale dei
Cappuccini ha fatto eseguire un controllo dal dottor Giorgio Festa, che si  espresso per una
soprannaturalit del fenomeno.
Si sollecitano ulteriori indagini da parte del Sant'Uffizio e per ordine del padre superiore
provinciale il 15 e 16 maggio 1919 Padre Pio viene visitato dal professor Luigi Romanelli, primario
dell'ospedale civile di Barletta. La sua relazione parla di lesioni alle mani "senza alcun punto
sanguinante", ma che "non sono superficiali". Due mesi dopo arriva a San Giovanni Rotondo, inviato
dal Sant'Uffizio, il professor Amico Bignami, ordinario di patologia medica all'universit di Roma.
Conferma la tesi di Romanelli, ma aggiunge che le stimmate, cominciate patologicamente come
semplice "necrosi neurotecnica multipla della cute", sono state ingrandite artificialmente "con un
mezzo chimico, per esempio la tintura di iodio" fortemente caustica.
Nel frattempo a San Giovanni Rotondo si registra l'arrivo di un gran seguito di fedeli che vanno
in visita a Padre Pio, venerandolo come un santo per quelle stimmate. Allora il Sant'Uffizio nel 1920
invia padre Agostino Gemelli (1878-1959), incaricato espressamente dal cardinale Merry del Val di
visitare Padre Pio con un approfondito esame clinico. Il frate si rifiuta di essere visitato, pretendendo
un'autorizzazione scritta del Sant'Uffizio, e questo rifiuto sar interpretato come un'ammissione di
colpa, confermata in pratica da padre Gemelli che, sentendosi offeso, manifesta tutta la sua irritazione
definendo il frate nella sua relazione "psicopatico, autolesionista e imbroglione". In pratica, a suo
parere, le ferite sono "frutto di un'azione patologica morbosa" ovvero se le  "procurate da s", come
esempio tipico di "patologia isterica". E sono dichiarazioni che peseranno sul futuro di Padre Pio.
Pio xi (1922-1939) ci tiene a sistemare il rapporto con Padre Pio, che  rimasto in sospeso dopo
il referto negativo del padre Gemelli, e lo fa con fermezza, sollecitando il Sant'Uffizio a prendere una
decisione su di lui. Allora il tribunale il 31 maggio 1923 emana un decreto di condanna, nel quale si
dichiara il "non constat de supernaturalitate" sui fatti legati alla vita del frate, ovvero ritiene non
soprannaturali i fatti miracolosi che vengono attribuiti al frate. Inoltre, per evitare "ogni singolarit e
rumore", proibisce a pi riprese al padre di dire messa in pubblico e di avere un colloquio con i fedeli
che vengono in visita; tanto che nel 1924 viene espressamente proibito ai fedeli di andare a San
Giovanni Rotondo e scrivergli.
Il decreto viene pubblicato su "L'Osservatore Romano" del 5 luglio 1923 e subito riproposto
dai giornali di tutto il mondo. Seguiranno ben cinque decreti di condanna con il divieto per Padre Pio di
celebrare la messa in pubblico e dell'esercizio della confessione. Eppure, in barba ai decreti, a San
Giovanni Rotondo seguitano ad affluire pellegrini, tra i quali anche personalit di prestigio, come i reali
di Spagna, i Borbone di Parma, Maria Jos e Eugenio di Savoia.
La congregazione peraltro seguita a inviare visite mediche a Padre Pio, oltre ad una visita
apostolica nel 1927 per appurare l'autenticit del suo spirito religioso. Ed  un fatto che nel 1931 un
decreto del Sant'Uffizio sospende Padre Pio a divinis, permettendogli di dire messa solo in privato. Ma
si tratta di soli due anni di isolamento, perch nel 1933 Pio xi revoca le restrizioni da lui stesso
indirettamente imposte a Padre Pio, anche se il Sant'Uffizio non ritratta i suoi decreti e continua a
mantenere in atto la condanna del frate. Nel 1934 gli viene concesso di confessare i laici, cos la
devozione nei suoi confronti aumenta. Nel gennaio del 1940 inizia la costruzione del grande ospedale
"Casa Sollievo della Sofferenza", che sar gi in attivit anche durante la guerra.
Pio xii (1939-1958) mantiene la linea di comportamento di Pio xi e comunque per il
Sant'Uffizio  sempre un condannato; ma Giovanni xxiii (1958-1963) ordina ulteriori indagini su Padre
Pio. All'origine di queste indagini all'inizio dell'estate del 1960 c' la figura del cappuccino Girolamo
Bortignon (1928-1992), vescovo di Padova. Questi si fa interprete nelle varie diocesi di una sorta di
dirottamento delle offerte al santuario di San Giovanni Rotondo, stampando e diffondendo un bollettino
di conto corrente con la seguente scritta:
Padre Pio prega per Voi secondo la Vostra intenzione e Vi esorta alla preghiera. Vi benedice
aurandoVi ogni bene. Per l'invio delle offerte  meglio servirsi del conto corrente (n. 13/8511)
rivolgendosi all'ufficio postale.
Ma Mario Guarino nel suo I mercanti del Vaticano parla di altre attivit organizzate dal
vescovo Bortignon:
A caccia di denaro per erigere il Seminario minore e l'ospedale Cottolengo Veneto, fece
scrivere: "Si sconsigliano sacerdoti e fedeli dall'organizzare pellegrinaggi al Padre Pio di Pietrelcina e
anche celebrazioni di sante messe o cenacoli di preghiere in unione al predetto Padre. Si ritiene che ci
non corrisponda al sensus Ecclesiae Christi, perch la Chiesa riserva certe manifestazioni ai servi di
Dio gi defunti". Non contento, il prelato incaric alcuni frati della sua diocesi di convincere i devoti di
Padre Pio a devolvere solo met delle offerte destinate al frate di San Giovanni Rotondo, riservando
l'altra met alla diocesi di Padova. E per risultare pi convincente, Bortignon arriv a farsi inviare
lettere di solidariet firmate dal papa e dal suo segretario particolare, monsignor Capovilla, indirizzate
al "venerato Vescovo di Padova".
Il vescovo Bortignon, dopo aver tentato invano di convincere Padre Pio a dirottare un po' di
offerte per rimpinguare le casse della sua diocesi, allo scopo di vendicarsi fa pressione su monsignor
Loris Capovilla, segretario particolare di Giovanni xxiii, per l'invio di un'ispezione apostolica a San
Giovanni Rotondo.
Cos nel 1960 la Santa Sede invia come ispettori i monsignori Carlo Maccari e Pietro Parenti,
assessori del Sant'Uffizio, per ulteriori indagini su Padre Pio e i pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo,
che considera manifestazioni di fede arcaiche ben lontane dallo spirito del Concilio Vaticano ii. E a San
Giovanni Rotondo si ha una vera e propria indagine poliziesca, con la sistemazione di bobine per
registrare i colloqui di Padre Pio. Vengono fuori incontri particolari del frate con donne, ovvero di tre
sue fedelissime, che rispondono ai nomi di Cleonice Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci, oltre a una
misteriosa contessa. Papa Roncalli non vuole ascoltare quelle bobine, delle quali gli viene riferito per
il contenuto con riferimento anche a "baci" non meglio identificati. Papa Roncalli annota il seguente
commento in quattro biglietti rimasti inediti, e pubblicati solo nel 2007 da Sergio Luzzato nel suo
Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento:
L'accaduto - cio la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur [se sono vere le
cose riferite], dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia
pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona - fa pensare ad un vastissimo disastro di anime,
diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella
calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum,
e dall'immenso inganno verr un insegnamento a chiarezza e a salute di molti.
Inoltre giudica Padre Pio "psicopatico, autolesionista ed imbroglione", si vera sunt quae
referentur.
Ed  un giudizio che peser sul futuro di Padre Pio, nonostante quella dichiarazione sul
beneficio d'inventario nei confronti del materiale scandaloso relativo a quegli incontri del frate. Sui
quali peraltro chiede conferma nel 1961 a monsignor Andrea Cesarano, che gli assicura che si tratta di
calunnie e che quei "baci" non sono peccaminosi, ma sono come quelli che gli d sua sorella quando va
devotamente a fargli visita, come riferir nel 2002 padre Carmelo da Sessano nel suo Padre Pio. Uomo
santo di Dio. I foglietti comunque resteranno inediti fino al 2007 e oltretutto Giovanni xxiii non
riferisce nulla al Sant'Uffizio.
Di conseguenza la congregazione, su indicazione di papa Roncalli, invia altre visite di controllo
sul suo stato di salute e tramite registrazioni con microfoni emerge una gestione amministrativa
fraudolenta dell'ospedale e degli oggetti artigianali creati a scopo di lucro collegati alla figura del frate.
Tutto questo porta papa Roncalli e il Sant'Uffizio a una conferma di condanna nei confronti di Padre
Pio, che rester in vigore fino a tutto il pontificato di Giovanni xxiii, per rinnovarsi con Paolo vi
(1963-1978) (v. La riabilitazione di Padre Pio da Pietrelicina nelle Appendici).
Ernesto Buonaiuti (1926)
Ernesto Buonaiuti, nato a Roma nel 1881,  ordinato sacerdote nel 1903, dopo essere incorso in
sanzioni da parte dei superiori all'Apollinare per la troppa libert dimostrata nell'apprezzare le
moderne impostazioni scientifiche delle discipline religiose. A soli 24 anni fonda la "Rivista
storico-critica delle scienze teologiche", per la diffusione della cultura religiosa in Italia, e la rivista
"Ricerche religiose". Ambedue vengono poste poi all'Indice e il 25 gennaio 1925 Buonaiuti viene
colpito con la scomunica dal Sant'Uffizio, ribadita pi volte, per aver preso le difese del movimento
modernista soprattutto nelle opere Il programma dei modernisti e Lettere di un prete modernista del
1908, ritenute apertamente critiche nei confronti dell'enciclica Pascendi dominici gregis, emanata da
Pio x (1903-1914) nel 1907. Dal 1915 Buonaiuti  docente di storia del cristianesimo presso
l'universit di Roma, ma in seguito al Concordato del 1929 viene esonerato dalle attivit didattiche e
assegnato a compiti extra-accademici, finch la cattedra universitaria gli viene tolta definitivamente nel
1931 per aver rifiutato di prestare giuramento di fedelt al Fascismo.
Diventa allora docente presso l'universit di Losanna in Svizzera, come ospite, dove tiene cicli
di lezioni sulla storia del cristianesimo, e rifiuta una cattedra stabile di storia del cristianesimo presso la
facolt di Teologia della stessa universit, perch richiede come condizione la sua adesione ufficiale
alla confessione cristiana riformata. Dopo la fine della guerra, nel 1945, Buonaiuti non viene comunque
reintegrato nel ruolo di professore ordinario, come era accaduto per gli altri colleghi superstiti che non
avevano accettato il giuramento di fedelt al Fascismo; e questo sulla base di una discutibile
applicazione retroattiva, sostanzialmente ad personam, dei Patti Lateranensi, che prevedeva il divieto,
per un sacerdote scomunicato, di occupare una cattedra in una universit statale. Pertanto Buonaiuti 
morto scomunicato a Roma il 20 aprile 1946.
Gli iscritti al Partito Comunista (1949, 1950, 1959)
La Sacra Congregazione del Sant'Uffizio tra il 1949 e il 1950 emette vari decreti di condanna
del Comunismo emanando quattro documenti sulla natura del pensiero marxista e la sua inconciliabilit
col cristianesimo.
Il primo documento, in lingua latina,  proposto in forma di risposta a ipotetiche domande
rivolte alla congregazione dai fedeli.  di seguito riportato in italiano.
 stato chiesto a questa Suprema Sacra Congregazione: se sia lecito iscriversi al partito
comunista o sostenerlo; se sia lecito stampare, divulgare o leggere libri, riviste, giornali o volantini che
appoggino la dottrina o l'opera dei comunisti, o scrivere per essi; se possano essere ammessi ai
Sacramenti i cristiani che consapevolmente e liberamente hanno compiuto quanto scritto nei numeri 1 e
2; se i cristiani che professano la dottrina comunista materialista e anticristiana, e soprattutto coloro che
la difendono e la propagano, incorrano ipso facto nella scomunica riservata alla Sede Apostolica, in
quanto apostati della fede cattolica.
Gli Eminentissimi e Reverendissimi Padri preposti alla tutela della fede e della morale, avuto il
voto dei Consultori, nella riunione plenaria del 28 giugno 1949 risposero decretando:
- negativo: infatti il comunismo  materialista e anticristiano; i capi comunisti, sebbene a volte
sostengano a parole di non essere contrari alla Religione, di fatto sia nella dottrina sia nelle azioni si
dimostrano ostili a Dio, alla vera Religione e alla Chiesa di Cristo;
- negativo:  proibito dal diritto stesso (cfr. canone 1399 del Codice di Diritto Canonico);
- negativo, secondo i normali princpi di negare i Sacramenti a coloro che non siano ben
disposti;
- affermativo.
Il giorno 30 dello stesso mese ed anno il papa Pio xii, nella consueta udienza all'Assessore del
Sant'Uffizio, ha approvato la decisione dei Padri e ha ordinato di promulgarla nel commentario
ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis.
Un secondo documento del primo luglio 1949, qualificato come Decreto Generale, dichiara in
italiano:
a) non  lecito iscriversi ai partiti comunisti o dare ad essi appoggio, poich il comunismo 
materialista e quindi anticristiano;
b) non  lecito pubblicare, diffondere o leggere libri, giornali o fogli volanti, che sostengono la
dottrina e la prassi del comunismo, o collaborare in essi con degli scritti;
c) non sono ammessi ai sacramenti i fedeli, che compiono consapevolmente e liberamente gli
atti di cui sopra;
d) sono scomunicati come apostati i fedeli che professano la dottrina del comunismo
materialista ed anticristiano, ed anzitutto coloro che la difendono e se ne fanno propagandisti.
Il decreto chiarisce inoltre:
La Scomunica  una pena medicinale per la quale uno viene escluso dalla Comunione dei fedeli
con gli effetti sanciti dal Diritto Canonico. L'Apostasia  l'abbandono della fede cattolica.
E infine raccomanda:
Dovere dei fedeli  dare la pi ampia diffusione al relativo Decreto del Santo Uffizio.
Il decreto viene esposto come manifesto in tutte le parrocchie d'Italia e nelle principali piazze
delle citt in prossimit delle chiese.
Un terzo documento  una Dichiarazione sui matrimoni dell'11 agosto 1949, in base alla quale
gli iscritti a sette ateistiche ossia acattoliche, come sono i comunisti militanti,
incorrono nell'impedimento dirimente di religione mista, in quanto atei, e devono sottoscrivere
le cauzioni richieste agli acristiani (battesimo, educazione cristiana dei figli e rimozione del pericolo di
perversione del coniuge non comunista).
Il quarto documento  un Monito sull'educazione della giovent del 28 luglio 1950, contro i
genitori che consentono ai loro figli di essere iscritti a societ giovanili perverse come la fgci, ovvero la
Federazione giovanile comunista italiana.
La stessa congregazione del Sant'Uffizio pubblica dieci anni dopo, il 4 aprile 1959, il seguente
decreto, confermato da Giovanni xxiii (1958-1963), chiamato Dubium, che intendeva chiarire il senso
del primo decreto, in rapporto alle mutate condizioni politiche:
 stato chiesto a questa Suprema Sacra Congregazione se sia lecito ai cittadini cattolici dare il
proprio voto durante le elezioni a quei partiti o candidati che, pur non professando princpi contrari alla
dottrina cattolica o anzi assumendo il nome cristiano, tuttavia nei fatti si associano ai comunisti e con il
proprio comportamento li aiutano. I cardinali preposti alla tutela della fede e della morale risposero
decretando: negativo, a norma del Decreto del Sant'Uffizio del 1/7/1949, numero 1. Il giorno 2 aprile
dello stesso anno Giovanni xxiii, nell'udienza al Pro-Segretario del Santo Ufficio, ha approvato la
decisione dei Padri e ha ordinato di pubblicarla.
La scomunica va considerata revocata nel 1983. Il canone 6 13 del Codice di diritto canonico
prevede l'abrogazione di qualsiasi legge penale non espressamente ripresa dal Codice stesso, e dal
momento che il Codice non riprende la scomunica ai comunisti, questa risulta formalmente revocata il
27 novembre 1983, data di entrata in vigore del Codice.
Scomuniche e condanne pontificie (1927-1937)
Gli iscritti all'Action Franaise (1927)
Il movimento politico francese nazionalista Action Franaise  fondato nel 1899 da Henri
Vaugeois, professore di filosofia, e Maurice Pujo, giornalista e scrittore, e due anni dopo per opera di
Charles Maurras aderisce alla causa monarchica, diventando un vero e proprio partito. Le idee del
movimento sono documentate dal 1908 nel quotidiano "L'Action Franaise", contribuendo a far
aderire al partito 20.000 iscritti, tra i quali si distinguono il romanziere Lon Daudet, il critico Jules
Lematre e l'economista Georges Valois. Il movimento viene acquisendo una mentalit agnostica e
indulge alla violenza fisica nello scontro con quanti hanno idee repubblicane: tra l'altro non nasconde
un certo odio verso gli ebrei. Nel novembre del 1908 nascono i Camelots du Roi, un gruppo di giovani
incaricati della vendita del giornale e delle azioni propagandistiche in strada.
La loro fama negativa arriva a Roma, dove Pio x (1903-1914) nel 1914 decide di non
condannare con un atto l'Action Franaise, pur ritenendola condannabile in potenza per la sua
mentalit atea e la sua fiducia in Charles Maurras, i cui libri peraltro sono messi all'Indice dal
Sant'Uffizio insieme al giornale del partito. E invece l'8 marzo 1926 per volere di Pio xi (1922-1939)
gli iscritti all'Action Franaise vengono interdetti dai sacramenti; inoltre sono messe all'Indice sette
opere di Maurras ed  proibita la lettura del loro quotidiano "L'Action Franaise". In seguito a questa
condanna del papa, Louis Billot, cardinale gesuita, difensore del movimento francese, si dimette dal
cardinalato il 21 marzo 1926, mentre lo scrittore Georges Bernanos lascia il partito. Pio xii (1939-1958)
toglier la condanna nel 1939.
Il Fascismo totalitario (1931)
Il 29 giugno 1931 Pio xi (1922-1939) emana l'enciclica Non abbiamo bisogno in difesa
dell'Azione Cattolica italiana contro i tentativi del regime fascista di eliminarla. Peraltro la
pubblicazione dell'enciclica  successiva al decreto di scioglimento dell'Azione Cattolica gi
promulgato da Mussolini il 29 maggio 1931 e al sequestro di tutti i circoli cattolici ad opera della
polizia. Nell'enciclica viene denunciato il Fascismo per uno specifico scopo, ovvero
il proposito - gi in tanta parte eseguito - di monopolizzare interamente la giovent, dalla
primissima fanciullezza fino all'et adulta, a tutto ed esclusivo vantaggio di un partito, di un regime e
la "persecuzione" nei confronti dell'Azione Cattolica operata a tale intento. Da ci l'occasione per la
condanna: colpire a tale scopo, come ultimamente si  fatto, le sue Associazioni giovanili equivale ad
un vero e proprio impedire che la giovent vada a Ges Cristo.
Nell'enciclica Pio xi coglie l'occasione per difendere i Patti Lateranensi e condannare
esplicitamente il Fascismo come dottrina totalitaria, definendolo "una vera e propria statolatria pagana,
non meno in contrasto con i diritti naturali della famiglia che con i diritti soprannaturali della Chiesa".
Peraltro l'enciclica precisa:
Una concezione dello Stato che gli fa appartenere le giovani generazioni interamente e senza
eccezione dalla prima et fino all'et adulta, non  conciliabile per un cattolico colla dottrina cattolica,
e neanche  conciliabile col diritto naturale della famiglia. Non  per un cattolico conciliabile con la
cattolica dottrina pretendere che la Chiesa e il Papa devono limitarsi alle pratiche esterne di religione
(Messa e Sacramenti), e che il resto della educazione appartiene totalmente allo Stato.
Pio xi spiega infatti che, sebbene la Santa Sede non avesse fino ad allora pronunciato "formali
ed esplicite condanne" e avesse continuato a "credere possibili e favorire compatibilit e cooperazioni
che ad altri sembrarono inammissibili", la persecuzione dell'Azione Cattolica, definita "quanto la
Chiesa e il suo Capo hanno di pi caro e prezioso", toglie ogni possibilit di cooperazione.
Rispondendo alle accuse di "ingratitudine" lanciate dal regime nei confronti della Chiesa, l'enciclica
ricorda invece che lo Stato italiano ha tratto piuttosto benefici dal credito tributato al Fascismo dalla
Santa Sede:
Il Clero, l'Episcopato, e questa medesima Santa Sede non hanno mai disconosciuto quanto in
tutti questi anni  stato fatto con beneficio e vantaggio della Religione; ne hanno anzi spesse volte
espresso viva e sincera riconoscenza. Ma [...] gli attentati contro l'Azione Cattolica [...] che
culminavano nelle poliziesche misure contro di loro consumate fanno seriamente dubitare se gli
atteggiamenti prima benevoli e benfici provenissero soltanto da sincero amore e zelo di Religione.
Ch se di ingratitudine si vuol parlare, essa fu e rimane quella usata verso la Santa Sede da un partito e
da un regime che, a giudizio del mondo intero, trasse dagli amichevoli rapporti con la Santa Sede, in
paese e fuori, un aumento di prestigio e di credito, che ad alcuni in Italia ed all'estero parvero eccessivi,
come troppo largo il favore e troppo larga la fiducia da parte Nostra.
Il Partito Nazista (1937)
Pio xi (1922-1939) nella enciclica Mit brennender Sorge ("Con viva preoccupazione") denuncia
il Nazionalsocialismo tedesco. L'enciclica, che porta la data del 14 marzo 1937, viene redatta dal
cardinale tedesco Michael von Faulhaber e stampata clandestinamente in Germania, su indicazione del
cardinale Eugenio Pacelli, nunzio apostolico. Viene distribuita ai vescovi e ai parroci per essere letta da
tutti i pulpiti della chiese cattoliche della Germania il 21 marzo 1937, giorno della Domenica delle
Palme. Ed  anche divulgata alla stampa il giorno dopo.
Hitler, colto di sorpresa, va su tutte le furie e ordina di sequestrare tutte le copie dei giornali che
hanno pubblicato il testo e di impedirne l'ulteriore diffusione; e si tengono numerosi processi verso
esponenti del clero. Hitler nel frattempo fa inviare in Vaticano una nota di protesta dell'ambasciatore
Diego von Bergen: "Questa enciclica, come anche le note della Segreteria di Stato, mostrano che la
Santa Sede non vuol capire la mentalit del Nazionalsocialismo e che non ha per esso nessuna
benevolenza".
Nella prima parte del documento vengono riassunti i rapporti tra Stato e Chiesa in Germania dal
1933, soffermandosi soprattutto sulle vane speranze poste nel concordato e nella lotta aperta contro la
Chiesa. Nella seconda si condanna la filosofia del Nazionalsocialismo, le sue tendenze panteiste, la
divinizzazione della razza, del popolo, del capo dello Stato, l'ostilit verso l'Antico Testamento e gli
ebrei, il rifiuto di una morale oggettiva universale e del diritto naturale. Com' noto i provvedimenti
contro gli ebrei divennero sempre pi cruenti e forse l'enciclica non fece che spingere ancora di pi i
nazisti alla persecuzione. A nulla valsero le ben 55 note di protesta inviate dal Vaticano a Berlino tra il
1933 e il 1939.
Il Comunismo ateo (1937)
Il 19 marzo 1937 Pio xi (1922-1939) promulga l'enciclica Divini Redemptoris, nella quale
denuncia gli errori del Comunismo ateo che "spoglia l'uomo della sua libert... toglie ogni dignit alla
persona umana e ogni ritegno morale contro l'assalto degli stimoli ciechi". Il Comunismo viene
definito un pensiero "intrinsecamente perverso", nel quale si cela una "falsa" idea di redenzione.
Inoltre il papa esorta i poveri alla sopportazione e alla ricerca dei beni spirituali anzich di quelli
temporali, mentre sprona i ricchi a non fissare la loro felicit sui beni terreni, invitandoli a distribuirli ai
poveri. L'enciclica  maturata con una pi precisa condanna e scomunica degli "iscritti al partito
Comunista" da parte del Sant'Uffizio tra il 1949 e il 1959 (v. Le condanne della Sacra Congregazione
del Santo Uffizio).
Le condanne della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
(1965-2013)
La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede ha assunto questa denominazione, in
sostituzione di quella che faceva riferimento al Sant'Uffizio (v.), con il motu proprio Integrae
servandae emesso da Paolo vi il 7 dicembre 1965. Peraltro Giovanni Paolo ii con la costituzione Pastor
Bonus del 28 giugno 1988 ha dato un ulteriore riassetto alla Curia romana e, in particolare, ha indicato
che "compito proprio della Sacra Congregazione della Dottrina della Fede  di promuovere e di tutelare
la dottrina della fede ed i costumi in tutto l'orbe cattolico".
Inoltre la congregazione deve "favorire gli studi volti a far crescere l'intelligenza della fede"
attraverso l'esame delle nuove teorie in materia dogmatica e morale. Deve inoltre condannare eventuali
dottrine contrarie ai principi della fede, ovvero esaminare i delitti contro la fede, la morale e la
celebrazione dei sacramenti; oltre che sostenere i vescovi "nell'esercizio del compito per cui sono
costituiti come autentici maestri e dottori della fede e per cui sono tenuti a custodire e promuovere
l'integrit della medesima fede". E ancora,  suo compito la promozione e l'organizzazione di studi e
congressi, nonch la riprovazione e l'eventuale giudizio di condanna previo esame di documenti di altri
dicasteri.
La Massoneria (1965, 1975, 1978, 1981, 1983, 2013)
Dagli anni Sessanta del Novecento sembra in atto un disgelo tra la Chiesa di Roma e la
Massoneria. Sembra infatti essersi aperto un dialogo ad opera di vari studiosi cattolici, tra cui padre
Giovanni Caprile e padre Rosario Esposito, i principali esperti delle possibili concordanze tra Chiesa
cattolica e Massoneria. Tra l'altro nel 1966 la Conferenza Episcopale scandinavo-baltica autorizza i
massoni cattolici o convertiti al cattolicesimo ad operare nelle logge, arrivando a dichiarare: "Le due
appartenenze alla Massoneria e alla Chiesa Cattolica sono compatibili".
Cos il 17 luglio 1974 il cardinale Franjo Seper, presidente della Congregazione per la Dottrina
della Fede, in una lettera al cardinale John Joseph Krol, presidente della Conferenza Episcopale
Nordamericana, prende posizione a favore dell'apertura verso la Massoneria: "I laici", scrive Seper,
"possono iscriversi alla Massoneria, i chierici no". Sembra dunque che la scomunica del Codice del
1917 non venga pi applicata.
Ma puntuale, due giorni dopo, il 19 luglio, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede in
una notificazione ufficiale smentisce quella lettera e conferma che  sempre in vigore il canone 2335
del Codice di Diritto Canonico contro la Massoneria, con una precisazione: "Il predetto canone 2335
riguarda soltanto quei cattolici che si iscrivono ad associazioni le quali di fatto operano contro la
Chiesa. Rimane tuttavia in ogni caso la proibizione a chierici, religiosi e membri di istituti secolari di
iscriversi alle associazioni massoniche".
Eppure tra il 1975 e il 1976 dal cardinale Franjo Seper vengono annullate le decisioni di
condanna alla Massoneria dell'arcivescovo di Marsiglia da parte della Conferenza Episcopale del
Brasile e di quella dell'Inghilterra e del Galles. Inoltre nel 1975 il cardinale messicano Brando Hilela
celebra una messa in una loggia massonica e nel 1976 la Conferenza Episcopale di Santo Domingo
dichiara: "Non c' incompatibilit tra essere cattolico e essere massone, come non c' incompatibilit
tra essere cattolico e comunista".
E c' chi pensa che certi atteggiamenti si giustifichino con il fatto che circola in Vaticano la
voce maligna che Paolo vi (1963-1978) abbia aderito alla Massoneria, tanto che nel 1965 ha ricevuto in
Vaticano il capo della p2 Licio Gelli, e oltretutto ha concesso al capo virtuale della Massoneria italiana
la nomina a commendatore Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae. E si parla di "Fumo di Satana in
Vaticano", secondo il titolo di un libro. Ma sono tutte illazioni.
Peraltro il 26 agosto 1978, in concomitanza con l'inizio del breve pontificato di papa Giovanni
Paolo i (3-28 settembre 1978), sulla rivista "op-Osservatore Politico" del giornalista Mino Pecorelli,
affiliato alla loggia massonica p2, appare una lista di 112 presunti "massoni vaticani". Si tratta di
cardinali, vescovi, prelati, sacerdoti, professori di accademie pontificie e impiegati della Santa Sede,
con tanto di sigla per ognuno come affiliato e l'anno di iscrizione. A cominciare dal presidente dello ior
Paul Marcinkus (iscritto dal 21 agosto 1967, matricola 43/649). Al suo fianco si distinguono i cardinali
Jean-Marie Villot, Segretario di Stato della Santa Sede (iscritto dal 1966, matricola 041/3) e Agostino
Casaroli, ministro degli Esteri della Santa Sede (iscritto dal 1957, matricola 41/076); padre Roberto
Tucci, direttore della Radio Vaticana (iscritto dal 1957, matricola 42/58); e i monsignori Virgilio Levi,
vicedirettore de "L'Osservatorio Romano" (iscritto dal 1958, matricola 241/3), Donato De Bonis,
braccio destro di Marcinkus (iscritto dal 1968, matricola 321/02) e Pio Laghi, nunzio apostolico in
Argentina (iscritto dal 1969, matricola 0/538), nonch padre Giovanni Caprile (iscritto dal 1957,
matricola 21/014, direttore di "Civilt Cattolica"). In particolare, in Vaticano si fronteggiano due
fazioni contrapposte: una, massonico-moderata, denominata "Mafia di Faenza", che farebbe capo a
Agostino Casaroli, Achille Silvestrini e Pio Laghi; l'altra, integralista, legata all'Opus Dei, che fa
riferimento a Paul Marcinkus e monsignor Luigi Cheli.
Ci si aspetterebbe una smentita da parte del Vaticano, oppure l'annuncio che sui massoni del
Vaticano sta per abbattersi una scomunica. Nessuna delle due cose si verifica. Solo nell'appendice
all'edizione italiana del libro Massoneria e Chiesa Cattolica di Jos A. Ferrer Benimeli e Giovanni
Caprile, pubblicato nel 1982,  lo stesso padre Caprile, che secondo quell'elenco sarebbe parte in causa
come affiliato alla Massoneria, a dichiarare che la lista  "compilata e pubblicata con grossolana
falsificazione", sottolineando principalmente il fatto che egli stesso  indicato come "direttore di
"Civilt Cattolica"", mentre  soltanto un collaboratore. Ovviamente la sua dichiarazione non basta per
considerare falsa quella lista.
Tutto questo indica chiaramente che la condanna della Santa Sede nei confronti della
Massoneria pu apparire una sorta di falsa testimonianza, e che tale risulta ognuna delle relative
scomuniche. A confermarlo  in qualche modo la dichiarazione del prefetto della Congregazione per la
Dottrina della Fede Joseph Ratzinger che, in data 17 febbraio 1981, ribadisce la validit della
scomunica per gli appartenenti alla Massoneria.
Cos il 3 marzo 1981, sotto papa Giovanni Paolo ii (1978-2005), la Congregazione per la
Dottrina della Fede pubblica sull'"Osservatore Romano" una dichiarazione, nella quale si conferma
che la disciplina del codice del 1917 rimane immutata in attesa del nuovo Codice di Diritto Canonico,
che viene pubblicato il 25 gennaio 1983.  anche vero che nel canone 1374 i toni erano attutiti rispetto
al 1917: veniva abrogata l'espressione "sette massoniche", e si parlava genericamente di "sette".
Qualcuno poteva quindi pensare che effettivamente la Santa Sede avesse cambiato opinione. Inoltre,
prima della promulgazione del nuovo Codice, a conclusione di incontri e studi durati alcuni anni
(1974-1980), la Conferenza Episcopale tedesca ha pubblicato un documento circa la possibilit di
aderire simultaneamente alla Chiesa cattolica e alla Libera Muratoria. Nella conclusione del
documento, datato Wrzburg, 28 aprile 1980,  emersa una completa inconciliabilit, e quindi appare
incancellabile la condanna della Chiesa di Roma nei confronti della Massoneria.
A confermarlo  il Nuovo Codice di Diritto Canonico emanato da Giovanni Paolo ii il 25
gennaio 1983 (con la costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges), ed entrato in vigore la prima
domenica d'Avvento successiva. Nel discorso del 3 febbraio 1983 Giovanni Paolo ii raccomanda di
leggere il nuovo codice in parallelo con i documenti conciliari e, suggerendo l'immagine del triangolo,
pone la Sacra Scrittura al vertice, come unica e insostituibile legge fondamentale della Chiesa, e alla
base da un lato gli atti del Concilio Vaticano ii e dall'altra il cic, ovvero la sigla del Codex Iuris
Canonici, ovviamente aggiornato.
Il 26 novembre 1983 la congregazione, all'epoca passata sotto la direzione del cardinale Joseph
Ratzinger, emette la seguente Dichiarazione di chiarimento, che per non fa riferimento a una
scomunica ma a un "peccato grave", anche se rinnova per gli iscritti il divieto di accostarsi ai
sacramenti.
 stato chiesto se sia mutato il giudizio della Chiesa nei confronti della Massoneria per il fatto
che nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene esplicitamente menzionata come nel Codice
anteriore. Questa Congregazione  in grado di rispondere che tale circostanza  dovuta ad un criterio
redazionale seguito anche per altre associazioni ugualmente non menzionate in quanto comprese in
categorie pi ampie. Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle
associazioni massoniche, poich i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la
dottrina della Chiesa e perci l'iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle
associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla santa comunione.
Non compete alle autorit ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni
massoniche con un giudizio che implichi deroga su quanto sopra stabilito, e ci in linea con la
dichiarazione di questa S. Congregazione del 17 febbraio 1981.
A questa dichiarazione oltretutto ha fatto seguito un testo esplicativo dell'"Osservatore
Romano" del 10 marzo 1985. Eppure il 21 dicembre 1996 il Gran Maestro della loggia massonica
Grande Oriente d'Italia Virgilio Gaito fa pervenire a Giovanni Paolo ii (1978-2005) l'onorificenza
dell'Ordine di Galilei. L'omaggio  accompagnato da una lettera (pubbicata nel 2013 nel libro
Vaticano massone di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti) nella quale Gaito, insieme al cardinale
Silvio Oddi, allora prefetto della Congregazione per il Clero, dichiara che " giunto il momento di
lanciare un doveroso appello alla riconciliazione che ponga fine a questa secolare incomprensione tra
Chiesa Cattolica e Massoneria".  troppo, e il papa respinger l'onorificenza. In ogni caso quell'elenco
dei "massoni vaticani" della rivista "op" non  stato mai smentito, ovvero quei "massoni vaticani" non
sono stati mai scomunicati con specifica sentenza; quindi la condanna della Massoneria al limite non 
stata adeguatamente attuata.
Aborto e controllo delle nascite (1968, 1974, 1975, 1990, 2013)
La Chiesa cattolica, sulla base di riferimenti scritturali e apostolici, ha sempre considerato la
vita un dono del Signore, e dunque un bene in s di cui all'uomo non  dato disporre. Ne consegue che
l'aborto, come scelta volontaria dell'uomo volta a impedire lo sviluppo della vita, equivale a un
omicidio ed  considerato peccato mortale gravissimo. La vita di ogni essere umano  una ricchezza per
l'umanit ed  un bene indisponibile per l'uomo; anzi, questi  chiamato a difenderla dal concepimento
alla morte naturale. E va ricordato che non  stata mai abrogata la bolla Effrenatum emanata da Sisto v
del 1588, che ritiene l'aborto un omicidio, punibile con la scomunica.
Allo stesso modo i cosiddetti metodi di contraccezione d'emergenza, che impediscono
l'annidamento del concepito nell'utero materno, vengono considerati abortivi perch impediscono lo
sviluppo iniziale della vita del nascituro. Papa Giovanni Paolo ii ha spiegato la posizione cattolica
nell'enciclica Evangelium Vitae, specialmente nei numeri 58-63 e 68-74. Nella nota del 1993 Circa
l'"isolamento uterino" ed altre questioni, emessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede,
guidata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, si afferma che  lecito eseguire l'asportazione dell'utero,
nel solo caso che il suo danneggiamento (in seguito al parto, per esempio) rappresenti un grave pericolo
attuale per la vita o la salute della donna. Questa pratica (o l'equivalente legatura delle tube) non 
ammessa in mancanza di un pericolo in atto, come misura preventiva per la salute della donna in caso
di gravidanza futura, perch, mancando una ragione terapeutica attuale, tale pratica si configurerebbe
come "sterilizzazione diretta", sempre vietata dalla morale cattolica.
A monte per il controllo delle nascite c' il metodo Ogino-Knaus, riconosciuto e ammesso dalla
Chiesa cattolica fino ad essere ufficializzato il 29 ottobre 1951 da Pio xii (1939-1958) durante un
discorso all'Unione cattolica italiana delle ostetriche.
Ancor pi antico, ma condannato dalla Chiesa cattolica,  l'uso dei profilattici, che in medicina
risultano utilizzati sui malati di sifilide dalla seconda met del Cinquecento, ma diventati un sistema
universale anticoncezionale, superato nel 1962, quando vengono messe in commercio le pillole
anticoncezionali. Queste, condannate dalla Chiesa cattolica, nel 1966 arrivano anche sul mercato
italiano, dapprima con alto dosaggio di estrogeni e progestinici, poi a basso dosaggio, che peraltro
possono avere effetti collaterali dannosi alla salute; e cos si registra un ritorno all'uso dei profilattici.
In ogni caso  inarrestabile la tendenza ad evitare nascite indesiderate. E interviene sull'argomento
Paolo vi (1963-1978) il 28 luglio 1968 con l'enciclica Humanae vitae, nella quale si sollecita ad
attenersi all'insegnamento della Chiesa cattolica, si condanna l'uso della pillola e di tutti gli altri
procedimenti contraccettivi artificiali, e si raccomandano la paternit e maternit responsabile, nonch
la rinuncia e l'autocontrollo.
Nel 1973 viene commercializzato il Levonorgestrel, popolarmente indicato come "pillola del
giorno dopo", e il problema evidentemente diventa ancora pi complesso per i fedeli della Chiesa
cattolica, in relazione anche all'eventualit di un procurato aborto. Il 18 novembre 1974, quattro anni
prima della promulgazione il 22 maggio 1978 da parte dello Stato italiano della legge 194 relativa alle
"norme per la tutela sociale della maternit e sull'interruzione volontaria della gravidanza", la
Congregazione per la Dottrina della Fede comunica la seguente Dichiarazione sull'aborto procurato.
La Conferenza episcopale italiana, in seguito all'approvazione della legge sull'aborto, ha
ricordato che tutti coloro che vi concorrono sono colpiti da scomunica. Tuttavia, secondo l'istruzione
pastorale dell'8.12.1978, ricorda che "come ogni pena nella Chiesa anche la scomunica per l'aborto ha
soprattutto uno scopo preventivo e medicinale o pedagogico" e che "si incorre nella scomunica ad
alcune condizioni: la pena della Chiesa presuppone sia la reale gravit della colpa personale di chi 
ricorso all'aborto e l'ha compiuto, sia la conoscenza dell'esistenza di questa stessa pena" (cei,
Istruzione pastorale dell'8.12.1978).
Si prende la "pillola del giorno dopo" per prevenire la gravidanza in caso di concepimento. Non
si potr mai sapere se si  compiuto o no l'aborto. Certamente si tratta di un peccato gravissimo, perch
si mira decisamente all'aborto nel caso di concepimento. Si pu dire che vi  per lo meno l'intenzione
omicida. Ma poich non si sa se l'omicidio sia stato compiuto, anche se magari lo si  davvero
eseguito, non si incorre nella scomunica.
Sua Santit Paolo vi, nel corso dell'udienza concessa al sottoscritto Segretario della Sacra
Congregazione per la Dottrina della Fede, il 28 giugno 1974, ha ratificato e confermato questa
Dichiarazione sull'aborto procurato, ed ha ordinato che sia pubblicata.
Viene pertanto evidenziato che "chi ricorre all'aborto ottenendo l'effetto voluto e chi procura
tale aborto incorre nella scomunica" come prescritto nel canone 1398 del Diritto Canonico. La
remissione di questa scomunica  riservata al vescovo, il quale pu decidere se e quali sacerdoti hanno
l'autorizzazione per rimetterla.
Peraltro, a fronte di questa condanna dell'aborto e di chi lo procura, la congregazione il 29
dicembre 1975 emana la dichiarazione Persona humana "circa alcune questioni di etica sessuale",
ovvero un codice al quale il cattolico deve attenersi per non incorrere nella scomunica. Innazitutto
"ogni atto genitale umano deve svolgersi nel quadro del matrimonio", per cui viene considerata un
peccato la relazione tra un uomo e una donna prima del matrimonio, come pure "la masturbazione",
che pertanto impone un pentimento nel sacramento della Confessione. Viene inoltre condannata
l'omosessualit, peccato riscontrabile anche nell'Antico Testamento.
Su questa base la congregazione rammenta la morale cattolica che va tenuta presente per il
controllo e la regolazione delle nascite.  opportuna l'astinenza periodica a fronte di una condanna
degli anticoncezionali (dal preservativo alla pillola, come pure per l'uomo l'uso del coito interrotto e
per la donna quello del diaframma). In questi casi non si  scomunicati, ma si compie un peccato che va
pertanto purificato con il sacramento della Confessione, che comporta peraltro una successiva astinenza
dai rapporti se non finalizzati alla procreazione. A fronte di queste prescrizioni va comunque segnalato
che fino al 1970 il Vaticano possedeva il pacchetto di maggioranza dell'istituto farmacologico Serono,
produttore della pillola anticoncezionale Luteolas, e ci in totale contraddizione rispetto alle
prescrizioni della Chiesa cattolica in merito al controllo delle nascite. La dichiarazione della
congregazione sulle "questioni di etica sessuale"  stata presentata dal prefetto della congregazione, il
cardinale Franjo Seper, al papa Paolo vi, che l'ha ratificata e confermata.
Inoltre nel 1990 la congregazione ha emanato delle istruzioni antiaborto sul rispetto della vita
nascente e la dignit della procreazione sotto il titolo Donum vitae, ratificate dal papa Giovanni Paolo ii
(1978-2005). Tali istruzioni partono dal concetto che "il dono della vita, che Dio Creatore e Padre ha
affidato all'uomo, impone a questi di prendere coscienza del suo inestimabile valore e di assumerne la
responsabilit" al fine di "risolvere i problemi morali sollevati dagli interventi artificiali sulla vita
nascente e sui processi della procreazione". Principio fondamentale  che "il corpo umano non pu
essere considerato solo come un complesso di tessuti, organi e funzioni, n pu essere valutato alla
stessa stregua del corpo degli animali, ma  parte costitutiva della persona che attraverso di esso si
manifesta e si esprime". Ne consegue che "l'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin
dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della
persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita". E va tenuto
presente che "se la diagnosi prenatale rispetta la vita e l'integrit dell'embrione e del feto umano ed 
orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale,  lecita".
Ma sull'aborto si conferma la condanna anche da parte di papa Francesco il 20 settembre 2013
in un discorso nel quale ha sottolineato che "la vita umana  sempre, in tutte le sue fasi e a ogni et,
sacra ed  sempre di qualit. E non per un discorso di fede, ma di ragione e di scienza! Non esiste una
vita umana pi sacra di un'altra, come non esiste una vita umana qualitativamente pi significativa di
un'altra". Peraltro "la credibilit di un sistema sanitario", ha aggiunto Francesco, "non si misura solo
per l'efficienza, ma soprattutto per l'attenzione e l'amore verso le persone, la cui vita  sempre sacra e
inviolabile".
Giovanni Franzoni (1974, 1976)
Giovanni Franzoni, nato a Vama, in Bulgaria, nel 1928, viene ordinato sacerdote nel 1955 ed 
docente di storia e filosofia nel collegio dell'abbazia benedettina di Farfa. Ma dal marzo 1964  abate
dell'abbazia romana di San Paolo fuori le Mura, e in tale veste partecipa alle ultime due sessioni del
Concilio Vaticano ii. Nell'abbazia paolina avvia l'esperienza della comunit di base di San Paolo, nella
quale il Vangelo si alterna alle letture politiche in senso progressista marxista; Franzoni riesce ad
attrarre numerosi giovani nella comunit, nonch alle messe e alle omelie domenicali. Dichiara di
essere dalla parte dei poveri "per rovesciare al loro fianco i meccanismi che li mantengono in miseria",
e accusa la Chiesa di condannare la lotta di classe solo per ipocrisia e cieco anticomunismo. Di qui
nasce una dichiarazione della comunit di opposizione al Concordato tra Stato e Chiesa, la condanna
della guerra in Vietnam e la dichiarazione di solidariet alle lotte del cosiddetto "autunno caldo".
Nell'agosto del 1972 la Congregazione per la Dottrina della Fede apre un'inchiesta ecclesiastica
e scioglie la Cassinese, il consiglio direttivo della congregazione benedettina di Montecassino dalla
quale dipende San Paolo, separando cos don Franzoni dalle istanze superiori del suo ordine. Ma la
comunit prosegue le riunioni e le dichiarazioni pubbliche anche attraverso la rivista "Confronti",
fondata da Franzoni, arrivando a criticare apertamente le operazioni finanziarie della banca del
Vaticano, lo ior, che nella primavera del 1973 riceve dal sistema bancario internazionale una ferma
deplorazione del suo operato.
A giugno dello stesso anno Franzoni pubblica il libro La terra  di Dio, che rende pubbliche le
sue idee, e allora pochi giorni dopo, il 2 luglio, la Congregazione della Dottrina della Fede emette una
notifica a Franzoni, invitandolo a dimettersi dalla carica di abate. E Franzoni invia le dimissioni
direttamente al papa Paolo vi (che le accetta), comunicandogli che andr a vivere in periferia, tra gli
operai, per fondare un monastero moderno e prendendo politicamente posizione per la libert di voto
dei cattolici al referendum sul divorzio. La conseguenza  che nel 1974 viene sospeso a divinis.
Franzoni si astiene dal celebrare la messa, ma continua a svolgere la sua attivit pastorale nell'ambito
della comunit di San Paolo. Dopo aver dichiarato, in occasione delle elezioni del giugno 1976, il suo
appoggio al Partito Comunista, arriva in agosto per lui la riduzione allo stato laicale.
Peraltro Franzoni continua la sua attivit nella comunit di San Paolo come animatore, in
collegamento con le comunit cristiane di base attraverso la sua rivista, che cambia il titolo in
"Com-Nuovi Tempi". Nel 1991 sposa, con rito civile, una giornalista giapponese atea, Yukiko Ueno, e
si fanno intensi i suoi rapporti con l'America Latina e l'Asia, tanto che arriva a fondare nel 2003
l'associazione "Amicizia Italia-Iraq". Alle elezioni politiche del 2006 dichiara di aver votato per il
Partito Comunista, mentre alle elezioni europee del 2009 d la sua preferenza alla Lista Anticapitalista.
Divenuto socio onorario dell'associazione Libera Uscita, assume una posizione critica sul caso di
Eluana Englaro, dichiarandosi favorevole all'eutanasia.
Hans Kng (1975, 1979)
Il sacerdote e teologo svizzero Hans Kng, nato nel 1928 a Sursee, docente presso la facolt di
Teologia cattolica all'universit di Tubinga in Germania, dove ha fondato l'Istituto per la ricerca
ecumenica,  sacerdote dal 1954; partecipa al Concilio Vaticano ii in qualit di esperto, nominato da
papa Giovanni xxiii (1958-1963).
Nel 1970 nel libro Infallibile?Una domanda dichiara che non  ammissibile il dogma
sull'infallibilit papale, cos che nel 1975 viene richiamato dalla Congregazione per la Dottrina della
Fede. In seguito all'inasprirsi dei toni della contestazione, il 18 dicembre 1979 gli viene revocata
l'autorizzazione all'insegnamento della teologia cattolica. Kng  pur sempre sacerdote cattolico e
conserva comunque la cattedra presso il suo istituto, che viene per separato dalla facolt cattolica.
In seguito alla revoca della missio canonica, Kng critica l'operato della Congregazione per la
Dottrina della Fede, durante il pontificato di Giovanni Paolo ii (1978-2005), paragonandola a un
tribunale di epoca staliniana. Continua peraltro la sua battaglia affinch la Chiesa cattolica si apra
all'ammissione delle donne a ogni ministero e incentivi il dialogo ecumenico. In materia bioetica
sostiene che, nei casi di utilizzo di "mezzi straordinari" per il mantenimento della vita, la loro
sospensione non si configuri come eutanasia. Nel 1993 crea la fondazione Weltethos ("Etica
mondiale"), impegnata a sviluppare e rinforzare la cooperazione tra le religioni mediante il
riconoscimento dei valori comuni e a disegnare un codice di regole di comportamento universalmente
condivise. Nel 2000 critica aspramente la dichiarazione Dominus Iesus sull'unicit salvifica di Ges
Cristo e della Chiesa, definendola un misto di "megalomania e arretratezza vaticana". Il 26 marzo 2005
pubblica sul "Corriere della Sera" un articolo estremamente critico nei confronti di Giovanni Paolo ii,
Wojtyla, il papa che ha fallito, nel quale denuncia la restaurazione della Chiesa di Roma con un ritorno
alle posizioni antecedenti il Concilio Vaticano ii, dichiarando che Giovanni Paolo ii l'ha tradito. In
particolare scrive:
Giovanni Paolo ii predica i diritti degli uomini all'esterno ma li ha negati all'interno, cio ai
vescovi, ai teologi e soprattutto alle donne. Il Vaticano, un tempo nemico convinto dei diritti dell'uomo
ma ben disposto oggi a immischiarsi nella politica europea, continua a non poter sottoscrivere la
Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del Consiglio d'Europa: troppi canoni del diritto ecclesiastico
romano, assolutistico e medioevale, dovrebbero prima essere modificati.
Kng contesta l'elevato numero di canonizzazioni di santi durante il pontificato di Giovanni
Paolo ii, e soprattutto le beatificazioni e le canonizzazioni di alcuni personaggi (Pio ix e Josemara
Escriv de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei). Sempre in questo articolo Kng critica i componenti
della Congregazione della Chiesa di Roma per il loro comportamento verso i teologi cattolici
precisando:
Come Pio xii fece perseguitare i pi importanti teologi del suo tempo, allo stesso modo si
comportano Giovanni Paolo ii e il suo Grande Inquisitore Ratzinger con Schillebeeckx, Balasuriya,
Boff, Bulnyi, Curran, Fox, Drewermann e anche il Vescovo di Evreux Gaillot e l'arcivescovo di
Seattle Huntington.
E ancora, in un discorso pi ampio critica l'operato di Giovanni Paolo ii:
Elogia spesso e volentieri gli ecumenici, ma al tempo stesso ha pesantemente compromesso i
rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformiste ed evita il riconoscimento dei loro funzionari e
dell'eucarestia. Il Papa avrebbe dovuto consentire - come suggerito in molti modi dalle commissioni
di studio ecumeniche e come praticato direttamente da tanti parroci - le messe e l'eucarestia nelle
Chiese non cattoliche e l'ospitalit eucaristica avrebbe anche dovuto ridurre l'eccessivo potere
esercitato dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell'Est e delle Chiese riformiste e avrebbe dovuto
rinunciare all'insediamento dei Vescovi romano-cattolici nelle zone delle Chiese russe-ortodosse.
Avrebbe potuto, ma non ha mai voluto. Ha voluto invece mantenere e ampliare il sistema di potere
romano. La politica di potere e di prestigio del Vaticano  stata mascherata da discorsi ecumenici
pronunciati dalla finestra di Piazza San Pietro, da gesti vuoti e da una giovialit del Papa e dei suoi
cardinali che cela in realt il desiderio di "sottomissione" della Chiesa dell'Est sotto il primato romano
e il "ritorno" dei protestanti alla casa paterna romano-cattolica.
Quando Ratzinger  eletto papa, Kng viene ricevuto a Castel Gandolfo dal suo amico-nemico,
con il quale  stato spesso in posizioni di netta contrapposizione. Secondo un comunicato vaticano del
26 settembre 2005 "l'incontro si  svolto in un clima amichevole". Ma ecco che il 18 marzo 2010 in un
articolo sulla "Repubblica", Kng, riferendosi agli abusi sessuali del clero, sostiene che Ratzinger sia
"l'uomo che da decenni  il principale responsabile dell'occultamento di questi abusi a livello
mondiale". E ancora il 15 aprile 2010 Kng in un altro articolo sulla "Repubblica" dichiara che papa
Benedetto xvi (2005-2013) ha fallito e i cattolici hanno perso la fiducia nella Chiesa, rinnovando
all'attuale pontefice gran parte delle critiche che gi aveva mosso al suo predecessore, Giovanni Paolo
ii. In pratica, per quanto ancora in vigore la condanna della congregazione che gli vieta di insegnare la
dottrina della religione, Kng non ha mai smesso di far sentire la sua voce attraverso numerosi libri,
come Cristianesimo del 1999 e Ci che credo del 2010. Tutte opere che, se esistesse ancora l'Indice dei
libri proibiti, verrebbero condannate.
Marcel Lefebvre (1976, 1988-2013)
Nel 1970 l'arcivescovo francese Marcel Lefebvre si ribella all'attuazione delle riforme maturate
nel Concilio Vaticano ii e fonda a Ecne, in Svizzera, la Fraternit Sacerdotale San Pio x, con un
proprio seminario, rifiutandosi di accettare il Novus Ordo Missae in lingua volgare, ovvero seguitando
ad usare la lingua latina. Nell'arco di cinque anni ha ordinato numerosi sacerdoti chiamati Lefebvriani,
e per questo l'arcivescovo di Losanna, Pierre Mamie, ha fatto chiudere il seminario e nel 1976 Paolo vi
(1963-1978) lo ha sospeso a divinis (v.). Pur avendo lasciato il seminario, Lefebvre ne  rimasto
l'indiscusso capo e in questa veste nel 1988 il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione
per la Dottrina della Fede, cerca di riportarlo nell'orbita di Roma facendogli delle concessioni.
Il 5 maggio 1988 Lefebvre e Ratzinger firmano un protocollo d'intesa per l'uso dei testi
liturgici approvati nel 1962, prima del concilio, e si ipotizza la creazione di una commissione del
Vaticano per coordinare nuove nomine vescovili. Lefebvre promette obbedienza al papa e riconosce la
validit dei nuovi riti della messa, anche se lui non li user. Ma il giorno dopo ad Ecne Lefebvre
dichiara di essere stato "ingannato" e che ha bisogno di ordinare un vescovo; il papa gli comunica per
lettera che pu consacrarlo. Ancora non  contento, e richiede di poter consacrare altri tre vescovi; gli
risponde Ratzinger ammonendolo all'obbedienza, altrimenti gli sar vietata la consacrazione anche di
un solo vescovo. Lefebvre insiste e il 2 giugno comunica che deve ordinare anche tre sacerdoti; gli
risponde il papa pregandolo di non procedere in un "atto scismatico", e il 17 giugno gli viene inviata
un'ammonizione formale. Ma il 30 giugno Lefebvre consacra i quattro vescovi, incorrendo in un vero e
proprio atto scismatico; ne consegue che automaticamente Lefebvre e i quattro neovescovi incorrono
nella scomunica, formalizzata a norma dal cardinale Bernardin Gantin.
Il 2 luglio 1988 Giovanni Paolo ii (1978-2005) con il motu proprio Ecclesia Dei Afflicta
scomunica Lefebvre. Quando Lefebvre muore di cancro nel 1991 la sua salma, sepolta ad Ecne, viene
benedetta dal cardinale Silvio Oddi e dal nunzio apostolico in Svizzera;  contro ogni regola, dal
momento che Lefebvre  morto scomunicato. Il permesso  stato concesso da Ratzinger come
presidente della Congregazione della Dottrina della Fede, ed  un ripensamento.
Tant' che la Fraternit ad Ecne seguita a esistere, guidata dallo svizzero Bernard Fellay, uno
dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre nel 1988, ai quali peraltro il 21 gennaio 2009 Ratzinger, nelle
vesti di Benedetto xvi (2005-2013), ha revocato la scomunica; e il centro seguita a esistere come
"Fraternit San Pio x", contestando la validit del Concilio Vaticano ii e procedendo nelle ordinazioni
sacerdotali. L'atteggiamento del papa fa chiaramente capire che Benedetto xvi  ormai allineato alla
posizione di Ecne, non ritenendola pertanto fuori della Chiesa. Numerose filiali sono sparse in
Europa: in Italia il centro pi importante  Montalenghe, nel Canavese, ma messe tridentine sono
officiate in varie citt italiane dopo la facolt concessa da Benedetto xvi a tutti i parroci di celebrare
una messa in latino a fronte di quelle in volgare.
Comunque il 2 luglio 2009 con il motu proprio Ecclesiae unitatem Benedetto xvi sostiene che
"le questioni dottrinali, ovviamente, rimangono e, finch non saranno chiarite, la Fraternit non ha uno
statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun
ministero". Altra ala estremista del movimento  quella che fa capo a monsignor Richard Williamson,
che dichiara inizialmente l'inesistenza della Shoah, per poi correggersi con la dichiarazione che nei
lager nazisti non sarebbero morti pi di 300.000 ebrei, ma senza camere a gas. La condanna nei suoi
confronti viene da personalit politiche, oltre che dalla Chiesa di Roma.
E contro la revoca della scomunica c' una contestazione nei confronti del papa da parte di due
vescovi tedeschi. Il vescovo di Rottenburg-Stoccarda Gebhard Fuerst ha dichiarato che la decisione "ha
gettato molti fedeli nell'insicurezza, nell'incomprensione e nella delusione", aggiungendo che "l'unit
della Chiesa  un bene prezioso, e servirlo  compito priporitario del papa e dei vescovi. Ma questa
unit della Chiesa  incompatibile con un rifiuto dei principi basilari del Concilio Vaticano ii". Gli fa
eco sul quotidiano "Hamburger Abendblatt" il vescovo di Amburgo Werner Thyssen, dichiarando che
"c' chiaramente una perdita di fiducia nel papa", perch "la riconciliazione con un negazionista 
sempre una scelta sbagliata". E c' la denuncia: con Benedetto xvi "troppi passi indietro".
Nel novembre 2012 monsignor Augustine Di Noia, segretario di Ecclesia Dei, commissione
pontificia della congregazione, ha scritto una lettera a monsignor Bernard Fellay, appellandosi alla
Fraternit perch compia il passo "carico di fede" di riconciliazione con il papa. Entro il 22 febbraio
2013 la Fraternit san Pio x doveva dare una risposta a Roma ed esprimersi sull'accettazione o meno
della bozza di accordo del monsignor Di Noia. Peraltro l'abdicazione di Benedetto xvi l'11 febbraio
2013 ha fatto decadere la scadenza per la risposta, mentre varie dichiarazioni di monsignor Fellay e di
altri vescovi della Fraternit San Pio x smentivano la possibilit di un accordo e della conseguente
ricomposizione dello scisma.
In una lettera ufficiale del 15 aprile 2013 monsignor Bernard Fellay ha rilasciato ai fedeli della
Fraternit la seguente dichiarazione: "Sull'accettazione totale del Concilio Vaticano ii e sulla messa di
Paolo vi, dunque sul piano dottrinale, noi siamo sempre al punto di partenza, tale e quale era posto
negli anni Settanta da monsignor Lefebvre".
La dichiarazione definitiva da parte di Fellay arriva il 27 giugno 2013, nel venticinquesimo
anniversario delle consacrazioni episcopali. In essa si ricorda il "gesto eroico" dell'ordinazione dei
vescovi, per poi ribadire che "la causa dei gravi errori che stanno demolendo la chiesa non risiede in
una cattiva interpretazione conciliare... ma piuttosto nei testi stessi!... Questo concilio ha un magistero
determinato a cambiare la dottrina cattolica con le idee liberali, un magistero imbevuto dei principi
modernisti del soggettivismo... la chiesa  prigioniera di questo spirito liberale che si manifesta
evidente nella affermazione della libert religiosa, nell'ecumenismo, nella collegialit episcopale e nel
nuovo rito della messa". A questa dichiarazione non c' stata una risposta, sia pure indiretta, da parte
della congregazione, e neanche da parte di papa Francesco.
Le donne sacerdote (1977, 1994, 2002)
Le donne sacerdote non sono ammesse dalla Chiesa di Roma, ma fino al xiv secolo esistevano,
anche se non ordinate con approvazione pontificia. Nel Concilio di Laodicea del 352 viene infatti
decretato che le donne non possono essere ordinate preti, e ci significa che fino ad allora questo
accadeva. Inoltre nel xiv secolo il vescovo Pelagio deplora che si ordinino donne prete e che queste
confessino; si deve quindi dedurre che a quel tempo le donne prete esistevano. Peraltro la Chiesa di
Roma si  dichiarata ufficialmente e definitivamente contraria alle donne sacerdote in occasione del
Concilio di Trento.
Sulla impossibilit per le donne di essere consacrate sacerdoti, la Congregazione della Dottrina
della Fede si  espressa con la dichiarazione Inter insigniores nel 1977. La dichiarazione parte dalla
constatazione che tra quanti erano al seguito di Ges c'erano molte donne, le quali per non furono
inserite tra gli apostoli, ma piuttosto furono di aiuto nello svolgimento delle funzioni religiose degli
apostoli e dei successivi sacerdoti come diaconesse. Nessuna donna  stata posta a capo di una
comunit e non  diventata mai sacerdotessa. Questa dichiarazione non  stata mai annullata e tutti i
papi si sono sempre opposti fino ad oggi al sacerdozio delle donne.
In difesa del sacerdozio femminile si sono schierate nel Novecento alcune donne e scrittrici, tra
le quali nel 1994 la teologa inglese Lavinia Byrne, il cui libro Woman at the altar  stato messo
all'Indice. E a questo proposito si registra un intervento di Giovanni Paolo ii (1978-2005) con la
precisazione che "la Chiesa non ha alcun modo n facolt di conferire alle donne l'ordinazione
sacerdotale e questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa".
Ciononostante va segnalato il caso eclatante relativo a sette donne ordinate sacerdote il 22
giugno 2002 dal vescovo Romulo Antonio Braschi, peraltro scismatico e quindi gi scomunicato: sono
Christine Mayr-Lumetzberger, Adelinde Theresia Roitinger, Gisela Forster, Iris Mller, Ida Raming,
Pia Brunner e Angela White. L'ordinazione  stata celebrata su un battello fluviale in navigazione per
evitare che ricadesse sotto la giurisdizione formale di una diocesi cattolica austriaca. Il 10 luglio la
congregazione ha chiesto alle sette donne di pentirsi del loro gesto e di rinunciare all'abito talare entro
il 22 luglio. Invece, le neosacerdotesse hanno subito cominciato a officiare la messa, a sposare giovani
coppie, a battezzare bambini.
Di conseguenza il 5 agosto 2002 il cardinale Ratzinger, prefetto della congregazione, ha firmato
il seguente decreto di scomunica:
In riferimento al monito di questa Congregazione dello scorso 10 luglio, pubblicato il giorno
successivo, e considerato che entro la data fissata del 22 luglio 2002 le donne Christine
Mayr-Lumetzberger, Adelinde Theresia Roitinger, Gisela Forster, Iris Mller, Ida Raming, Pia Brunner
e Angela White non hanno manifestato alcun segno di ravvedimento o di pentimento per il gravissimo
delitto da loro compiuto, questo Dicastero, in ottemperanza a tale monito, dichiara che le suddette
donne sono incorse nella scomunica riservata alla Sede Apostolica con tutti gli effetti stabiliti nel can.
1331 cic.
In aggiunta la congregazione si augura che le sette donne "sorrette dalla grazia dello Spirito
Santo, possano ritrovare il cammino della conversione per il ritorno all'unit della fede e alla
comunione con la Chiesa che hanno infranto con il loro gesto". In realt le sette donne scomunicate
hanno giudicato il provvedimento inaccettabile e pare fossero intenzionate a fare ricorso, anche se non
era chiaro a chi; e la vertenza  finita cos.
L'Eutanasia (1979, 1980, 1995, 2009)
Nei confronti dell'Eutanasia la posizione della Chiesa di Roma  di netta condanna. Lo si
avverte fin dal 1979, quando Giovanni Paolo ii (1978-2005) rivolgendosi ai vescovi statunitensi
dichiara che "l'eutanasia o l'uccisione per piet...  un grave male morale... Tale uccisione 
incompatibile col rispetto per la dignit umana e la venerazione per la vita". Peraltro la Congregazione
per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1980 pubblica la seguente Dichiarazione sull'Eutanasia, come
condanna ufficiale.
 necessario ribadire con tutta fermezza che niente e nessuno pu autorizzare l'uccisione di un
essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato incurabile o
agonizzante. Nessuno, inoltre, pu richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato
alla sua responsabilit, n pu acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorit pu
legittimamente imporlo n permetterlo. Si tratta, infatti, di una violazione della legge divina, di una
offesa alla dignit della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l'umanit.
Potrebbe anche verificarsi che il dolore prolungato e insopportabile, ragioni di ordine affettivo o
diversi altri motivi inducano qualcuno a ritenere di poter legittimamente chiedere la morte o procurarla
ad altri. Bench in casi del genere la responsabilit personale possa esser diminuita o perfino non
sussistere, tuttavia l'errore di giudizio della coscienza - forse pure in buona fede - non modifica la
natura dell'atto omicida, che in s rimane sempre inammissibile. Le suppliche dei malati molto gravi,
che talvolta invocano la morte, non devono essere intese come espressione di una vera volont di
eutanasia; esse infatti sono quasi sempre richieste angosciate di aiuto e di affetto. Oltre le cure mediche,
ci di cui l'ammalato ha bisogno,  l'amore, il calore umano e soprannaturale, col quale possono e
debbono circondarlo tutti coloro che gli sono vicini, genitori e figli, medici e infermieri.
[...] Le norme contenute nella presente Dichiarazione sono ispirate dal profondo desiderio di
servire l'uomo secondo il disegno del Creatore. Se da una parte la vita  un dono di Dio, dall'altra la
morte  ineluttabile;  necessario, quindi, che noi, senza prevenire in alcun modo l'ora della morte,
sappiamo accettarla con piena coscienza della nostra responsabilit e con tutta dignit.  vero, infatti,
che la morte pone fine alla nostra esistenza terrena, ma allo stesso tempo apre la via alla vita immortale.
Perci tutti gli uomini devono prepararsi a questo evento alla luce dei valori umani, e i cristiani ancor
pi alla luce della loro fede.
La condanna dell'Eutanasia viene ribadita da Giovanni Paolo ii il 25 marzo 1995 nell'encilcica
Evangelium vitae, nella quale si dichiara che "l'eutanasia  una grave violazione della Legge di Dio, in
quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana". In particolare il papa
precisa:
La scelta dell'Eutanasia diventa pi grave quando si configura come un omicidio che gli altri
praticano su una persona che non l'ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa alcun
consenso. Si raggiunge poi il colmo dell'arbitrio e dell'ingiustizia quando alcuni, medici o legislatori,
si arrogano il potere di decidere chi debba vivere e chi debba morire.
Dell'Eutanasia si  parlato molto in riferimento a Eluana Englaro, vissuta in stato vegetativo per
17 anni e morta il 9 febbraio 2009 in seguito all'interruzione della nutrizione artificiale. Si  ventilata
l'ipotesi della scomunica da applicare nei confronti di chi si era attivato per la sua morte, ma non da
parte della Congregazione della Dottrina della Fede. Come segnala Orazio La Rocca in un articolo sulla
"Repubblica" del 13 febbraio 2009, il vescovo Albert Malcolm Ranjith, segretario della Congregazione
Vaticana per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in un'intervista al quotidiano online
www.papanews.it, ancor prima della sua morte ha avvertito che "chiunque si stia attivando per la morte
di Eluana Englaro , di fatto, scomunicato"; ed ha accusato del peccato di Eutanasia tutti quei "politici,
medici, legislatori e familiari dell'ammalata" che si sono adoperati per porre fine all'esistenza di
Eluana.
Ha appoggiato questa tesi il cardinale Jos Saraiva Martins, prefetto emerito della
Congregazione per le Cause dei Santi e membro della Pontificia Commissione per gli Operatori
Sanitari, dichiarando che "il ragionamento di monsignor Ranjith circa l'ipotesi della scomunica ,
senza ombra di dubbio, logico e coerente". Ma al contrario il cardinale Giovanni Cheli ha osservato che
"parlare di scomunica , onestamente, fuori luogo". Anche l'arcivescovo Velasio De Paolis, ex
segretario del Supremo tribunale della Signatura apostolica ed ex presidente della Prefettura per gli
Affari Economici della Santa Sede, ricorda che "non si pu scomunicare per eutanasia per il semplice
fatto che non lo prevede il Codice di diritto canonico, e sulle scomuniche, poi la Chiesa  sempre molto
prudente, a maggior ragione su queste cose".
Si verifica peraltro che 41 sacerdoti sottoscrivano il seguente appello pubblicato il 23 marzo
2009 sulla rivista "Micromega".
La legge sul testamento biologico che il governo e la maggioranza si apprestano a votare
imprigiona la libert di tutti i protagonisti coinvolti al momento supremo della morte. Definendo il
nutrimento e l'idratazione forzati come cura ordinaria e obbligata e non pi come intervento
terapeutico straordinario, la legge annulla ogni possibilit di valutazione sull'accanimento terapeutico.
L'interessato, i familiari e il medico stesso sono impotenti di fronte ad una volont esterna che impone
un protocollo che  solo politico e non morale. La vita deve essere rispettata sempre e senza condizioni,
finch resta vita umana nella coscienza, nella dignit e nella forza di sostenerla. La morte  un
appuntamento naturale a cui tutti siamo chiamati; per i credenti poi  il vertice della vita vissuta, la
soglia che introduce all'eternit. La decisione di porre fine ad una parvenza di esistenza  di pertinenza
esclusiva della persona interessata che ha il diritto di esporla preventivamente in un testamento, oppure
alla famiglia di concerto con il medico che agisce in scienza e coscienza. Con la forza della ragione e la
serenit della fede ci opponiamo ad un intervento legislativo che mortifichi la libert di coscienza
informata e responsabile in nome di principi che non sono di competenza dello Stato e tanto meno di un
governo o di un parlamento che agiscono in modo ideologico sull'onda emotiva e la
strumentalizzazione di una dolorosa vicenda (Eluana Englaro). Come credenti riteniamo che chiunque
come  stato libero di vivere la propria vita, cos possa decidere anche di morire in pace, quando non
c' speranza di migliorare le proprie condizioni di esistenza umana.
Questi i firmatari: don Paolo Farinella (Genova), don Vitaliano della Sala (Sant'Angelo a Scala,
Avellino), don Enzo Mazzi (Firenze), don Raffaele Garofalo (Pacentro, l'Aquila), padre Fausto
Marinetti (Sinigaglia, Ancona), don Andrea Tanda (Oristano), don Ferdinando Sudati (Paullo, Milano),
don Adolfo Percelsi (La Loggia, Torino), don Giovanni Marco Gerbaldo (Modena), don Pierantonio
Monteccucco (Voghera), don Chino Piraccini (Cesena), don Marcello Marbetta (Albano Laziale,
Roma), padre Tiziano Donini (Trento), don Aldo Antonelli (Antrosano, l'Aquila), don Roberto Fiorini
(Mantova), don Luigi Consonni (Pioltello, Milano), don Angelo Cassano (Bari), don Renzo Fanfani
(Firenze), don Nicola De Blasio (Benevento), don Goffredo Crema (Cremona), don Guglielmo Sanucci
(Roma), don Giovanni Franzoni (Roma), padre Benito Maria Fusco (Bologna), padre Pierangelo
Marchi (Caserta), don Paolo Tornamb (Avezzano, l'Aquila), don Carlo Sansonetti (Attigliano, Terni),
don Franco Brescia (Napoli), don Carlo Carlevaris (Torino), padre Nino Fasullo (Palermo), don Andrea
Gallo (Genova), don Angelo Bertucci (Rovereto), don Alessandro Santoro (Firenze), don Franco
Barbero (Pinerolo), don Giorgio De Capitani (S. Ambrogio in Monte di Rovagnate, Lecco) don
Francesco Capponi (Itaberai, stato di Goias, Brasile), don Alessandro Raccagni (Bergamo), don
Salvatore Corso (Trapani) don Riccardo Betto (Vigodarzere, Padova), don Albino Bizzotto (Padova),
don Sandro Artioli (Sesto San Giovanni), padre Gino Barsella (Roma).
A cinque mesi di distanza, il primo settembre 2009, si  verificata una presa di posizione della
Congregazione della Dottrina della Fede contro i 41 firmatari. Il prefetto ha inviato una lettera riservata
ai vescovi delle diocesi di appartenenza dei 41 religiosi con un ordine preciso: convocarli per
richiamarli all'ordine ed eventualmente punirli. Il primo ad aderire  stato don Goffredo Crema di
Cremona, che ha inviato a "Micromega" una lettera perch fosse cancellato il suo nome dai firmatari.
Tra quelli che non hanno aderito alla richiesta va ricordato don Enzo Mazzi, impegnato in attivit per il
recupero di tossicodipendenti. Don Mazzi si  dichiarato in netto contrasto con la congregazione per i
pi svariati motivi, fino alla morte avvenuta nel 2011 all'et di 82 anni.
La Teologia della Liberazione (1984, 1985, 2007)
Tutto  inizato nel 1971 con la pubblicazione del libro Teologia della Liberazione di Gustavo
Gutirrez Merino, sacerdote e teologo peruviano, membro dell'ordine dei Frati Predicatori, docente
della Pontificia Universit del Per. In questo libro Gutirrez teorizza la sua concezione di povert
cristiana, come atto di solidariet e amore verso i poveri, ma anche come protesta liberatrice contro la
povert. Secondo Gutirrez, la vera e piena "liberazione" implica tre grandi dimensioni fondamentali:
la liberazione politica e sociale, cio l'eliminazione delle cause immediate di povert e ingiustizia; la
liberazione umana, cio l'emancipazione dei poveri, degli emarginati, degli oppressi da tutto "ci che
limita la loro capacit di sviluppare se stessi liberamente e dignitosamente"; la liberazione teologica,
cio la liberazione dall'egoismo e dal peccato, per il ristabilimento della relazione con Dio e con ogni
essere umano.
Il libro era stato preceduto nel 1968 da una serie di convegni nelle citt di Chimbote e Medelln,
a cui aveva partecipato un pubblico costituito da catechisti. Iniziavano in quegli anni le lotte di
liberazione in America Latina e in quei convegni si tentava di ripensare l'identit della Chiesa alla luce
delle indicazioni conciliari. I convegni e il libro teorizzavano la concezione di povert cristiana, come
atto di solidariet e amore verso i poveri, ma anche come protesta liberatrice contro la povert, definita
da Gutirrez "riflessione sulla prassi storica alla luce della fede".
 una teoria inconcepibile per Roma, che vede chiaramente in quel messaggio una spinta
all'azione militare (peraltro gi in atto in America Latina), dalla quale vanno invece prese le distanze.
Gutirrez nel settembre del 1984 viene convocato a Roma dalla Sacra Congregazione per la Dottrina
della Fede e condannato con l'imposizione del "silenzio ossequioso" a tempo indeterminato, con
l'esclusione dall'ordine domenicano e la destituzione dalla cattedra di teologia.  in pratica espulso dal
continente sudamericano. Sar accolto negli Stati Uniti, dove avr la possibilit di insegnare
all'universit Notre Dame nell'Indiana, e non sar pi accolto in seno alla Chiesa di Roma.
Ma la persecuzione della Teologia della Liberazione non finisce qui. Nel 1985 viene convocato
a Roma il teologo brasiliano Leonard Boff, francescano, al secolo Gensio Darci Boff. Nato a
Concordia nel 1938, si  laureato nel 1970 in Filosofia e Teologia presso l'universit di Monaco (tra i
suoi relatori c'era Joseph Ratzinger). Boff viene sottoposto a processo a causa delle tesi esposte nel suo
libro Chiesa: Carisma e Potere, che sono frutto delle teorie di Gutirrez. L'anno dopo  condannato,
con l'imposizione del "silenzio ossequioso" a tempo indeterminato e la perdita della cattedra di
teologia di Petropolis, in Brasile. Undici mesi dopo verr liberato dal silenzio, grazie alle numerose
pressioni internazionali esercitate su Giovanni Paolo ii (1978-2005).
Ma nel 1992, a seguito di ulteriori minacce di provvedimenti disciplinari, preferir uscire
dall'ordine francescano. Seguiter a insegnare all'universit statale di Rio de Janeiro e vincer il Nobel
alternativo per la pace, il "Right Livelihood Award", seguitando a battersi, per quanto gli  possibile,
per una Chiesa dei poveri. Dal 2010 vive a Jardim Araras, una riserva ecologica a Petrpolis, assieme
alla sua compagna Marcia Maria Monteiro de Miranda, attivista per i diritti umani ed ecologista, con la
quale ha adottato sei bambini.
Sempre nel 1985 c' un'altra vittima illustre:  il vescovo brasiliano Helder Camara,
arcivescovo di Olinda e Recife, che  considerato un precursore della Teologia della Liberazione,
impegnato com' stato nel Concilio Vaticano ii a promuovere in America Latina quella che sarebbe
stata chiamata "l'opzione preferenziale per i poveri". All'epoca ha 76 anni e viene destituito dalla
carica vescovile; il suo sostituto  un autentico inquisitore perch, su indicazione dell'ex Sant'Uffizio,
riordina la diocesi, procedendo a interrogatori ed epurazioni. Camara muore nel 1999.
Va segnalato che papa Giovanni Paolo ii ha sollecitato alla Congregazione per la Dottrina della
Fede due studi sulla Teologia della Liberazione: Libertatis Nuntius (1984) e Libertatis Conscientia
(1986). In entrambi si fa presente che, nonostante la vicinanza della Chiesa cattolica ai poveri, la
tendenza della Teologia della Liberazione ad accettare postulati marxisti e di altre ideologie politiche
non  compatibile con la dottrina sociale della Chiesa cattolica, specialmente nell'assunto in cui quella
teologia sostiene che la redenzione sia ottenibile attraverso un compromesso con le esigenze di riscatto
sociale dei poveri.
Terza vittima dell'avversione della Chiesa di Roma alla Teologia della Liberazione  il gesuita
spagnolo Jon Sobrino, insegnante presso l'Universit Centroamericana di San Salvador ed autore di
numerose opere, relative principalmente alla Teologia della Liberazione. Il 16 novembre del 1989
sfugge a un attentato, organizzato da sicari mandati dal governo salvadoregno, in cui perdono la vita sei
suoi compagni gesuiti, insieme a due donne, domestiche presso l'abitazione dei religiosi.
ll 13 ottobre 2006 Benedetto xvi (2005-2013) promulga una Notificazione, pubblicata il 14
marzo 2007, che condanna come "erronee e pericolose" alcune tesi espresse nei due libri Jesucristo
liberador. Lectura histrico-teolgica de Jess de Nazaret, del 1991, e La fe en Jesucristo. Ensayo
desde las vctimas, del 1999, che hanno avuto grande diffusione in America Latina e non solo. Tra le
accuse  singolare quella di aver eletto i poveri a "luogo teologico fondamentale", ovvero a principale
fonte di conoscenza, invece della "fede apostolica trasmessa attraverso la Chiesa a tutte le
generazioni". Inoltre  accusato di "falsare la figura di Ges" e, pi concretamente, di "non affermare
apertamente la sua natura divina". Perci gli  stato proibito, come penitenza, di insegnare presso i
centri ecclesiastici o di pubblicare libri con il nulla osta dell'autorit ecclesiastica. Difatti  stato
condannato al "silenzio pi assoluto".
L'omosessualit e la pedofilia (1986-2013)
La Chiesa cattolica non ritiene in linea con la morale cristiana gli atti omosessuali, pur non
condannando le persone che abbiano questa naturale inclinazione e non la pratichino. La Chiesa fa in
qualche modo riferimento alla Bibbia nel considerarlo un peccato contro natura condannato da Dio.
Ultimamente per ci sono state delle aperture verso gli omosessuali, anche se la questione non  stata
ancora ben chiarita. La prima presa di posizione da parte della Congregazione per la Dottrina della
Fede si  avuta solo nel 1986 con la Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale
delle persone omosessuali, sia pure in termini generali:
Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di
espressioni malevoli e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della
Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi
elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignit propria di ogni persona deve essere
sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.
All'omosessualit  collegata spesso la pedofilia, nei confronti della quale in qualche modo fa
testo la citata lettera. Oltretutto di ecclesiastici pedofili si ha notizia fin dal Medioevo, e non solo in
Italia. Sono stati accusati di pedofilia anche alcuni sovrani pontefici, come Giulio iii (1550-1555), che 
stato definito da Onofrio Panvinio, nella biografia inserita nel seguito delle Vite dei Pontefici del
Platina, "dedito all'amore per i fanciulli".
I "fattacci" relativi a omosessualit e pedofilia da parte di sacerdoti - soffocati da Santa
Romana Chiesa finch  stato possibile - sono venuti alla luce a partire dagli anni Sessanta del
Novecento. In parte sono stati denunciati dalla stampa, e sono stati affrontati nei tribunali grazie alle
coraggiose denunce delle vittime o dei loro parenti. In altri casi i sacerdoti sono stati fatti salvi dai
vescovi o dallo stesso Vaticano, che ha voluto considerarli vittime di scandali architettati contro la
Chiesa, e comunque li ha opportunamente nascosti. Di questi casi si sono occupati lo stesso papa e
l'Ufficio Disciplinare della Congregazione della Dottrina della Fede (in collegamento con la
Congregazione per il Clero e la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Societ di Vita
Apostolica), anche se in molti casi si  verificato un tentativo di soffocamento da parte dei vescovi
locali.
Il primo provvedimento si ha con Giovanni Paolo ii (1978-2005) nel 1995, quando viene
destituito il vescovo di Evreux, Jacques Gaillot, perch si  dichiarato favorevole al contraccettivo e
sostiene che omosessuali e divorziati siano da considerare membri della Chiesa. Il 5 dicembre del 2002
su tutti i quotidiani appare un lancio dell'agenzia Sir della cei, nel quale viene citata una lettera scritta a
un vescovo dal cardinal Medina Estvez, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti, in cui si afferma che "l'ordinazione al diaconato o al presbiterato di uomini
omosessuali o con tendenza omosessuale  assolutamente sconsigliabile e imprudente e, dal punto di
vista pastorale, molto rischiosa", e si conclude che "una persona omosessuale o con tendenza
omosessuale non , pertanto, idonea a ricevere il sacramento dell'Ordine Sacro". La precisazione del
Vaticano non esclude per il fatto che esistano gi sacerdoti omosessuali in attivit come funzionari
della Chiesa, anche se non possono manifestare la propria natura.
Negli Stati Uniti si sono registrati numerosi casi di pedofilia relativi a monsignori e sacerdoti.
Emblematico lo scandalo scoppiato nella diocesi di Boston, della quale era arcivescovo il cardinale
Bernard Francis Law. Questi ha spostato per anni da una parrocchia all'altra due sacerdoti pedofili,
John Geoghan e Paul Shanley, per evitare che fossero denunciati. I due per sono stati scoperti,
processati e condannati al carcere.
Sul "New York Times"  stata pubblicata una summa sui provvedimenti presi nei confronti di
sacerdoti pedofili relativamente alle ultime due settimane di marzo 2002: 55 sacerdoti in 17 diocesi
sono stati rimossi, sospesi o licenziati, tra i quali 6 a Philadelphia, 7 nel New Hampshire, 2 a Saint
Louis, 2 nel Maine, uno in Nord Dakota e 12 a Los Angeles. Citiamo i casi del reverendo Michael
Hands di Long Island, colpevole di rapporti sessuali con un tredicenne nel 1999 e nel 2000, e del
vescovo di Palm Beach, in Florida, Anthony J. O'Connell, che ha molestato un seminarista nel
Missouri negli anni Settanta, per cui si  dimesso e la diocesi ha dovuto pagare un risarcimento di
125.000 dollari.
Giovanni Paolo ii vuole riabilitare la figura del cardinale Law, arcivescovo di Boston, il prelato
maggiormente preso di mira dalla stampa americana; e cos lo allontana dalla sede di Boston e lo
convoca a Roma come arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. Questo spostamento lo
preserva da qualsiasi eventuale procedimento giudiziario dovesse raggiungerlo dagli Stati Uniti,
considerando che oltretutto  nominato membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia e di ben sei
congregazioni.
Il viaggio a New York di Benedetto xvi (2005-2013) dal 15 al 21 aprile 2008 fa riaffiorare la
situazione immorale in cui vive parte della santa casta statunitense, come appare dalle denunce tra il
2005 e il 2007, delle quali la congregazione non si  mai occupata. Al centro del nuovo scandalo  il
cardinale Francis George, arcivescovo di Chicago e presidente della Conferenza Americana dei
Vescovi cattolici: un sacerdote della sua diocesi, padre Daniel McCormack, nell'agosto 2005  stato
denunciato per abusi sessuali e il "Chicago Law Review" ha chiesto a George di sospendere il
sacerdote, ma il cardinale non ha fatto nulla. Alcuni mesi dopo la polizia ha arrestato McCormack per
molestie sessuali su tre bambini della parrocchia, su uno dei quali l'abuso era "quasi quotidiano"; 
stato condannato a cinque anni. George non ha commentato la cosa, mentre ha provveduto a
nascondere un altro sacerdote, Kenneth Martin, accusato di abusi su bambini, facendolo vivere nel
palazzo arcivescovile. Inoltre ad agosto del 2007  stato pubblicato un dossier su padre Nicholas
Aguilar Rivera, di una parrocchia di Los Angeles, che ha abusato di almeno 26 ragazzi; ma Thomas
Curry, vescovo ausiliare di Los Angeles, per evitare l'incriminazione ha fatto fuggire il sacerdote in
Messico, dove peraltro ha seguitato a molestare bambini.
Di fronte a tutto questo il 15 aprile Benedetto xvi si  limitato a incontrare le vittime degli abusi
sessuali nella cappella della Nunziatura di Washington pregando con loro, mano nella mano, e il 19
aprile nella omelia tenuta nella cattedrale di Saint Patrick ha invitato alcuni sacerdoti alla
"purificazione e alla guarigione", esortando i fedeli a schierarsi con i vescovi impegnati nell'affrontare
il problema (c' da sperare per senza nascondere i sacerdoti incriminati). Nulla di pi.
Una esplosione di denunce di sacerdoti pedofili si  verificata in Irlanda. Secondo la bbc gli
abusi subiti da un centinaio di bambini ad opera di 26 sacerdoti irlandesi dal 1975 al 2004 e denunciati
durante la trasmissione Sex crimes and the Vatican del 2006 sarebbero stati insabbiati dal Vaticano e
dall'allora cardinale Ratzinger, che era a capo della Congregazione della Dottrina della Fede. L'unico
caso venuto alla luce  quello del sacerdote nordirlandese Brendan Smith, accusato di abusi su minori
in oltre quarant'anni di attivit pastorale a Belfast, Dublino e negli Stati Uniti. Sospeso a divinis, viene
arrestato e processato da una corte britannica a Belfast, che per 17 casi accertati lo condanna al carcere,
dove muore nel 1997.
Nel 2006 la commissione guidata dal giudice Yvonne Murphy chiede dettagli alla
Congregazione della Dottrina della Fede circa i rapporti sugli abusi denunciati alla Santa Sede
dall'arcidiocesi di Dublino. La congregazione declina la richiesta perch non  passata attraverso gli
usuali canali diplomatici, nonostante il carattere indipendente della commissione rispetto al governo
irlandese non implicasse la necessit di tali canali. Una seconda richiesta di informazioni e documenti,
rivelatasi altrettanto inutile,  stata avanzata nel febbraio 2007 al nunzio apostolico a Dublino.
Solo il 19 marzo 2010 viene resa pubblica la Lettera pastorale del Santo Padre Benedetto xvi ai
cattolici d'Irlanda, nella quale si denuncia l'inadeguatezza con cui sono stati affrontati da parte dei
vescovi gli abusi, definiti da Benedetto xvi "non solo un crimine odioso, ma anche un grave peccato
che offende Dio e ferisce la dignit della persona umana creata a sua immagine". In sostanza tutta la
colpa viene data ai singoli preti e alle autorit della Chiesa irlandese, e non viene minimamente
riconosciuto nella vicenda un coinvolgimento della Congregazione per la Dottrina della Fede. E il 16
febbraio 2010 Benedetto xvi, pi o meno contemporaneamente alla diffusione della lettera riguardo agli
abusi commessi in Irlanda, viene informato di abusi sessuali su minori verificatisi nel coro di
Ratisbona, in Germania (per ironia della sorte, il coro era noto come "Coro dei Passeri"), negli anni in
cui il direttore era suo fratello, monsignor Georg Ratzinger, ovvero dal 1964 al 1994. Ma il vescovo di
Ratisbona successivamente precisa che i casi sospetti di abusi vanno riferiti al 1958 e 1959, e quindi a
un periodo precedente la direzione di Georg Ratzinger. Contemporaneamente vengono denunciati casi
di abusi su 100 allievi del collegio Canisius di Berlino, gestito dai Gesuiti, e in una scuola di Ettal, in
Baviera, gestita dai Benedettini. Il 12 marzo avviene un incontro in Vaticano tra l'arcivescovo di
Germania Robert Zollitsch e il papa; in seguito a questo incontro viene programmato un viaggio del
papa in Germania dal 22 al 25 settembre 2011, senza alcun intervento da parte della Congregazione per
la Dottrina della Fede.
A Melbourne si  verificato il suicidio di Emma Foster, una delle due sorelle che hanno subto
violenze da padre Kevin O'Donnell tra il 1988 e il 1993; la sorella Katherine ha conseguenti problemi
con l'alcool e in un incidente stradale ha riportato danni cerebrali. I genitori Anthony e Christine Foster
accusano il cardinale George Pell di non aver preso alcun provvedimento contro padre O'Donnell, che
peraltro  morto in prigione nel 1997, e avanzano richiesta di risarcimento. Sperano molto nel papa, e
nel luglio del 2008, quando Benedetto xvi  a Sidney per la Giornata Mondiale della Giovent, cercano
invano di farsi ricevere da lui, solo per avere parole di conforto. Devono accontentarsi di un accenno al
loro dolore nel discorso che il papa fa dalla sua sedia gestatoria e che sa molto di circostanza:
"Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi
sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi di questa nazione. Davvero sono
profondamente addolorato per il dolore e la sofferenza subita dalle vittime e assicuro loro che come
loro pastore anche io condivido la loro sofferenza".
Niente di pi. E solo ai primi di maggio 2010 si ha notizia di un'indagine a carico
dell'arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson, presidente della Conferenza Episcopale australiana,
accusato di aver ignorato diversi casi di abusi commessi da sacerdoti negli anni Settanta e Ottanta. Gli
fa seguito il 24 maggio una lettera pastorale dell'arcivescovo di Canberra e Goulburn, Mark Coleridge,
che  un appello alle gerarchie ecclesiastiche affinch facciano "il possibile per fermare gli abusi
sessuali, riconoscendo che molti degli scandali possono essere ricondotti a una cultura presente nella
Chiesa".
Il 23 aprile 2010 scoppia un'altra bufera in Belgio. Il vescovo di Bruges Roger Vangheluwe
confessa di aver abusato di un giovane subito dopo la sua nomina episcopale nel 1984; invia al papa le
dimissioni, che vengono ovviamente accettate. Nel 2003 don Franco Barbero, favorevole al matrimonio
dei sacerdoti e alle unioni gay, viene ridotto allo stato laicale.
In Italia eclatante  il caso relativo al quarantaquattrenne don Pierangelo Bertagna, ex abate
dell'abbazia di Farneta, nel Comune di Cortona: viene arrestato l'11 luglio 2005 a seguito della
denuncia di un bambino di 13 anni. Il sacerdote peraltro confessa di aver abusato di 38 ragazzi tra gli 8
e i 15 anni in tutta Italia, fin dal 1988. Viene sospeso a divinis e nel giugno 2007 sar condannato a 8
anni per 16 degli abusi confessati. E proprio in riferimento a questo caso Benedetto xvi il 31 agosto
2005, quattro mesi dopo essere stato eletto papa, fa pubblicare un'istruzione della Congregazione per
l'Educazione Cattolica che chiude la porta dei seminari agli omosessuali. Infatti nell'istruzione viene
decretato che gli atti omosessuali sono considerati "peccati gravi" perch "intrinsecamente immorali e
contrari alla legge naturale"; pertanto "la Chiesa non pu ammettere al seminario quanti praticano
l'omosessualit, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta
cultura gay". Nei confronti di sacerdoti che si dichiarino omosessuali e siano sorpresi a compiere "atti
contro il sesto comandamento" la pena  la "sospensione, alla quale, persistendo il delitto dopo
l'ammonizione, si possono gradualmente aggiungere altre pene, fino alla destituzione dallo stato
clericale" in base all'articolo 1395 del Codice di Diritto Canonico.
Il primo sacerdote a subirne le conseguenze  stato il segretario di una congregazione vaticana,
costretto a ritirarsi perch accusato di avere "frequentazioni notturne omosessuali". Non  stato per
indicato il suo nome. Si conosce invece l'identit del secondo condannato, Tommaso Stenico, capo
ufficio della Congregazione per il Clero; su di lui nell'ottobre del 2007 la rete televisiva La7 aveva
mandato in onda un filmato, ripreso con telecamera nascosta, nel quale era ritratto in compagnia di un
giovane gay conosciuto via internet.
Nel 2008 Benedetto xvi fa pubblicare un nuovo documento dalla Congregazione per
l'Educazione, nel quale sollecita i seminari di tutto il mondo a sottoporre alla consulenza di psicologi
gli orientamenti sessuali dei giovani seminaristi. Ma dell'argomento e di incontri gay si parla ancora
involontariamente in Vaticano il 3 marzo 2010, quando un nigeriano quarantenne, Chinedu Thomas
Ehiem, corista della Cappella Sistina diretta dal cardinale Angelo Comastri, viene allontanato dal coro
perch accusato dalla sezione anticrimine del ros di Firenze di essere un procacciatore di prostituti gay
per conto di Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santit in carcere perch coinvolto nella vicenda degli
appalti della Protezione Civile. Ehiem in realt  un laico e non un ecclesiastico, ma l'episodio  in
grado di sollevare uno scandalo.
Sugli ecclesiastici omosessuali dice la sua opinione il 12 aprile del 2010 il Segretario di Stato
vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, in una conferenza stampa a Pamplona. Bertone parla degli
omosessuali alla stessa stregua dei pedofili. Dichiara, tra l'altro, che " ora di finirla con questi attacchi
sempre solo alla Chiesa cattolica", pur precisando che "non vogliamo mettere il silenziatore sui casi di
pedofilia nel clero". Nell'annunciare "altre iniziative" repressive da parte del papa, ha assicurato che
"non riguarderanno il celibato dei preti" perch " stato dimostrato da molti psicologi e psichiatri che
non c' legame tra celibato e pedofilia", mentre invece "molti" altri studiosi hanno dimostrato un
legame "tra omosessualit e pedofilia".
Gli risponde a distanza da Pamplona, dove partecipa al xxxi Simposio di teologia dell'univesit
di Navarra, il professor Massimo Introvigne, direttore del Centro studi sulle nuove religioni,
dichiarando che il cardinale  stato vittima di un'aggressione basata sulla disinformazione. Gli fa eco
Paolo Patan, presidente dell'arcigay, che parla di "equazione falsa, ignobile, antiscientifica e disonesta
che colpisce la dignit delle persone omosessuali e lesbiche". Gli fa eco anche Tonino Cantelmi,
presidente dell'Associazione Psicologi e Psichiatri, che esclude ci possa essere "qualche forma di
legame tra pedofilia ed omosessualit".
Il 29 luglio 2010 sulla rivista "Panorama" esce il reportage di Carmelo Abbate Le notti brave
dei preti gay:  il frutto di un'inchiesta con tanto di telecamera nascosta durata venti giorni da parte del
giornalista che, affiancato da un "complice" gay, ha immortalato le serate brave di tre sacerdoti a Roma
in ritrovi gay con escort uomini, oltre a loro rapporti omosessuali con partner casuali.  uno scandalo,
al quale il Vicariato, su delega del papa, tenta di rimediare con un richiamo del cardinale vicario
Agostino Vallini, ovvero un autentico anatema contro i sacerdoti che, in generale tradiscono il celibato
non solo con gli uomini, ma anche con le donne. Li invita "ad uscire allo scoperto, a farsi da parte e ad
abbandonare la vita sacerdotale alla quale non dovevano essere consacrati". Il richiamo se non altro ha
il merito di non aver insistito sull'assurdo parallelismo tra omosessuali e pedofili sbandierato dal
cardinale Bertone.
A giudicare da questa dichiarazione, il cardinale Vallini sembrava deciso a espellere dalla
diocesi romana tutti quei sacerdoti che hanno comportamenti all'insegna della omosessualit. Invece
nulla  accaduto nei confronti almeno dei tre, che sono stati peraltro individuati; sono tre monsignori
(un italiano, un francese e un sudamericano) in servizio in due dicasteri del Vaticano e nel Vicariato. I
tre seguitano a lavorare e a celebrare la messa; e ci  in netto contrasto con le istruzioni emanate da
Benedetto xvi. Qualcosa non funziona evidentemente nella loro applicazione, a meno di un
ripensamento da parte dello stesso papa. Quest'ultimo peraltro ha fatto sentire nuovamente la sua voce
sull'argomento nel libro-intervista Luce del mondo (uscito nel novembre del 2010), anche se qui non
parla specificatamente dei sacerdoti omosessuali. Secondo il papa l'omosessualit  "una grande
prova" che una persona pu trovarsi davanti, ma "non per questo diviene moralmente giusta"; anzi
"rimane qualcosa che  contro natura". In ogni caso si registra un ritardo nell'applicazione delle sue
istruzioni.
Ma in Italia il caso pi eclatante, nella quale si  impegnata la Congregazione della Dottrina
della Fede,  quello di Marcial Maciel Degollado, fondatore della congregazione dei Legionari di
Cristo, dedito ad abusi sessuali di ragazzi ma anche amante di donne. In una lettera indirizzata nel 1994
a Giovanni Paolo ii (1978-2005) - lettera che peraltro non riceve risposta - Degollado viene accusato
di abusi sessuali messi in atto tra gli anni Quaranta e Sessanta con violazione del sacramento della
confessione; le accuse provengono da otto ex Legionari, tra i quali Juan Vaca, ex presidente dei
Legionari negli Stati Uniti, e Jos Barba Martin, oggi professore di filosofia all'universit Itam di Citt
del Messico. La denuncia  inviata tre anni dopo, il 23 febbraio 1997, alla Congregazione della
Dottrina della Fede, diretta dal cardinale Joseph Ratzinger, e vi sono descritti gli approcci e gli artifici
impiegati da Degollado per convincerli che, masturbandolo, stavano facendo opera buona, "con il
permesso speciale di Pio xii", come si legge in un articolo pubblicato sull'"Espresso" del 21 gennaio
1999. E spuntano fuori anche ben cinque figli di Degollado, avuti da diverse donne, a testimoniare una
doppia tendenza sessuale del fondatore dei Legionari.
Cos dal 1998 la Congregazione della Dottrina della Fede viene incaricata di svolgere
un'indagine, che per finisce in una bolla di sapone, come appare chiaro in un comunicato della Santa
Sede del 19 maggio 2006 firmato da Benedetto xvi: "Tenendo conto sia dell'et avanzata del Rev.do
Maciel che della sua salute cagionevole" si  giunti alla decisione "di rinunciare ad un processo
canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni
ministero pubblico". Lo sostituisce padre Alvaro Corcuera; vicario  Luis Garca Medina. E Degollado
muore nel 2008.
Successivamente la Congregazione per la Dottrina della Fede svolge un'indagine sui Legionari
di Cristo. Durante la loro ispezione per i cinque visitatori apostolici non riescono a farsi un'idea chiara
della situazione, anche per quanto riguarda il patrimonio della Legione, che  in pratica una holding
sulla quale il Gruppo Integer, gestito dal Banco Pictet del Lussemburgo, ha dato origine a una rete
azionaria di societ internazionali difficili da ricostruire (vi confluisce infatti una rete di partecipazioni
azionarie di varie societ). Si parla di un capitale di 25 miliardi di euro.
In ogni caso a novembre del 2010 la Legione viene commissariata sotto il controllo del
cardinale Velasio De Paolis, delegato dal papa, perch venga sottoposta a un'opera di moralizzazione e
rigenerazione. Il 13 dicembre 2010 arriva un primo ordine: devono sparire da tutte le pareti degli edifici
foto e dipinti di Degollado, definito dal papa "uomo dalla vita avventurosa, sprecata, stramba", ovvero
"un falso profeta". I Legionari non dovranno chiamarlo pi "Nuestro Padre", non dovranno festeggiare
le sue ricorrenze, ma solo pregare per lui nell'anniversario della morte, e non dovranno pi mettere in
vendita i suoi scritti. A Cotija de la Paz, in Messico, dove  sepolto, la sua tomba non dovr avere pi
alcun segno distintivo. Accanto alla casa per ritiri spirituali l esistente, dovr sorgere "un luogo
dedicato alla riparazione e alla espiazione".
De Paolis dichiara che vuole "ridefinire il carisma e il sistema di autorit all'interno della
congregazione", arrivando anche a cambiargli nome. E cos dedica l'anniversario della morte di
Degollado, il 30 gennaio, a "giorno di preghiera". Per decreto, bisogna evitare in definitiva ogni
possibile pubblico riferimento al fondatore, in qualche modo presente con i suoi figli, cinque biologici
e uno adottivo, nati dalle relazioni con quattro donne diverse, evidentemente nelle pause dalle sue
relazioni pedofile. Nel 2012 due Legionari sono accusati di aver compiuto abusi sacramentali per avere
relazioni con donne e vengono radiati dall'ordine; seguiranno altri sette casi di pedofilia. Su questa scia
di accuse di pedofilia, omosessualit e relazioni con donne (con relativi figli), viene destituito anche il
vicario Luis Garca Medina, mentre Alvaro Corcuera si dimette per motivi di salute, essendo malato di
cancro cerebrale.
Resta come autorevole rappresentante della vecchia guardia dei Legionari padre Thomas
Williams, portavoce della comunit per le catene televisive nbc e cbs, che per nel 2012 fa una
clamorosa ammissione pubblica. "Ho avuto una relazione con una donna, dalla quale  nata una
bambina. Sono profondamente pentito per questa trasgressione che ho cercato di riparare. I miei
superiori e io abbiamo deciso che la cosa migliore per me sar prendere un anno per riflettere sui miei
doveri di sacerdote, senza esercitare ministero pubblico". Cos dopo un anno, a maggio del 2013 scrive
una lettera a papa Francesco, eletto il 13 marzo 2013, dopo le dimissioni di Benedetto xvi (28 febbraio
2013) chiedendogli di essere dispensato dagli obblighi dell'ordinanza sacerdotale.
In pratica la situazione dei Legionari resta frammentaria e i suoi membri rimangono sotto
inchiesta; in ogni caso, come ha scritto Paolo Rodari sulla "Repubblica" del 20 maggio 2013, "a fine
2013 dovrebbe essere convocato un capitolo generale nel quale si dovranno eleggere i nuovi superiori
dei Legionari e approvare anche le nuove costituzioni". E ormai il problema va al di l del fatto che i
suoi adepti siano accusati di pedofilia e omosessualit, nonch di rapporti con donne dalle quali
abbiano avuto figli, ma investe in senso generale la morale cattolica.
Nel 2011, secondo una dichiarazione del Promotore di Giustizia monsignor Charles Scicluna, la
congregazione ha aperto 404 pratiche su sacerdoti che hanno abusato di minori. Peraltro l'Ufficio
disciplinare ha sottoposto al papa la richiesta di dimissione "ex officio" dallo stato clericale di 125
soggetti e la richiesta di dispensa dagli obblighi sacerdotali per altri 135. Dopo i Legionari e i 404
sacerdoti incriminati nel 2011, il 14 febbraio 2012 Benedetto xvi riduce allo stato laicale tre preti
colombiani accusati di pedofilia. Stessa sorte subiscono altri due sacerdoti dopo essere stati processati
dalla congregazione; non vengono indicati i nomi.
Parallelamente a queste condanne e all'operazione di pulizia dei Legionari di Cristo, va
segnalato che dal 6 al 9 febbraio 2012 si  svolto alla Pontificia Universit Gregoriana di Roma un
simposio dedicato agli "abusi sessuali commessi da membri del clero", dal titolo Verso la guarigione e
il rinnovamento. All'incontro erano presenti i rappresentanti di 110 conferenze episcopali e di 30 ordini
religiosi, nonch una vittima di abusi sessuali. In apertura del simposio il cardinale William Joseph
Levada ha evidenziato che "nel corso dell'ultimo decennio sono arrivati all'attenzione della
Congregazione per la Dottrina della Fede oltre 4000 casi di abusi sessuali compiuti da ecclesiastici su
minori". La congregazione, anche "sotto la guida costante del cardinale Joseph Ratzinger", ha
denunciato "un drammatico aumento" del numero di casi di reato di abusi sessuali su minori da parte di
chierici, anche a causa della copertura mediatica che questi scandali hanno avuto in tutto il mondo. I
casi di abusi sessuali "hanno rivelato, da un lato, l'inadeguatezza di una risposta esclusivamente
canonica (o di diritto canonico) a questa tragedia e, dall'altro, la necessit di una risposta pi
complessa".
Nel simposio si sono stimati "due miliardi di dollari di risarcimenti" pagati finora dalla Chiesa.
Charles J. Scicluna, Promotore di Giustizia della congregazione, ha dichiarato: "Esiste ancora nella
Chiesa una certa cultura del silenzio, ma dobbiamo uscirne. Basta con la mortale cultura dell'omert.
La ricerca della verit  un dovere morale e legale. Perch chi inganna, chi non denuncia,  nemico
della giustizia e quindi della Chiesa". Secondo il cardinale canadese Marc Ouellet: "Grande  la
vergogna ed enorme  lo scandalo. Si  compiuto ci contro cui Ges si scagli: " meglio che a uno
venga messa al collo una pietra da mulino e sia gettato in mare, piuttosto che scandalizzi uno di questi
piccoli"". Peraltro Scicluna si  dimesso il 7 ottobre 2012.
Lo statunitense monsignor Stephen J. Rossetti ha elencato i sei errori che i vescovi non devono
ripetere: non ascoltare le vittime e non farsi manipolare dagli aggressori che mentono; "sottostimare"
gli abusi nella propria diocesi; credere che i pedofili "possano essere curati e non rappresentino pi un
rischio"; un senso "malinteso" del "perdono" per i colpevoli; la "formazione insufficiente dei
sacerdoti", anche sulla sessualit; e "ignorare i segnali d'allarme". Al termine dei lavori  stato
presentato il Centro per la protezione dei bambini, nato dalla collaborazione tra l'Universit Gregoriana
e il dipartimento di psichiatria dell'universit di Ulma.
L'ultimo caso in Italia di un sacerdote omosessuale di cui si  occupata la Congregazione della
Dottrina della Fede  quello di Mario Bonfanti, che si  per autodenunciato con un messaggio su
Facebook il 20 ottobre 2012: "Sono gay: anzi sono un prete felicemente gay. Spero che in molti,
ragazzi e ragazze, gay e lesbiche nascosti, oggi abbiano il coraggio di prendere in mano la propria
verit e dichiararla pubblicamente". Ha 41 anni e appartiene alla comunit di Pagnano di Merate, in
Brianza. Pi volte ripreso dalla Curia per le sue idee troppo tolleranti, nella circostanza viene
scomunicato per apostasia, ovvero per abbandono volontario della propria professione di fede, da
monsignor Giovanni Dettori, vescovo della diocesi sarda di Ales-Terralba. In pratica  lo stesso don
Mario ad abbandonare la Chiesa cattolica, richiedendo la cancellazione del suo nome dall'elenco dei
sacerdoti della Chiesa di Roma, e come tale  stato considerato dalla Congregazione della Dottrina
della Fede, con relativa riduzione allo stato laicale. Comunque Bonfanti ha dichiarato che continuer la
sua missione sacerdotale come presbitero nella confessione episcopale anglicana, che permette ai
presbiteri di legarsi anche a persone dello stesso sesso.
Ai primi di febbraio 2013 arriva a Benedetto xvi dalla sua segreteria un'accusa di abusi sessuali
rivolta al cardinale Keith Patrick O'Brien, arcivescovo emerito di St Andrews and Edinburgh, tre
sacerdoti e un ex sacerdote della sua diocesi, per fatti risalenti agli anni Ottanta. Le accuse contro il
cardinale di 75 anni, come riferisce Marco Ansaldo sulla "Repubblica" del 16 maggio 2013, "vengono
presentate all'ufficio del nunzio vaticano in Gran Bretagna, monsignor Antonio Mennini, il quale,
rispondendo con una mail poi letta dai giornalisti dell'"Observer", affermava di apprezzare il coraggio
degli accusatori che parlavano di essere stati costretti a rapporti "inopportuni"". Benedetto xvi  sul
punto di lasciare il pontificato e pertanto invita il cardinale a lasciare la carica di arcivescovo, cosa che
avviene, apportando delle "scuse giudicate "deboli" da David Clohessy, presidente dello Snap,
l'associazione che raccoglie alcune vittime degli abusi sessuali del clero". Conseguentemente O'Brien
decide anche di non partecipare al conclave; e di lui si occupa poi il nuovo papa Francesco, il quale il
15 maggio 2013 emette personalmente la seguente sentenza nei suoi confronti: "Per le stesse ragioni
per cui decise di non prendere parte all'ultimo conclave, il cardinale Keith Patrick O'Brien,
arcivescovo emerito di St Andrews and Edimburgh, d'intesa con il Santo Padre, nei prossimi giorni
lascer la Scozia per molti mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza. Ogni decisione circa
la destinazione futura del cardinale sar da concordare con la Santa Sede".
Il 20 maggio 2013 papa Francesco riceve in udienza alcuni vescovi siciliani, e alla domanda
posta da loro se  vera la voce che circola sull'esistenza in Vaticano di una lobby gay, il papa risponde
affermativamente, anche se non indica i particolari. A quanto pare la risposta affermativa deriva da
un'indagine fatta sull'argomento dai cardinali Julian Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi, che
avrebbero presentato al papa un dossier piuttosto dettagliato, non solo per quanto riguarda la lobby gay.
Come riferisce Paolo Rodari sulla "Repubblica" del 12 giugno 2013 nel dossier si parla di "una parte
di curia forse piccola, formata da preti e monsignori omosessuali, un gruppo capace di proteggere i
propri "adepti" valorizzandone le carriere con protezioni situate molto in alto". Tanto che ritornerebbe
di attualit quello che scrisse nel 1999 monsignor Luigi Marinelli nel libro Via col vento in Vaticano.
Pi di tanto comunque non  dato sapere.
Ma il 19 luglio 2013 viene alla luce questa "lobby gay" esistente in Vaticano, come la qualifica
Sandro Magister con una denuncia sulle pagine dell'"Espresso" del 25 luglio 2013. La denuncia
riguarda monsignor Battista Ricca, et 57 anni, nominato da papa Francesco prelato dello ior (carica
assegnata in genere a una persona di fiducia del papa, in quanto partecipa alle riunioni della
Commissione cardinalizia e del Consiglio di sovrintendenza). Battista Ricca "ha prestato servizio per
15 anni in nunziature in vari Paesi, prima di essere richiamato in Vaticano alla Segreteria di Stato",
segnala sempre Sandro Magister, e "ha conquistato la fiducia di Bergoglio", che lo ha apprezzato nelle
vesti di direttore della residenza romana di via della Scrofa, dove l'arcivescovo argentino alloggiava
quando veniva a Roma, e come direttore della Domus Sanctae Marthae nella quale Francesco abita.
Secondo quanto scrive Magister, monsignor Battista Ricca avrebbe "stretto amicizia" a Berna
con un capitano dell'esercito svizzero, con il quale sarebbe approdato in Uruguay con alloggio per tutti
e due in nunziatura "con regolare assunzione e stipendio"; uno scandalo, che per resta circoscritto
all'Uruguay.
Secondo Sandro Magister le presunte avventure omosessuali del monsignore sarebbero
proseguite nell'agosto 2011 con un giovane uruguayano. A questo punto arriva un provvedimento nei
suoi confronti, non dal Vaticano, ma dal nunzio apostolico di Montevideo, che impone
l'allontanamento di Ricca dall'Uruguay e il suo trasferimento nella Nunziatura di Trinidad e Tobago,
da dove viene allontanato e richiamato in Vaticano. Qui per non viene esaminato dalla Congregazione
della Dottrina della Fede, ma si occupa di lui direttamente Benedetto xvi, che evidentemente prova a
redimerlo inserendolo nel servizio diplomatico annesso alla Segreteria di Stato. Nel 2012 Ricca diventa
consigliere di nunziatura di prima classe, oltre ad assumere la direzione di alcune residenze dei
cardinali e vescovi, tra le quali quella di Santa Marta. Peraltro "in Vaticano le fonti ufficiali mettono le
mani avanti e smentiscono", segnala Paolo Rodari sulla "Repubblica" dello stesso giorno in cui
Magister ha denunciato "la lobby gay in Vaticano": "Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano,
infatti,  categorico: "Quanto affermato su monsignor Ricca non  attendibile"".
E il 23 luglio 2013 si registra un intervento di papa Francesco sull'argomento, in una intervista
rilasciata sull'aereo che lo riporta dal Brasile a Roma:
Su monsignor Ricca ho fatto una "investigatio previa" [ovvero un'inchiesta prima di nominarlo
prelato dello ior] e non  risultato nulla. Ma voglio aggiungere un'altra cosa: vedo che tante volte nella
Chiesa si vanno a cercare i peccati di giovent e non i delitti, come lo sarebbero stati invece abusi
compiuti sui minori. Ma se una persona laica, o un prete, o una suora, ha fatto un peccato, il Signore
perdona e dimentica. E questo  importante, il Signore dimentica. Noi allora non abbiamo il diritto di
non dimenticare, anche perch poi c' il pericolo che il Signore non si dimentichi dei nostri peccati.
Pietro aveva compiuto uno dei peccati pi gravi, l'apostasia. Eppure lo hanno fatto papa. Sulla lobby si
scrive tanto: io non giudico. Non ho trovato carte d'identit di gay in Vaticano; dicono che ce ne sono.
Se una persona  di buona volont, chi sono io per giudicare? Ma credo che si debba distinguere il fatto
che sia gay, dal fatto che fa lobby. Le lobby tutte non sono buone. Mentre se uno  gay e cerca il
Signore, chi sono io per giudicarlo? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice
anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non  la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova
perso cos va aiutato, e si deve distinguere se  una persona per bene.
Ai primi di settembre le accuse di abusi sessuali su minori riguardano l'arcivescovo polacco
Josef Wesolowski, nunzio apostolico del Vaticano a Santo Domingo, sul quale il procuratore generale
della nazione caraibica Francisco Dominguez Brito ha aperto un'indagine. Papa Francesco il 5
settembre lo rimuove dall'incarico e fa condurre su di lui una inchiesta, parallela all'indagine
governativa.
E sull'argomento  importante una dichiarazione di papa Francesco nell'intervista concessa a
padre Antonio Spadaro, direttore del giornale gesuita "La Civilt Cattolica": "La Chiesa  la casa di
tutti, non una piccola cappella che pu contenere solo un gruppetto di persone selezionate", ha detto
papa Bergoglio. "Durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ho detto che, se una persona omosessuale
 di buona volont ed  in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo, io ho detto
ci che dice il Catechismo. Una volta una persona mi chiese se approvavo l'omosessualit. Io allora le
risposi: "Secondo te Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l'esistenza con affetto
o la respinge condannandola?". Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle
a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia". Questo vale per le persone
omosessuali, ma anche per gli altri "cristiani che vivono in situazioni complesse", come i divorziati o
le donne che hanno abortito.
I sacerdoti sposati (2001, 2003, 2006, 2007, 2013)
Nei primi secoli della Chiesa di Roma i sacerdoti potevano essere sposati, tanto  vero che nel
Concilio tenutosi nel 306 a Elvira, in Spagna, il canone 43 proibisce a un sacerdote di celebrare la
messa dopo aver avuto un rapporto con la moglie. Il Concilio di Nicea decreta che un sacerdote non
pu sposarsi dopo essere stato ordinato, finch nel 1074 papa Gregorio vii (1073-1085) stabilisce che
chi  ordinato sacerdote deve fare voto di celibato. Quindi da quell'anno i sacerdoti non possono
sposarsi.
Il concilio Lateranense i del 1123, con papa Callisto ii, emette uno specifico decreto al riguardo;
e lo conferma Innocenzo ii nel Concilio Lateranense ii del 1139. Il Concilio di Trento ha confermato la
clausola, ma la Chiesa cristiana d'Oriente  rimasta fuori da questo decreto fino ad oggi; cos in questa
Chiesa e nelle sue sedi in Occidente esistono sacerdoti sposati. Oltretutto le istituzioni ecclesiastiche di
rito orientale insediate nel territorio italiano vantano 2 vescovi e circa 80 sacerdoti. In ogni caso preti e
vescovi sposati della Chiesa orientale non possono esercitare al di fuori del territorio storico della loro
Chiesa, perch il contatto tra i sacerdoti sposati d'Oriente e quelli non sposati d'Occidente pu essere
pericoloso.
Un caso evidente di disaccordo si  riscontrato nella diocesi di rito orientale di Piana degli
Albanesi, dove il vescovo Sotir Ferrara ha incontrato difficolt nel far convivere armoniosamente sullo
stesso territorio sacerdoti di rito latino celibi e sacerdoti orientali sposati, per cui si  dimesso. Cos dal
2009 la diocesi  stata governata da un delegato pontificio nella persona dell'arcivescovo di Foggia,
Francesco Pio Tamburino. Ma  intervenuto papa Francesco, che il 9 aprile 2013 ha commissariato la
diocesi siciliana, nominando amministratore apostolico l'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo
Romeo, ritenuto pi adatto a gestire la situazione.
Ma al di l di questa circostanza particolare, il problema esiste. I preti sposati non sono ammessi
dalla Chiesa di Roma, anche se si ricorda quanto avvenuto nel 1951, quando Pio xii (1939-1958) ordin
sacerdote cattolico un pastore luterano sposato. La procedura divent una prassi, anche se risulta
ambigua la dichiarazione di Giovanni Paolo ii (1978-2005) del luglio 1993: "Il celibato non 
essenziale al sacerdozio e non fu promulgato come una legge, da parte di Cristo"; peraltro papa
Woytila blocc le richieste di dispense da sacerdozio e si mostr intransigente, come nel caso di
Emmanuel Milingo.
Emmanuel Milingo, ex esorcista della Santa Sede e vescovo di Lusaka, capitale dello Zambia,
diventa seguace del reverendo Sun Myung Moon, fondatore della Chiesa dell'Unificazione. Nel 2001
lancia critiche alla Chiesa di Roma per il celibato ecclesiastico e denuncia: "Relazioni clandestine e
matrimoni, figli illegittimi, omosessualit e sesso illecito infestano il sacerdozio, tanto che la
Commissione onu per i diritti umani ha in atto una indagine sulla Chiesa di Roma per abusi sessuali".
Accade poi che il 27 maggio del 2001 Milingo, all'et di 71 anni, convoli a nozze a New York con la
coreana Maria Sung in un matrimonio collettivo officiato dal reverendo Moon, che peraltro ha scelto
personalmente la sposa per il vescovo. L'esorcista cattolico, padre Gabriele Amorth, gi collega di
Milingo, dichiara che il vescovo ha subto "un lavaggio del cervello dalla setta di Moon". Ma il 7
agosto di quello stesso anno, a poco pi di due mesi dal matrimonio, Milingo ha un colloquio con
Giovanni Paolo ii - mediatore il cardinale Tarcisio Bertone, in veste di segretario della Congregazione
per la Dottrina della Fede - e torna in seno alla Chiesa di Roma, lasciando la moglie, anche se il
matrimonio non  ritenuto valido dalla Santa Sede. Subentra uno stato di silenzio e si dir che  "in
meditazione e preghiera".
Milingo si rif vivo a sorpresa il 12 luglio 2006 a Washington in una conferenza stampa,
dichiarando di essere tornato dalla moglie Maria Sung. Il 24 settembre dello stesso anno Milingo ordina
vescovi quattro sacerdoti sposati e appartenenti a un'associazione da lui stesso fondata, la Married
Piests Now. Lo comunica don Giuseppe Serrone, che  peraltro fondatore della Associazione dei
Sacerdoti Sposati. Milingo viene sospeso a divinis e il suo nome  cancellato dall'Annuario Pontificio
del 2007.
Singolare il caso del vescovo paraguaiano Fernando Armindo Lugo Mndez, che nel 2006
chiede al Vaticano la dimissione dallo stato clericale per seguire le sue aspirazioni civili e politiche. Il
20 gennaio 2007 il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi, con una
lettera rifiuta la dimissione dallo stato clericale, ma commina la sospensione a divinis, ovvero il divieto
di amministrare i sacramenti. Il 20 aprile 2008 Lugo Mndez  eletto presidente del Paraguay, e allora
il 31 luglio 2008 la Congregazione per la Dottrina della Fede accetta la richiesta di dimissione dallo
stato clericale di Lugo per la incompatibilit con la sua carica politica. Nell'occasione, il presidente
neoeletto chiede perdono a Benedetto xvi per essersi candidato in politica. Il papa in risposta lo esorta a
esser fedele ai principi morali della fede cattolica, e a condurre una vita coerente con il Vangelo. Ma il
13 aprile 2009 Lugo dichiara di avere avuto un figlio naturale nel 2007, due anni dopo la sua richiesta
di riduzione allo stato laicale; a quel tempo per la richiesta non era stata ancora accettata e quindi, pur
se sospeso a divinis, era sempre appartenente alla struttura della Chiesa. Il 22 giugno 2012 il Senato del
Paraguay decreta la sua destituzione, con la messa in stato di impeachment.
Il 28 agosto 2013 nella chiesa di Nostra Signora della Concezione di Gaviao, nello stato di
Bahia, nel bel mezzo della messa il prete brasiliano Geronimo Moreira di 32 anni dichiara:
"Abbandono la tonaca perch amo la mia fidanzata e lei  incinta". I due si sono conosciuti nel 2007.
"Ma il primo bacio ce lo siamo dato nel 2012. Con il passare del tempo l'amicizia si  trasformata in
qualcos'altro e non sono riuscito a rispettare il celibato. Ora lei  incinta e voglio assumermi le mie
responsabilit di padre", ha "confessato" il prete ai suoi fedeli. Lei, Emilia Carnerio, 23 anni, ha invece
manifestato tutta la propria gioia a una tv locale dicendo: "Siamo passati dalla crisi della fede
all'amore:  stata dura ma ora siamo felici". La congregazione non ha fatto che prendere atto della
decisione di Geronimo Moreira, che naturalmente non  pi sacerdote.
La fecondazione artificiale (2008)
L'8 settembre 2008, festa della Nativit della Beata Vergine Maria, la Congregazione per la
Dottrina della Fede emana l'istruzione Dignitas Personae, relativa ad "alcune questioni di bioetica",
per la quale si intende "promuovere la formazione delle coscienze" e incoraggiare una ricerca
biomedica rispettosa della dignit di ogni essere umano e della procreazione. Si tratta di una
"Istruzione di natura dottrinale", approvata espressamente da Benedetto xvi (2005-2013), che pertanto
va accolta dai fedeli cattolici con "l'assenso religioso del loro spirito".
Premessa fondamentale  l'esclusione di tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e
le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell'atto coniugale. Sono invece
ammissibili le tecniche che si configurano come un "aiuto all'atto coniugale e alla sua fecondit",
secondo i principi dell'antropologia cristiana, sui quali offrono chiare indicazioni le encicliche Veritatis
splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo ii (1978-2005). Simili principi evidenziano il concetto
che "l'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da
quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto
inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita". Per queste tecniche si ritiene fondamentale
"l'intervento medico, quando mira ad aiutare l'atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per
consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto".
Il documento evidenzia il concetto che "l'origine della vita umana ha il suo autentico contesto
nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime amore reciproco
tra l'uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro deve essere
il frutto del matrimonio". Quanto alla ricerca di rimedi contro l'infertilit, sono lecite tutte le tecniche
che rispettino "il diritto alla vita e all'integrit fisica di ogni essere umano". Questo sta alla base della
"unit del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e
madre soltanto uno attraverso l'altro" e "i valori specificamente umani della sessualit, che esigono che
la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell'atto coniugale
specifico dell'amore tra gli sposi".
Il testo si occupa poi di vari argomenti molto dibattuti nell'opinione pubblica, dalla
manipolazione degli embrioni alla clonazione e all'uso delle cellule staminali e altro materiale
biologico. Riguardo alle "staminali embrionali" il testo afferma che "il prelievo di cellule staminali
dall'embrione umano vivente... causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza
gravemente illecito. In questo caso la ricerca... non si pone veramente a servizio dell'umanit. Passa
infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignit rispetto agli altri individui
umani e agli stessi ricercatori". Il documento deve essere accolto dai fedeli con "l'assenso religioso del
loro spirito".
La Leadership Conference of Women Religious (2008-2013)
La lcwr, ovvero la Leadership Conference of Women Religious, che riunisce l'80 per cento
delle religiose degli Stati Uniti, dal 2008  oggetto di un'inchiesta ordinata direttamente dal papa
Benedetto xvi (2005-2013). L'inchiesta riguarda la pubblicazione di un manuale di formazione delle
suore nel quale  esposta una concezione della Chiesa democratica, che di fatto identifica le singole
chiese come slegate dal capo e autonome rispetto al magistero. Nel manuale appare chiaro, secondo
una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'invito al dialogo per capire se "accettare o
meno l'insegnamento della Chiesa", che portava a negare "la Trinit, la divinit di Cristo e il carattere
spirituale della Sacra Scrittura". Tanto che in alcuni incontri con le suore di vari ordini promossi della
lcwr si invita ad andare "al di l della Chiesa" e "al di l di Ges". Inoltre la Conference dal 2008 ha
sostenuto la riforma sanitaria di Obama, che include la sovvenzione di aborto e contraccezione da parte
di tutte le istituzioni pubbliche e non.
Il 18 aprile 2012 la congregazione pubblica un documento nel quale si dichiara che la lcwr si "
allontanata dal centro cristologico fondamentale e dal focus della consacrazione religiosa" sposando
concezioni "radicalmente femministe incompatibili con la fede". Le religiose "rifiutano
l'insegnamento della Chiesa sui problemi della sessualit" e pure su quello che riguarda l'aborto e
l'eutanasia, rimanendo in "silenzio sul diritto alla vita dal concepimento alla fine naturale". Di pi, la
lcwr avrebbe minato anche il concetto di famiglia: "Spesso contraddicevano o ignoravano
l'insegnamento magistrale". E tutto deriva da una concezione dottrinale errata, tanto che per le
religiose  discutibile "l'Eucarestia al centro delle loro celebrazioni comunitarie solenni", nonch "la
presenza nella Messa di un sacerdote ordinato". Le suore ritengono opinabili "gli insegnamenti della
Santa Sede in materia di ordinazione delle donne", che spesso "rifiutano pubblicamente". Nel manuale
di formazione delle suore si rivela una concezione della Chiesa democratica: le singole chiese appaiono
slegate dalla Santa Sede, tanto che ci si domanda se "accettare o meno l'insegnamento della Chiesa", e
l'invito ai fedeli  quello di andare "al di l della Chiesa" e "al di l di Ges".
Su indicazione di Benedetto xvi la congregazione dichiara che il Manuale per la formazione
dottrinale della lcwr "sar ritirato dalla circolazione, mentre si proceder alla sua revisione", affinch
torni conforme "al Catechismo". Inoltre i programmi delle assemblee annuali e gli oratori della lcwr
devono essere tenuti sotto controllo dall'arcivescovo delegato della Conferenza Episcopale, in modo da
"promuovere un rinnovamento paziente e collaborativo". E invece sono bastati quattro anni. Il 18
aprile 2012 viene pubblicato un documento della congregazione dettato da Benedetto xvi, che fa
riferimento all'indagine svolta nei conventi della Leadership Conference of Women Religious. Nel
documento si dichiara: "Le loro posizioni radicalmente femministe sono incompatibili con la fede". Per
cui la lcwr  stata commissariata. A nulla  valso il reclamo della Conference, riunitasi il 30 e 31
maggio 2012, che ha respinto le accuse della congregazione definendole "non circostanziate" e il
risultato "di una procedura segnata dalla mancanza di trasparenza".
La congregazione ha dunque inviato tre vescovi per commissariare la lcwr e nell'agosto del
2012, a Saint Louis, 900 delegate dell'organizzazione statunitense hanno dovuto decidere se cooperare
con i vescovi oppure procedere di qui in avanti da sole e uscire, di fatto, dalla comunione con Roma.
C' stato un dialogo tra le parti e niente pi, ma in sostanza non si  arrivati a una risoluzione e c'era
odore di scisma, dal momento che rimaneva in piedi la condanna di Benedetto xvi.
Entrambe le parti sono rimaste sulle proprie posizioni, finch il 15 aprile 2013 il nuovo papa
Francesco ne ha discusso con Gerhard Mller, prefetto della Congregazione, avviando un programma
di riconciliazione. Tale programma  stato illustrato da Mller in un incontro con la presidenza della
lcwr: fermo restando allo stato attuale la posizione espressa da papa Ratzinger, la Santa Sede intende
avviare un dialogo per un riavvicinamento delle due parti; a questo scopo  stato affidato
all'arcivescovo di Seattle, J. Peter Sartain, delegato della Santa Sede per il "Doctrinal Assessment", il
compito di riformare il gruppo "con seri problemi dottrinali".
Peraltro Gerhard Mller ha "espresso la sua gratitudine per il grande contributo delle donne
religiose alla Chiesa degli Stati Uniti, come si vede particolarmente in molte scuole, ospedali,
istituzioni di assistenza ai poveri che sono state fondate e gestite dalle suore nel corso degli anni".
Inoltre ha "chiarito l'insegnamento del Concilio Vaticano ii circa l'importante missione delle religiose
di promuovere una visione di comunione ecclesiale fondata sulla fede in Ges Cristo e sugli
insegnamenti della Chiesa", ma "sotto la guida del magistero". L'arcivescovo ha anche sottolineato
che organismi come la lcwr "esistono per promuovere sforzi comuni tra i suoi istituti membri cos
come la cooperazione con le locali conferenze episcopali e con i singoli vescovi".
Le comunit neocatecumenali (2012)
La congregazione ha rivolto particolare attenzione alle comunit di vita apostolica dei
Neocatecumenali, istituite nel 1964 dal pittore spagnolo Francisco Jos Gomez Arguello Wirtz, detto
Kiko (in seguito a una visione della Madonna che lo sollecitava a "fare comunit come la Sacra
Famiglia di Nazaret"). Riconosciute dalla Santa Sede nel 2008 e presenti in pi di 900 diocesi, sono
presenti a Roma in due sedi: via Nicandro 40/c e via Ugo Balzani 29.
Una particolarit della loro liturgia era costituita dalla celebrazione della Messa al sabato
pomeriggio e non la domenica, facendo la Comunione seduti e scambiando il segno della pace prima
dell'offertorio anzich prima della Comunione. Questa iniziativa, oggetto di numerose denunce
pervenute in Vaticano, ha messo il papa Benedetto xvi in stato di allarme, accresciuto dalla scoperta di
una trama ordita alle sue spalle in Curia. Infatti il Pontificio Consiglio per i Laici presieduto dal
cardinale Stanislaw Rylko aveva predisposto il testo di un decreto di approvazione di tutte le
celebrazioni liturgiche ed extraliturgiche dei Neocatecumenali, da rendersi pubblico il 20 gennaio 2012
in occasione di un previsto incontro del papa con la comunit. I fondatori della comunit, informati per
tempo, trasmisero anticipatamente ai loro seguaci l'approvazione. Il tutto all'insaputa del papa.
Benedetto xvi venuto a conoscenza del testo del decreto pochi giorni prima dell'incontro, lo trov
sconclusionato e sbagliato, per cui ordin che fosse cancellato e riscritto secondo le sue indicazioni.
Infatti, il 20 gennaio, il decreto promulgato si limit ad approvare le cerimonie extraliturgiche e
il papa nel suo incontro mise in chiaro che solo queste erano convalidate, mentre a proposito della
Messa impart ai Neocatecumenali l'ordine di celebrarla in piena fedelt alle norme liturgiche. Inoltre
l'11 aprile 2012, con una lettera al cardinale William J. Levada, Benedetto xvi ha ordinato alla
Congregazione per la Dottrina della Fede di accertare se le messe dei Neocatecumenali fossero o meno
conformi alla dottrina e alla prassi liturgica della Chiesa cattolica. Ma tutto  finito l, come ha scritto in
internet Sandro Magister su chiesa.espressonline.it il 21 marzo 2013 nell'articolo Papa, vescovi, curia.
Le riforme che verranno: Benedetto xvi "ordin alla Congregazione per la Dottrina della Fede di
mettere sotto esame le liturgie dei neocatecumenali. La pratica ora dorme in un cassetto".
Numerose filiali sono sparse in tutta Europa. In Italia il centro pi importante  a Montalenghe,
nel Canavese, ma vengono officiate messe tridentine in varie citt italiane dopo la facolt concessa da
Benedetto xvi a tutti i parroci di celebrare una messa in latino a fronte di quella in volgare.
E contro la revoca della scomunica c' una contestazione nei confronti del papa da parte di due
vescovi tedeschi. Il vescovo di Rottenburg-Stoccarda Gebhard Frst ha dichiarato che la decisione "ha
gettato molti fedeli nell'insicurezza, nell'incomprensione e nella delusione", aggiungendo che "l'unit
della Chiesa  un bene prezioso, e servirlo  compito prioritario del papa e dei vescovi. Ma questa unit
della Chiesa  incompatibile con un rifuto dei principi basilari del Concilio Vaticano".
Gli fa eco sul quotidiano "Hamburger Abendblatt" il vescovo di Amburgo Werner Thyssen,
dichiarando che "c' chiaramente una perdita di fiducia nel papa", perch "la riconciliazione con un
negazionista  sempre una scelta sbagliata". E prosegue denunciando: con Benedetto xvi "troppi passi
indietro".
Appendici
La condanna delle opere di scrittori e scienziati
Scrittori e libri condannati come eretici (325-1557)
Prima ancora dell'istituzione di un ufficio apposito del Sant'Uffizio che curasse un indice di
libri condannati come fonte di eresie e la cui lettura fosse proibita ai devoti cattolici, la Chiesa di Roma
ha gi condannato opere di religiosi, scienziati e letterati considerate eretiche, spesso in occasione di un
concilio.
Il primo Concilio di Nicea (325) proibisce la lettura delle opere di Ario, presbitero di
Alessandria, perch ha dichiarato che Dio  unico, eterno ed indivisibile, e quindi il Figlio di Dio, in
quanto "generato", non pu essere considerato Dio allo stesso modo del Padre proprio perch la natura
divina  unica. Il papa Anastasio i (399-401) condanna le opere di Origene (185-254), assertore
dell'apocatrsi, ovvero di un ritorno di tutto il creato a uno stato di piena felicit. Nel 405 il papa
Innocenzo i (401-417) scrive una lista di libri apocrifi attribuiti a Mattia, Giacomo il Minore, Pietro,
Giovanni e Tommaso. Papa Leone Magno (440-461) proibisce i testi manichei e papa Gelasio i nel 496
condanna i libri pagani.
Il secondo Concilio di Nicea (787) stabilisce che i libri eretici sparsi nel territorio europeo
devono essere consegnati all'autorit vescovile locale e non tenuti nascosti, mentre un concilio a Roma
nell'868 condanna al rogo le opere del patriaca bizantino Fozio, che viene segregato in un monastero;
peraltro Fozio verr consacrato santo dalla Chiesa ortodossa. Il Concilio Lateranense ii nel 1140
condanna le opere del teologo francese Pietro Abelardo. Papa Gregrorio ix (1227-1241) nel 1239
condanna alle fiamme il Talmud, uno dei testi sacri della religione ebraica, e Giovanni xxii
(1316-1334) il 16 settembre 1327 fa bruciare le opere dell'astrologo Cecco d'Ascoli, condannato
peraltro al rogo davanti alla chiesa di Santa Croce a Firenze. Il Concilio di Tolosa del 1229 giunge a
proibire ai laici il possesso di copie della Bibbia e nel 1234 quello di Tarragona ordina il rogo delle
traduzioni in volgare della Bibbia. Durante il Concilio di Costanza nel 1415 sono dati alle fiamme sia i
testi del teologo boemo Jan Hus, che peraltro viene bruciato vivo, sia i testi del teologo britannico John
Wyclif, morto nel 1384 (per cui i suoi resti sono riesumati, bruciati e dispersi nel fiume Swift nella
regione inglese del Leicester). E ancora, nella seconda met del Quattrocento il frate Bernardino da
Feltre, di sua iniziativa, brucia tutte le copie reperite degli Epigrammi del poeta latino Marco Valerio
Marziale.
Nel 1479 papa Sisto iv (1471-1484) concede all'ateneo di Colonia il diritto di esercitare la
censura sui libri a stampa e di seguito l'arcivescovo di Magonza proibisce la stampa e la diffusione di
qualsiasi libro che non sia stato approvato da un'apposita commissione composta da due sacerdoti della
cattedrale e due dottori dell'universit, autorizzati a concedere l'imprimatur, ovvero l'approvazione
preventiva della stampa.
E queste leggi costituiscono in pratica l'applicazione di quanto decretato da Innocenzo viii
(1484-1492) con la costituzione Inter multiplices del 1478. Il cosiddetto imprimatur, meglio definito
nel Concillio Lateranense v del 1515, divenne obbligatorio, e chi vi contravveniva incorreva nella
scomunica. Con la x sessione del Concilio Lateranense v, nel 1515, furono stabiliti provvedimenti
contro la libert di stampa con il seguente testo:
"Volendo provvedere con un rimedio opportuno, dietro consenso del sacro concilio, affinch
l'attivit dottrinale prosperi tanto pi felicemente, quanto pi d'ora in avanti si user una censura pi
diligentemente solerte e cauta, stabiliamo e comandiamo che ora e per sempre, nessuno, sia a Roma,
che in qualsiasi altra citt e diocesi, stampi o faccia stampare un libro o qualsiasi altro scritto, senza che
prima siano stati diligentemente esaminati a Roma, dal nostro vicario e dal maestro del sacro palazzo e
nelle altre citt o diocesi dal vescovo o da altra persona sia esperta nella scienza cui si riferisce il libro o
lo scritto in corso di stampa, sia deputato a questo compito dallo stesso vescovo, nonch
dall'inquisitore competente per la citt o la diocesi in cui dovrebbero essere stampati, e inoltre senza
che siano stati approvati con una formula sottoscritta con firma autografa da apporre gratuitamente e
immediatamente sotto pena di scomunica. Chi oser agire altrimenti, oltre perdere i libri stampati, che
saranno pubblicamente bruciati, oltre il versamento di cento ducati alla fabbrica della basilica del
principe degli apostoli a Roma, e alla sospensione per un anno intero della possibilit di esercitare
l'arte della stampa, incorrer nella sentenza di scomunica, infine se persister ostinatamente sar
castigato rispettivamente dal suo vescovo dal nostro vicario".
Successivamente con la bolla di papa Leone x (1513-1521) Exsurge Domine del 15 giugno
1520 si condannano alla distruzione tutte le opere presenti e future di Martin Lutero. Il 24 maggio 1543
a Norimberga si ha la pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium di Niccol Copernico
(1473-1543), dedicato a Paolo iii (1534-1549), e il giorno stesso muore l'autore, che peraltro si era
opposto alla pubblicazione.
Il testo fu pubblicato con una premessa anonima (Ad lectorem de hypothesibus huius operis,
cio "Al lettore sulle ipotesi di quest'opera") che per lungo tempo fu attribuita allo stesso Copernico
ma che, successivamente (secondo un'indicazione di Keplero nel 1609), venne fatta correttamente
risalire al teologo luterano Andrea Osiander. In questa premessa Osiander sminuiva il lavoro di
Copernico sostenendo che esso non voleva rappresentare una spiegazione dell'effettiva organizzazione
dell'Universo alternativa a quella tolemaica, ma soltanto un mero esercizio matematico teso a
semplificare i complessi calcoli che la visione geocentrica implicava e a "salvare i fenomeni". Questa
opinione sar successivamente ribadita e fatta propria dal cardinale Roberto Bellarmino in occasione
della sua polemica con Galileo Galilei (v.)
A met del xvi secolo furono redatti i primi cataloghi di libri proibiti anche dalle universit
della Sorbona a Parigi e di Lovanio, per ordine di Carlo v e di Filippo ii.
Le statue parlanti e le pasquinate (1501-1870)
Oltre agli scrittori e ai libri condannati come eretici, sono oggetto di censura le sei statue
parlanti di Roma, sulle quali i cittadini romani hanno affisso per secoli frasi di scherno e satire
anonime, perlopi politiche e anticlericali, dette pasquinate. Il loro nome deriva dalla pi famosa di
queste statue, Pasquino, che si trova nella piazza omonima, nelle vicinanze di piazza Navona. Le altre
sono Marforio, che si trova nel Palazzo Nuovo del Campidoglio, Madama Lucrezia, in un angolo di
piazza San Marco, Facchino in via Lata, Babuino nella via omonima e Abate Luigi in piazza Vidoni, di
fianco alla basilica di Sant'Andrea delle Fratte.
Quella delle pasquinate  una voce "contro", sobillatrice, ma senza fini rivoluzionari contro il
sistema. Perch il sistema non si discute:  la condizione determinante dell'esistenza stessa delle statue
parlanti e della loro voce. Che  ironica, sarcastica, spudoratemente aperta alla risata irriverente, fino ad
apparire oscena nella smitizzazione del potere.
Molte pasquinate vengono scritte da poeti, magari non eccelsi, su ordinazione di qualche
cardinale, che vuol mettere in cattiva luce prelati al potere, se non il papa stesso, per poter subentrare
prima o poi ad essi nella gestione del potere. Cos che prestano la loro penna a pagamento ai porporati,
principalmente in occasione di un conclave, esaltando o denigrando i vari candidati al trono papale,
poeti buoni e mediocri, come Antonio Lelio, Benedetto Lampridio, Angelo Colocci, Francesco Maria
Molza, Niccol Franco e Pietro Aretino, che comunque espongono i loro versi sulla statua di Pasquino
in forma anonima. E i cardinali stanno al gioco, perch lo considerano in qualche modo il costo da
pagare per raggiungere il trono pontificio; peraltro questi poeti, sempre anonimamente, scrivono poesie
non solo in occasione dei conclavi, ma anche per denigrare papi e cardinali, rischiando la prigione o la
condanna a morte nel caso fossero scoperti.
Numerosi gli esempi di certa "letteratura del vituperio", con invettive coprolaliche che non
risparmiano nessuno, a cominciare dal pontefice Alessandro vi (1492-1503), contro il quale, secondo
quanto scrive il cerimoniere pontificio tedesco Johannes Burckardt, italianizzato in Giovanni Burcardo,
il 13 agosto 1501 sono affissi su Pasquino tre versi in latino, che profetizzano la morte del papa Borgia,
qualora vada via da Roma:
Predixi tibi papa bos quod esses.
Predico: Moriere, si hinc abibis;
succedet Rota consequens Buvbulcum.
 la prima pasquinata della storia, opera di un poeta di mestiere. Giocando abilmente sul
riferimento al toro araldico pascente tra covoni d'orzo nello stemma di Alessandro vi, riesce a far
assumere al primo verso tre diversi significati:
Ti predissi che saresti un papa bue.
Ti predissi, o papa, che saresti un bue.
Ti predissi, o bue, che saresti un papa.
Mentre gli altri due versi valgono per
Ti predico: Morrai, se da qui andrai via;
verr la Rota che tien dietro al Bifolco.
E qui "la Rota  insignia di Lysbona", ovvero del cardinale di Lisbona, Jorge de Costa, e "el
bubulco  lui", come spiega Niccol Machiavelli all'amico Agostino Vespucci in una lettera,
trascrivendogli l'epigramma e precisando per che la conseguenza  stata che il papa "mai poi ha
ragionato di partirsi".
Il pi noto dei poeti  certamente Pietro Aretino, che nel 1521 scrive ben 43 pasquinate durante
il conclave svoltosi tra il 27 dicembre 1521 e il 9 gennaio 1522, come quella in cui elenca i vari
candidati per ognuno dei quali "Roma  tutta in scommesse". Poich viene eletto il tedesco Adrian
Florensz con il nome di Adriano vi (1522-1523) va via da Roma prima che giunga il nuovo papa e
magari lo condanni a morte per certe pasquinate, sia pure dopo aver inveito contro i cardinali elettori
che lo hanno eletto:
O del sangue di Cristo traditore,
ladro collegio, che 'l brel Vaticano
alla tedesca rabbia hai posto in mano,
come per doglia non ti scoppia il core?
L'Aretino torna a Roma quando  eletto nel 1523 Giulio de' Medici con il nome di Clemente vii
(1523-1534), del quale  in pratica amico. Ma accade che l'anno dopo sia arrestato Marcantonio
Raimondi, incisore di sedici rami riproducenti altrettanti disegni erotici di Giulio Romano, con a
margine versi di Sonetti erotici scritti da Pietro. L'Aretino ottiene la scarcerazione di Raimondi, ma
deve andarsene da Roma, perch i suoi sonetti finiscono nell'Indice dei libri proibiti (v.), da dove non
saranno mai tolti.
Le pasquinate seguitano a essere affisse non solo nel periodo dei conclavi, ma anche durante il
pontificato, cos Clemente vii  sistemato come si deve:
Dico Clemente cane,
bastardo, traditor, guercio, tiranno,
e ladro alla palese e alla secreta.
E con Paolo iii (1534-1549) siamo in una vera e propria latrina pubblica, nella quale vengono
trivialmente gettati figli e nipoti del papa, ovvero l'intera casa Farnese con un disprezzo viscerale verso
il vicario di Cristo, come dimostra il suo epitaffio:
In questa fossa a guisa di orinale
giace Paolo avar, Sandro scortese;
e tu viator, passagli addosso e vale.
Le invettive anonime proseguono con i papi successivi e raggiungono l'apice sotto Paolo iv
(1555-1559), un papa rigido, violento, ostinato, fautore del tribunale dell'Inquisizione, che egli stesso
presiede. Lo ricordano i versi di Pasquino, anonimi ma scritti da Niccol Franco su commissione del
Governatore di Roma e Procuratore fiscale aspostolico Alessandro Pallentieri:
Figli, meno giudizio
e pi fede comanda il Sant'Uffizio.
E ragionate poco,
che contro la ragione esiste il foco.
E la lingua a suo posto,
ch a Paolo quarto piace assai l'arresto.
Tutto bene finch il "gioco" non viene bloccato da Pio v (1561-1572), che non gradisce il
distico trovato affisso alla latrina del Vaticano fatta costruire da lui con grande pompa:
Papa Pius Quintus, ventres miseratus onutos,
hocce cacatorium nobile fecit opus.
Pasquinata che in italiano suona cos:
Papa Pio Quinto, mosso a compassione di ventri sovraccarichi
eresse un eccelso monumento, questo cacatoio.
Lo stile  quello di Niccol Franco, indiscutibilmente, e cos la sua casa viene perquisita:
vengono alla luce altri scritti contro Pio v e tutto il carteggio  sequestrato. Franco viene imprigionato
e, torturato, confessa di aver scritto, su commissione del Governatore di Roma e Procuratore fiscale
apostolico Alessandro Pallantieri (che nel frattempo  fuggito da Roma) un libello contro Paolo iv e la
sua famiglia, intitolato Commento sopra la vita et costumi di Gio. Pietro Carafa che fu Paolo iv
chiamato et sopra le qualit de tutti i suoi et di coloro che con lui governaro in pontificato. Franco
viene condannato a morte e impiccato l'11 marzo 1570 a Ponte Sant'Angelo.
Con lui muore l'epoca d'oro delle pasquinate. A tappare la bocca a Pasquino sono gli anni della
prima Controriforma stigmatizzati proprio da Pio v con la bolla Romani Pontifices providentia del 19
marzo 1572, con la quale il papa, come scrive il suo biografo Paolo Alessandro Maffei, "volle
rimediare all'abuso che veniva fatto da' romani coi loro libelli famosi, che volgarmente si denominano
pasquinate... rinnovando tutte le antiche pene contro i delinquenti, fra questi compresi tanto chi
scrivesse e dettasse le pasquinate quanto chi le trasmettesse fuori di Roma".
Il torso di Parione cos  controllato a vista dagli sbirri e la corda  pronta per gli eventuali
trasgressori della bolla. Ma le pasquinate seguitano a essere affisse, e c' sempre chi finisce per essere
preso e condannato, come riferisce Nicola De Angelis nella biografia di Beatrice Cenci riguardo a un
"dottore condannato a morte e alla confisca dei beni per aver composto delle pasquinate in occasione
della sede vacante, in ordine ai bandi di Camerino, nel 1586". Peraltro  il nepotismo il bersaglio
preferito di Pasquino da allora in poi, ad opera di "segretari, piccoli curiali insoddisfatti o portaborse di
questo o quel cardinale in odore di papabilit", come ha scritto il critico Valerio Marucci, anche se "la
divertente invenzione comica dell'invettiva aretiniana cede il posto a un moralismo d'accatto e alla
monotona consumazione di vecchi luoghi comuni".
Ciononostante non mancano le motivazioni politiche. Papi come Urbano viii (1623-1644) e
Innocenzo x (1644-1655) danno modo a Pasquino di accanirsi sul nepotismo: i Barberini prima e i
Pamphilj poi, senza contare Donna Olimpia Maidalchini, scatenano le invettive pi libertine. Ed  la
caccia ai pasquinisti, terribile sotto Urbano viii, come raccontano i diaristi del tempo. Giacinto Gigli
segnala che "alli 14 di luglio 1635 fu tagliata la testa in prigione a monsignor Carlo Omodei... per
l'homicidio che aveva fatto et altri delitti, et particolarmente per le pasquinate che gli furono trovate. Il
suo corpo stette esposto per un hora et poi fu portato alla chiesa di S. Salvatore in Lauro". Antonio
Valena ricorda che nel 1635 "fu tagliata la testa al marchese Francesco Manzoli per aver fatto
pasquinate". E cos sotto Innocenzo x, racconta ancora il Gigli, "furono anco presi, per le pasquinate, i
fratelli Leopoldo, Giovancarlo e Mattias Guidotti et molte altre persone, et con tutto ci erano sparsi e
divulgati molti versi et motti et pungenti ogni giorno".
Nel Settecento le pasquinate vertono sulla politica in collegamento, come ha scritto Giulio
Romano, "ad una societ frivola, vana, leggera e sopratutto pettegola", e le pasquinate prendono la
forma delle "gallerie", ovvero di satire mondane. A Roma, come ha osservato Pietro Romano, "il
terreno si prestava alla coltivazione di tal maligno genere di poesia, perch il contegno delle donne con
i loro cicisbei o cavalier serventi non era meno edificante di quello del clero, i cui monsignori e
sacerdoti diventano cavalier serventi". E allora le pasquinate diventano storie libertine, avventure di
donne sposate con prelati lussuriosi e monsignori ruffiani.
Cos le pasquinate perdono la loro matrice di denunce del potere pontifico e su Pasquino
finiscono affisse calunniose composizioni, nelle quali il regime pontificio entra indirettamente. E gli
autori non finiscono sul patibolo. Tutto cos fino all'invasione napoleonica. Ma una volta restaurato il
potere pontificio, tornano ai piedi di Pasquino i frutti delle beghe tra prelati e nobili, tanto che i
cardinali sono presentati nei modi del primo Cinquecento e con i termini priapeschi dell'Aretino, senza
reazione da parte del governo pontificio:
Il conclave, in conclusione,
 la pesca di un coglione.
E il "coglione"  Annibale Sermattei della Genga, ovvero Leone xii (1823-1829), che non
reagisce. Infatti David Silvagni nota che "il diluvio delle satire che si scaten subito dopo la morte di
Pio vii e durante il conclave per la sua successione, arriv a un diapason mai prima raggiunto, ed
assunse il carattere d'una vera manifestazione politica e seria, che se non era il riflesso dell'opinione
dei pi, era di certo l'espressione dei sentimenti della classe pensante. La maggior parte di esse, per la
precisione con cui colpirono le pi eminenti figure del Sacro Collegio, fu indubbiamente opera di abati
e di ecclesiastici". Ma non ci sono arresti o condanne.
Pasquino seguita a essere la voce clandestina dell'ultima recita di Roma pontificia. Recita
articolata in due atti durati quasi cinquant'anni, con un intervallo: la Repubblica Romana del 1849. Dal
bieco conservatorismo di Gregorio xvi (1831-1846) al finto liberalismo di Pio ix (1846-1878) lo
scenario non cambia, ma trova il suo interprete pi valido in quel grande poeta che  Giuseppe
Gioachino Belli, autore di sonetti (pubblicati perlopi dopo la sua morte) che non vengono affissi a
Pasquino, ma sono l'autentica voce in carne e ossa della statua parlante. Emblematico  il sonetto La
carit domenicana del 30 marzo 1836, nel quale  espressa "l'idea della salvezza legata al supplizio (la
condanna a morte)" che, come ha scritto Marcello Teodonio, si evidenzia "con quella della frustata
sulle natiche per ottenere la conversione" fino alla "giustificazione della crudelt e della violenza... in
un cinismo assoluto":
M' stato detto da perzone pratiche
che nun zempre li frati a Ssant'Uffizzio
tutte le ggente aretiche e ssismatiche
le srveno coll'urtimo supprizzio.
Ma, ssiconno li casi e le bbrammatiche
pijjeno per esempio o Ccaglio o Ttizzio,
e li snrbeno a ssangue in zu le natiche
pe cconvertilli e mmetteje ggiudizzio.
L a ssde intanto er gran inquisitore,
che li fa sfraggell ppe llro bbene,
bbeve ir zuo mischio e dd llode ar Ziggnore.
"Forte, fratelli", strilla all'aguzzini:
"Libbermo sti fijji da le pene
de l'inferno"; e cqui intiggne li grostini.
In ogni caso il torso di Parione non  pi custodito come un tempo, e cos  tollerato per diversi
giorni anche il manifesto affisso il 12 settembre 1850 con due iscrizioni verticali, a vituperio dei
repubblicani e lode del papa, che per assumono un altro significato se lette orizzontalmente:
Il potere pontificio va avanti nella sua ormai antistorica esistenza, stretto nei confini sempre pi
inconsistenti, e Pasquino non usa pi un tono rivoluzionario, apparendo sempre pi animato da una
ironia che  arduo per il potere pontificio contrastare con le condanne. Cos che  tollerato senza
reazioni l'epigramma appeso su Pasquino nel settembre del 1861 in occasione della celebrazione del
funerale dei soldati papalini caduti a Castelfidardo:
Nella mente generale
vari dubbi sono sorti,
se codesto funerale
sia pei vivi o per i morti;
molti a creder son proclivi
che fu fatto per i vivi.
L'ironia del Belli ha fatto scuola e il governo non ha la forza di contrastarla, specialmente
quando il 12 aprile 1862, come nota il diarista Nicola Roncalli ("il 12 aprile 1862 si festeggiava con
luminarie l'anniversario del ritorno di Pio ix da Gaeta e s'insisteva perch i privati illuminassero le
finestre"), sotto il torso di Pasquino finiscono quattro versi:
Chiedono lumi al popolo romano,
ma i lanternoni fanno lume invano:
deh! se i preti di lumi hanno desio,
rischiarateli voi Signor Iddio.
Il tono ironico che contraddistingue ormai Pasquino  disarmante, cos che non provoca ulteriori
reazioni dal potere pontificio, che peraltro ha gi il suo da fare con i carbonari, sui quali si sfoga con
l'assedio al Lanificio Ajani il 25 ottobre del 1867 e gli ultimi due tagli della ghigliottina ai Cerchi (v.
La Massoneria e la Carboneria). E Pio ix (1846-1878) finisce per non reagire quando l'ultima
pasquinata viene appoggiata non al busto di Parione ma ad un vecchio ombrellaccio appoggiato presso
l'acquasantiera della basilica di San Pietro:
Santo Padre benedetto,
ci sarebbe un poveretto
che vorrebbe darvi in dono
questo ombrello.  poco buono,
ma non ho nulla di meglio:
Mi direte: "A che mi vale?".
Tuona il nembo, Santo veglio;
e se cade il temporale?
L'Indice dei libri proibiti (1558-1966)
A maggio del 1549, quando ancora  sul trono pontificio Paolo iii (1534-1549), il Sant'Uffizio
affida al teologo domenicano Teofilo Scullica la compilazione di un elenco di libri "suspecti,
scandalosi aut heretici", che dovr essere tenuto aggiornato. L'impresa appare gravosa per una sola
persona, cos due mesi dopo il Sant'Uffizio dispone che Scullica sia affiancato da due consultori, i
domenicani Stefano Usodimare e Egidio Foscarari. I tre dovranno esaminare gli indici delle universit
di Parigi e Lovanio e predisporre un vero e proprio catalogo.
Ma Giulio iii (1550-1555), succeduto a Paolo iii, non  soddisfatto dell'elenco che i tre stanno
elaborando, e nel 1550 emana la bolla Cum meditatio cordis, nella quale vieta ufficialmente la lettura di
quei libri, che vanno considerati proibiti perch "heretici". Per premunirsi adeguatamente spinge
Teofilo Scullica a compiere ispezioni presso i librai di Roma e sequestrare i libri probiti. Un documento
del 25 aprile 1551, conservato nella Biblioteca Vaticana, riferisce di queste ispezioni di Teofilo ed
elenca 32 libri proibiti e sequestrati per essere "posti in libreria", ovvero in una camera apposita della
Biblioteca Vaticana indicata come parva secreta e, come precisa il custode Federico Ranaldi, "in
camera inter prohibitos, poi al San Officio". In definitiva nel palazzo del Santo Uffizio si viene a
costituire una biblioteca di libri probiti, che altri chiameranno "l'Inferno"; e qui finiscono, tra i primi
libri, le opere di Lutero, Giovanni Calvino, Huldrych Zwingli e Martin Bucer.
A questo punto manca proprio quel catalogo che i tre domenicani della prima ora dovevano
compilare. E su questa impresa Paolo iv (1555-1559) mette al lavoro i custodi dell'"Inferno" e i
membri del tribunale dell'Inquisizione, cos che il 30 dicembre 1558 viene stampato il primo Indice dei
libri e degli autori proibiti, con la denominazione latina Cathalogus librorum Haereticorum.
Nell'Indice (denominato anche Indice Paolino, perch promulgato con un decreto dello stesso Paolo
iv), affisso a Roma il 2 gennaio 1559, si prescrive, pena la scomunica:
"Che nessuno osi ancora scrivere, pubblicare, stampare o far stampare, vendere, comprare, dare
in prestito, in dono o con qualsiasi altro pretesto, ricevere, tenere con s, conservare o far conservare
qualsiasi dei libri scritti e elencati in questo Indice del Sant'Uffizio".
L'elenco comprendeva l'intera opera degli scrittori non cattolici, compresi i testi non di
carattere religioso, altri 126 titoli di 117 autori (di cui non veniva tuttavia condannata l'intera opera), e
332 opere anonime. Vi erano inoltre elencate 45 edizioni proibite della Bibbia, oltre a tutte le Bibbie
nelle lingue volgari - soprattutto le traduzioni tedesche, francesi, spagnole, italiane, inglesi e
fiamminghe. In particolare era condannata l'intera produzione di 61 tipografi svizzeri e tedeschi, anche
se relativa ad argomenti non religiosi, in qualsiasi lingua e da qualsiasi autore fossero scritti; erano
proibiti libri di astrologia o magia, mentre le traduzioni della Bibbia in volgare potevano essere lette
solo su specifica licenza, concessa solo a chi conoscesse il latino e non alle donne. Tra gli autori
proibiti c'erano Dante Alighieri per il De Monarchia e la Divina Commedia (a causa della condanna di
alcuni papi nell'Inferno), Niccol Machiavelli per l'opera omnia e Giovanni Boccaccio per il
Decamerone. Vi comparivano anche le opere di Luciano di Samosata, le poesie di Pietro l'Aretino e
perfino l'opera umanistica Historia de duobus amantibus e i Commentarii di Pio ii (1458-1462).
Il secondo indice viene emanato dopo la conclusione del Concilio di Trento nel 1564, e per
questo  detto anche Indice Tridentino, ma il titolo vero e proprio era chilometrico, facendo riferimento
anche al papa regnante: Index librorum prohibitorum cum regulis confectis per Patres a Tridentina
Synodo delectos, auctoritate Sanctiss. D. N. Pii iv, Pont. Max. comprobatus, ovvero "Indice dei libri
proibiti con le regole raccolte dai padri designati al Concilio di Trento convalidato dall'autorit del
nostro santissimo Padre Pio iv" (1559-1565). Era accompagnato dalla bolla papale Dominus gregis. Vi
erano inseriti solo i libri eretici, ma restava valida la necessit di una licenza per la lettura della Bibbia
in volgare. In compenso furono proibiti come scomunicati i Padri della Chiesa da sant'Ambrogio a san
Tommaso d'Aquino, oltre alle opere mediche che illustravano il corpo umano, da Ippocrate a Galeno e
Paracelso, nonch i filosofi Platone e Aristotele, gli storici Erodoto, Tacito e Tucidide, e gli autori
classici come Omero, Ovidio, Virgilio, Orazio, Sallustio, Livio, Plutarco, Catone, Plauto ed Esopo,
perch ritenuti pagani o atei. A differenza dell'Indice Paolino, l'Indice Tridentino venne applicato in
quasi tutta l'Italia e in gran parte dell'Europa fino al 1596.
Pio v (1566-1572) nel 1571 istituisce la Congregazione dell'Indice, costituita da una segreteria
di sette cardinali e da un grupo variabile di consultori; ha lo scopo di tenere aggiornato l'elenco dei
libri, ma concedere anche la lettura di alcuni dopo un'opportuna censura dei periodi considerati
"pericolosi". E successivamente vengono redatti altri indici. Nel 1596 Clemente viii (1592-1605) fa
redigere una nuova versione dell'Indice Clementino con l'estensione ad opere di carattere scientifico e
filosofico, tra le quali quelle di Niccol Copernico nel 1616 relative al sistema astronomico. Nel 1632
Galilei pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi del Mondo, che, sotto forma di dialogo,
riprende e sviluppa ampiamente la tesi copernicana. Nel 1633 il tribunale dell'Inquisizione condanna
Galilei (v.) come "veementemente sospetto di eresia, cio d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e
contraria alle Sacre e divine Scritture"; e nel 1634 il suo Dialogo viene messo all'Indice. Nel 1659
viene messo all'Indice il Tractatus theologico-politicus di Spinoza, ritenuto "blasfemo", e la condanna
sar confermata nel 1690. Nel 1646  la volta di Giovanni Pico della Mirandola (v.). E si deve arrivare
al 1757 perch siano cancellati dall'Indice il sistema astronomico di Copernico (v.) e tutte le opere che
ad essso fanno riferimento.
Nel Settecento vengono create le "patenti di lettura", rilasciate principalmente a studiosi. Nel
1758, sotto papa Benedetto xiv (1740-1758) viene eliminato il divieto di lettura della Bibbia in volgare;
tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento  la volta delle opere del marchese de Sade, che 
imprigionato anche dal regime bonapartista. Nel 1849 la condanna colpisce il sacerdote cattolico
Antonio Rosmini Serbati (v.), che verr in seguito invece beatificato. Nel 1850 vengono condannate le
Operette Morali di Giacomo Leopardi e nel 1857 Il Capitale di Karl Marx e Federico Engels, alle quali
fanno seguito le opere di George Sand e Colette.
Nel 1917 Bendetto xv (1914-1922) sopprime la Congregazione dell'Indice. Le competenze per
l'aggiornamento dei libri proibiti passano direttamente al Sant'Uffizio, e si hanno nuovi inserimenti
discutibili come quello della scrittrice Ada Negri nel 1938. Mentre l'opera Mein Kampf, in cui Hitler
teorizza lo sterminio sistematico degli ebrei, non viene mai messa all'Indice.
Nel 1948 si ha l'ultima edizione dell'Indice dei libri proibiti, con aggiunte pubblicate in
allegato nel 1954 su disposizione di Pio xii (1939-1958), nonch con aggiornamenti fino al 1961. Il 14
giugno 1966 l'Indice viene abolito da Paolo vi (1963-1978) con la lettera apostolica Integr Servand
che definisce i limiti del ruolo della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il cardinale Alfredo
Ottaviani, all'epoca prefetto della congregazione, precisa la sorte riservata ai libri vietati promulgando
la Notificatio de Indicis librorum prohibitorum conditione, con pubblicazione su "L'Osservatore
Romano" del 15 giugno 1966. La notificazione precisa che l'Indice  moralmente vincolante per i
cattolici, ma non ha pi forza di legge, con la censura ecclesiastica che gli era connessa. La Chiesa
afferma la sua fiducia nella coscienza dei fedeli e affida alle diverse conferenze episcopali la cura di
"esaminare ed impedire eventuali letture nocive".
 riprodotto di seguito un elenco degli autori proscritti pi noti nel campo letterario, filosofico e
scientifico, anche se non tutti condannati per l'opera omnia. Dopo l'abrogazione dell'Indice si sono
registrate le contestazioni di due condanne (v.), peraltro opportunamente difese dal cardinale Joseph
Ratzinger nelle vesti di prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. Va segnalato che la
prelatura personale dell'Opus Dei ha redatto un proprio Indice dei libri proibiti, ma vincolante solo per
gli associati alla prelatura.
Elenco degli scrittori proscritti nell'ultimo Indice dei libri proibiti
Vittorio Alfieri, Ciro Alvi, Franz Sebastian Ammann, Pietro Aretino, Dominique Aury,
Ludovicus Bailly, Honor de Balzac, Pierre Bayle, Simone de Beauvoir, Cesare Beccaria, Joseph Beck,
Jrmie Benton, Jrmie Bentham, Henri Bergson, Georg Berkeley, Aurelio Bertola, Jules Bois,
Bernard Bolzano, Rocco Bombelli, Jacques-Bnigne Bossuet, Thomas Braun, Friedrich Brenner,
Giordano Bruno, Jakob Buchmann, Carl Buddeus, Ernesto Buonaiuti, Aldo Capitini, Friedrich Wilhelm
Carove, Dominique Chenu, Clericus Germanicus, Giulio Cogni, Auguste Comte, Teofilo Coreni,
Benedetto Croce, Victor Cousin, John Dalberg-Acton, Gabriele D'Annunzio, Jean Baptiste Le Rond
d'Alembert, Charles Darwin, Erasmus Darwin, Saverio Fausto De Dominicis, Daniel Defoe, Donathien
Alphonse Franois de Sade, Ren Descartes, Paul Thyry D'Holbach, Denis Diderot, Johann Joseph
Ignaz von Dollinger, Fdor Dostoevskij, John William Draper, Louis Duchesne,
Amantine-Lucille-Aurore Dudevant, Alexandre Dumas (padre), Alexandre Dumas (figlio), Charles Du
Moulin, Johann Orto Ellendoprf, Barthlemy Prosper Enfantin-Henri de Saint Simon, Johannes Scotus
Eriugena, Franois de Salignac Fnlon, Giuseppe Ferrari, Enrico Ferri, Emile Ferrire, Gustave
Flaubert, Claude Fleury, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Frederic ii de Prusse, Johann Friedrich,
Jacob Frohschammer, Alopys Fuchs, Ohilip Funk, Galileo Galilei, Luis Gmbara, Joseph Gehringer,
Giovanni Gentile, Gabriel Gerberon, Ghibellinus und Germanicus (pseud.). Edward Gibbon, Andr
Gide, Johann Baptist Grasser, Ferdinand Gregorovius, Hugo Grotius, Francesco Guicciardini, Anton
Gunther, Heinrich Heine, Georg Hermes, Paul Hinschious, Johann Baptist Hirscher, Thomas Hobbes,
Johannes Nikolaus Hontheim, Albert Houtim Victor Hugo, David Hume, Jacobus rex Angliae, Johann
Lorenz Isenbiehl, Cornelius Jansenius, Immanuel Kant, Otto Karrer, Ludwig Keller, Georg Koepgen,
Jeran de La Fontaine, Hugues-Felicite-Robert Lamennais, Matthias Laros, Pierre Larousse, Ernst von
Lasaulx, David Herbert Lawrence, Johannes Le Clerc, Abbe E. Lefranc, Nicolaus Lenau, Giacomo
Leopardi, Gotthold Ephraim Lessing, John Locke, Alfred Loisy, Thomas Mac Crie, Niccol
Machiavelli, Moses Maimonides, Nicolas Malebranche, Luigi Mancini, Jacqueline Marti, Sebastian
Merkle, Ernst Michel, Franois-Auguste-Alexis Mignet, John Stuart Mill, Marco Minghetti, George
Mivart, Miguel de Molinos, Michel de Montaigne, Charles de Secondat de Montesquieu, Sydeny
Morgan, Hermasnn Mulert, Camille Muller, Johann Christian Multer, Romolo Murri, Ada Negri,
Gaetano Negri, Ditlef Nielsen, Heinrich Oswald, Blaise Pascal, Aloys Pichler, Alberto Pincherle
Moravia, Pierre Auguste Proudhon, Samuel von Pufendorf, Pasquier Quesnel, Egard Quinet, Leopold
Ranke, Johann Rautenstrauch, Wenzel Joseph Reichel, Ernest Renan, Jean Reynaud, August Rohling,
Alfred Rosenberg, Antonio Rosmini Serbati, Adeodato Rossi, Jean-Jacques Rousseau, Paul Sabatier,
Santo-Domingo (pseud.), George Sand, Augiust Sartori, Jean-Paul Sartre, Caroline Eliasabeth
Sayn-Wittgenstein, Harmen Schell, Johann Friedrich Ritter von Schulte, Friedrich Schmidtke, Eulogius
Schneider, Johann Friedrich von Schulte, Michael Hobart Seymour, Benedictus Spinoza, Franz Stapf,
Benedictus Stattler, Hanry Beyle de Stendhal, Laurence Sterne, David Friedrich Strauss, Eugne Sue,
Petrus Tamburini, Adolph Ten Hompel, Augustin Theiner, Johann Anton Theiner, Joseph Thome, Lev
Tolstoij, Niccol Tommaseo, Ceferino Tressera, Joseph Turmel, Maria Valtorta, Theodor Hendrik Van
de Velde, Leander Van Ess, Pietro Verri, Vittorio Emanuele ii re d'Italia, Franois-Marie Arouet
Voltaire, Theodor Wacker, Ignaz Heinrich von Wessenberg, Franz Wieland, Wilhelm Wilbrand, Joseph
Witting, Andreas Zaupser, mile Zola, Georges Zurcher.
Due casi di contestazione successivi all'abrogazione dell'Indice
Dopo l'abrogazione dell'Indice si sono verificati due casi di contestazione. Uno riguarda la
condanna dei primi quattro volumi dell'opera a carattere religioso di Maria Valtorta, Il poema
dell'Uomo-Dio. L'autrice, nata nel 1897, si era dedicata a opere di apostolato nelle varie citt in cui era
vissuta al seguito del padre, che per motivi di lavoro doveva cambiare spesso residenza. Durante la
prima guerra mondiale entr nel corpo delle infermiere volontarie (le cosiddette Samaritane) che negli
ospedali militari curavano i soldati feriti; e questa esperienza la stimol nello spirito di carit. Nel 1920
sub un'aggressione che la rese inferma, ma seguit a dedicarsi all'opera di apostolato nell'Azione
Cattolica, finch nel 1934 si ammal trascorrendo gli ultimi anni di vita perlopi a letto a Viareggio. Il
25 marzo 1944 entr nel Terzo Ordine dei Servi di Maria e un Venerd Santo, come racconter nel suo
libro, ud una "voce", che ritenne fosse la voce di Ges, la quale la spingeva a scrivere sotto la sua
ispirazione, ovvero come sotto dettatura. Quel primo "dettato" segn l'inizio di un'opera monumentale:
tra il 1943 e il 1947, con "punte" fino al 1951, Maria scrisse di getto 122 quaderni autografi, che
avrebbero costituito la sua opera letteraria mistica intitolata inizialmente Il Poema dell'Uomo Dio, ma
successivamente data alle stampe con il titolo L'Evangelo come mi  stato rivelato.  morta a
Viareggio nel 1961, due anni dopo che erano stati messi all'Indice i primi quattro libri della sua opera,
Il Poema di Ges e Il Poema dell'Uomo-Dio.
Un primo decreto di condanna del Santo Uffizio  riportato il 16 dicembre 1959 sulle pagine
dell'"Osservatore Romano" nella scrittura latina redatta dal notaio Sebastiano Masala, e un secondo,
sempre sullo stesso giornale, il 2 gennaio 1960, con un articolo di commento intitolato Una vita di
Ges malamente romanzata: questa  l'unica fonte di informazioni "autorevole", se non proprio
ufficiale, circa le ragioni della condanna. Peraltro le disposizioni del decreto vengono ripubblicate con
nota esplicativa ancora sull'"Osservatore Romano" del 1o dicembre 1961.
Ma, come riferisce Emilio Pisani nel suo libro Pro e contro Maria Valtorta, la censura avrebbe
avuto un carattere disciplinare. E uno dei motivi sarebbe la "mancanza di un imprimatur", che peraltro
era stato richiesto da un sacerdote al cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, ma era rimasto
senza risposta. Il motivo di quella mancanza era stato peraltro segnalato da Siri in una lettera, riprodotta
da Pisani nel suo libro, nella quale l'arcivescovo denunciava al riguardo l'intervento del Sant'Uffizio,
che pertanto sarebbe stato opportuno interpellare per l'edizione a stampa.
Sulla questione interviene ben venticinque anni dopo, nel 1985, il cardinale Joseph Ratzinger, in
veste di prefetto della Congregazone della Dottrina della Fede, con una lettera di risposta inviata il 31
gennaio direttamente al cardinal Siri e non al sacerdote richiedente (che peraltro  stata riprodotta su
numerosi giornali, in barba alla segretezza del rapporto epistolare). La lettera, in data 31 gennaio 1985,
non faceva riferimento alla mancanza di una risposta alla richiesta dell'imprimatur, ma ribadiva con
amara ironia che l'opera era stata "posta all'Indice", il che evidentemente sottintendeva che
l'imprimatur non era stato concesso. In aggiunta Ratzinger teneva a precisare:
"Avendo poi alcuni ritenuta lecita la stampa e la diffusione dell'opera in oggetto, dopo
l'avvenuta abrogazione dell'Indice, sempre su "L'Osservatore Romano" (15 Giugno 1966) si fece
presente quanto pubblicato su Acta Apostolicae Sedis del 1966, che, bench abolito, l'Index conservava
tutto il suo valore morale, per cui non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un'opera
la cui condanna non fu presa alla leggera, ma dopo ponderate motivazioni, al fine di neutralizzare i
danni che tale pubblicazione pu arrecare ai fedeli pi sprovveduti".
E pensare che recentemente l'ordine dei Servi di Maria ha inoltrato richiesta per un processo di
beatificazione di Maria Valtorta al vescovo di Lucca; questi ha dirottato la richiesta al vescovo di
Firenze, che ha peraltro negato l'introduzione della causa, forte del parere negativo espresso dai
vescovi toscani e della condanna all'Indice della sua opera letteraria.
Un secondo caso di contestazione successivo all'abrogazione dell'Indice  costituito dalla saga
narrativa Harry Potter, iniziata nel 1997 e dichiaratamente rivolta ai ragazzi, della scrittrice inglese
Joanne Kathleen Rowling. Harry Potter  un ragazzo inglese che dal primo libro del 1997 all'et di 11
anni frequenta una strana Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts e mette in atto le sue magie
restando in sostanza un ragazzo anche nei successivi libri. Ogni anno nella scuola emergono dei
misteri, che il giovane mago riesce a risolvere; questi misteri spesso ruotano attorno a Voldemort, il
signore del male, un cattivo per eccellenza, contro il quale hanno combattuto i genitori di Harry Potter,
perdendo la vita quando il piccolo mago aveva solo un anno. Il personaggio  stato condannato dal
cardinale Joseph Ratzinger nelle vesti di prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede in due
lettere inviate a Gabriele Kuby, una scrittrice cattolica tedesca che aveva fatto pervenire al cardinale
una copia del suo libro dal titolo Harry Potter: buono o cattivo. In ogni caso i libri della Rowling non
erano stati inseriti nell'Indice dei libri proibiti.
Condanna dei libri del gesuita Anthony de Mello (1998)
Al di fuori dell'Indice e successivamente alla sua abrogazione, sono stati condannati i libri del
gesuita Anthony de Mello (1931-1987). Padre de Mello, nato in India nel 1931, entr a far parte della
Compagnia di Ges nel 1947, all'et di sedici anni non ancora compiuti. Viaggi in parecchi paesi per
studiare e successivamente insegnare, principalmente in Spagna e negli Stati Uniti, dove divent uno
psicoterapeuta. Divenne famoso per i suoi libri sulla religione cristiana e orientale a sfondo psicologico
e, tornato in India, cominci a organizzare numerosi ritiri spirituali, fondando anche un centro di
preghiera chiamato "Sadhana". Mor improvvisamente nel 1987 per un attacco cardiaco. Nel 1998,
dopo la sua morte, alcune opinioni espresse nei suoi libri furono dichiarate incompatibili con la fede
cattolica da parte della Congregazione della Dottrina della Fede e pertanto condannate.
In data 22 agosto 1998 l'allora cardinale Joseph Ratzinger firm la seguente notificazione della
Congregazione, nella quale in pratica si condannano appunto i suoi libri:
"Il Padre Gesuita indiano Anthony de Mello (1931-1987)  molto noto a motivo delle sue
numerose pubblicazioni che, tradotte in diverse lingue, hanno raggiunto una notevole diffusione in
molti paesi, anche se non sempre si tratta di testi da lui autorizzati. Le sue opere, che hanno quasi
sempre la forma di brevi storie, contengono alcuni elementi validi della sapienza orientale che possono
aiutare a raggiungere il dominio di s, rompere quei legami ed affetti che ci impediscono di essere
liberi, affrontare serenamente i diversi eventi favorevoli e avversi della vita. Nei suoi primi scritti in
particolare, padre De Mello, pur rivelando evidenti influssi delle correnti spirituali buddiste e taoiste, si
 mantenuto ancora all'interno delle linee della spiritualit cristiana. In questi libri egli tratta dei diversi
tipi di preghiera: di petizione, di intercessione e di lode, nonch della contemplazione dei misteri della
vita di Cristo, eccetera. Ma gi in certi passi di queste prime opere, e sempre di pi nelle sue
pubblicazioni successive, si avverte un progressivo allontanamento dai contenuti essenziali della fede
cristiana. Alla rivelazione, avvenuta in Cristo, egli sostituisce una intuizione di Dio senza forma n
immagini, fino a parlare di Dio come di un puro vuoto. Per vedere Dio non c' che da guardare
direttamente il mondo. Nulla si pu dire su Dio, l'unica conoscenza  la non conoscenza. Porre la
questione della sua esistenza,  gi un nonsenso. Questo apofatismo radicale porta anche a negare che
nella Bibbia ci siano delle affermazioni valide su Dio. Le parole della Scrittura sono delle indicazioni
che dovrebbero servire solo per approdare al silenzio. In altri passi il giudizio sui libri sacri delle
religioni in generale, senza escludere la stessa Bibbia,  anche pi severo: esse impediscono che le
persone seguano il proprio buonsenso e le fanno diventare ottuse e crudeli. Le religioni, inclusa quella
cristiana, sono uno dei principali ostacoli alla scoperta della verit. Questa verit, d'altronde, non viene
mai definita nei suoi contenuti precisi. Pensare che il Dio della propria religione sia l'unico, ,
semplicemente, fanatismo. "Dio" viene considerato come una realt cosmica, vaga e onnipresente. Il
suo carattere personale viene ignorato e in pratica negato. De Mello mostra apprezzamento per Ges,
del quale si dichiara "discepolo". Ma lo considera come un maestro accanto agli altri. L'unica
differenza con gli altri uomini  che Ges era "sveglio" e pienamente libero, mentre gli altri no. Non
viene riconosciuto come il Figlio di Dio, ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli
uomini sono figli di Dio. Anche le affermazioni sul destino definitivo dell'uomo destano perplessit. In
qualche momento si parla di uno "scioglimento" nel Dio impersonale, come il sale nell'acqua. In
diverse occasioni si dichiara irrilevante anche la questione del destino dopo la morte. Deve interessare
soltanto la vita presente. Quanto a questa, dal momento che il male  solo ignoranza, non ci sono regole
oggettive di moralit. Bene e male sono soltanto valutazioni mentali imposte alla realt. Coerentemente
con quanto esposto finora, si pu comprendere come secondo la logica dell'Autore qualsiasi credo o
professione di fede sia in Dio che in Cristo non pu che impedire l'accesso personale alla verit. La
Chiesa, facendo della parola di Dio nelle Sacre Scritture un idolo, ha finito per scacciare Dio dal
tempio. Di conseguenza essa ha perduto l'autorit di insegnare nel nome di Cristo. Al fine pertanto di
tutelare il bene dei fedeli, questa Congregazione ritiene necessario dichiarare che le posizioni su
esposte sono incompatibili con la fede cattolica e possono causare gravi danni".
L'avversione per gli ebrei
"Oremus et pro perfidis Judaeis"  una espressione presente ufficialmente dal vi secolo nella
liturgia cattolica, ed  diventua l'incipit di una preghiera dei cristiani per la conversione dei giudei. Ma
un'espressione simile doveva gi esser presente in precedenza, come risposta alla Birkat Ha Minim,
una benedizione ebraica rivolta contro i "Nazareni", cio i seguaci di Ges: "Muoiano in un istante i
Nazareni e gli apostati". Dopo il Concilio di Trento l'uso di questa preghiera  mantenuto solo nella
liturgia del Venerd Santo e il testo viene redatto nel Messale Romano, naturalmente in latino:
"Oremus et pro perfidis Judaeis ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum;
ut et ipsi agnoscant Jesum Christum, Dominum nostrum. Omnipotens sempiterne Deus, qui etiam
judaicam perfidiam a tua misericordia non repellis: exaudi preces nostras, quas pro illius populi
obcaecatione deferimus; ut, agnita veritatis tuae luce, quae Christus est, a suis tenebris eruantur".
Che in italiano suona cos:
"Preghiamo anche per i perfidi ebrei, affinch il Signore e Dio nostro tolga il velo dai loro cuori
ed anche essi conoscano il Signore nostro Ges Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che non allontani
dalla tua misericordia neppure la perfidia degli ebrei, esaudisci le nostre preghiere, che ti presentiamo
per l'accecamento di quel popolo, affinch, conosciuta la luce della tua verit, che  Cristo, siano
liberati dalle loro tenebre".
Le parole che colpiscono particolarmente sono l'aggettivo "perfidis" e il sostantivo "perfidia",
che una traduzione edulcorata potrebbe interpretare per "coloro che non credono" e "la non credenza",
termini che appaiono peraltro forzati. In realt l'aggettivo latino evidenzia un disprezzo che  al di l di
una questione di fede religiosa e mette in risalto l'emarginazione in atto da parte della Chiesa nei
confronti degli ebrei, tanto che la preghiera finisce per diventare una sorta di maledizione. Da questa
preghiera si pu capire in quale stato di emarginazione gli ebrei vivessero fin dalla istituzione del Sacro
Romano Impero.
 un fatto che solo in un privilegio dell'anno 1090 l'imperatore Enrico iv fiss i diritti degli
ebrei di Worms. Essi erano: tutela della vita e della propriet, libert economica e religiosa, diritto a
servirsi di servitori di religione cristiana, autonomia della comunit per quanto riguardava la
giurisdizione tra ebrei, ed emanazione di una procedura vincolante per le liti tra ebrei e cristiani. Si
trattava di una normativa rivoluzionaria che, diffusa nei vari regni d'Europa, avrebbe segnato per
secoli, sia in positivo che in negativo, le relazioni tra ebrei e cristiani.
Il comportamento di Santa Romana Chiesa nei confronti degli ebrei  stato sempre all'insegna
dell'avversione se non della condanna, tanto che solo da Giovanni Paolo ii (1978-2005) sono stati
qualificati come "nostri fratelli maggiori". E l'avversione si  manifestata lungo varie fasi, dalla
emarginazione alla ghettizzazione, dalla conversione forzata a una manifestazione di razzismo in atto
fino al xx secolo e solo vagamente sfumata da una pseudofratellanza saltuariamente attuata.
1. L'emarginazione (1215-1555)
La convivenza tra ebrei e cristiani nei regni cristiani d'Europa viene regolata per la prima volta
nel Concilio Laterenense iv del 1215, che sancisce l'emarginazione degli ebrei all'interno dello Stato
Pontificio. Con il decreto 60 del concilio, il sovrano pontefice prescrive che gli ebrei debbano
distinguersi dai cristiani per il modo di vestire e nei giorni della settimana santa non debbano comparire
in pubblico. In particolare devono portare una rotella di stoffa gialla cucita sulla parte sinistra del petto
come contrassegno; alle donne  imposto un velo giallo, che oltretutto  il contrassegno delle meretrici.
Certamente la decisione pontificia non  frutto di un comportamento apostolico, dettato com'
da un'avversione nei confronti dell'antica religione ebraica.  vero anche che il concilio impone ai
sacerdoti cristiani di indossare un abito identificativo, e questo per prevenire comportamenti indecenti o
peccaminosi da parte dei preti (o comunque per individuarli facilmente ed eventualmente punirli). Il
primo stato cristiano che si adegua al decreto  l'Inghilterra nel 1218; in Italia la segue Venezia, che
passer dalla rotella gialla a un cappello giallo.
E sorge anche un problema di censura nei confronti dell'Antico Testamento. Nel 1239 un ex
ebreo, Nicholas Donin, informa Gregorio ix (1227-1241) che il Talmud, ovvero il libro degli
insegnamenti ebraici postbiblici successivo alla Torah (tramandata oralmente),  colmo di errori,
bestemmie e eresie. L'anno successivo san Luigi ix di Francia convoca presso la sua corte un concilio
di rabbini per difendere il Talmud; ma i rabbini non riescono a convincere gli studiosi della Chiesa, i
quali concludono che il Talmud ha superato la Torah, conducendo il popolo ebraico ad abbandonare la
Legge mosaica. Luigi ordina la confisca delle copie del Talmud a Parigi, mentre nel 1244 il nuovo papa
Innocenzo iv (1243-1254), agendo in risposta ai reclami degli ebrei, ordina una ulteriore indagine sul
Talmud. Ma la nuova commissione giunge alla medesima conclusione: il Talmud  pieno di bestemmie
contro Dio e contro la fede cristiana. E il papa ordina di bruciarlo. Di fronte a questa decisione
pontificia si diffonde la credenza popolare che gli ebrei utilizzino il sangue dei cristiani nei loro riti,
profanando l'ostia e dedicandosi a un omicidio rituale. Ma su questo argomento il papa nel 1247
interviene in favore degli ebrei, dichiarando che si tratta di falsit.
Peraltro tutti i sovrani europei considerano in misura crescente gli ebrei come non-soggetti e
quindi nocivi per i loro regni. Quando nel 1347 si diffonde in Europa la "peste nera", si verificano
rappresaglie contro le comunit giudaiche, accusate di aver avvelenato pozzi e cisterne per provocare
l'epidemia. A poco valgono le proteste del papa Clemente vi (1342-1352) contro queste accuse, con
alcune bolle che ripudiano tali credenze, sostenendo che la vita e le propriet degli ebrei devono essere
rispettate. Ma queste parole, e quelle dei suoi successori, vengono ignorate. Peraltro va ricordato che in
numerose citt dello Stato Pontificio erano stati realizzati i quartieri degli ebrei, chiamati ghetti, da
quello antico di Venezia nella zona di Cannareggio, presso l'isola di Sinalunga; non erano quartieri
chiusi, ma pi che altro riservati, con le sinagoghe e i negozi; in alcuni, come ad esempio in quello di
Forl, vi erano terreni e fabbricati.
Gli ebrei nello Stato Pontificio vivono un'esistenza sempre pi disumana. Oltretutto a Roma
sono costretti a correre nudi durante il Carnevale e, per essere esonerati, dovranno pagare una tassa.
Resta diffusa comunque tra i cristiani dello Stato Pontificio l'idea di emarginare gli ebrei, che si
concretizza nel Concilio di Costanza del 1414. In questa occasione viene ribadita la prescrizione del
contrassegno giallo; oltretutto gli eventuali trasgressori sono passibili di punizioni a base di bastonate,
prescrizione fortunatamente abolita nel marzo del 1433 dal papa Eugenio iv (1431-1447) con una
specifica bolla. E si diffondono predicatori votati a diffondere odio contro di loro.
Il pi accanito  il frate Bernardino da Siena (1380-1444), che propone, tra l'altro, la confisca ai
"Giudei" dei denari "accumulati con l'usura". Sulla sua scia sono Giovanni da Capistrano
(1386-1456), responsabile della condanna al rogo di molti ebrei, e Bernardino da Feltre (1439-1494),
che nel 1475 provoca un processo a Trento per omicidio rituale di un bambino cristiano di nome
Simone, che porta al massacro di tutta la comunit ebraica di Trento. E gli ebrei di altre regioni
reagiranno lanciando contro il Trentino il cherem ("scomunica"), ancora oggi in vigore. Tra l'altro nel
1588 il bambino cattolico Simone verr santificato da Sisto v (1585-1590) con una bolla in cui non si fa
cenno ad omicidio rituale, ma  detto soltanto che Simone fu "martirizzato ed ucciso dai perfidi Giudei
in dispregio alla fede cristiana". Giustizia vuole che il suo culto venga poi abolito nel nuovo calendario
liturgico del 1965.
Una via di salvezza dall'emarginazione  costituita dalla conversione al cristianesimo (v.) anche
con una serie di battesimi "forzati", mentre una conseguenza dell'emarginazione  rappresentata dalla
ghettizzazione (v.). Nel 1569 san Pio v (1566-1572) emana contro gli ebrei la bolla Hebraeorum gens
sola quondam a Deo dilecta, che prescrive l'espulsione degli ebrei da tutte le terre dello Stato
Pontificio, ad eccezione di Ancona e Roma, dove nel 1555 sono stati istituiti i ghetti ebraici. Va
ricordato per che sono state promulgate varie bolle pontificie sulla proibizione di costringere gli ebrei
a battezzarsi o anche di metterli a morte senza regolare processo; una di queste bolle  emanata da
Alessandro iii (1159-1181) e fa testo, tanto da essere rinnovata e confermata pi volte. E sembrer
strano, ma di tutte le istituzioni medievali, la Chiesa rimane la sola in Europa a condannare le
persecuzioni degli ebrei fino al 1555, quando sorger invece la reclusione nei ghetti. Peraltro
l'Inghilterra espelle tutti gli ebrei nel 1290, la Francia nel 1306 e la Spagna nel 1492.
2. La ghettizzazione (1555-1870)
" assurdo e sconveniente al massimo che gli ebrei, per propria colpa condannati da Dio alla
schiavit eterna, con la scusa di esser protetti dall'amore dei Cristiani e tollerati nella collaborazione in
mezzo a loro, possano mostrare tale ingratitudine verso di essi da oltraggiarli in cambio della
misericordia ricevuta e pretendere di dominarli invece di essere sottomessi". Cos inizia la bolla Cum
nimis absurdum del 14 luglio 1555, emanata da Paolo iv (1555-1559) contro gli "insolenti ebrei",
definiti "deicidi" che "osano vivere in mezzo ai Cristiani e si vestono come loro, addirittura si
comprano case, assumono balie e servit cristiane, e commettono altri misfatti a vergogna e disprezzo
del nome cristiano". Per cui il papa si vede costretto a prendere verso gli ebrei una serie di
provvedimenti, espressi in quattordici ingiunzioni e divieti, in tutto lo Stato Pontificio; a cominciare
dall'obbligo di vivere "in una certa strada e raccolti in un dato luogo separato dalle attivit e dalla vista
dei cristiani, con i quali, per questa segregazione, nessuna attivit, contatto e commercio debbono avere
d'ora in avanti".
Cos  istituito il "serraglio degli ebrei" ovvero il ghetto di Ancona, in cima al colle Astagno,
scendendo fino al mare, tra le pendici del colle Guasco, e a Roma, nel rione Sant'Angelo, l dove in
gran parte gli ebrei romani gi risiedevano. Ma l'opera edilizia a Roma si concretizza tra settembre e
novembre; infatti in favore dell'architetto Silvestro Peruzzi "per l'erezione di un muro di clausura degli
ebrei" risultano emesse tre fatture di 100 scudi l'una, in data 13 settembre, 9 ottobre e 14 novembre
1555. Alla fine di luglio del 1556 arriva l'imposizione del contrassegno giallo, ma molti preferiscono
vestirsi completamente di giallo per non fare risaltare il contrassegno. Da subito  invece attuata per gli
ebrei la proibizione di possedere immobili, di assumere servit cristiana, di svolgere attivit al di fuori
di quella di commercianti e robivecchi, di lavorare nelle feste cristiane, oltre alla riduzione degli
interessi al 12% per i prestatori di denaro e forti limitazioni nella realizzazione dei pegni.
Si tratta di un domicilio coatto dotato di un muro di recinzione, per uno spazio che  poco pi di
un ettaro. A Roma vi abitano 2000 persone e ad Ancona poco meno. Lungo il muro, un portone che si
apre all'alba per richiudersi dopo il tramonto, dal primo novembre a Pasqua, e due ore dopo nel resto
dell'anno. La "cittadella" si chiama inizialmente vicus judaeorum, perch il termine ghetto compare pi
tardi e deriva dal talmudio ghet, che significa "segregazione". Ma c' chi fa derivare il termine da una
abbreviazione di "traghetto" nel senso di "via laterale", che  indicativa appunto della segregazione.
A Roma nella parte del ghetto a ridosso del Tevere, la via della Fiumara  proprio una strada
invasa dalle acque del fiume, e non solo durante le inondazioni eccezionali, cos che le case vanno
sott'acqua fino al secondo piano. Una sola la sinagoga permessa, a ridosso della Scola Catalana; e a
questa si collegano le altre quattro scole in un unico edificio che verr costruito intorno al 1570 sullo
slargo detto Mercatello degli ebrei, successivamente chiamato piazza delle Cinque Scole.
Nel 1589 Sisto v (1585-1590) allarga il ghetto, con l'ampliamento del muro e l'inserimento di
due portoni. Il territorio assume allora l'assetto definitivo di un trapezio: una superficie che sfiora i tre
ettari per una popolazione arrivata a 3500 persone e tendente gradatamente a raddoppiarsi. E sembra
una presa in giro la messa in opera di una fontana nella parte esterna della piazza Giudea, dal momento
che gli ebrei attingono dal Tevere l'acqua per bere. Ma nel 1614 Paolo v (1605-1621) fa realizzare a
piazza delle Cinque Scole un pozzo, alimentato dall'acqua di Trastevere, "ad Haebreorum inopiam
sublevandam". Sembrerebbe un segno di magnanimit, che trova riscontro in realt nella concessione
data dal Tribunale Pontificio agli ebrei di vendere abiti nuovi e non soltanto stracci. Fino
all'affermazione del 1621 che "la Santa Madre Chiesa, tollerando gli ebrei, riconosce davanti al
tribunale che essi non sono meritevoli di odio", anche se pare pi un'espressione di perversa abilit
inquisitoria che un concreto sentimento di carit cristiana.
Nessun altro elemento decorativo si distingue nel ghetto. Piuttosto carestia e inondazioni del
Tevere incombono sempre sugli abitanti (che arriveranno ad essere 8000), causando malanni
esistenziali tragici, ai quali si aggiunge la peste nel 1656, mentre le condizioni di vita si fanno sempre
pi oppressive. Nella circostanza le porte vengono murate a luglio, quando ancora il ghetto risulta
indenne; ma l'epidemia arriva ugualmente e resta circoscritta, in un macabro miscuglio di cadaveri,
malati e persone non contagiate. Cos che in nove mesi sono 1800 i morti, e la popolazione  ridotta a
2264 abitanti.
Tra la fine del Seicento e i primi del Settecento la popolazione del ghetto subisce un graduale
aumento: arriva a contare quasi 7000 persone e le condizioni di vita non sono particolarmente
oppressive. La situazione peggiora sotto il pontificato di Pio vi (1775-1799), che il 5 aprile 1755 emana
un infamante Editto sopra gli ebrei, riproponendo uno stato di polizia sul ghetto all'insegna di un vero
e proprio proibizionismo. Viene revocata qualsiasi patente di commercio e si ripristinano pene
severissime con "la galera e la confisca di tutti i beni ed altro beneplacito" per gli uomini e "tratti di
corda, l'esilio e altre pene pi gravi" per le donne.
Tutto fino all'improvviso arrivo dei francesi a Roma, con la proclamazione di una repubblica
per volere di Napoleone Bonaparte e la deposizione di Pio vi il 15 febbraio 1798, quando le porte del
ghetto vengono spalancate in nome della Libert giacobina. Ma non durer a lungo: diverse situazioni
politiche si alternano fino al 1815, con il definitivo ristabilirsi del potere pontificio e il rinnovo della
clausura per gli 8000 ebrei. E proprio per il gran numero di abitanti Leone xii (1823-1829) permette nel
1826 di ampliare il ghetto, nel quale allora viene inglobato un nuovo "braccio" tra via della Reginella e
via Sant'Ambrogio, arrivando fino a piazza Mattei.  un palliativo, che non ne frena il deterioramento.
Fino all'avvento di Pio ix (1846-1878), che con fama di "liberale" fa smantellate le mura e le porte del
ghetto nel 1848. Ma la vita degli ebrei non cambia pi di tanto, come scrive Massimo D'Azeglio ai
primi del 1848:
" un ammasso informe di case e tuguri mal tenuti, peggio riparati e mezzo cadenti, nei quali si
stipa una popolazione di 3900 persone, dove invece ne protrebbe capire una met volentieri. Le strade
strette, immonde, la mancanza d'aria, il sudiciume che  conseguenza inevitabile dell'agglomerazione
forzata di troppa popolazione quasi tutta miserabile rende quel soggiorno triste, puzzolente e malsano.
Famiglie di que' disgraziati vivono, e pi d'una per locale, ammucchiate senza distinzione di sessi,
d'et, di condizioni, di salute, a ogni piano, nelle soffitte e perfino nelle buche sotterranee, che in pi
felici abitazioni servono di cantine".
La libert con la Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi dura poco - dal dicembre 1848 al
luglio 1849 - perch Pio ix, appena tornato, ripristina il ghetto con balzelli e antichi divieti.  un
quartiere in disfacimento, che sopravvive per l'operosit della comunit, con le case aperte al
commercio, dai tessuti agli oggetti di antiquariato. Come lo descrive Ferdinand Gregorvius nel 1853,
pur avvertendo in certa miseria una grande laboriosit:
"Gli ebrei siedono sulle porte o fuori, nei vicoli, dove vi  appena un po' di luce di quella che
penetra nelle stanze umide e affumicate. E dividono stracci e cuciono. Non  descrivibile il caos di
stracci e cenci che si accumula col. Sembra come se tutto il mondo ridotto in frantumi ed in stracci
giacesse ai piedi degli ebrei. Stanno accatastati davanti alle porte di ogni foggia e di ogni colore:
frangie dorate, frammenti di broccati di seta e di velluti, laceri, macchiati. Non ho veduto mai un simile
vecchiume. Gli ebrei potrebbero mascherare da Arlecchino tutto il creato. Essi ora siedono l immersi
in quel mare di stracci, come se cercassero dei tesori, o almeno qualche frammento di broccato in oro".
Il ghetto di Ancona viene aperto nel 1861 con l'annessione delle Marche al regno d'Italia; le
strutture comunque vengono mantenute per la comunit ebraica, con due sinagoghe e un cimitero nel
parco del Cardeto detto ancora oggi "il campo degli ebrei". Il 20 settembre 1870 si ha l'apertura del
ghetto di Roma, che verr abbattuto; sulle macerie rinascer il quartiere ebraico intorno alla nuova
sinagoga del Tempio.
3. La conversione forzata (1577-1870)
L'opera di conversione degli ebrei da parte della Chiesa non ha una motivazione
apostolico-missionaria, ma  stata sempre all'insegna della imposizione, con qualsiasi mezzo. Il
tribunale dell'Inquisizione in Spagna ha imposto numerose conversioni, in alternativa alle quali c'era la
condanna a morte, e gli ebrei conversos, ovvero "convertiti" venivano chiamati marrani, che valeva
come "porci", dal momento che il termine haram indicava anche la carne di maiale (v. Le condanne del
tribunale dell'Inquisizione spagnola). Non molto diverso il termine usato in Portogallo, xuetes, che
derivava da xua, ovvero una mistura di carne di porco, che veniva consumata in pubblico dagli ebrei
convertiti per dimostrare la sincerit della loro conversione. Peraltro dal pontificato di Paolo iii
(1534-1549) sorgono in molte citt dello Stato Pontificio appositi istituti detti "Case dei Catecumeni",
dove vengono alloggiati e istruiti ebrei fatti oggetto di conversioni forzate. Infatti i Catecumeni sono
soggetti ad una legislatura particolare e coloro che rifiutano la conversione sono condannati a una
sanzione pecuniaria come rimborso delle spese sostenute durante la permanenza nella Casa dei
Catecumeni.
Gregorio xiii (1572-1585) nel 1577 istituisce nel ghetto di Roma le cosiddette "predi-che
coatte", ovvero le prediche conversionistiche alle quali gli ebrei sono obbligati ad assistere ogni sabato.
Si svolgono inizialmente nella chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, ma successivamente anche nel
Tempietto del Carmelo in piazza Giudea, nelle chiese di Santa Maria del Pianto, Sant'Agostino e San
Lorenzo in Damaso e nell'oratorio della Santissima Trinit dei Pellegrini. Sono stabiliti turni di cento
uomini e cinquanta donne e chi si distrae rischia di essere bastonato dalle guardie; anche se tanta
severit non ottiene grandi risultati. Come osserver nel 1973 lo scrittore olandese Sam Waagenaar nel
suo Il Ghetto sul Tevere, nei tre secoli di attivit di queste prediche si convertir al cattolicesimo
appena un sesto dell'un per cento degli ebrei romani, considerando le conversioni strappate con la forza
e i bambini "rapiti" o "comperati", battezzati ed istruiti al cattolicesimo. Perch  proprio questo il
sistema pi rapido e sicuro adottato dalla Chiesa di Roma per convertire gli ebrei.
Peraltro nel Codice di Diritto Canonico  scritto che "il fanciullo non deve rimanere presso
quelle persone che ne possano insidiare la vita o la salvezza", come i genitori; e sulla base del quarto
Concilio di Toledo del 633  decretato che "i figli battezzati dei giudei, perch non vengano travolti
dagli errori dei genitori, siano separati dalla vicinanza di quelli e siano affidati ai monasteri o ai
cristiani perch ne traggano giovamento nei costumi e nella fede".
Cos tra il 1636 e il 1790 a Roma si verificano 2432 conversioni forzate e solo 196 tra il 1813 e
il 1869. Emblematica  quella segnalata da Ettore Natali nel suo Il Ghetto di Roma del 1887 e
verificatasi nel 1602:
"Il 25 settembre Barnech Aubron  condotto in casa del padre Cesare Palazzolo e consegnato ad
uno che lo disponga a farsi cristiano. Il 28 settembre quello, ostinato, si getta da una finestra del
giardino. Il 6 ottobre monsignor Diotallevi lo conduce in casa sua per convertirlo, ma lo stesso giorno
Barnech scappa e torna nel ghetto; i genitori lo riconducono in casa del monsignore. Il 18 in casa del
monsignore Barnech dichiara di voler essere cristiano. Il 19 viene battezzato, cresimato e comunicato
dal vescovo di Sidone a San Pietro, assumendo il nome di Francesco Maria".
E ancora, Giosu Ascarelli, rabbino capo di Roma dal 1600, viene segregato con la sua famiglia
per 43 giorni nella Casa dei Catecumeni. Giosu e la moglie Debora rifiutano la conversione e vengono
liberati; i figli, Camilla di dodici anni, Belluccio di otto, Giuda di sei e Manoello di quattro dopo
diversi giorni di segregazione vengono convinti a convertirsi, sottratti ai genitori che non rivedranno
pi. Curiosa la conversione che si verifica durante il pontificato di Urbano viii (1623-1644): nel ghetto
di Roma vengono rapiti due figli dell'ebreo Prospero di Pultro, che dichiara che accetter il loro
battesimo solo se il rito verr officiato dal papa in persona. Urbano viii, appena saputa la notizia,
impartisce il battesimo ai due di Pultro e li tiene reclusi nella Casa dei Catecumeni.
Ma il caso pi emblematico di conversione forzata resta quello del bolognese Edgardo Mortara.
Viene rapito nel 1858 all'et di sette anni dalla casa paterna per ordine dell'inquisitore di Santa
Romana Chiesa, monsignor Pier Gaetano Feletti, con il pi banale dei motivi: il bambino non pu
restare in casa di ebrei, che lo allontanerebbero dalla religione cattolica, alla quale  stato
amorevolmente indirizzato da una donna di servizio, che lo ha fatto presente all'inquisitore. Il padre,
Girolamo, tenta di riscattarlo offrendo una somma notevole di denaro, dal momento che spesso la
Chiesa ha estorto agli ebrei denaro per la concessione della libert commerciale. Monsignor Feletti si
ritiene offeso da quella iniziativa: una questione religiosa non si risolve con il pagamento di una
tangente! Il resto procede nella maniera pi ovvia: il bambino viene educato alla religione cattolica ad
Alatri e Roma, fino a diventare sacerdote. Ma con una serie di interventi internazionali che fanno s che
nasca un "caso Mortara".
A cominciare dall'intervento di Napoleone iii, sollecitato dalla comunit israelitica di Parigi,
che parla della questione come gravemente lesiva dei sacrosanti diritti dei genitori. Il filantropo
livornese, naturalizzato britannico, sir Moses Montefiore, si reca a Roma nel 1858 richiedendo invano
di far tornare il ragazzo nella casa paterna. Di fronte a queste rimostranze si intromette nella questione
la rivista dei Gesuiti "La Civilt Cattolica", che cinicamente denuncia che "l'inaudito scalpore
destatosi per un fatto non nuovo nel mondo, e che nei secoli credenti sarebbe passato senza destare,
nonch maraviglia, neppure attenzione, perch era comune un po' di fede, era frutto del naturalismo".
E in risposta all'articolo dei Gesuiti l'abate francese Auguste Delacouture pubblica a Torino nel
gennaio 1859 un pamphlet che rievoca precedenti con tanto di documenti.
Appena cade il dominio pontificio su Bologna, il nonno di Edgardo Mortara presenta un
reclamo contro gli autori del rapimento. Il 2 gennaio 1860 viene tratto in arresto Pier Gaetano Feletti,
sotto l'imputazione di essere stato l'autore morale del rapimento. L'ecclesiastico ammette, ma si
giustifica dicendo di aver operato seguendo i principi religiosi; e il tribunale deve infine lasciarlo
libero, dichiarando il non luogo a procedere.
E del caso si occupa anche il mondo dell'arte e della letteratura. Moritz Daniel Oppenheim,
detto "il pittore dei Rotschild", dipinge un quadro che si intitola Il rapimento di Edgardo Mortara. Nel
1862 al Teatro dei Fiorentini di Napoli viene rappresentato un dramma di Marco Camoletti intitolato
Una famiglia ebrea, mentre a Torino ha successo una "azione lirico-storico spettacolosa" con disegni
umoristici relativi al rapimento. A Parigi viene rappresentato il dramma La Tireuse de Chartres, una
sceneggiata del rapimento di un bimbo da parte di un prete, che infine fugge a cavallo, cos il fanciullo
 restituito alla madre. E il dramma sar rappresentato nel 1872 anche a Roma al teatro Quirino,
suscitando proteste da parte della Chiesa, cos che lo spettacolo verr proibito.
Dopo il 20 settembre 1870 Girolamo Mortara fa un estremo tentativo presso il generale Alfonso
Lamarmora per riavere il figlio, ma senza frutto. Oltretutto Pio Edgardo, come ora si chiama il ragazzo
che ha 19 anni, non  pi a Roma. Il papa, che si  sempre mostrato irremovibile di fronte a suppliche e
proteste, ha provveduto a mandarlo all'estero, in varie case dell'ordine dei Canonici Regolari
Lateranensi perch diventasse prete. E una volta prete, Pio Edgardo si dedica all'insegnamento e alla
predicazione negli stessi collegi in cui ha studiato. Oltretutto  talmente convinto dell'operato pio del
suo indiretto "rapitore", ovvero il papa Pio ix, che testimonier al processo della sua beatificazione
presso il tribunale ecclesiastico dichiarando: "Sono intimamente convinto che il mio Augusto
Protettore e Padre era un Santo".
4. Dal razzismo alla fratellanza (1825-2013)
Il razzismo contro gli ebrei, frutto dell'originaria emarginazione (v.), continua ad essere
predicato dalla Santa Sede anche una volta che  avvenuta la loro ghettizzazione (v.), tanto da diventare
un peccato costante anche dopo l'abbattimento dei ghetti. Cos nel 1825 sul "Giornale ecclesiastico" di
Roma viene pubblicato un Trattato contro gli ebrei, ristampato successivamente in un opuscolo: gli
ebrei sono accusati di deicidio e di essere spinti dal desiderio di lucro. Sono accusati inoltre di lavarsi le
mani nel sangue dei cristiani che riescono a uccidere, di incendiare le chiese e calpestare le ostie
consacrate, di rapire bambini cristiani per scannarli e di violentare le suore.
Pio ix (1846-1878) nel Sillabo del 1864 tra gli 80 "errori" della civilt moderna contro i quali la
Chiesa di Roma deve combattere, perch suoi nemici, mette la "sinagoga di Satana", che vuole ridurla
in schiavit per poi farla scomparire. In linea con questa condanna, sulla rivista dei gesuiti "La Civilt
Cattolica", fondata nel 1850 su autorizzazione di Pio ix, viene attuata dal dicembre del 1880 per 40
numeri una campagna giornalistica contro gli ebrei con 36 feroci articoli antisemiti stampati. Gli ebrei
vengono accusati di costituire una "razza straniera... eccezionalmente e s profondamente perversa", in
grado di essere "persecutrice, vessatrice, tirannica, ladra e devastatrice"; gli ebrei sono oltretutto
"insolenti, caparbi, sporchi, ladri, bugiardi, seccatori".
Nel 1890 sulla "Civilt Cattolica" appaiono 3 articoli sulla "questione giudaica" che verranno
riuniti in un libretto di 90 pagine, destinato a fare storia nella propaganda razzista messa in atto dal
governo italiano fascista. Infatti il ministro fascista Roberto Farinacci, dopo la promulgazione delle
leggi razziali italiane del 1938, sottolineer come "La Civilt Cattolica" gi nel 1890 consigliasse la
confisca dei beni degli ebrei e la loro espulsione dall'Italia.
Un papa razzista  inizialmente Pio xi (1922-1939), che da cardinale in missione diplomatica a
Varsavia tra il 1914 e il 1917 arriva a dichiarare che la causa dei disagi politici della Polonia sono gli
ebrei. Nelle sue relazioni, che verranno pubblicate "censurate" in volume nel 1990, si raccomanda tra
l'altro di non dare eccessiva importanza alle notizie di massacri di ebrei, con incendi di case e
sinagoghe perch, se mai sono oggetto di certa violenza, la colpa  degli stessi ebrei.
Nel febbraio del 1926 l'associazione ecclesiastica romana degli ''Amici Israel'', nata per
promuovere un atteggiamento conciliante verso gli ebrei, con l'adesione di diciotto cardinali, propone a
Pio xi di abolire le parole perfidis e perfidia nella preghiera per gli ebrei presente nell'ordinario della
Messa per la liturgia del Venerd Santo. Il papa interpella la Congregazione dei Riti e questa reagisce
difendendo quella preghiera "consacrata dai secoli".
"La Civilt Cattolica" e "L'Osservatore Romano" peraltro proseguono negli anni Venti, in
linea con la posizione governativa fascista, la loro battaglia contro gli ebrei, dipinti come nemici
dell'umanit e in alleanza con comunisti e rivoluzionari. La campagna culmina in Italia con le leggi
razziali promulgate nel 1938, che in qualche modo si riprendono la ghettizzazione che la Chiesa ha
applicato nei suoi territori. Cos che Roberto Farinacci, nelle vesti di segretario del Partito Nazionale
Fascista, arriver a dichiarare: "Se come cattolici siamo diventati antisemiti, lo dobbiamo agli
insegnamenti della Chiesa attraverso 20 secoli".
Ma una certa reazione al razzismo antiebraico da parte della Santa Sede comincia a farsi sentire.
Nell'aprile del 1938 il "razzista" Pio xi invia a tutte le universit cattoliche una condanna delle tesi
razziali, chiedendo ai professori di scrivere alcuni articoli contro le proposizioni da lui condannate. In
risposta vengono pubblicati numerosi articoli sulle riviste teologiche internazionali e anche specifici
studi. La dichiarazione del papa datata 13 aprile viene resa pubblica il 3 maggio, il giorno della visita di
Hitler a Roma, come se il papa volesse "opporsi frontalmente a quello che riteneva il cuore stesso della
dottrina del nazionalsocialismo".
Il 15 luglio 1938 sul "Giornale d'Italia" viene pubblicato il "Manifesto della Razza", intitolato
Manifesto degli scienziati razzisti, che riappare il 5 agosto sulla rivista "La difesa della Razza". Tra i
360 firmatari ci sono lo scrittore cattolico Pietro Bargellini e il francescano Agostino Gemelli, medico
pieno di spirito missionario e uno dei fondatori dell'Universit Cattolica del Sacro Cuore; in realt
Agostino Gemelli  considerato dagli addetti ai lavori uno degli esponenti maggiori dell'antiebraismo
spiritualista sbandierato dal regime fascista e costituisce una personalit di spicco nel rapporto tra il
Vaticano e il regime fascista.
Nel febbraio del 1939 ricorre il decennale della "conciliazione" della Santa Sede con l'Italia e
Pio xi matura sempre pi un ripensamento nei confronti degli ebrei. Convoca infatti per l'11-12
febbraio a Roma l'intero episcopato italiano per un'assemblea, durante la quale si propone di
pronunciare un discorso di denuncia contro le persecuzioni razziali in Germania. Ma papa Ratti non
riesce a pronunciare quel discorso: la morte glielo impedisce la notte del 10 febbraio. E c' chi ritiene
che sia stato assassinato: il cardinale Tisserant nel 1972 su "Paris Match" e "Panorama" pubblica un
memoriale nel quale dichiara che Pio xi era stato assassinato per ordine di Mussolini, che temeva di
essere scomunicato per le leggi razziali. Autore materiale del delitto il medico pontificio, il professor
Francesco Petacci, padre di Claretta, amante di Mussolini, mediante un'iniezione di veleno.
E arriva la voce di Pio xii (1939-1958), ovvero il suo "silenzio". Perch non bandisce crociate,
non lancia scomuniche, non denuncia i crimini dei nazisti in Polonia, che gli vengono riferiti l'11
maggio 1940 dal console italiano fuggito da Varsavia. Plaude per a Francisco Franco e non condanna
subito la guerra. In realt non si muove allo scoperto perch teme il peggio, ma resta in "silenzio",
comportamento che viene interpretato come assenso all'emarginazione degli ebrei.
In ogni caso va assolutamente smentita l'accusa rivolta nel dopoguerra a papa Pacelli di non
averli aiutati, perch  ormai appurato che la Chiesa cattolica  riuscita a salvare circa 600.000 ebrei
grazie all'opera nascosta di sacerdoti, suore e laici in un'operazione all'insegna della pseudofratellanza,
diramatasi dall'Italia in vari paesi del Mediterraneo e che ha costituito un impegno finanziario non
indifferente. Per esempio il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, delegato apostolico in Turchia rimasto
in contatto costante con il Vaticano, nel 1943 riesce ad aiutare innumerevoli profughi ebrei a sfuggire
ai nazisti e trovare asilo in Palestina; e una notte arriva a firmare falsi certificati di battesimo di bambini
ebrei.
Ma un episodio che rievoca le crociate e costituisce un rifiorire improvviso dell'odio da parte di
alcuni rappresentanti della Chiesa di Roma nei confronti degli pseudo-fratelli,  costituito dall'azione
militare che porta alla strage degli ebrei e dei serbi ortodossi tra il 1941 e il 1944 (v. Le stragi delle
guerre sante) con l'intervento diretto di missionari francescani, certamente non ispirati da un puro
sentimento evangelico; un'azione militare di cui Pio xii non pu non essere a conoscenza, pur non
essendo sicuramente stato lui a concepirla, e verso la quale non esprime alcuna condanna. Eppure papa
Pacelli nel 1943, con le conseguenze di quella strage ancora alle spalle, costituisce in Vaticano un
rifugio per i perseguitati politici, e tra loro ci sono anche degli ebrei. E quando il 26 settembre i
tedeschi impongono agli ebrei di Roma la consegna di una taglia di 50 chili d'oro per evitare una
deportazione, che invece ci sar ugualmente, Pio xii rivolge un nuovo appello a chiese e conventi di
tutta Italia affinch sia dato rifugio agli ebrei. A Roma sessanta ebrei vengono ospitati presso la gesuita
Universit Gregoriana e molti altri trovano riparo nei sotterranei del Pontificio Istituto Biblic. Se il 16
ottobre i tedeschi effettuano un rastrellamento nel ghetto e 2091 ebrei vengono deportati nei lager non 
colpa della Chiesa.
Oltretutto si registra anche un attacco contro il Vaticano da parte dei tedeschi. Il 5 novembre
alle ore 20,10 un aereo di nazionalit sconosciuta, probabilmente tedesca, lancia cinque bombe sulla
Citt del Vaticano, nella parte posteriore della basilica di San Pietro, come segnala in un
libro-documento Augusto Ferrara; il bombardamento non causa vittime, ma risulta danneggiato il
corridoio che porta alla Radio Vaticana. Nel mese di dicembre i soldati tedeschi fanno irruzione nella
basilica di San Paolo fuori le Mura e arrestano un gruppo di ebrei che vi si era rifugiato; e in Vaticano
si sospetta di un piano segreto di Hitler per l'occupazione del Vaticano e il sequestro di Pio xii. Il papa
allora scrive una lettera di abdicazione da utilizzare nel caso di cattura, nella quale d indicazioni per
un eventuale conclave da tenere a Lisbona.
Inoltre, costituisce quasi una sfida ai tedeschi la manifestazione popolare che si tiene il 12
marzo 1944 a piazza San Pietro durante un discorso di Pio xii. Ma quella manifestazione non  certo in
grado di frenare i nazisti: il 24 marzo, nella localit che verr chiamata Fosse Ardeatine, vengono
trucidati dai tedeschi 335 italiani per rappresaglia all'attentato contro le forze naziste eseguito in via
Rasella il giorno prima; tra i caduti c' anche un sacerdote, don Pietro Pappagallo. E ancora, il 3 aprile
a Forte Bravetta muore un altro sacerdote: don Giuseppe Morosini viene fucilato per aver fornito
assistenza a combattenti clandestini.
Questi ecclesiastici sono vittime indirette di una situazione politico-militare che non  solo
mirata contro gli ebrei, ma ha un risvolto politico. Cos accade che i tedeschi in fuga, di fronte
all'arrivo degli alleati a Roma, trovino rifugio presso il vescovo Alois Hudal, rettore del Collegio
germanico di Roma, e alcuni criminali nazisti persecutori degli ebrei finiscano in America Latina. E
qualcuno dir che la Chiesa li ha aiutati.
Un'apertura verso gli ebrei da parte della Chiesa di Roma si registra con Giovanni xxiii
(1958-1963) che nel 1959 censura la preghiera per gli ebrei contenuta nel canone della messa del
Venerd Santo, abolendo le parole "perfidis" e "perfidiam". Ma papa Roncalli evidentemente non 
soddisfatto del cambiamento, che peraltro inserisce lui stesso nell'edizione del Missale Romanum del
1962 e che per diventare ufficiale dovr attendere ancora qualche anno. Per cui negli ultimi giorni della
sua vita arriva anche a scrivere, nel chiuso della sua stanza del palazzo apostolico, una "Preghiera per
gli ebrei", riconosciuti come "fratelli privilegiati", chiedendo perdono a Dio "per le ingiustizie subite
dagli ebrei", ovvero "per le colpe dei Cristiani" nei loro confronti. Stranamente il testo di questa lettera
sar tenuto nascosto, e sar pubblicato solo in parte nel 1965 su un giornale olandese. Verr alla luce e
sar letto pubblicamente solo il 21 dicembre 2008 nel monastero di Santa Cecilia durante un recital da
un discendente di Giovanni xxiii, l'attore Guido Roncalli. L'episodio suona a vergogna per la Santa
Sede, che non ha permesso fino a quel giorno la rivelazione di un testo capace invece di esaltare, se
ancora ce ne fosse bisogno, la figura del "papa buono".
La discussa preghiera viene ufficializzata da Paolo vi nell'edizione del Missale Romanum del
1965 in base alla dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano ii, che mette in evidenza i doni
speciali ricevuti dal popolo di Israele, escludendo la responsabilit collettiva degli ebrei per la morte di
Ges e condannando ogni forma di antisemitismo. Peraltro la nuova preghiera elimina le parole ritenute
offensive, ma fa sempre riferimento alle "tenebre". E allora Paolo vi nel 1970 per la nuova liturgia in
lingua volgare modifica di nuovo la preghiera nel modo seguente:
"Preghiamo per gli ebrei, perch il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad
accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell'amore del suo nome e nella fedelt alla sua
alleanza. Dio Onnipotente ed eterno, che hai fatto le tue promesse ad Abramo e alla sua discendenza,
ascolta la preghiera della tua Chiesa, perch il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere
alla pienezza della Redenzione".
Indipendentemente da quella preghiera, Paolo vi (1963-1978) fa progredire la Chiesa di Roma
nel rapporto con gli ebrei; lo testimonia il suo viaggio in Israele dal 4 al 6 gennaio 1964 e il fatto di
aver chiamato il matematico ebreo Tullio Levi Civita a far parte della Pontificia Accademia delle
Scienze. Ma l'episodio pi significativo  la visita di Giovanni Paolo ii (1978-2005) alla sinagoga di
Roma il 13 aprile 1986, durante la quale il papa pronuncia delle parole che introducono alla
"fratellanza" tra ebrei e cattolici:
"La Chiesa di Cristo scopre il suo "legame" con l'ebraismo, "scrutando il suo proprio mistero".
La religione ebraica non  "estrinseca", ma in un certo qual modo "intrinseca" alla nostra religione.
Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun'altra religione. Siete i nostri
fratelli prediletti".
Un applauso scrosciante accoglie queste parole di Giovanni Paolo ii in riferimento al
documento conciliare Nostra aetate, alle quali fa seguito la famosa frase in cui il papa chiama gli ebrei
"fratelli maggiori". Dopo queste parole, il 30 dicembre 1993 viene il riconoscimento dello Stato di
Israele da parte della Santa Sede, nonch il pellegrinaggio del papa in Terra Santa in occasione del
Giubileo dell'anno 2000, preceduto dalla storica catechesi del 28 aprile 1999, nella quale il papa traccia
la strada da percorrere con i "fratelli maggiori":
"Il ricordo dei fatti tristi e tragici del passato pu aprire la via ad un rinnovato senso di
fraternit, frutto della grazia di Dio, e all'impegno perch i semi infetti dell'antigiudaismo e
dell'antisemitismo non mettano mai pi radice nel cuore dell'uomo. Israele, popolo che edifica la sua
fede sulla promessa fatta da Dio ad Abramo: "sarai padre di una moltitudine di popoli" (Gn 17,4; Rm
4,17), addita al mondo Gerusalemme quale luogo simbolico del pellegrinaggio escatologico dei popoli,
uniti nella lode dell'Altissimo".
Nel 2007 Benedetto xvi (2005-2013) con il motu proprio Summorum Pontificum permette il
ritorno alla celebrazione della messa in latino e al Messale Romanum tridentino, per cui  necessario
rimettere mano a quel testo latino cambiato da Giovanni xxiii. E Benedetto xvi lo fa con una nota della
Segreteria di Stato il 6 febbraio 2008, nella quale compare il nuovo testo latino, in cui non si fa pi
menzione del fatto che gli ebrei siano destinati "fra tutti gli uomini ad accogliere" la parola di Dio:
"Oremus et pro Iudaeis. Ut Deus et Dominus noster illuminet corda eorum, ut agnoscant Iesum
Christum salvatorem omnium hominum. Oremus. Flectamus genua. Levate. Omnipotens sempiterne
Deus, qui vis ut omnes homines salvi fiant et ad agnitionem veritatis veniant, concede propitius, ut
plenitudine gentium in Ecclesiam Tuam intrante omnis Israel salvus fiat. Per Christum Dominum
nostrum. Amen".
E il testo viene anche comunicato dalla Radio Vaticana in italiano nei termini seguenti:
"Preghiamo anche per gli ebrei. Il Signore Dio Nostro illumini i loro cuori perch riconoscano
Ges Cristo Salvatore di tutti gli uomini. Dio Onnipotente ed eterno, Tu che vuoi che tutti gli uomini si
salvino e giungano alla conoscenza della verit, concedi propizio che, entrando la pienezza dei popoli
nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo. Per Cristo Nostro Signore. Amen".
Gli ebrei non appaiono pi come "nostri fratelli maggiori". E non  casuale il fatto che
Benedetto xvi in un discorso pronunciato al Collge des Bernardin a Parigi il 12 settembre 2008
preferisca definire gli ebrei nos frres aims ("i nostri amati fratelli") anzich nos frres ans ("i nostri
fratelli maggiori"): i due aggettivi si differenziano solo per una emme e una enne, ma da questa scelta
traspare la puntualizzazione di un messaggio ben diverso da quello teologicamente fraterno.
Ma si tratta probabilmente di un incidente di percorso, in qualche modo cancellato dalle
dimissioni di Benedetto xvi, perch il suo successore, papa Francesco, offre una interpretazione dei
rapporti con gli ebrei all'insegna della fratellanza. Lo dimostra nell'incontro con i 28 delegati delle
organizzazioni ebraiche che costituiscono l'ijcic (il Comitato Ebraico Internazionale per le
Consultazioni Interreligiose) il 24 giugno 2013 nella Sala dei Papi del palazzo apostolico. Rompendo
con le tradizioni del passato, il papa, sorprendendo tutti,  entrato tranquillamente senza preavviso nella
sala dove i delegati erano in attesa.
Il suo breve discorso ha trasmesso calore personale e una chiara accettazione dei progressi
compiuti in mezzo secolo di dialogo ebraico-cristiano sulla base del documento del Vaticano ii, Nostra
Aetate. Importanti le riflessioni di Francesco sul "cammino di maggiore conoscenza e comprensione
reciproca percorso negli ultimi decenni tra ebrei e cattolici", un percorso al quale i suoi predecessori
"hanno dato notevole impulso sia mediante gesti particolarmente significativi, sia attraverso
l'elaborazione di una serie di documenti che hanno approfondito la riflessione circa i fondamenti
teologici delle relazioni tra ebrei e cristiani. Si tratta di un percorso di cui dobbiamo sinceramente
rendere grazie al Signore".
L'atteggiamento di apertura di Francesco verso gli ebrei si  esteso anche ai musulmani; 
quanto  accaduto con la visita fatta il 7 luglio 2013 a Lampedusa, che non  stata un semplice incontro
con gli immigrati, ma una sorta di preghiera insieme a loro, che in gran parte sono musulmani, in
memoria di quanti sono morti in mare. E il messaggio di Francesco rievoca in qualche modo le origini
del cristianesimo in un messaggio di amore e fratellanza che predic Ges; un messaggio a Dio che
accomuna anche i musulmani agli ebrei e ai cristiani.
Peraltro quanto mai significativo in questo senso  l'incontro che papa Francesco ha avuto il 25
settembre 2013 con lo scrittore ebreo Marek Halter, accompagnato nell'occasione da una decina di
iman moderati, l dove il colloquio si  ampliato alla comune fede monoteista, al di sopra delle
religioni cristiana, ebraica e musulmana.
La condanna di mafia e camorra (1917-2013)
Contro la mafia e la camorra la Congregazione della Dottrina della Fede non ha messo in atto
specifici processi e non ha mai emesso scomuniche e condanne, perch queste sono gi previste nel
canone 2335 del Codice di Diritto Canonico del 1917, che proibisce ai cattolici di iscriversi alle
"associazioni massoniche o ad altre associazioni del genere sotto pena di scomunica".  quanto
peraltro ha ricordato il 19 luglio 1974, il cardinale Franco Seper, prefetto della Sacra Congregazione
per la Dottrina della Fede, al presidente della Conferenza Episcopale nordamericana, che richiedeva
una condanna specifica da parte della congregazione.
Di conseguenza diverse sedi vescovili hanno chiesto se fosse mutato il giudizio nei confronti
della Massoneria dal momento che nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non era espressamente
menzionata come nel codice anteriore; e la congregazione ha precisato che tale circostanza  dovuta "a
un criterio redazionale seguito anche per altre associazioni ugualmente non menzionate in quanto
comprese in categorie pi ampie". Rimaneva pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei
riguardi delle associazioni massoniche e camorristiche e veniva precisato che non compete alle autorit
ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche e camorristiche.
In ogni caso alcuni anni dopo, il 26 novembre 1983, il nuovo prefetto della Congregazione per
la Dottrina della Fede, il cardinale Joseph Ratzinger, ha emanato una "Dichiarazione sulla Massoneria"
di specifica condanna, riportata nel suo libro Il sale della terra, pubblicato nel 1997:
"L'Italia non ha conosciuto una vera divisione nella Chiesa, ma esiste una divisione in Cattolici
e Laici. Con questo ultimo termine si intendono i sostenitori di una concezione dello Stato e di un
modello di pensiero la cui maggiore espressione storica pare essere la Rivoluzione Francese. I massoni,
che nel ruolo di laici esemplari hanno avuto una parte essenziale nella fondazione dello Stato nazionale
italiano, si considerano i custodi e i tutori di questa visione del mondo. La contrapposizione  tra questi
due mondi, a cui dopo la seconda guerra mondiale si  aggiunta anche l'alternativa comunista. La
questione , dunque, in che modo sia possibile raggiungere un equilibrio tra queste tre forze, quali
siano necessarie o possibili tra loro, quali debbano essere respinte".
Peraltro papa Giovanni Paolo ii (1978-2005), nel corso di un'udienza concessa al cardinale
prefetto, ha approvato la dichiarazione, e ne ha ordinato la pubblicazione. Nonostante questa presa di
posizione della congregazione va ricordato che lo stesso Giovanni Paolo ii in una visita episcopale ad
Agrigento il 9 maggio del 1993 ha dichiarato: "Dio ha detto una volta: non uccidere. Non pu l'uomo,
qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non pu cambiare e calpestare questo diritto
santissimo di Dio. Nel nome di Cristo, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verr il
giudizio di Dio!". Certi concetti sono stati ripetuti con forza da Benedetto xvi (2005-2013) l'8
dicembre 2009 in occasione della xliii Giornata della pace, ma anche in occasione della visita pastorale
in Sicilia.
Prima dei due pontefici il cardinale arcivescovo di Palermo Salvatore Pappalardo e il vescovo di
Caltanissetta Alfredo Maria Garsia in un sinodo nel capoluogo nisseno del 19-21 ottobre 1982 hanno
approntato una sorta di decalogo contro la criminalit organizzata, facendo comunque riferimento a
specifiche scomuniche emanate contro la mafia e la camorra nel 1944 e nel 1955. Ma vanno segnalate
altre iniziative episcopali.
Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, una delle zone a pi alta
densit di omicidi d'Italia, ha inviato il 31 marzo 2006 una lettera a tutti i parroci della diocesi con la
quale invita a estromettere dalla Chiesa coloro che commettono violenze, sparano e uccidono. Il testo
della lettera, esposta in tutte le chiese della diocesi di Locri, sottolinea tra l'altro:
"Condanno nel pi forte dei modi questa ripetuta violazione della santit della vita nella
Locride. La condanno con la scomunica. Quella stessa scomunica che la Chiesa lancia contro chi
pratica l'aborto,  ora doveroso, purtroppo, lanciarla contro coloro che fanno abortire la vita dei nostri
giovani, uccidendo e sparando, e delle nostre terre, avvelenando i nostri campi, in applicazione
estensiva del Canone 1398 Cjc, sentendo che questa grave sanzione giuridica ci aiuter di certo a
prendere sempre pi coscienza del tanto male che ci avvolge, per poi saper reagire con fermezza e
ulteriore impegno nel bene, nella difesa della vita, nella preghiera sempre pi intensa per chi fa il male,
nella formazione in parrocchia, seminando speranza nelle scuole, negli oratori, nei gruppi ecclesiali".
Nell'assemblea straordinaria della cei, svoltasi ad Assisi nel novembre del 2009, monsignor
Mariano Crociata ha sottolineato come la mafia "non va considerata una realt insuperabile e
invincibile" e ha aggiunto: "Per coloro che aderiscono a tali organizzazioni non servono scomuniche,
perch di fatto chi ne fa parte  gi fuori dalla Chiesa, anche se si ammanta di comportamenti
religiosi". Significativa  l'autorizzazione data il 28 giugno 2012 da Benedetto xvi alla Congregazione
delle Cause dei Santi di promulgare i decreti relativi al martirio del Servo di Dio, Giuseppe Puglisi,
sacerdote a Palermo e l ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993, perch "in odio alla fede". Peraltro
questi messaggi si accompagnano alla sentenza di condanna all'ergastolo di alcuni esecutori e mandanti
mafiosi legati alla cosca di Filippo e Giuseppe Graviano, ovvero Graviano, Gaspare Spatuzza (che
spalleggiava i killer e poi ha raccontato i retroscena del delitto), Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e
Luigi Giacalone. Il Vaticano, con quei messaggi, ha voluto sottolineare il ruolo di "martire" del
sacerdote ucciso per la sua opera evangelica.
Il 27 maggio 2013, vent'anni dopo Giovanni Paolo ii, papa Francesco  nella Valle dei Templi
di Agrigento per la beatificazione di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993; ed 
un'altra occasione per condannarla pubblicamente. Il papa lo fa nel corso dell'Angelus dichiarando che
"ci sono le mafie dietro tanti mali. La mafia voleva sconfiggere don Puglisi, ma ha vinto lui". Quindi
ha aggiunto: "Penso a tanti dolori di uomini e donne, anche bambini, sfruttati da tante mafie, usati per
un lavoro che li rende schiavi, con la prostituzione, con tante pressioni sociali. Dietro questi
sfruttamenti, queste schiavit, ci sono le mafie, ma preghiamo il Signore perch converta il cuore di
queste persone. Non possono fare questo, non possono rendere i nostri fratelli schiavi, dobbiamo
pregare il Signore, preghiamo perch questi mafiosi e queste mafiose si convertano a Dio".
Le sacre manifestazioni della Vergine Maria
Le apparizioni della Vergine Maria
Le manifestazioni della Vergine Maria, apparsa a una o pi persone in localit dalle quali
prendono nome, sono oggetto di indagine da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede per
valutarne l'autenticit e approvarne la devozione. Se ne occupa specificamente l'Ufficio Disciplinare
(v.). Il fenomeno delle apparizioni risale al iv secolo e ha avuto un suo incremento negli ultimi due
secoli, legandosi a luoghi celebri ancora oggi come Guadalupe, Lourdes e Fatima. Alla fonte di
Lourdes si sono verificate guarigioni definite "inesplicabili" dai medici del Boureau de Lourdes, il
centro medico istituito per valutare la concretezza dei miracoli. A Fatima, oltre alle guarigioni, hanno
avuto enorme fama i cosiddetti "segreti".
Risalgono al 25 febbraio 1978 le Norme della congregazione per procedere nel Giudizio delle
Apparizioni e Rivelazioni Presunte nel cosiddetto "processo di canonizzazione" della localit
dell'apparizione e sono ancora fondamentali oggi. Partono da un processo del vescovo diocesano, sul
quale pu intervenire una conferenza episcopale di pi diocesi, e quindi, su richiesta di queste ultime,
la congregazione, che ne valuta l'autenticit. I criteri positivi su cui si basa l'indagine sono costituiti
dalla valutazione delle qualit mentali e religiose della persona alla quale la Madonna sarebbe apparsa,
nonch dall'accordo delle rivelazioni con la fede della Chiesa di Roma e dai frutti spirituali che la
rivelazione apporta nella vita delle persone, come preghiere e opere di carit. Criteri negativi sono
costituiti da errori dottrinali attribuiti alla persona apparsa, da qualsiasi tentativo di sfruttamento
finanziario legato all'evento, nonch da disordini psicologici riscontrati nelle persone alle quali si 
rivelata l'apparizione. Su queste basi la congregazione emetter un "permesso precauzionale" di
venerazione del luogo della presunta apparizione, che permetta la partecipazione pubblica alla localit,
al quale far seguito "un giudizio ed una deliberazione definitiva, con l'approvazione o la condanna
dell'evento". Ma la Chiesa non richiede ai fedeli di credere a queste apparizioni.
Le Apparizioni Mariane approvate ufficialmente sono 21:
Nostra Signora di Caravaggio (Italia, 1432)
Nostra Signora di Guadalupe (Messico, 1531)
Nostra Signora di Coromoto (Venezuela, 1652)
Nostra Signora del Laus (Francia, 1664-1718)
Beata Vergine Maria della Medaglia miracolosa (apparizioni a santa Caterina Labour, Parigi,
1830)
Nostra Signora del Miracolo (apparizione ad Alphonse Marie Ratisbonne, Roma, 1842)
Nostra Signora di La Salette (Francia, 1846)
Nostra Signora di Lourdes (Francia, 1858)
Nostra Signora del Buon Soccorso di Champion (Stati Uniti, 1859)
Nostra Signora di Pontmain (Francia, 1871)
Nostra Signora di Gietrzwald (apparizioni di Gietrzwald, Polonia, 1877)
Nostra Signora di Knock (Irlanda, 1879)
Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso (Italia, 1888)
Nostra Signora di Fatima (Portogallo, 1917)
Nostra Signora di Beauraing (Belgio, 1932-1933)
Vergine dei Poveri (Banneux, Belgio, 1933)
Signora di tutti i popoli (Amsterdam, Olanda 1945-1959)
Nostra Signora di Akita (Giappone, 1973)
Maria Vergine e Madre Riconciliatrice di tutti i popoli e nazioni (Finca Betania, Venezuela,
1976)
Nostra Signora di Kibeho (Ruanda, 1981)
Nostra Signora del Rosario di San Nicols (Argentina, 1983)
Sono state approvate ufficialmente 9 Manifestazioni Mariane attraverso statue e dipinti:
Nostra Signora di Bonaria, ritrovata in una cassa approdata sulla spiaggia con una candela
accesa in mano (Cagliari, 25 marzo 1370)
Madonna del Sangue, effusione di sangue dalla fronte di un affresco di una Madonna del Latte,
colpito da una pietra (Re.vb), 29 aprile 1494
Regina di tutti i Santi (Miracolo mariano di San Ciriaco), movimenti degli occhi (Ancona,
1796)
Nostra amata Signora della Misericordia, movimenti degli occhi (Rimini, 1852)
Madonna Miracolosa, movimenti degli occhi (Taggia, 1855)
Vergine Dolorosa, movimenti degli occhi (Quito, 1906)
Madonna delle Lacrime, lacrimazione (Siracusa, 1953)
Madonna del Paradiso, movimento degli occhi (Mazara del Vallo, 3 novembre del 1797)
Beata Vergine Noli me Tollere, statua del Seicento andata distrutta, che ha avuto una spontanea
pietrificazione nel corso del Novecento (Sorso, Sassari).
Le edicole sacre di Roma dette Madonnelle
Anche le edicole sacre sono oggetto di indagine da parte della Congregazione per la Dottrina
della Fede per valutarne l'autenticit e approvarne la devozione. Se ne occupa specificamente l'Ufficio
Disciplinare (v.). Le edicole sacre di Roma raffiguranti la Madonna e dette popolarmente Madonnelle
sono state protagoniste di un fenomeno miracoloso: dal 9 luglio 1796 ai primi giorni di febbraio del
1797, in coincidenza con l'invasione dello Stato Pontificio da parte dei Francesi. Come riferisce lo
storico Giovanni Marchetti in un libretto del 1797, "molte sacre immagini della Vergine, nelle chiese,
nelle pubbliche vie, nelle case private mostrano manifesti prodigiosi movimenti degli occhi". La
congregazione riconobbe ufficialmente il fenomeno il 28 febbraio 1797 e il Marchetti, come riferisce la
storica dell'arte Sissi Aslan nel libro Le Madonnelle, "riusc a pubblicare il libro degli atti del processo
entro la fine dello stesso anno, prima che il generale Berthier occupasse Roma il 10 febbraio 1798".
Peraltro la congregazione ritenne miracolose, e quindi oggetto di devozione da parte dei fedeli, le
seguenti 6 immagini:
La Madonna dell'Archetto, originariamente situata sotto un arco nel vicolo tra via di San
Marcello e via dell'Archetto, presso piazza di Trevi, fu la prima madonnella ad aver mosso gli occhi; e
verso la met dell'Ottocento  stata protetta con una piccola cappella.
La Madonna della Piet, in vicolo delle Bollette, vicino alla Fontana di Trevi, con una
iscrizione nella targa sottostante: "il 9 luglio 1796 ella pos i suoi occhi sui loro cuori, mostrando loro
la grandezza delle sue opere".
La Madonna del Rosario, in via dell'Arco della Ciambella, dietro il Pantheon; ma il dipinto non
 l'originale, perch alla fine dell'Ottocento la famiglia dei proprietari si trasfer lontano da Roma e
port via con s l'immagine sacra, che fu pi tardi sostituita con una copia.
La Madonna Addolorata, in piazza del Ges, qui trasferita alla fine dell'Ottocento dal rione
Sant'Eustachio, dove in origine era situata.
La Madonna della Provvidenza, sull'angolo di via delle Botteghe Oscure, presso largo di Torre
Argentina, con due iscrizioni che ricordano l'evento e numerosi ex voto.
La Madonna di via Baccina, alle spalle del Foro di Augusto, con una targa che ricorda
l'indulgenza concessa da Pio vi:
con indulto del d xviii febraio mdccxcvii
concede a tutti li fedeli
dell'uno e dell'altro sesso
indulgenza di duecento giorni
applicabile ancora alle anime del purgatorio
ogni volta che divotamente
e con il cuor almen contrito
reciteranno le litanie della b.ma vergine
avanti questa sagra immagine
Il fenomeno, per quanto approvato per la sua miracolosit dalla congregazione e dal papa, fu
oggetto di ironica osservazione da Giuseppe Gioachino Belli nel sonetto Semo da capo del 17
novembre 1835, peraltro pubblicato dopo la morte del poeta:
Currete, donne mie; currete, donne,
a ssent la gran nova c'hanno detto:
c'a la Pedacchia, ar Monte e accant'ar Ghetto
aroprono l'occhi le Madonne.
La prima nun ze sa, ma jj'arisponne
quella puro de Bborgo e dde l'Archetto.
Dunque dateve, donne, un zercio in petto,
e ccominciate a dd ccrielleisonne.
Oh ddio: che ssar mmai st'aruperta
doppo trentasei anni e mmesi d'ozzio?
Bbattaje, caristie, rovina scerta.
Se troveno per ccert'indiscreti
che vvanno a bbisbijj che sto negozzio
 un antro bbutteghino de li preti.
La riabilitazione di Giovanna d'Arco (1456-1920)
Vent'anni dopo la morte per rogo di Giovanna d'Arco, avvenuta il 30 maggio 1430 (v.
Giovanna d'Arco), il processo di Giovanna viene messo sotto inchiesta a Roma. Se ne riconosce
l'illegittimit, e il papa Callisto iii (1455-1458) autorizza un nuovo processo a Rouen che si conclude il
7 luglio 1456. Giovanna  dichiarata innocente e il vescovo Pierre Cauchon subisce la scomunica come
eretico.  il riconoscimento di un vero e proprio peccato di omicidio compiuto dalla Chiesa.
Quattro secoli dopo, nel 1869, dal vescovo d'Orlans parte una petizione per la canonizzazione
della Pulzella. La petizione viene accolta dal papa Leone xiii (1878-1903), che d inizio al processo di
beatificazione. Giovanna  beatificata il 18 aprile 1909 da Pio x (1903-1914) e proclamata santa da
Benedetto xv (1914-1922) il 16 maggio 1920. Giovanna viene inserita tra i santi patroni della Francia
ed  venerata come patrona dei martiri e dei perseguitati religiosi, delle vittime di stupro, delle
volontarie del Pronto Soccorso, delle forze armate femminili e dei soldati. La memoria liturgica ricorre
il 30 maggio. Il suo paese natale ha preso il nome di Domrmy-la-Pucelle, in ovvio riferimento al
soprannome "Pulzella" assegnato in vita a Giovanna.
La riabilitazione di Padre Pio da Pietrelcina (1964-2002)
Nel 1964 papa Paolo vi (1963-1978) concede personalmente, ma ufficiosamente, a Padre Pio da
Pietrelcina l'indulto, ovvero il reintegro per celebrare la messa anche pubblicamente, annullando la
decisione di Giovanni xxiii (1958-1963) (v. Le condanne della Sacra Congregazione del Santo
Uffizio). Nello stesso tempo le varie attivit finanziarie legate alla Casa Sollievo della Soffferenza
passano sotto la gestione della Santa Sede, considerando il fatto che Padre Pio in un testamento ha
istituito la Santa Sede come erede di tutti i beni di San Giovanni Rotondo. E a questo punto il
Sant'Uffizio nel 1964 accantona la sua pratica inquisitoria, su indicazione di Paolo vi.  l'inizio di un
processo di riabilitazione del frate, che per muore il 23 settembre 1968 all'et di 81 anni. E nel 1969
iniziano le pratiche giuridiche per la sua beatificazione, della quale si occupa la Congregazione delle
Cause dei Santi.
La pratica giuridica incontra molti ostacoli, tanto che vengono ascoltati decine di testimoni e
raccolti 104 volumi di disposizioni e documenti. Nel 1979 tutto il materiale  raccolto dalla
congregazione e il 20 marzo 1983 inizia il processo diocesano per la sua canonizzazione. Tra i presunti
segni miracolosi che gli vengono attribuiti sono le stimmate, il dono della bilocazione, la capacit di
leggere nei cuori e nella mente delle persone. Il 21 gennaio 1990 Padre Pio viene proclamato
venerabile e beatificato il 2 maggio 1999. Tra i molti miracoli assume grande importanza quello della
guarigione del piccolo Matteo Pio Colella di San Giovanni Rotondo, sul quale la consulta medica della
Congregazione per le Cause dei Santi, il 22 novembre 2001, dichiara che "la guarigione, rapida,
completa e duratura, senza postumi,  scientificamente inspiegabile". Padre Pio viene proclamato santo
il 16 giugno 2002 in piazza San Pietro da papa Giovanni Paolo ii (1978-2005).
La riabilitazione e la canonizzazione impongono a questo punto anche una riabilitazione del suo
cadavere. Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2008 viene riaperta la bara che contiene il cadavere di san
Pio. Secondo le dichiarazioni del locale arcivescovo le unghie e il mento sono ben conservati pur
essendo trascorsi quarant'anni dalla sua morte, mentre altre parti del corpo sono visibilmente
decomposte. Dal 24 aprile 2008 al 23 settembre 2009 a San Giovanni Rotondo viene esposta la salma
di san Pio, all'interno di una teca di cristallo costruita appositamente. Il 23 settembre 2009,
nell'anniversario della morte, si conclude l'esposizione della salma con una solenne cerimonia. Il 19
aprile 2010 la salma di san Pio viene traslata nella cripta della nuova chiesa di Padre Pio e dal maggio
2013 la salma  permanentemente esposta alla pubblica venerazione.
La riabilitazione di Antonio Rosmini Serbati (1998-2007)
Le vicissitudini di Antonio Rosmini Serbati, condannato tra il 1840 e il 1888 (v. Le condanne
della Sacra Romana e Universale Inquisizione del Santo Uffizio), finiscono in gloria, costituendo un
caso eccezionale di riabilitazione. Centodieci anni dopo la sua ultima condanna, il 21 marzo 1998, si
occupa di lui la diocesi di Novara, nella quale Rosmini aveva fondato la sua congregazione ascetica,
per una proposta alla Congregazione delle Cause dei Santi dell'emissione di un decreto eroico delle sue
virt. Il decreto peraltro viene sollecitato da Giovanni Paolo ii (1978-2005) con la lettera apostolica
Fides et Ratio, nella quale si annovera Rosmini "tra i pensatori pi recenti nei quali si realizza un
fecondo incontro tra sapere filosofico e Parola di Dio". Affronta il problema l'istituto erede del
Sant'Uffizio, la Congregazione della Dottrina della Fede (v.), che il primo luglio 2001 emette una Nota
ai Decreti dottrinali sul Rev.do sac. Antonio Rosmini Serbati, nella quale si dichiara:
Si deve riconoscere che una diffusa, seria e rigorosa letteratura scientifica sul pensiero di
Antonio Rosmini, espressa in campo cattolico da teologi e filosofi appartenenti a varie scuole di
pensiero, ha mostrato che tali interpretazioni contrarie alla fede e alla dottrina cattolica non
corrispondono in realt all'autentica posizione del Roveretano.
Peraltro il 26 giugno 2006 viene riconosciuto a Rosmini "l'esercizio eroico delle virt", al
quale fa seguito un miracolo con la guarigione di suor Ludovica No, riconosciuto dalla Congregazione
delle Cause dei Santi. Il primo giugno 2007 viene promulgato il decreto sul miracolo avvenuto per
intercessione del venerabile Antonio Rosmini. E infine il 15 settembre 2007 con Lettera Apostolica
Benedetto xvi (2005-2013) iscrive nell'Albo dei Beati il Venerabile Servo di Dio Antonio Rosmini,
presbitero, fondatore dell'Istituto della Carit e delle Suore della Provvidenza Rosminiane. La
cerimonia di beatificazione si svolge al Palazzetto dello Sport di Novara, citt natale di Rosmini, il 18
novembre 2007.
...
.
...
Elenco cronologico dei papi
11. S. Pietro, Simone, di Betsaida (Galilea), 30-67
12. S. Lino, di Volterra (Tuscia), 67-76
13. S. Anacleto, di Roma, 76-88
14. S. Clemente i, di Roma, 88-97
15. S. Evaristo, di Betlemme (Giudea), 97-105
16. S. Alessandro i, di Roma, 105-115
17. S. Sisto i, di Roma, 115-125
18. S. Telesforo, di Terranuova (Calabria), 125-136
19. S. Igino, di Atene, 136-140
10. S. Pio i, di Aquileia, 140-155
11. S. Aniceto, della Siria, 155-166
12. S. Sotero, di Fondi, 166-175
13. S. Eleuterio, di Nicopoli (Epiro), 175-189
14. S. Vittore i, dell'Africa, 189-199
15. S. Zefirino, di Roma, 199-217
16. S. Callisto i, di Roma, 217-222
17. S. Urbano i, di Roma, 222-230
18. S. Ponziano, di Roma, 230-235
19. S. Aniero, della Grecia, 235-236
20. S. Fabiano, di Roma, 236-250
21. S. Cornelio, di Roma, 251-253
22. S. Lucio i, di Roma, 253-254
23. S. Stefano i, di Roma, 254-257
24. S. Sisto ii, della Grecia, 257-258
25. S. Dionisio, di patria ignota, 259-268
26. S. Felice i, di Roma, 269-274
27. S. Eutichiano, di Luni (Etruria), 275-283
28. S. Caio, della Dalmazia, 283-296
29. S. Marcellino, di Roma, 296-304
30. S Marcello i, di Roma, 308-309
31. S Eusebio, della Grecia, 309
32. S. Milziade, dell'Africa, 311-314
33. S. Silvestro i, di Roma, 314-335
34. S. Marco, di Roma, 336-336
35. S. Giulio i, di Roma, 337-352
36. S. Liberio, di Roma, 352-366
37. S. Damaso, della Spagna, 366-384
38. S. Siricio, di Roma, 384-399
39. S. Anastasio i, di Roma, 399-401
40. S. Innocenzo i, di Albano, 401-417
41. S. Zosimo, della Grecia, 417-418
42. S. Bonifacio i, di Roma, 418-422
43. S. Celestino i, della Campania, 422-432
44. S. Sisto iii, di Roma, 432-440
45. S. Leone i Magno, di Volterra (Tuscia), 440-461
46. S. Ilario, della Sardegna, 461-468
47. S. Simplicio, di Tivoli, 468-483
48. S. Felice iii, di Roma, 483-492
49. S Gelasio i, dell'Africa, 492-496
50. S Anastasio ii, di Roma, 496-498
51. S. Simmaco, della Sardegna, 498-514
52. S. Ormisda, di Frosinone, 514-523
53. S. Giovanni i, della Tuscia, 523-526
54. S. Felice iv, del Sannio, 526-530
55. Bonifacio ii, di Roma, 530-532
56. Giovanni ii, Mercurio o Mercuriale, di Roma, 533-535
57. S. Acapito i, di Roma, 535-536
58. S. Silverio, della Campania, 536-537
59. Vigilio, di Roma, 537-555
60. Pelagio i, di Roma, 556-561
61. Giovanni iii, Catelino, di Roma, 561-574
62. Benedetto i, Bonosio, di Roma, 575-579
63. Pelagio ii, di Roma, 579-590
64. S. Gregorio i Magno, di Roma, 590-604
65. Sabiniano, di Blera (Viterbo), 604-606
66. Bonifacio iii, di Roma, 607
67. S. Bonifacio iv, della Marsica, 608-615
68. S. Adeodato i, di Roma, 615-618
69. Bonifacio v, di Napoli, 619-625
70. Onorio i, della Campania, 625-638
171. Severino, di Roma, 640
172. Giovanni iv, della Dalmazia, 640-642
173. Teodoro i, della Grecia, 642-649
174. S. Martino i, di Todi, 649-655
175. S. Eugenio i, di Roma, 654-657
176. S. Vitaliano, di Segni, 657-672
177. Adeodato ii, di Roma, 672-676
178. Dono, di Roma, 676-678
179. S. Agatone, di Palermo, 678-681
180. S. Leone ii, della Sicilia, 682-683
181. S. Benedetto ii, di Roma, 684-685
182. Giovanni v, di Antiochia, 685-686
183. Conone, di patria ignota, 686-687
184. S. Sergio i, di Palermo, 687-701
185. Giovanni vi, della Grecia, 701-705
186. Giovanni vii, della Grecia, 705-707
187. Sisinnio, della Siria, 708
188. Costantino, della Siria, 708-715
189. S. Gregorio ii, di Roma, 715-731
190. S. Gregorio iii, della Siria, 731-741
191. S. Zaccaria, di S. Severina (Calabria), 741-752
192. Stefano ii, di Roma, 752-757
193. S. Paolo i, di Roma, 757-767
194. Stefano iii, della Sicilia, 768-772
195. Adriano i, di Roma, 772-795
196. S. Leone iii, di Roma, 795-816
197. Stefano iv, di Roma, 816-817
198. S. Pasquale i, di Roma, 817-824
199. Eugenio ii, di Roma, 824-827
100. Valentino, di Roma, 827
101. Gregorio iv, di Roma, 827-844
102. Sergio ii, di Roma, 844-847
103. S. Leone iv, di Roma, 847-855
104. Benedetto iii, di Roma, 855-858
105. S. Niccol i Magno, di Roma, 858-867
106. Adriano ii, di Roma, 867-872
107. Giovanni viii, di Roma, 872-882
108. Marino i, di Gallese, 882-884
109. S. Adriano iii, di Roma, 884-885
110. Stefano v, di Roma, 885-891
111. Formoso, di Roma, 891-896
112. Bonifacio vi, di Roma, 896
113. Stefano vi, di Roma, 896-897
114. Romano, di Gallese, 897
115. Teodoro ii, di Roma, 897
116. Giovanni ii, di Tivoli, 898-900
117. Benedetto iv, di Roma, 900-903
118. Leone v, di Ardea, 903
119. Sergio iii, di Roma, 904-911
120. Anastasio iii, di Roma, 911-913
121. Landone, della Sabina, 913-914
122. Giovanni, di Tossignano (Imola), 914-928
123. Leone vi, di Roma, 928
124. Stefano vii, di Roma, 928-931
125. Giovanni xi, di Roma, 931-935
126. Leone vii, di Roma, 936-939
127. Stefano viii, di Roma, 939-942
128. Marino ii, di Roma, 942-946
129. Agapito i, di Roma, 946-955
130. Giovanni xii, Ottaviano dei conti di Tuscolo, di Roma, 955-964
131. Leone viii, di Roma, 963-965
132. Benedetto v, di Roma, 964-964
133. Giovanni xiii, di Roma, 965-972
134, Benedetto vi, di Roma, 973-974
135. Benedetto vii, di Roma, 974-983
136. Giovanni xiv, Pietro, di Pavia, 983-984
137. Giovanni xv, di Roma, 985-996
138. Gregorio v, Brunone dei duchi di Carinzia, della Sassonia, 996-999
139. Silvestro ii, Gerberto, di Belliac (Alvernia), 999-1003
140. Giovanni xvii, Siccone Sicconi, di Roma, 1003
141. Giovanni xviii, Fasano, di Roma, 1004-1009
142. Sergio iv, Pietro, di Roma, 1009-1012
143. Benedetto viii, Teofilatto dei conti di Tuscolo, di Roma, 1012-1024
144. Giovanni xix, Romano dei conti di Tuscolo, di Roma, 1024-1032
145. Benedetto ix, Teofilatto dei conti di Tuscolo, di Roma, 1032-1044
146. Silvestro iii, Giovanni, di Roma, 1045
147. Benedetto ix, (per la seconda volta), 1045
148. Gregorio vi, Giovanni Graziano, di Roma, 1045-1046
149. Clemente ii, Suitgero di Morsleben e Honburg, della Sassonia, 1046-1047
150. Benedetto ix (per la terza volta), 1047-1048
151. Damaso ii, Poppone, della Baviera, 1048
152. S.Leone ix, Brunone dei conti di Egisheim-Dagsburg, dell'Alsazia, 1049- 1054
153.Vittore ii, Gebeardo dei conti di Dollnstein-Hierschberg, della Germania, 1055-1057
154. Stefano ix, Federico dei duchi di Lorena, della Lorena, 1057-1058
155. Niccol ii, Gerardo, di Chevron (Savoia), 1059-1061
156. Alessandro ii, Anselmo, di Baggio (Milano), 1061-1073
157. S. Gregorio vii, lldebrando, di Soana (Tuscia), 1073-1085
158. Vittore iii, Desiderio, di Benevento, 1086-1087
159. Urbano ii, Eudes de Lagery, di Chatillon-sur-Marne (Francia), 1088-1099
160. Pasquale ii, Raniero, di Blera (Viterbo), 1099-1118
161. Gelasio ii, Giovanni Caetani, di Gaeta, 1118-1119
162. Callisto ii, Guy, della Borgogna, 1119-1124
163. Onorio ii, Lamberto, di Fiagnano (Imola), 1124-1130
164. Innocenzo ii, Gregorio Papareschi, di Roma, 1130-1143
165. Celestino ii, Guido, di Citt di Castello, 1143-1144
166. Lucio ii, Gerardo Caccianemici, di Bologna, 1144-1145
167. Eugenio iii, Bernardo dei Paganelli di Montemagno, di Pisa, 1145-1153
168. Anastasio iv, Corrado, di Roma, 1153-1154
169. Adriano iv, Nicholas Breakspear, di Langley (Inghilterra), 1154-1159
170. Alessandro iii, Rolando Bandinelli, di Siena, 1159-1181
171. Lucio iii, Ubaldo Allucingoli, di Lucca, 1181-1185
172. Urbano iii, Uberto Crivelli, di Milano, 1185-1187
173. Gregorio viii, Alberto de Morra, di Benevento, 1187
174. Clemente iii, Paolo Scolari, di Roma, 1187
175. Celestino iii, Giacinto Bobone, di Roma, 1191-1198
176. Innocenzo iii, Lotario dei Conti di Segni, di Gavignano (Roma), 1198-1216
177. Onorio iii, Cencio Savelli, di Roma, 1216-1227
178. Gregorio ix, Ugolino dei conti di Segni, di Anagni, 1227-1241
179. Celestino iv, Goffredo Castiglioni, di Milano, 1241
180. Innocenzo iv, Sinibaldo Fieschi, di Genova, 1243-1254
181. Alessandro iv, Rinaldo dei conti di Segni, di Jenne (Anagni), 1254-1261
182. Urbano iv, Jacques Pantalon, di Troyes (Francia), 1261-1264
183. Clemente iv, Guy Foulques, di St. Gilles (Mmes), 1265-1268
184. Gregorio x, Tebaldo Visconti, di Piacenza, 1272-1276
185. Innocenzo vi, Pierre de Taranteise, della Savoia, 1276
186. Adriano v, Ottobono Fieschi, di Genova, 1276
187. Giovanni xxi, Pietro Juliani, detto Pietro Ispano, di Lisbona, 1276-1277
188. Niccol iii, Giovanni Gaetano Orsini, di Roma, 1277-1280
189. Martino iv, Simone de Brion, della Francia, 1281-1285
190. Onorio iv, Giacomo Savelli, di Roma, 1285-1287
191. Niccol iv, Girolamo Masci, di Lisciano (Ascoli Piceno), 1288-1292
192. S. Celestino v, Pietro Angeleri, di Isernia, 1294
193. Bonifacio viii, Benedetto Caetani, di Anagni, 1295-1303
194. Benedetto xi, Niccol Boccassini, di Treviso, 1303-1304
195. Clemente v, Bertrand de Got, di Villandraut (Gironda), 1305-1314
196. Giovanni xxii, Jacques-Arnaud d'Euse, di Cahors (Francia), 1316-1334
197. Benedetto xii, Jacques Fournier, di Savardin (Foix), 1335-1342
198. Clemente vi, Pierre Roger, di Malmont (Francia), 1342-1352
199. Innocenzo vi, Etienne Aubert, di Mont-Beyssac (Francia), 1352-1362
200. Urbano v, Guillaume de Grimoard, di Grisac (Alvernia), 1362-1370
201. Gregorio xi, Pierre Roger de Beaufort, di Rosier-d'Egleton (Francia), 1371-1378
202. Urbano vi, Bartolomeo Prignano, di Napoli, 1378-1389
203. Bonifacio ix, Pietro Tomacelli, di Napoli, 1389-1404
204. Innocenzo vii, Cosma Migliorati, di Sulmona, 1404-1406
205. Gregorio xii, Angelo Correr, di Venezia, 1406-1415
206. Martino v, Oddone Colonna, di Genazzano (Roma), 1417-1431
207. Eugenio iv, Gabriele Condulmer, di Venezia, 1431-1447
208. Niccol v, Tommaso Parentucelli, di Sarzana, 1447-1455
209. Callisto iii, Alonso de Borja, di Jtiva (Valencia), 1455-1458
210. Pio ii, Enea Silvio Piccolomini, di Corsignano (Siena), 1458-1464
211. Paolo ii, Pietro Barbo, di Venezia, 1464-1471
212. Sisto iv, Francesco della Rovere, di Celle Ligure (Savona), 1471-1484
213. Innocenzo viii, Giovanni Battista Cibo, di Genova, 1484-1492
214. Alessandro vi, Rodrigo de Borja, di Jtiva (Valencia), 1492-1503
215. Pio iii, Francesco Todeschini Piccolomini, di Siena, 1503
216. Giulio ii, Giuliano della Rovere, di Albisola (Savona), 1503-1513
217. Leone x, Giovanni de' Medici, di Firenze, 1513-1521
218. Adriano vi, Adriaan Florensz, di Utrecht, 1522-1523
219. Clemente vii, Giulio de' Medici, di Firenze, 1523-1534
220. Paolo iii, Alessandro Farnese, di Canino (Viterbo), 1534-1549
221. Giulio iii, Giovanni Maria Ciocchi del Monte, di Roma, 1550-1555
222. Marcello ii, Marcello Cervini, di Montepulciano (Siena), 1555
223. Paolo iv, Gian Pietro Carafa, di Sant'Angelo della Scala (Avellino), 1555-1559
224. Pio iv, Giovanni Angelo de' Medici, di Milano, 1560-1565
225. S. Pio v, Michele Ghislieri, di Bosco Marengo (Alessandria), 1566-1572
226. Gregorio xiii, Ugo Boncompagni, di Bologna, 1572-1585
227. Sisto v, Felice Peretti, di Grottammare (Ascoli Piceno), 1585-1590
228. Urbano vii, Giovanni Battista Castagna, di Roma, 1590
229. Gregorio xiv, Niccol Sfondrati, di Somma Lombardo (Varese), 1590-1591
230. Innocenzo ix, Giovanni Antonio Facchinetti, di Bologna, 1591
231. Clemente viii, Ippolito Aldobrandini, di Fano, 1592-1605
232. Leone xi, Alessandro de' Medici, di Firenze, 1605
233. Paolo v, Camillo Borghese, di Roma, 1605-1621
234. Gregorio xv, Alessandro Ludovisi, di Bologna, 1621-1623
235. Urbano viii, Maffeo Barberini, di Firenze, 1623-1644
236. Innocenzo x, Giovanni Battista Pamphilj, di Roma, 1644-1655
237. Alessandro vii, Fabio Chigi, di Siena, 1655-1667
238. Clemente ix, Giulio Rospigliosi, di Pistoia, 1667-1669
239. Clemente x, Emilio Altieri, di Roma, 1670-1676
240. Innocenzo xi, Benedetto Odescalchi, di Como, 1676-1689
241. Alessandro viii, Pietro Ottoboni, di Venezia, 1689-1691
242. Innocenzo xii, Antonio Pignatelli, di Spinazzola (Bari), 1691-1700
243. Clemente xi, Giovanni Francesco Albani, di Urbino, 1700-1721
244. Innocenzo xiii, Michelangelo Conti, di Poli (Palestrina), 1721-1724
245. Benedetto xiii, Pier Francesco Orsini, di Gravina (Bari), 1724-1730
246. Clemente xii, Lorenzo Corsini, di Firenze, 1730-1740
247. Benedetto xiv, Prospero Lambertini, di Bologna, 1740-1758
248. Clemente xiii, Carlo Rezzonico, di Venezia, 1758-1769
249. Clemente xiv, Gian Vincenzo Antonio Ganganelli, di S. Arcangelo (Rimini), 1769-1774
250. Pio vi, Giovanni Angelo Braschi, di Cesena, 1775-1799
251. Pio vii, Barnaba Chiaramonti, di Cesena, 1800-1823
252. Leone xii, Annibale Sermattei della Genga, di Genga (Ancona), 1823-1829
253. Pio viii, Francesco Saverio Castiglioni, di Cingoli (Macerata), 1829-1830
254. Gregorio xvi, Bartolomeo Mauro Cappellari, di Belluno, 1831-1846
255. Pio ix, Giovanni Maria Mastai Ferretti, di Senigallia (Ancona), 1846-1878
256. Leone xiii, Gioacchino Pecci, di Carpineto (Anagni), 1878-1903
257. S. Pio x, Giuseppe Sarto, di Riese (Treviso), 1903-1914
258. Benedetto xv, Giacomo Della Chiesa, di Genova, 1914-1922
259. Pio xi, Achille Ratti, di Desio (Milano), 1922-1939
260. Pio xii, Eugenio Pacelli, di Roma, 1939-1958
261.Giovanni xxiii, Angelo Giuseppe Roncalli, di Brusicco di Sotto il Monte (Bergamo),
1958-1963
262. Paolo vi, Giovanni Battista Montini, di Concesio (Brescia), 1963-1978
263. Giovanni Paolo I, Albino Luciani, di Forno di Canale d'Agordo (Belluno), 1978
264. Giovanni Paolo ii, Karol Wojtyla, di Wadowice (Cracovia), 1978-2005
265. Benedetto xvi, Joseph Ratzinger, di Marktl am Inn (Monaco), 2005-2013
266. Francesco, Jorge Mario Bergoglio, di Buenos Aires, 2013-
I presidenti del tribunale dell'Inquisizione romana
I presidenti dell'Inquisizione romana dal 1542 al 1602 sono qualificati come Grandi Inquisitori,
dal 1602 al 1965 sono definiti Segretari, mentre dal 1965 ad oggi hanno il titolo di Prefetti, essendo
tutti cardinali, tranne l'attuale che  arcivescovo. Molti di loro sono deceduti durante l'incarico.
Gian Pietro Carafa (1542-1555 eletto papa)
Antonio Michele Ghisleri (1558-1566 eletto papa)
Diego Espinosa Arvalo (1566-1572 deceduto)
Scipione Rebiba (1573-1577 deceduto)
Giacomo Savelli (1577-1587 deceduto)
Giulio Antonio Santori (1587-1602 deceduto)
Camillo Borghese (1602-1605 eletto papa)
Pompeo Arrigoni (1605-1616 deceduto)
Giovanni Garzia Millini (1616-1629 deceduto)
Antonio Marcello Barberini (1629-1633)
Francesco Barberini (1633-1679 deceduto)
Cesare Facchinetti (1679-1683 deceduto)
Alderano Cybo (1683-1700 deceduto)
Galeazzo Marescotti (1700-1716)
Fabrizio Spada (1716-1717 deceduto)
Niccol Acciaiuoli (1717-1719)
Francesco del Giudice (1719-1725 deceduto)
Fabrizio Paolucci (1725-1726 deceduto)
Pietro Ottoboni (1726-1740 deceduto)
Tommaso Ruffo (1740-1753 deceduto)
Neri Maria Corsini (1753-1770 deceduto)
Giovanni Francesco Stoppani (1770-1774)
Ludovico Maria Torriggiani (1775-1777 deceduto)
Carlo Rezzonico (1777-1799 deceduto)
Leonardo Antonelli (1800-1811 deceduto)
Giulio Maria della Somaglia (1814-1830 deceduto)
Bartolomeo Pacca (1830-1844 deceduto)
Vincenzo Macchi (1844-1860 deceduto)
Costantino Patrizi Naro (1860-1876 deceduto)
Prospero Caterini (1876-1881 deceduto)
Antonio Maria Panebianco (1882-1883)
Luigi Maria Bilio (1883-1884 deceduto)
Raffaele Monaco La Valletta (1884-1896 deceduto)
Lucido Maria Parocchi (1896-1903 deceduto)
Serafino Vannutelli (1903-1908 nominato vescovo di Porto e Santa Rufina)
Mariano Rampolla del Tindaro (1908-1913 deceduto)
Domenico Ferrata (3 gennaio 1914-10 ottobre 1914 nominato Segretario di Stato)
Donato Raffaele Sbarretti Tazza (4 luglio 1930-1 aprile 1939 deceduto)
Francesco Marchetti Selvaggiani (30 aprile 1939-13 gennaio 1951 deceduto)
Giuseppe Pizzardo (16 febbraio 1951-12 ottobre 1959 nominato vescovo di Albano)
Alfredo Ottaviani (7 novembre 1959-6 gennaio 1968 dimesso)
Franjo  eper (8 gennaio 1968-25 novembre 1981 ritirato)
Joseph Ratzinger (25 novembre 1981-19 aprile 2005 eletto papa)
William Joseph Levada (13 maggio 2005-2 luglio 2012 ritirato)
Gerhard Ludwig Mller, dal 2 luglio 2012
Istituzione della Congregazione per la Dottrina della Fede
Motu proprio Integrae Servandae di Paolo vi del 7 dicembre 1965
I Pontefici Romani, in unione con il corpo Episcopale, hanno custodito nel corso dei secoli e in
mezzo alle umane vicissitudini il deposito della Religione rivelata, loro affidato da Dio per essere
conservato integro, cos che essi lo hanno trasmesso intatto fino ai nostri giorni, non senza l'intervento
di un aiuto divino, poich per mezzo loro agisce lo Spirito Santo, che  come l'anima del Corpo
Mistico del Cristo.
Ma la Chiesa, che  di istituzione divina e si occupa delle cose divine,  composta di uomini e
vive fra gli uomini: cos, per adempiere i suoi compiti, essa si  servita di diversi strumenti secondo la
diversit dei tempi e della cultura umana, dovendo infatti trattare di numerosi ed importanti affari ai
quali e i Romani Pontefici stessi e i Vescovi, assorbiti da innumerevoli preoccupazioni, non avrebbero
potuto provvedere da soli.  dunque dalla natura stessa delle cose che hanno avuto origine gli organi di
amministrazione cio della Curia: ad essi  stato affidato il compito di facilitare il governo della Chiesa
tutelando l'osservanza delle leggi emanate, favorendo le iniziative per realizzare i fini propri della
Chiesa, risolvendo le controversie eventualmente sorte.
Non c' da meravigliarsi, dunque, se, mutando le condizioni dei tempi, in tali organismi furono
introdotte delle modifiche: e in realt pi d'una volta in passato i Romani Pontefici Nostri Predecessori
si sono preoccupati di introdurre riforme nella compagine della Curia Romana; a tal riguardo sono
anzitutto degne di menzione le Costituzioni Immensa terni Dei di Sisto v e Sapienti Consilio di san
Pio x, le disposizioni delle quali sono state quasi integralmente incorporate nel Codice di Diritto
Canonico.
Ma dopo queste Costituzioni, anzi anche dopo la promulgazione stessa del Codice, le cose ed i
tempi sono assai cambiati, come Noi stessi abbiamo detto nella allocuzione tenuta ai Cardinali ed al
personale della Curia Romana il 21 settembre 1963 (Cf AAS 55 (1963), p. 793ss.).
Considerate tali cose e chiesto il parere dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali e dei Vescovi,
Noi abbiamo decretato di realizzare una certa riforma della Curia Romana. E non c' dubbio che si
debba incominciare proprio dalla Congregazione del Sant'Offizio, per il fatto che ad essa sono affidati
gli affari pi importanti della Curia Romana, come sono in verit la dottrina circa la fede ed i costumi e
le cause strettamente connesse a tale dottrina.
Il 21 luglio 1542 il Nostro Predecessore di f.m. Paolo iii, con la Costituzione Apostolica Licet
ab initio ha fondato la Sacra Congregazione dell'Inquisizione Romana ed Universale, alla quale affid
come fine proprio il compito di perseguire le eresie e per conseguenza di reprimere i delitti contro la
fede, di proibire i libri pericolosi e di nominare degli Inquisitori in tutta la Chiesa. Assai spesso poi la
sua potest si  estesa ad altri affari, o per le loro difficolt o per la loro singolare importanza.
Nel 1908, poich l'appellativo di Inquisizione Romana ed Universale non era pi rispondente
alle circostanze del tempo, san Pio x con la Costituzione Sapienti consilio lo mut in "Congregazione
del Sant'Offizio".
Ma, poich la carit esclude il timore (1Gv 4,18), alla difesa della fede ora si provvede meglio
col promuovere la dottrina, in modo che, mentre si correggono gli errori e soavemente si richiamano al
bene gli erranti, gli araldi del vangelo riprendono nuove forze. Inoltre il progresso della cultura umana,
la cui importanza nel campo religioso non dev'essere trascurata, fa s che i fedeli seguano con
maggiore adesione ed amore le direttive della Chiesa, se, per quanto  possibile in materia di fede e di
costumi, vengono fatti loro intendere con chiarezza i motivi delle definizioni e delle leggi.
Cos, affinch d'ora in poi questa Sacra Congregazione adempia pi perfettamente il suo
compito di promuovere la sana dottrina e fattivit della Chiesa nelle pi importanti opere di apostolato,
in virt della Nostra Suprema Autorit Apostolica abbiamo stabilito le seguenti norme per cambiare il
suo nome ed il suo regolamento:
1. Quella che finora  stata chiamata Sacra Congregazione del Sant'Offizio in avvenire avr
l'appellativo di Congregazione per la dottrina della fede, il cui compito  di tutelare la dottrina
riguardante la fede ed i costumi in tutto il mondo cattolico.
2. La presiede il Sommo Pontefice e la dirige il Cardinale Segretario con l'aiuto di un
Assessore, di un Sostituto e del Promotore di Giustizia.
3. Sono di competenza della Congregazione tutte le questioni che riguardano la dottrina della
fede e dei costumi o che hanno un legame con la stessa fede.
4. Essa esamina le nuove dottrine e le nuove opinioni in qualsiasi modo divulgate, promuove
studi in questa materia, e favorisce Congressi di dotti; condanna quelle dottrine che risultano essere
contrarie ai principi della fede, dopo aver tuttavia sentito il parere dei Vescovi di quelle regioni, se
hanno particolare attinenza alle questioni.
5. Esamina con diligenza i libri che le vengono segnalati e, se sar necessario, li condanner,
dopo aver tuttavia sentito l'autore, al quale si dar la facolt di difendersi, anche per iscritto, e non
senza aver prima avvertito l'ordinario, come  gi stato stabilito nella Costituzione Sollicita ac provida
del Nostro Predecessore di f. m. Benedetto xiv.
6. Parimenti  suo compito trattare giuridicamente o di fatto le questioni riguardanti il privilegio
della fede.
7. Ad essa spetta pure giudicare circa i delitti contro la fede, secondo le norme del processo
ordinario.
8. Provvede alla tutela della dignit del sacramento della Penitenza, procedendo secondo le sue
norme emendate ed approvate che saranno comunicate agli Ordinari, dando al peccatore la facolt di
difendersi o di scegliersi un difensore tra quelli che sono autorizzati dalla Congregazione.
9. Tiene opportune relazioni con la Pontificia Commissione per gli studi biblici.
10. La Congregazione si avvale di un gruppo di Consultori che il Sommo Pontefice sceglie in
tutto il mondo tra gli uomini che si distinguono per dottrina, prudenza e specializzazione.
Se la materia da trattarsi lo richiedesse, ai Consultori possono essere aggiunti degli esperti,
scelti particolarmente tra professori di Universit.
11. La Congregazione procede in duplice modo: o amministrativo o giudiziario, secondo la
diversa natura delle cose da trattare.
12. Il regolamento interno della Congregazione sar reso di pubblica ragione con una
particolare Istruzione.
Quanto  stato da noi decretato con questa Lettera data motu proprio, comandiamo che sia
stabile e ratificato nonostante qualsiasi cosa contraria.
Dato a Roma, presso S. Pietro, il 7 dicembre 1965, anno terzo del Nostro Pontificato.
paolo pp. vi
Compiti della Congregazione per la Dottrina della Fede secondo la costituzione Pastor Bonus di
Giovanni Paolo ii del 28 giugno 1988
Articolo 48. Compito proprio della Congregazione per la Dottrina della Fede  di promuovere e
di tutelare la dottrina sulla fede ed i costumi in tutto l'orbe cattolico:  pertanto di sua competenza tutto
ci che in qualunque modo tocca tale materia.
Articolo 49. Nell'adempiere il suo compito di promuovere la dottrina, essa favorisce gli studi
volti a far crescere l'intelligenza della fede e perch, ai nuovi problemi scaturiti dal progresso delle
scienze o della civilt si possa dare risposta alla luce della fede.
Articolo 50. Essa  di aiuto ai Vescovi, sia singoli che riuniti nei loro organismi, nell'esercizio
del compito per cui sono costituiti come autentici maestri e dottori della fede e per cui sono tenuti a
custodire e a promuovere l'integrit della medesima fede.
Articolo 51. Al fine di tutelare la verit della fede e l'integrit dei costumi, si impegna
fattivamente perch la fede ed i costumi non subiscano danno a causa di errori comunque divulgati.
Pertanto:
1* ha il dovere di esigere che i libri ed altri scritti, pubblicati dai fedeli e riguardanti la fede e i
costumi, siano sottoposti al previo esame dell'autorit competente; 2* esamina gli scritti e le opinioni
che appaiono contrari alla retta fede e pericolosi, e, qualora risultino opposti alla dottrina della Chiesa,
data al loro fautore la possibilit di spiegare compiutamente il suo pensiero, li riprova tempestivamente,
dopo aver preavvertito l'Ordinario interessato, ed usando, se sar opportuno, i rimedi adeguati; 3* si
adopera, infine, affinch non manchi un'adeguata confutazione degli errori e dottrine pericolose, che
vengano diffusi nel popolo cristiano.
Articolo 52. Giudica i delitti contro la fede e i delitti pi gravi commessi sia contro la morale sia
nella celebrazione dei sacramenti, che vengano ad essa segnalati e, all'occorrenza, procede a dichiarare
o ad infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio.
Articolo 53. Spetta ad essa parimenti di giudicare, in linea sia di diritto che di fatto, quanto
concerne il "privilegium fidei".
Articolo 54. Al suo previo giudizio sono sottoposti i documenti che debbano essere pubblicati
da altri dicasteri della Curia romana, in quanto essi riguardino la dottrina circa la fede e i costumi.
Articolo 55. Presso la Congregazione per la Dottrina della Fede sono costituite la Pontificia
Commissione Biblica e la Commissione Teologica Internazionale, le quali operano secondo le
approvate loro norme e sono presiedute entrambe dal Cardinale Prefetto della medesima
Congregazione.
Norme sui delitti pi gravi riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede dal motu
proprio Sacramentorum Sanctitatis Tutela di Giovanni Paolo ii del 30 aprile 2001
La tutela della santit dei sacramenti, soprattutto della santissima eucaristia e della penitenza,
come pure la preservazione dei fedeli chiamati a essere partecipi del regno del Signore nell'osservanza
del sesto comandamento del Decalogo, richiedono che, per procurare la salvezza delle anime, "che
deve sempre essere nella Chiesa legge suprema" (Codice di diritto canonico, can. 1752), la Chiesa
stessa intervenga con la propria sollecitudine pastorale al fine di prevenire i pericoli di violazione.
Gi in passato dai miei predecessori fu provveduto con opportune costituzioni apostoliche alla
santit dei sacramenti, in particolare della penitenza, come con la costituzione di Papa Benedetto xiv
Sacramentum poenitentiae del 1 giugno 1741; anche i canoni del Codice di diritto canonico
promulgato nel 1917, assieme alle loro fonti, con i quali erano state stabilite sanzioni canoniche contro
i delitti di questa specie, erano orientati al medesimo scopo.
In tempi pi recenti, per premunirsi da questi delitti e altri affini, la Suprema Sacra
Congregazione del Sant'Offizio, con l'istruzione Crimen sollicitationis, diretta il 16 marzo 1962 a tutti
i patriarchi, arcivescovi, vescovi e agli altri ordinari dei luoghi "anche di rito orientale", stabil il
procedimento da seguire in queste cause, poich la competenza giudiziaria in esse, sia per via
amministrativa sia per via processuale, era affidata esclusivamente ad essa. Si deve rammentare che
tale istruzione aveva forza di legge, dal momento che il Sommo Pontefice, a norma del can. 247 I del
Codice di diritto canonico promulgato nel 1917, presiedeva la Congregazione del Sant'Offizio e
l'istruzione procedeva dalla sua personale autorit, poich il cardinale in carica in quel momento
fungeva solo da segretario.
Il Sommo Pontefice Paolo vi di felice memoria conferm la competenza giudiziaria e
amministrativa nel modo di procedere "secondo le norme proprie emendate e approvate" con la
costituzione apostolica sulla curia romana Regimini Ecclesiae universaee del 15 agosto 1967. Infine,
con l'autorit che mi  propria, nella costituzione apostolica Pastor bonus, promulgata il 28 giugno
1988, ho espressamente stabilito: "[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro
la fede e i delitti pi gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che
vengano a essa segnalati e, all'occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a
norma del diritto, sia comune che proprio", ulteriormente confermando e precisando la competenza
giudiziaria della medesima Congregazione per la dottrina della fede come Tribunale apostolico.
Dopo l'approvazione da parte mia del Regolamento per l'esame delle dottrine, era per
necessario definire pi dettagliatamente sia "i delitti pi gravi commessi contro la morale e nella
celebrazione dei sacramenti", per i quali la competenza rimane esclusiva della Congregazione per la
dottrina della fede, sia anche le norme processuali speciali "per dichiarare o infliggere le sanzioni
canoniche".
Con questa mia lettera apostolica data in forma di motu proprio ho completato tale lavoro e
perci con essa promulgo le Norme circa i delitti pi gravi riservati alla Congregazione per la dottrina
della fede, distinte in due parti: la prima contiene le Norme sostanziali, e la seconda le Norme
processuali. Ordino a tutti gli interessati di osservarle fedelmente e con cura. Tali norme assumono
valore di legge nel giorno stesso in cui sono promulgate.
Nonostante qualsiasi disposizione contraria, anche degna di speciale menzione.
Roma, presso San Pietro, 30 aprile, memoria di san Pio v Papa, nell'anno 2001, xxiii del mio
pontificato. Giovanni Paolo ii.
La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2013
Il palazzo
L'attuale sede al civico 11 di piazza del Sant'Uffizio a Roma deriva da una precedente
costruzione, il palazzo Pucci, sorto dopo il 1514 sull'area rimasta vuota dopo l'abbattimento di un
gruppo di vecchie case vendute dal principe Costantino di Macedonia. Dopo la morte dei tre cardinali
della famiglia, Lorenzo, Antonio e Roberto che vi abitarono, i Pucci di Firenze, eredi per due terzi dei
beni del Borgo, vendettero il palazzo per 6000 scudi alla Santa Sede. E per volont di Pio v gli
ambienti furono ampliati e adattati per sistemarvi le carceri del famoso tribunale, che il 2 settembre del
1566 furono solennemente inaugurate tra salve d'artiglieria. Il porticato e il cortile originari vennero
mantenuti, ma il portone fu rinforzato da lamine di ferro e difeso ai lati da feritoie per archibugi; al di
sopra del portone correva una fila di finestre e sugli angoli due avancorpi a mo' di torrette
quadrangolari. Su questo lato avevano le loro abitazioni i funzionari del tribunale, mentre le celle,
esposte verso San Pietro, avevano aperture irregolari chiuse da robuste inferriate. Peraltro la via e la
piazza sulle quali si distendono le mura dell'edificio hanno mantenuto il toponimo di riferimento al
Sant'Uffizio, evidentemente ormai storico e comunque pi pratico di una ipotizzabile via e piazza della
Dottrina della Fede.
Le mura finiscono nell'abside della chiesa di San Salvatore in Torrione, titolo che fa riferimento
ad una torre di Porta Cavalleggeri non pi esistente, tanto da essere popolarmente chiamata San Pietro
in Borgo. La chiesa  diventata nel 1987, grazie ad una realizzazione dell'architetto Angelo Molfetta, la
cappella della retrostante casa "Dono di Maria", un'istituzione all'insegna della carit, gestita com'
dalle suore della Carit di Madre Teresa di Calcutta, che ogni giorno offre cibo quotidiano a centinaia
di poveri uomini e donne, nonch ospitalit per la notte a circa 70 donne e cure mediche per le donne,
con un'infermeria. Cos l'ex chiesa si  rifatta un'immagine santa, cercando in qualche modo di
cancellare la funzione non troppo apostolica che aveva. L'ingresso alla mensa della "Dono di Maria" 
in via del Sant'Uffizio 9.
La congregazione non dispone pi della cosiddetta Aula Galileiana presso la basilica di Santa
Maria sopra Minerva utilizzata per lo svolgimento dei processi (v. I procedimenti giudiziari
dell'Inquisizione a Roma); peraltro ha nel suo palazzo un archivio storico, "retto da apposito
Regolamento", come segnala l'Annuario Pontificio, "al quale possono accedere gli studiosi qualificati"
dal 1998.
La firma dei vari decreti viene apposta dal papa nel suo studio, dove il prefetto presenta ogni
documento conclusivo. A questo proposito va segnalato che papa Francesco ha trasferito il suo studio
nell'appartamento al secondo piano dell'albergo della Casa di Santa Marta, dove fa in qualche modo da
"controllore" della congregazione, stando cos a ridosso dell'edificio di piazza del Sant'Uffizio.
Attorno a quello studio gravitano anche tre commissioni appositamente create e presiedute da
papa Francesco. Una prima  costituita da otto cardinali, rappresentanti di tutti i continenti, con il
compito di assistere il papa nel governo della Chiesa. Una seconda  la Pontificia Commissione
Referente sullo ior, costituita da cinque membri, che ha il compito di riformare la banca del Vaticano,
ma anche di consentire una migliore armonizzazione del medesimo con la missione della Chiesa
universale e della Sede Apostolica. E si tenga presente che in collegamento a questa commissione ad
interim papa Francesco ha nominato il 15 giugno il nuovo prelato dello ior nella persona di monsignor
Battista Mario Salvatore Ricca.
Una terza commissione di otto saggi  finalizzata a modificare compiti e funzioni dei vari uffici
vaticani, e pertanto opera come controllo della stessa Congregazione della Dottrina della Fede. E questa
commissione  quella pi determinante nella conduzione dello Stato della Citt del Vaticano, per
governare il quale papa Francesco ha provveduto ad allontanare dalla Segreteria di Stato il cardinale
Bertone, sostituendolo il 31 agosto con l'arcivescovo Pietro Parolin.
Peraltro papa Francesco ha provveduto a una serie di altri cambiamenti che indirettamente
influiscono sulla Congregazione per la Dottrina della Fede. A cominciare dalla nomina del nuovo
Segretario di Stato nella persona di monsignor Pietro Parolin e del nuovo Penitenziere Maggiore della
Congregazione del Clero nella persona di Mauro Piacenza, in collegamento con quella di monsignor
Beniamino Stella a Prefetto della Congregzione del Clero. E ancora la nomina di monsignor Lorenzo
Baldisseri a Segretario del Sinodo.
Resta significativo come giudizio indiretto sull'operato della congregazione ci che papa
Francesco avrebbe detto il 6 giugno 2013 in un'udienza privata alla clar, la Confederazione
Latinamericana dei Religiosi. La dichiarazione  stata riportata sul sito conciliovaticanosecondo.it l'11
giugno 2013: "Sbaglierete, farete gaffe, ci succede! Forse riceverete una lettera dalla Congregazione
della Dottrina (della Fede) dicendo che avete detto questa o quella cosa... Ma non preoccupatevi.
Spiegate quello che dovete spiegare, ma andate avanti... Aprite le porte, fate qualcosa l dove la vita
chiama. Preferisco una Chiesa che sbaglia facendo qualcosa che una Chiesa che si ammala restando
chiusa".
Il Prefetto
Gerhard Ludwig Mller.
 nato il 31 dicembre 1947 a Finthen (Magonza); ordinato sacerdote l'11 febbraio 1978 dal
cardinale Hermann Volk,  stato consacrato vescovo il 24 novembre 2002 ed elevato arcivescovo
emerito di Regensburg il 2 luglio 2012.
Presiede la congregazione ed  coadiuvato dal Segretario e dal Sottosegretario, nonch dal
Promotore di Giustizia (v. I membri).  anche Presidente della Pontificia Commissione Biblica, della
Commissione Teologica Internazionale e della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei".
Onorificenze:  dottore honoris causa dell'Universit Cattolica polacca di Lublino,
dell'Universit cardinale Stefan Wyszynski di Varsavia, della Pontificia Universit Cattolica del Per.
Dal 2011  cittadino onorario della baraccopoli Lomas de Carabayllo, che si trova a nord di Lima. Ha
avuto le onorificenze di Caveliere di Gran Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San
Giorgio, Cavaliere dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e Croce al Merito di I
classe dell'Ordine al Merito di Germania.
I membri
I cardinali: Re Giovanni Battista, Bertone Tarcisio, Schnborn Christoph, Grocholewski Zenon,
Sepe Crescenzio, Scola Angelo, Turkson Peter Kodwo Appiah, Ouellet Marc, Ricard Jean-Pierre,
Caizares Llovera Antonio, Wuerl Donald William, Alencherry George, Onaiyekan John Olorunfemi,
Tauran Jean-Louis, Sandri Leonardo, Amato Angelo, Koch Kurt, Filoni Fernando, Coccopalmerio
Francesco.
I monsignori: Azevedo Walmor Oliveira de, arcivescovo di Belo Horizonte; Fisichella
Salvatore, arcivescovo titolare di Voghenza; Morontya Rodriguez Mario del Valle, vescovo di San
Cristbal de Venezuela; Scicluna Charles J, vescovo titolare di San Leone.
Segretario: Monsignor Ladaria Ferrer Luis Francisco, arcivescovo titolare di Tibica, S.J..
Sottosegretario: Monsignor Marzotto Caotorta Damiano.
Promotore di Giustizia: Reverendo Oliver Robert W.
La sessione ordinaria della congregazione ha luogo il mercoled e lavora durante l'anno anche
con tre uffici e tre commissioni, oltre ad una consulta. Compongono le commissioni teologi di diversa
estrazione, scelti con il criterio della dottrina e della fedelt al magistero della Chiesa; la nomina  di
pertinenza del papa su proposta del cardinale prefetto. I membri rimangono in carica per un
quinquennio. Il motu proprio di Giovanni Paolo ii Tredecim anni iam, del 6 agosto 1982, ha
promulgato gli statuti definitivi della congregazione. La congregazione sottopone le sue conclusioni al
papa, che le promulga. La congregazione comprende tre uffici e tre pontificie commissioni, e dispone
di un gruppo di Consultori e Addetti di Segreteria.
L'Ufficio Dottrinale
Si occupa delle materie attinenti la promozione della dottrina della fede e della morale. Cura
quindi la preparazione di documenti di promozione della dottrina; interviene nei confronti delle
posizioni difformi dall'insegnamento del Magistero; esamina scritti e opinioni che appaiono contrarie
alla retta fede; considera le richieste nihil obstat per le nomine e le onorificenze; cura sotto l'aspetto
dottrinale l'esame dei documenti degli altri dicasteri; valuta le richieste di nihil obstat per le varie
nomine ed onorificenze.
L'Ufficio Disciplinare
Tratta i cosiddetti delitti contro la fede, contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti.
Inoltre esamina i casi di pseudo-misticismo, le asserite apparizioni, visioni o messaggi attribuiti ad
origine soprannaturale, di spiritismo, magia e simonia. Si occupa delle ammissioni al sacerdozio di ex
Ministri acattolici, delle riabilitazioni all'esercizio degli ordini sacri, delle assoluzioni dalle scomuniche
riservate alla Santa Sede. Valuta le domande del nihil obstat per l'introduzione delle Cause di
Canonizzazione ed emette le sentenze sulla sacra validit delle Apparizioni della Vergine Maria (v.).
Nel 2011 questo ufficio ha aperto 599 nuove pratiche, 440 delle quali riguardanti i "delicta
graviora" e che tra questi ben 404 sono casi di abusi perpetrati da chierici a danno di minori. Al
riguardo fa testo il canone 1395 par. 2 del Codice di Diritto Canonico: "Il chierico che abbia commesso
altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o
minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non
esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti". Secondo il cic 1983 i processi
vengono celebrati nelle Diocesi. Gli appelli dalle sentenze giudiziali possono essere presentati presso la
Rota Romana, mentre i ricorsi amministrativi contro i decreti penali vengono proposti presso la
Congregazione per il Clero. Peraltro nel 2012 l'ufficio ha sottoposto al papa la richiesta di dimissione
"ex officio" dallo stato clericale di 125 soggetti e la richiesta di dispensa dagli obblighi sacerdotali per
altri 135.
Promotore di Giustizia  monsignor Charles Scicluna, che ricopre la funzione di Pubblico
Ministero.
L'Ufficio Matrimoniale
Si occupa delle cause di scioglimento di matrimonio in favorem fidei e di altri aspetti del
vincolo matrimoniale legati alla validit del sacramento. Un incaricato speciale con le funzioni di Capo
Ufficio, nella persona di monsignor Paul Pallath, si occupa delle richieste di dispensa del celibato
sacerdotale anteriori al 1989 e ancora pendenti, delle reintegrazioni di sacerdoti. Ne fanno parte 29
membri, tutti ecclesiastici.
La Pontificia Commissione Biblica
Ha il compito di promuovere il progresso degli studi biblici e di curarne l'immunit da errori.
Istituita da Leone xiii nel 1902, ha avuto da Pio x nel 1904 la concessione di conferire licenze e lauree
in materia biblica; Paolo vi con motu proprio del 27 giugno 1971 l'ha collegata alla Congregazione per
la Dottrina della Fede. La presiede sempre monsignor Gerhard Ludwig Mller, arcivescovo emerito.
La Pontificia Commissione Teologica Internazionale
 un organismo che ha la funzione di "studiare i problemi dottrinali di grande importanza,
specialmente quelli che presentano aspetti nuovi, e in questo modo offrire il suo aiuto al magistero
della Chiesa, particolarmente alla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, presso la quale viene
costituita". Fu istituita dal papa Paolo vi l'11 aprile 1969, su proposta del sinodo dei vescovi. La
presiede monsignor Gerhard Ludwig Mller, arcivescovo emerito.
La Pontificia Commissione Ecclesia Dei
 stata istituita con il motu proprio Ecclesia Dei del 2 luglio 1988 avendo il compito di
collaborare con i vescovi e i dicasteri della Curia romana allo scopo di "facilitare la piena comunione
ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunit o singoli religiosi e religiose finora in vario modo legati
alla fraternit fondata da monsignor Marcel Lefbvre, che desiderano rimanere uniti al successore di
Pietro nella Chiesa Cattolica".
A questo scopo la commissione si avvale dei poteri concessi da Giovanni Paolo ii con rescritto
del 18 ottobre 1988, ovvero di "concedere a chiunque ne faccia domanda l'uso del Messale romano
secondo l'edizione tipica in vigore nel 1962 dopo aver informato il vescovo diocesano". Peraltro la
nuova formulazione della preghiera "pro Judis" (per gli ebrei) nella liturgia di forma extraordinaria
del Venerd Santo, scritta da Benedetto xvi (v.)  frutto anche del lavoro della commissione.
Inoltre, a seguito del motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto xvi del 7 luglio 2007, la
commissione ha l'incarico di vigilare sull'applicazione dello stesso, studiare i possibili aggiornamenti
(nuovi santi nel calendario, nuovi prefazi nella messa) cui sottoporre i testi liturgici del 1962. La
commissione  stata eretta peraltro come sede "d'ultima istanza" per i fedeli che richiedano la messa in
latino e non siano esauditi n dal proprio parroco n dal proprio vescovo. La presiede monsignor
Gerhard Ludwig Mller, arcivescovo emerito.
La Consulta e gli Addetti di Segreteria
La Consulta  costituita da 27 membri ecclesiastici che coadiuvano il lavoro della
Congregazione, riunendosi settimanalmente il luned, e le loro opinioni o analisi vengono discusse dal
collegio dei cardinali della congregazione con voto deliberativo. Ogni decisione  quindi sottoposta
all'approvazione definitiva del pontefice in apposita udienza.
La congregazione pu contare inoltre su un personale di Segreteria articolato in 2 Capi Ufficio,
10 Addetti di Segreteria, 6 Addetti tecnici e 3 Scrittori, 11 dei quali sono laici.
Gli Esorcisti
Sono i sacerdoti che curano "gli ammalati nello spirito", ovvero i posseduti dal Maligno con la
loro assistenza spirituale attraverso una serie di pratiche rituali. Sono in pratica autonomi e non
dipendenti della Santa Sede, membri dell'Associazione Internazionale degli Esorcisti, fondata nel 1990
dal sacerdote francese Ren Chenesseau e dal sacerdote della diocesi di Roma Gabriele Amorth. Fanno
capo all'Ufficio Disciplinare (v.), ma anche alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, che nel 1998 ha raccomandato agli esorcisti il Nuovo Rito degli esorcismi ovvero De
exorcismis et supplicationibus quibusdam, promulgato con decreto del 22 novembre 1998. Il decreto
sottolinea che il libro "vede la luce in una situazione culturale segnata da una larga diffusione di
pratiche cultuali deviate o apertamente superstiziose. La carenza in molte persone di un'incisiva
esperienza di fede e di solide convinzioni religiose, la perdita di alcuni importanti valori cristiani e
l'oscurarsi del senso profondo della vita concorrono a creare un clima di incertezza e di precariet, il
quale a sua volta favorisce il ricorso a forme di divinazione, a pratiche religiose venate di superstizione,
a espressioni rituali di magia e talora perfino a riti estremamente aberranti, come quelli del culto a
Satana".
Per regolamentare lo svolgimento delle preghiere di guarigione e la pratica degli esorcismi, la
Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il 14 settembre 2000 una istruzione Circa le
preghiere per ottenere da Dio la guarigione, contenente disposizioni disciplinari in qualche modo
adeguate al terzo millennio.
L'Archivio Storico
 nel palazzo della congregazione, distribuito in 27 sale contenenti una documentazione di 4550
pezzi distribuiti in circa 610 metri lineari. Fondamentale  la serie degli Acta Sancti Officii, ovvero dei
Decreti della congregazione, che inizia nel 1548 e arriva fino ai giorni nostri; raccoglie le sentenze dei
cardinali inquisitori approvate dai papi. Notevole  poi la serie chiamata Censura Librorum, che
raccoglie i giudizi espressi per l'Indice dei libri proibiti dal 1570. Seguono 225 volumi di
corrispondenza del tribunale con le sedi locali, 200 volumi sulle controversie relative all'infallibilit del
papa, 100 volumi relativi al Giansenismo, 200 faldoni relativi al cosiddetto "falso misticismo" e al
Quietismo, 130 volumi relativi al problema dei missionari nel confronto con le religioni degli abitanti
delle terre di missione. Infine 120 faldoni relativi al rapporto con gli ebrei.
Glossario
Abate. Termine derivante dall'aramaico abb, "padre", con il quale originariamente si indicava
il monaco a cui ci si affidava per una guida spirituale; oggi indica il superiore di un monastero.
Abbazia. Monastero di una comunit religiosa retta da un abate.
Abitello. Veste penitenziale che veniva indossata per una condanna di eresia inflitta dal
tribunale dell'Inquisizione spagnola.
Abiura. Solenne ritrattazione di una eresia.
Aborto. Interruzione volontaria di gravidanza, condannata dalla Chiesa con la scomunica.
Adozionismo. Eresia che considera Ges un semplice uomo "adottato" come figlio da Dio.
Alumbrados. Mistici spagnoli "Illuminati", credenti in una passiva unione con Dio e
nell'inutilit della Chiesa e dei sacramenti, condannati dall'Inquisizione spagnola nel 1525.
Anabattisti. Termine derivante dal greco anabaptists, "ribattezzati", che designa i protestanti
chiamati anche Catabattisti, sorti agli inizi del Cinquecento; rifiutavano il battesimo dei neonati, mentre
lo ricevevano e amministravano agli adulti. Si diffusero in Germania, in Svizzera e nei Paesi Bassi.
Anatema. Termine derivante dal greco anthema, "offerta votiva", e usato poi per indicare un
oggetto deposto in un tempio o una vittima immolata per rendere onore a Dio. Finisce per assumere,
nel cristianesimo, il significato di "maledizione" e viene usato nel linguaggio ecclesiastico per indicare
la condanna di una affermazione eretica, nonch la scomunica (v.).
Anglicanesimo. Termine che definisce il complesso delle dottrine della Chiesa d'Inghilterra,
facendo capo all'arcivescovado di Canterbury.
Anticlericalismo. Termine che definisce una tendenza ostile nei confronti del clero e
l'intervento del potere ecclesiastico nel campo politico.
Antico Testamento. L'insieme dei libri biblici anteriori all'avvento di Ges.
Antipapa. Persona elevata al pontificato romano in modo non canonico. Nell'Annuario
Pontificio ne sono considerati 37.
Antisemitismo. Ostilit nei confronti degli ebrei attuata dagli imperatori cristiani e
successivamente della Chiesa di Roma per mezzo delle crociate e l'emarginazione fino alla
ghettizzazione e alla conversione forzata (v.).
Arianesimo. Eresia originata dal presbitero alessandrino Ario (iv secolo), che negava la natura
divina di Ges.
Assoluzione. Atto con cui un sacerdote nel sacramento della Confessione dichiara il penitente
sciolto dai peccati.
Ateismo. Posizione ideologica di chi nega l'esistenza di Dio.
Auto da f. Termine spagnolo per "Atto di Fede", pubblica cerimonia nella quale sfilavano per
le strade i condannati per eresia durante l'Inquisizione spagnola.
Avventisti. Membri di alcune sette cristiane animate dalla fede di un ritorno di Cristo sulla terra
e la fine del mondo; l'iniziatore della prima setta fu William Miller (1782-1849), che aveva
profetizzato il ritorno di Cristo per il 1843. Attualmente le sette avventiste sono una quarantina; la pi
nota  quella degli Avventisti del Settimo Giorno.
Azione Cattolica. Organizzazione laica sorta nel 1867 con il nome di Societ della Giovent
Cattolica Italiana proponendosi come forma di apostolato dei laici e di obbedienza al papa; nel 1872
cambia nome in Societ della Giovent Cattolica Italiana e, parallelamente prende vita l'Opera dei
Congressi, sciolta per nel 1904 da Pio x, che l'11 giugno 1905 d un nuovo nome all'organizzazione e
la chiama Azione Cattolica, ancora oggi in attivit.
Battesimo. Termine derivato dal greco bptein, "immergere", indica il primo dei sacramenti,
con il quale il fedele diviene "figlio di Dio" e viene inserito nella comunit della Chiesa.
Beata. Donna ritenuta dotata di poteri soprannaturali, come guaritrice e profetessa, fino ad
essere considerata una strega (v.). Da non confondere con la qualifica assegnata ad una donna nel
secondo momento del processo di canonizzazione (v. Beatificazione e Canonizzazione).
Beatificazione. Funzione religiosa con la quale il papa proclama un beato, secondo momento
nel processo di canonizzazione di una persona dopo lo stato di "servo di Dio" (v.) e prima di
raggiungere la Santificazione (v.).
Bolla. Sigillo di piombo apposto ai documenti ufficiali della Chiesa, con il quale si indica il
documento stesso se emanato dal papa.
Busta. Raggruppamento di documenti all'interno di un faldone (v.).
Caldei. Cattolici di rito orientale provenienti dall'antica Caldea (Mesopotamia) autorizzati da
Leone xii (1878-1903) ad eleggere un proprio patriarca e dei vescovi; sono in armonia con il papa e la
Santa Sede.
Calvinismo. Movimento religioso fondato dal riformatore francese Giovanni Calvino
(1509-1564) a Ginevra, da dove si diffuse in Svizzera, Scozia, Francia e Stati Uniti.
Camorra. Associazione segreta sorta a Napoli nel Cinquecento e diffusa fino ad oggi in varie
regioni italiane;  regolata da un codice d'onore, in grado di controllare gioco clandestino,
prostituzione, mercato alimentare, speculazione edilizia e contrabbando.  condannata dalla Santa Sede
insieme alla mafia (v.).
Canonizzazione. Atto con il quale il papa decreta l'elevazione di un beato (v.) a santo (v.)
attraverso un processo diocesano. Il candidato  detto Servo di Dio e se si accerta "l'eroicit delle virt"
diventa Venerabile; dopo l'accertamento di un miracolo avvenuto per sua intercessione  dichiarato
Beato (v. Beatificazione); con la prova di un secondo miracolo pu essere proclamato Santo (v.).
Cappuccini. V. Francescani.
Cardinale. Prelato, designato dal papa, al quale  sottostante nella gerarchia cattolica, anche se
 un suo diretto collaboratore. Fino al 1958 i cardinali erano suddivisi in vescovi, preti e diaconi, ma
Giovanni xxii li nomin tutti vescovi. Ricoprono incarichi nella Curia romana (presidenza di organi o
dicasteri) oppure come vescovi delle diocesi sparse nel mondo. Fino all'et di 80 anni fanno parte del
conclave (v.).
Catari. Eretici del xii-xiv secolo con il nome derivante dal greco katharoi, "puri";
vagheggiavano una Chiesa di "perfetti", con esclusione dei "peccatori". Presenti in alcune regioni
italiane e nella Champagne, con centro ad Albi, per cui furono chiamati anche Albigesi; il movimento
fu represso con una serie di spedizioni militari (v. Il massacro dei cristiani Catari).
Censura. Termine di origine latina che definisce la pena correttiva stabilita dalla Chiesa nei
confronti di un battezzato e articolata in scomunica (v.), interdetto (v.) e sospensione (v.).
Clero. Termine derivante dal greco klros che vale come "sorte", ovvero la "parte ottenuta in
sorte" e indicante l'insieme delle persone che appartengono all'ordine sacerdotale, definite
singolarmente fin dal iii secolo "chierici", membri del sacramento dell'Ordine (v.).
Commissioni pontificie. Organi collegiali che hanno il compito di esaminare questioni
dottrinali all'interno delle varie congregazioni (v.) della Santa Sede.
Comunione. Termine derivante dal latino communo come "comune unione" e indicante la
partecipazione dei fedeli all'Eucaristia (v.) mediante l'assunzione delle specie consacrate.
Concilio. Assemblea di vescovi della Chiesa cattolica che delibera materie dottrinali e
disciplinari.
Concistoro. Assemblea dei cardinali con la presidenza del papa.
Conclave. Termine derivante dal latino conclave, "luogo chiuso a chiave", indicante l'ambiente
dove si riuniscono i cardinali per eleggere il papa.
Concordato. Trattato tra la Santa Sede e uno Stato per regolare problemi di comune interesse
relativi alle persone, alle istituzioni e alle propriet territoriali.
Confessione. Sacramento, originariamente detto Penitenza.
Congregazioni. Organismi concepiti come "insieme di pi persone che si riuniscono". Sono
religiose, in riferimento agli istituti religiosi che emettono voti semplici, e non perpetui come quelli
dell'Ordine (v.); monastiche, relative a pi monasteri autonomi riuniti in una associazione pi grande;
pie, associazioni che diffondono una devozione evangelica, senza vincoli di vita in comune;
cardinalizie, gli organi della Curia romana in veste di dicasteri, che trattano gli affari della Santa Sede.
Consigli. Organi consultivi ecclesiastici di varia natura. Ecumenico, denominato anche
Consiglio Mondiale delle Chiese,  stato istituito ad Amsterdam 1948, e raccoglie le Chiese cristiane
non cattoliche; Consigli Pontifici della Santa Sede definiti all'interno delle Congregazioni Cardinalizie
(v.) nel numero di 21 che costituiscono dei gabinetti ministeriali; Episcopale, formato da un vescovo e
da vicari episcopali; Pastorale diocesano, composto da chierici, membri di istituti di vita consacrata e
laici; Parrocchiale, presieduto da un parroco ed  formato dai fedeli con lo scopo di promuovere
l'attivit pastorale; Presbiteriale, costituito dai sacerdoti per coadiuvare il vescovo nel governo di una
diocesi.
Controriforma. Termine derivante dal tedesco Gegenreformation, movimento messo in atto
dalla Chiesa cattolica dopo il Concilio di Trento (1545-1563) per contrastare la Riforma protestante
(v.).
Conventuali. Francescani indipendenti, separati dagli Osservanti (v.) nel 1517.
Conversione. Termine derivante dal latino conversio, che indica il passaggio da una religione
ad un'altra.
Converso. Termine derivante dal latino conversus, che anticamente identificava chi
abbracciava la vita monastica in et adulta e, successivamente, chi non aveva ricevuto l'ordine
sacerdotale e svolgeva lavori manuali nei conventi. Il termine indicava anche l'ebreo convertito al
cristianesimo, in alternativa a quello di "marrano" (v.).
Cresima. Sacramento, detto originariamente Confermazione o Crismazione, come rinnovo
cosciente del Battesimo.
Crociate. Imprese militari che costituiscono la prima azione messa in atto dalla Chiesa di Roma
per l'affermazione della religione cristiana, in parte ancor prima dell'istituzione ufficiale della Santa
Inquisizione. Furono rivolte alla conquista della Terra Santa e si svolsero dal 1096 al 1270 nel numero
di sette.
Curia. Chiesa e sede di un vescovo che ne dirige l'attivit pastorale e cura l'amministrazione
della diocesi (v.).
Curia romana.  il complesso che costituisce gli organi governativi della Santa Sede.
Delegazioni pontificie. Circoscrizioni territoriali esterne al territorio della Citt del Vaticano
ma propriet della Santa Sede. Sono tre, relative ai Santuari del Santo Rosario di Pompei e della Santa
Casa di Loreto, e alla basilica di Sant'Antonio di Padova.
Demonio. Termine derivante dal greco daimnion, che indica uno spirito angelico decaduto e
punito per la sua ribellione a Dio.
Devozione. Termine che deriva dal latino devovere per "votarsi a", che esprime la vocazione
del battezzato di "donarsi a Dio".
Diaconi. Termine derivante dal greco dikonos, "servitore", e che raffigura un grado del
sacramento dell'ordine, al quale fanno seguito il presbiterato (v.) e l'episcopato (v.).
Diocesi. Termine derivante dal greco diokesis, da cui diokein per "amministrare la casa",
divenuto in latino diocesis; vale per una parte dei cristiani affidata alle cure del vescovo.
Dogma. Deriva dal greco dogma, "decisione", e vale come espressione della Verit "rivelata"
dalla Sacra Scrittura e proclamata dal magistero della Chiesa attraverso i concili o dal papa.
Dom. Appellativo degli Abati Benedettini, Trappisti, Certosini e comunque degli Abati in
genere, e dei Superiori di comunit religiose.
Domenicani. Membri dell'ordine dei frati predicatori, fondato da san Domenico di Guzmn,
che hanno assunto la direzione dei tribunali d'Inquisizione (v.).
Don. Termine derivante dall'arcaico Donno, derivato dal latino dominus per "signore":  usato,
preposto al nome, per i sacerdoti.
Ecumenico. Termine derivato dal greco oikoumeniks, che significa "universale" e qualifica
concili e vari titoli ecclesiastici, come quello del patriarca di Costantinopoli.
Eminenza. Termine derivato dal latino Eminentia per "altezza" e usato come titolo onorifico
dei cardinali.
Enciclica. Dal latino epistula encyclica come "lettera circolare", riferito alla lettera che il papa
rivolge a tutta la Chiesa, e il cui titolo deriva perlopi dalle prime due parole del testo, come Redemptor
hominis e Populorum progressio.
Episcopato. Termine di origine latina, episcopatus, a sua volta derivante dal greco episcpos,
che vale per "sovrintendente" e quindi "vescovo", nonch il ministero del vescovo.
Eresia. Termine derivante dal greco hiresis indicante una dottrina contraria a una verit di
fede.
Esegesi. Termine derivante dal greco exgesis che indica una interpretazione critica di un testo
sacro.
Esorcismo. Termine derivante dal greco exorkisms, indica un rito con il quale viene invocato
Dio per allontanare il demonio da una persona.
Esorcisti. Ecclesiastici accreditati dalla Santa Sede per esorcizzare le persone possedute dal
diavolo; fanno capo all'Ufficio Disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede (v.), e alla
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Eucaristia. Dal termine greco eucharista, vale come "rendimento di grazie", rievocando il
sacramento istituito da Ges nell'Ultima Cena.
Eutanasia. Morte indolore provocata per mettere fine alle sofferenze di un malato inguaribile; 
condannata dalla Chiesa di Roma.
Faldone. Cartella in cui si raccolgomo documenti.
Familiari. Dipendenti privilegiati dei tribunali d'Inquisizione locali.
Fondazioni pie. Patrimoni destinati a opere di piet, apostolato e carit.
Francescani. Appartenenti all'ordine Francescano, divisi dal xiv secolo tra Spirituali, aspiranti
ad una povert assoluta e senza compromessi, e i Conventuali, pi lassisti, che vivevano nei conventi
cittadini. La divisione rimase con approvazione papale del 1517, mentre si siffuse il movimento dei
Cappuccini, come terzo ordine, caratterizzato da un sentimento pi preciso di povert e preghiera;
hanno preso il nome dalla particolare forma allungata del cappuccio del loro mantello.
Gesuiti. Membri della Compagnia di Ges fondata da Ignazio di Loyola e approvata da Paolo
iii nel 1540, arrivando a costituire una sorta di "braccio destro" del papa e suoi "portavoci"; un loro
rappresentante dirige la Radio Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano e la Sala Stampa.
Giansenismo. Corrente religiosa ispirata alla dottrina teologica del vescovo olandese Cornelis
Jansen (1585-1638) dal 1620, che propone una morale rigorosa ed elitaria. Il centro di diffusione fu il
monastero di Port Royal. Condannata come eresia dalla Chiesa cattolica prima da un decreto del
Sant'Uffizio del 1641, poi dalla bolla In eminenti di Urbano viii del 1642 e dalla bolla Cum Occasione
di Innocenzo x del 1653.
Grazia. Termine derivante dal latino gratia come "benevolenza". Nell'Antico Testamento (v.)
indica la predilezione di Dio per il popolo d'Israele, mentre nel Nuovo Testamento (v.) e da San Paolo
la Grazia  indicata come il dono gratuito che Dio fa della sua vita all'umanit con il sacrificio sulla
Croce, per cui i cristiani attraverso il Battesimo (v.) e il dono dello Spirito Santo (v.) diventano "figli"
di Dio.
Iconoclastia. Termine derivante dal greco eikn, "immagine", che indica il movimento
religioso di condanna del culto e dell'uso delle immagini sacre, sorto nell'impero bizantino nei secoli
viii e ix.
Incarnazione. Termine derivato dal latino incarnatio, che indica la figura umana di Ges con
anima e corpo.
Indulgenza. Come la qualifica il Codice Canonico, " la remissione dinanzi a Dio della pena
temporale per i peccati, gi rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a
determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione,
dispensa e applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi". Pu essere
"parziale" o "plenaria" se libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati.
Inquisizione. Termine dal latino inquisitio, "interrogatorio" che ha caratterizzato il tribunale di
Santa Romana Chiesa dal 1184 fino alla sua ridefinizione come Sant'Uffizio e quindi Dottrina della
Fede.
Interdetto. Dal latino interdectus per "vietato", costituisce una censura grave, pi lieve della
scomunica (v.) perch non esclude dalla comunione ecclesiastica.
ior. Sigla dell'Istituto delle Opere di Religione, ovvero l'istituto bancario esistente nella Citt
del Vaticano.
Lefebvriani. Seguaci dell'arcivescovo scismatico Marcel Lefebvre (1906-1991), sospeso a
divinis da Paolo vi e scomunicato da Giovanni Paolo ii; sono stati tollerati da Benedetto xvi. Hanno il
loro centro a Ecne, in Svizzera.
Legionari di Cristo. Membri della congregazione clericale, fondata nel 1941 da Marcial
Maciel Degollado, messi sotto inchiesta dalla Santa Sede.
Liturgia. Deriva dal greco liton rgon e vale come "pubblica opera", ma  in effetti una sacra
azione attraverso la quale con un rito viene esercitata l'opera sacerdotale di Cristo, ovvero la
santificazione degli uomini e la glorificazione di Dio.
Luteranesimo. Termine derivante da Martin Lutero e indicante il movimento religioso da lui
sorto.
Mafia. Organizzazione criminale originaria della Sicilia condannata dalla Chiesa cattolica.
Manichei. Seguaci della religione fondata dal principe Mani (216-277), rielaborata in senso
cristiano per poter penetrare territori africani e dalmati; ne sub l'influsso perfino sant'Agostino e
comunque influenz l'eresia degli Albigesi (v.).
Marrani. Termine usato per i convertiti dall'ebraismo o dall'islamismo al cristianesimo per
sospetto opportunismo.
Massoneria. Abbreviazione di Frammassoneria, termine derivato dall'inglese free mason
ovvero "libero pensiero", di cui furono antesignani i "liberi muratori" medievali come membri di
confraternite pseudoecclesiastiche. Qualificatasi come societ segreta in Inghilterra nel 1717, si 
definita secondo i principi del razionalismo illuminista, diffondendosi in molti paesi con ideali umanisti
e progressisti. In Italia arriv intorno al 1730. Papa Clemente xii scomunic tutti i massoni. La
Congregazione della Dottrina della Fede (v.) ha seguitato a escluderli dalla Chiesa.
Matrimonio. Sacramento che unisce in intima comunione un uomo e una donna; pu essere
annullato solo dal Tribunale della Sacra Rota per gravissimi motivi con un lungo processo.
Contraggono matrimonio anche i sacerdoti della Chiesa anglicana e della Chiesa cattolica orientale.
Melchiti. Cattolici di rito bizantino e di lingua araba appartenenti ai patriarcati di
Gerusalemme, Alessandria d'Egitto e Antiochia.
Mennoniti. Setta anabattista fondata dal sacerdote olandese Menno Simons; costituiscono
comunit autonome e concepiscono una vita ascetica rigorosa, con una concezione religiosa vicina a
quella dei Calvinisti.
Messa. Dal latino missa,  la celebrazione religiosa che rievoca sull'altare il sacrificio del corpo
di Cristo sotto le specie del pane e del vino, base dell'Eucarestia (v.). Rientra nei doveri dei cattolici
assistere alla Messa la domenica e nei giorni di festa stabiliti dal calendario religioso.
Metropolita. Termine derivante dal greco metropolis, "citt principale", riferito all'arcivescovo
residente nel capoluogo di una provincia ecclesiastica.
Missionari. Persone e istituti destinati all'evangelizzazione di coloro che ignorano la religione
cristiana.
Misticismo. Dottrina religiosa che concepisce la piena conoscenza di Dio in una illuminazione
interiore.
Molinismo. Corrente teologica derivante dal gesuita spagnolo Luis de Molina (1535-1600)
tendente a conciliare l'onnipotenza di Dio con la libera volont dell'uomo;  stata condannata dalla
Chiesa.
Monachesimo. Dal greco monzein, "vivere da soli", indica la vita religiosa concepita come
distacco dal mondo per vivere in unione con Dio attraverso la preghiera.
Motu proprio. Espressione latina che vale per "di propria iniziativa" ed  usata per indicare la
Lettera Apostolica che il papa emana di sua iniziativa.
Nuovo Testamento. Libri biblici che contengono la vita e la dottrina di Ges e degli Apostoli: i
Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli apostoli e l'Apocalisse di san Giovanni.
Nunziatura. Indica la dignit del nunzio apostolico (v.), la durata del suo incarico e la sede in
cui viene esplicata.
Oblati. Dal latino oblatus, "offerto", indica "coloro che sono offerti a Dio".
Occultismo. Dal latino occultus, "nascosto", indica l'insieme di conoscenze e pratiche proprie
del movimento mistico-magico tendente ad offrire spiegazioni "neo-spiritualiste" a fenomeni
marginali, dall'invocazione degli spiriti dei defunti.
Omosessualit. Rapporto tra persone dello stesso sesso, colpito da scomunica fin dal 390; nel
693 la Chiesa stabil che gli omosessuali erano esclusi da ogni convivenza sociale ed esiliati; nel 1120
fu stabilita la condanna a morte sul rogo. I processi erano affidati all'Inquisizione e nel 1566 il papa
diede ordine che tutti gli omosessuali fossero consegnati allo Stato per essere messi a morte.
Ordine. Uno dei sacramenti istituiti da Ges e relativo al ministero apostolico sacerdotale, che
 conferito ed esercitato in tre gradi: vescovi, presbiteri e diaconi (v.).
Ortodossia. Dal greco orths, "retto", e doxa, "opinione", indica la dottrina cristiana come
fonte di verit secondo l'insegnamento della Chiesa di Roma.
Osservanti. Seguaci scrupolosi di una religione.
Paolini. Termine con il quale si fa riferimento ai Monaci di san Paolo eremita di Polonia, ai
membri della Societ san Paolo di Alba e agli appartenenti all'istituto secolare della Compagnia di san
Paolo di Milano.
Papa. Dal greco pppas, nel latino papa, termine affettivo di "padre", come il volgare "pap".
E l'appellativo popolare del sovrano pontefice, vescovo di Roma. I papi eletti da san Pietro a Francesco
sono 266 nell'arco di 1983 anni, ovvero dal 30 al 2013.
Parrocchia. Dal greco paroika, "vicinato", secondo il Codice di Diritto Canonico " una
determinata comunit di fedeli che viene costituita stabilmente nell'ambito di una Chiesa particolare, e
la cui cura pastorale  affidata, sotto l'autorit del vescovo diocesano, a un parroco (v.) quale suo
proprio pastore".
Parroco. Dal greco prochos, "somministratore",  il pastore proprio della parrocchia (v.) nella
quale svolge le funzioni di insegnare, santificare e governare con collaborazione di presbiteri e diaconi.
Pasqua. Dal greco pscha, che vale come "passaggio", indica la festa religiosa pi importante
della Chiesa che commemora la Resurrezione di Cristo.
Pasquinate. Componimenti satirici in versi e prosa, perlopi anonimi, affissi a Roma alla statue
popolarmente chiamate "parlanti", tra le quali Pasquino, dal quale prendono appunto il nome:
ironizzavano sul potere pontificio.
Pedofilia. Termine di riferimento di abusi sessuali su minori o possesso di materiale
pedopornografico da parte di vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti appartenenti alla Chiesa cattolica
che hanno riscosso una vasta eco mediatica dal 2002; condannati ultimamente dalla Congregazione per
la Dottrina della Fede.
Penitenzieria apostolica. Tribunale ecclesiastico, presieduto da un cardinale, che ha potere
amministrativo o esecutivo; concede grazie, assoluzioni, dispense, commutazioni e condoni.
Piovano. Sacerdote a capo di una pieve, ovvero di una chiesa con fonte battesimale, con chiese
minori nel circondario.
Pontefice. Dal latino pontifex, ovvero di simbolico "costruttore del ponte tra il cielo e la terra",
 il titolo pi antico del papa, come "Sommo Pontefice della Chiesa Universale", che per  anche
Vescovo di Roma, Vicario di Ges Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice
della Chiesa universale, Primate dell'Occidente, Primate d'Italia, Arcivescovo e Metropolita della
provincia romana, Sovrano della Citt del Vaticano e Servo dei servi di Dio.
Prefetto.  termine usato per diverse personalit: i cardinali delle congregazioni della Curia
romana, il prelato che presiede la Prefettura della Casa Pontificia, i prelati moderatori degli studi di un
seminario e i prelati della disciplina di un seminario.
Prelatura apostolica. Secondo il Codice di Diritto Canonico " una determinata porzione del
popolo di Dio che, per circostanze peculiari, non  stata ancora costituita come diocesi ed  affidata alla
cura pastorale di un vicario apostolico o di un prefetto apostolico (v.), che la governa in nome del
sommo pontefice".
Presbiterato.  il secondo grado dell'ordine sacro del sacerdozio.
Presbiteri. Coloro che ricevono l'ordine sacerdotale dal vescovo e collaborano con lui al
servizio divino.
Processo. Termine che definisce un'indagine inquisitoriale, ma si riferisce anche al verbale del
procedimento.
Promotore della Fede. Detto popolarmente "l'avvocato del Diavolo",  un consultore della
Congregazione delle Cause dei Santi che nei processi di beatificazione e canonizzazione verifica
l'ineccepibilit delle virt eroiche della persona esaminata.
Promotore di giustizia. Chierico o laico, nominato dal vescovo, per la carica di pubblico
ministero nei tribunali ecclesiastici.
Protestantesimo. Insieme delle confessioni cristiane che hanno avuto origine dalla Riforma; il
termine fa riferimento alla "protesta" dei luterani durante la dieta di Spira del 19 aprile 1529 contro la
decisione di Carlo v di dare esecuzione all'editto di Worms dell'8 maggio 1521 con cui Lutero e i suoi
seguaci vennero mesi al bando dell'impero.
Puritanesimo. Movimento religioso sorto nel secolo xvi all'interno dell'Anglicanesimo, che si
proponeva di riformare la Chiesa d'Inghilterra secondo i principi del Calvinismo.
Quietismo. Termine derivante dal latino quies, "quiete", assegnato a una corrente
mistico-religiosa che tendeva al raggiungimento dell'unione mistica con Dio attraverso uno stato di
passivit e contemplazione, fino all'annullamento della volont dell'uomo. Si concretizz nel xvii
secolo con Miguel de Molinos, (1628-1696) che fu processato dall'Inquisizione e, nonostante l'abiura,
fin in carcere, dove mor.
Regno dei cieli. L'espressione, alternativa a quella di "Regno di Dio",  di origine ebraica,
ereditata dai cristiani, e usata per indicare la sovranit di Dio sul mondo.
Regola. Complesso di norme che disciplinano la vita di un ordine religoso.
Reliquie. Dal latino reliquus, "restante", indicano i resti mortali e gli oggetti che sono stati a
contatto del corpo di un santo o di un beato, e sono considerati oggetti di culto, a cominciare dai chiodi
e dalle spine della corona di Ges crocifisso.
Riforma cattolica. Operazione di rinnovamento operata dalla Chiesa di Roma e definita
Controriforma (v.).
Riforma protestante. Movimento religioso di riforma del cristianesimo, le cui origini risalgono
alle 95 tesi pubblicate da Martin Lutero nel 1517, e che si svilupp in varie fasi, dal Calvinismo
all'Anglicanesimo, in avversione alla Chiesa di Roma che reag con una Riforma cattolica, ovvero la
Controriforma (v.).
Rosario. Dal latino Rosarium, "roseto",  la catenella o corona di metallo con cinquanta grani
intervallati da quattro pi grandi, con una crocetta o medaglietta usata per tenere il conto delle
preghiere. Ha dato il nome all'esercizio di devozione alla Vergine Maria consistente nella recita di un
Padre Nostro, dieci Ave Maria e un Gloria al Padre, ripetuto cinque volte, e accompagnato dalla
meditazione dei "misteri" della vita di Ges e della Madonna, cinque gaudiosi, cinque dolorosi e
cinque gloriosi; ad essi sono stati aggiunti nel 2002 cinque luminosi. Esiste peraltro una Festa del
Rosario, istituita nel 1571, ma la preghiera risale agli inizi del Trecento. Fu diffusa dalle cosiddette
Confraternite del Santo Rosario, fondate da Pietro da Verona, appartenente all'ordine dei Frati
Pedicatori; ma l'origine dell'istituzione risalirebbe ad una apparizione della Madonna, che avrebbe
assegnato una corona del Rosario a san Domenico nel 1214. La preghiera peraltro fu approvata dal
cardinale Alessandro Nanni Malatesta, legato pontificio e vescovo di Forl, a nome del papa Pio v, che
istitu la "Festa della Madonna della Vittoria", in ricordo della battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571;
ma Gregorio xiii la trasform in "Festa della Madonna del Rosario", perch i soldati cristiani
attribuirono il merito della vittoria alla protezione di Maria, che avevano invocato recitando il Rosario
prima della battaglia. La festa  tutt'ora in vigore ed  celebrata il 7 ottobre.
Sabenito. Tunica che il Sant'Uffizio spagnolo faceva portare agli eretici.
Sacerdote. Persona che in ogni religione ha la funzione di celebrare i riti religiosi; per i cattolici
e gli ortodossi riceve il sacramento dell'Ordine, che gli d la possibilit di amministrare i sacramenti e
celebrare il culto. Nella religione cattolica solo soltanto sacerdoti uomini e non donne.
Sacra Rota. Tribunale della Curia romana che giudica le cause di annullamento di matrimonio,
ma anche vescovi, abati e superiori di istituti religiosi denunciati per il comportamento non in linea con
lo spirito religioso.
Sacramenti. Dal latino sacramenta, costituiscono i segni efficaci della Grazia, istituiti da Ges
Cristo e affidati alla Chiesa per la santificazione dell'umanit. Sono sette: Battesimo, Cresima,
Eucarestia, Confessione, Unzione degli infermi, Ordine e Matrimonio.
Sacrilegio. Profanazione di luogo o oggetti sacri.
Salesiani. Missionari della congregazione di san Francesco di Sales istituita ad Annecy nel
1838 e riconosciuta nel 1843. Il termine definisce anche sacerdoti e laici della Societ San Francesco di
Sales fondata da san Giovanni Bosco nel 1859 e approvata nel 1874, e la Societ degli Oblati di san
Francesco di Sales, fondata nel 1873 da A. Brisson e approvata nel 1887. E sono definite Salesiane
anche le Suore di don Bosco, il cui ordine  stato fondato nel 1872 da don Bosco con il nome di Figlie
di Maria Ausiliatrice.
Salvatoriani. Membri della congregaziome Societ del Divin Salvatore, fondata a Roma nel
1831 dal sacerdote tedesco Johann Baptist Jordan.
Santa Sede. Stato della Citt del Vaticano.
Santificazione. Riconoscimento e attribuzione di uno stato di santit a un essere umano, dopo
la sua morte, attraverso il processo di canonizzazione (v.).
Santino. Immagine devozionale raffigurante un santo o la Vergine Maria o Ges.
Santo. Un battezzato che viene canonizzato, dopo il riconoscimento accreditatogli di due
miracoli.
Santuario. Chiesa o cappella che conserva immagini sacre o reliquie miracolose.
Satana. Dall'ebraico satan, "nemico",  il tentatore per eccellenza identificato con il Diavolo e
denominato anche il Maligno; per tradizione indicato come il capo degli Angeli ribelli a Dio e
spronfondati nell'Inferno, ha assunto anche il nome di Lucifero. Caratteristico  il fenomeno di persone
indemoniate, ovvero possedute dal Diavolo, nei confronti delle quali agiscono gli Esorcisti.
Scisma. Dal greco skhisma, "divisione", indica qualsiasi divisione all'interno del cattolicesimo;
secondo il Codice di Diritto Canonico  "il rifiuto della sottomissione al sommo pontefice o della
comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti".
Scomunica. Dal latino excomunicare, "escludere dalla comunione", vale per l'esclusione di un
fedele dalla comunione ecclesiastica, non potendo celebrare sacramenti, partecipare ad atti di culto ed
esercitare ministeri e incarichi ecclesiastici.
Scoutismo. Movimento internazionale fondato nel 1908 dall'inglese Baden Powell per educare
i giovani all'autogoverno e a uno stile di vita avventuroso e a contatto con la natura.
Secolari. Ecclesiastici non appartenenti ad un istituto di vita consacrata.
Seminari. Luoghi in cui si viene educati al sacerdozio.
Servo di Dio. Persona morta in stato di santit, della quale si accertano le virt per procedere
alla sua canonizzazione.
Simonia. Peccato commesso da chi commercia beni religiosi come i sacramenti e le indulgenze.
Sindone. Il lenzuolo funerario in cui la tradizione ritiene sia stato avvolto Ges quando fu
deposto dalla croce.
Sinodo. Dal latino synodus, "riunione", indica l'assemblea dei vescovi e dei sacerdoti; 
definito diocesano se  riferito ad una determinata diocesi (v.).
Sodoma. Termine riferito al coito anale, soprattutto tra uomini, derivante dalla Bibbia, secondo
la quale le citt di Sodoma e Gomorra furono distrutte da Dio per i peccati dei loro abitanti, senza
specificare quali. Nel linguaggio religioso cristiano il termine  stato variamente elaborato durante i
secoli facendovi rientrare qualunque attivit sessuale inadatta alla procreazione (coito orale,
masturbazione, coito con animali e rapporto lesbico). Per circa 6 secoli (1200-1800) i sodomiti furono
condannati al rogo dall'Inquisizione.
Sospensione a divinis. Pena applicata ai chierici con la proibizione della celebrazione delle
funzioni religiose in pubblico o anche in privato.
Spirito Santo. La terza Persona della Santissima Trinit nella formulazione della dottrina
trinitaria del cristianesimo definita nel Concilio di Costantinopoli del 381.
Spirituali. Termine usato in riferimento ai riformatori evangelici italiani interessati alle idee
luterane.
Streghe. Donne ritenute praticanti la stregoneria, avendo rapporti con il demonio, dal quale
derivano poteri malefici; tra il 1231 e il 1682 in tutta Europa si diffuse una Caccia alle streghe (v.).
Teatini. Ordine dei chierici fondato da Gaetano da Thiene (1480-1547) dediti "al servizio di
Dio e del prossimo", con il nome derivato da quello antico della citt di Chieti, Teate, di cui Gaetano
era vescovo.
Teista. Chi crede nell'esistenza di un Dio inteso come essere assoluto e trascendente in
avversione all'ateo sulla base della ragione.
Teologia. La scienza che studia Dio.
Terra Santa. Il territorio della Palestina, cos chiamato perch in essa si trovano i luoghi che
furono teatro della vicenda umana di Ges; fu meta delle crociate.
Terziari. Membri di un terzo ordine religioso, contemplato tra i Francescani, i Domenicani, i
Carmelitani e i Serviti, qualificati nell'ultimo Codice di Diritto Canonico come associazioni "i cui
membri conducono una vita apostolica e tendono alla perfezione cristiana partecipando nel mondo al
carisma di un istituto religioso".
Testimoni di Geova. Membri di un gruppo avventista fondato nel 1878 da C.T. Russel,
caratterizzato da una dottrina intrecciata di protestantesimo, biblicismo e millenarismo.
Transustanziazione. Derivante dal latino trans, "oltre", e substantia, "sostanza", indica la
dottrina secondo la quale nel sacrificio della Messa si compie la trasmutazione della sostanza del pane e
del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo.
Trappisti. Frati dell'ordine cistercense riformato che osservano rigorosamente la regola
benedettina.
Tribunali ecclesiastici. Organi della Santa Sede nei quali il collegio episcopale esercita la
potest giudiziale relativa a controversie di fede, violazione di leggi ecclesiastiche e controversie
amministrative.
Unzione degli infermi. Uno dei sette sacramenti celebrato per una persona gravemente
ammalata o prossima a morire, principalmente con la Confessione, la Comunione e l'Unzione con
l'olio benedetto sulla fronte e sulle mani di un malato grave, e accompagnata dalla preghiera liturgica
del sacerdote celebrante.
Valdesi. Seguaci dell'eresia pseudocalvinista del mercante Pietro Valdo, che esortava alla
lettura della Bibbia in volgare e alla povert, diffusa nell'Italia settentrionale, in Calabria e in Puglia.
Approvati inizialmente nel 1179 da Alessandro iii, furono condannati come eretici da Lucio iii nel
1184.
Vescovado. Localit dove sono situati la chiesa e la curia di un vescovo.
Vescovi. Ecclesiastici investiti dei poteri di governo di una curia, definita vescovado (v.),
mediante una speciale consacrazione da parte del papa.
Vicariato. Ufficio del vicario, ovvero di chi esercit un'autorit in sostituzione di un'altra
persona di grado superiore che lo ha nominato per questo scopo; emblematico  il vicario episcopale
(v.).
Vicario episcopale. Ecclesiastico nominato dal vescovo come aiutante in una parte della
diocesi.
Visita. Ispezione di una diocesi da parte di un delegato apostolico.
Vocazione. Dal latino vocatio, "chiamata", indica la chiamata di ogni uomo alla salvezza da parte di Dio.
...
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Nota bibliografica.
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Per la stesura del libro  occorsa una infinita ricerca bibliografica di documenti e testimonianze,
per la quale mi sono giovato dell'apporto di mia moglie, Maria Beatrice Sirolesi, particolarmente dedita
a certe acquisizioni, spesso rare. Peraltro i documenti relativi ai processi dell'Inquisizione e dell'Indice,
custoditi nell'archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono stati oggetto di saccheggi e
trasportati a Parigi dalle forze d'invasione napoleoniche; ulteriori dispersioni si sono verificate ai tempi
della Repubblica Romana del 1849. Da tali spoliazioni  stato salvaguardato l'archivio della
congregazione preposta all'Index librorum prohibitorum, che risulta consultabile da parte di chiunque
sia dotato di una laurea o di un titolo accademico non italiano ma equivalente per un approfondimento.
In ogni caso si  ritenuto opportuno indicare nella Nota bibliografica i testi che sono stati oggetto di
specifico esame, senza segnalare opere in qualche modo ripetitive e comunque non determinanti per la
stesura del libro. Preziosa in particolare  stata la consultazione di testi reperibili nell'Archivio Segreto
Vaticano. E a fronte di questo lavoro di ricerca bibliografica  stata fondamentale l'amichevole
consulenza del giurista Filippo Maria Berardi per definire con chiarezza certe procedure giudiziarie
della Santa Sede fino alla struttura dell'attuale Congregazione per la Dottrina della Fede. Tutto in
forma di racconto delle sventure dei condannati e della parallela autorit, non troppo evangelica e
perlopi disumana, della Chiesa di Roma.
...
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...
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Indice.
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Cover Collana Colophon Frontespizio Dall'ammonizione al braccio secolare di Santa Romana Chiesa
Nota al testo Le stragi delle guerre sante L'azione giudiziaria della Santa Sede Le scomuniche e gli
interdetti papali nel Medioevo Le condanne della Santa Inquisizione La caccia alle streghe (1231-1682)
Le grandi scomuniche papali del Rinascimento Le condanne del tribunale dell'Inquisizione spagnola
(1478-1834) Le condanne del tribunale dell'Inquisizione siciliana (1487-1782) Le condanne del
tribunale dell'Inquisizione portoghese (1536-1821) Le condanne della Sacra Romana e Universale
Inquisizione del Santo Uffizio (1542-1907) Scomuniche e condanne pontificie (1809-1907) Le
condanne della Sacra Congregazione del Santo Uffizio (1908-1964) Scomuniche e condanne pontificie
(1927-1937) Le condanne della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (1965-2013) Appendici
La condanna delle opere di scrittori e scienziati L'avversione per gli ebrei La condanna di mafia e
camorra (1917-2013) Le sacre manifestazioni della Vergine Maria La riabilitazione di Giovanna
d'Arco (1456-1920) La riabilitazione di Padre Pio da Pietrelcina (1964-2002) La riabilitazione di
Antonio Rosmini Serbati (1998-2007) Elenco cronologico dei papi I presidenti del tribunale
dell'Inquisizione romana Istituzione della Congregazione per la Dottrina della Fede La Sacra
Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2013 Glossario Nota bibliografica.
...
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FINE.